Sei volato via ormai quattro anni fa …


 :

Come in un batter d’ali volano i giorni,
non te ne accorgi che passano gli anni,
ti senti bloccato in un solo pensiero,
quello quando partisti,
per le vie del cielo.

Margherita Orlando

Image from http://previews.123rf.com/images/sunshinesmile/sunshinesmile1210/sunshinesmile121000072/15736001-blue-butterfly-isolated-on-white-background-colorful.jpg.:

Quando i nostri occhi mortali
si chiudono su questo mondo per l’ultima volta,
i nostri angeli aprono i nostri occhi spirituali e
ci scortano personalmente davanti al volto di Dio.

Eileen Elias Freeman

http://jensawesomeworld.tumblr.com/image/126493357773:

Sussurrato dafiori_7Luli 

L’Amore di Eco respinto da Narciso


Echo and Narcissus painting by John William Waterhouse .:

La prima versione completa e dettagliata del mito di Narciso ed Eco è quella che compare nel terzo libro delle Metamorfosi, poema epico-mitologico del grande poeta latino Ovidio. Tra le storie della mitologia greca, quella di Narciso ed Eco è probabilmente la più conosciuta, vi si narrano le vicende del giovane Narciso la cui bellezza, pari a quella di un dio, fu causa della sua stessa rovina, e quella della giovane Eco maledetta dalla dea Era:

“Narciso era figlio della ninfa Liriope e del fiume Cefiso che, innamorato della ninfa, la avvolse nelle sue onde e nelle sue correnti; da questa unione nacque un bambino di indescrivibile bellezza e grazia. La madre, poichè voleva conoscere il destino del proprio figlio, si recò dal vate Tiresia per sapere il suo futuro.

Era questo il più grande fra tutti gli indovini che la sorte aveva reso cieco perché aveva osato porre i suoi occhi sulle nudità della dea guerriera Atena che, dopo averlo punito per la sua audacia rendendolo cieco, gli fece dono del vaticinio.

Tiresia dopo aver ascoltato le richieste di Liriope le disse in tono greve che suo figlio avrebbe avuto una lunga vita se non avesse mai conosciuto se stesso. Liriope, non comprese la profezia dell’indovino, andò via e con il passare degli anni dimenticò quanto gli era stato profetizzato.

Gli anni passarono veloci e Narciso cresceva forte e di una bellezza tanto dolce e raffinata che tutte le persone che lo guardavano, fossero esse uomini o donne, si innamoravano di lui. Era però un ragazzo insensibile e vanitoso e la sorte volle che la storia di Narciso si incrociasse con quella della ninfa Eco, incontro nefasto che rappresentò la rovina di entrambi i giovani.

Si narra che la sposa di Zeus, Era, la cui gelosia era nota a tutti gli dei e a tutti i mortali, era sempre alla ricerca dei tradimenti del marito e, sfortuna volle, che un giorno si rese conto che la compagnia e le continue chiacchiere della ninfa Eco, altro non erano che un modo escogitato dal marito per tenerla a bada e distrarla. Fu così grande la sua rabbia quando apprese la verità che la sua ira si manifestò in tutta la sua potenza: rese Eco destinata a ripetere per sempre solo le ultime parole dei discorsi che le si rivolgevano.

Un giorno, mentre Narciso era intento a vagare nei boschi e a tendere reti tra gli alberi per catturare i cervi, lo vide la bella Eco che, non potendo rivolgergli la parola, si limitò a rimirare la sua bellezza, estasiata da tanta grazia. Per diverso tempo lo seguì da lontano senza farsi scorgere e Narciso, intento a rincorrere i cervi, non si accorse di lei, nè si accorse che si era allontanato troppo dai compagni smarrendo il sentiero.

Narciso iniziò a chiamare a gran voce, chiedendo aiuto. A quel punto Eco decise di mostrarsi a Narciso rispondendo al suo richiamo di aiuto e si presentò protendendo verso di lui le sue braccia offrendosi teneramente come un dono d’amore.

Narcissus and Echo. Solomon Joseph. England. 1895:

Narciso alla vista di quella ragazza che si offriva a lui fuggì inorridito, tanto che la povera Eco vergognandosi, scappò via, si nascose nel bosco e cominciò a vivere in solitudine con un solo pensiero nella mente: la sua passione per Narciso; questo pensiero era ogni giorno sempre più struggente tanto che dimenticò anche di vivere ed il suo corpo deperì rapidamente fino a scomparire e a lasciare di lei solo la voce. Da allora la sua presenza si manifesta solo sotto forma di voce, la voce di Eco, che continua a ripetere le ultime parole che gli sono state rivolte .

A questo punto, gli dei vollero punire Narcisco per la sua freddezza ed insensibilità e mandarono Nemesi, dea della vendetta, la quale fece si che il giovane, chinandosi su una fonte per bere un sorso d’acqua, s’innamorasse della sua immagine riflessa; immediatamente il suo cuore iniziò a palpitare e a struggersi d’amore per quel volto così bello, tenero e sorridente.

Narciso rimase a lungo a rimirarsi presso la fonte, cercando di afferrare quel riflesso senza accorgersi che i giorni scorrevano inesorabili, dimenticandosi di mangiare e di bere, tanto che infine il giovane morì presso la fonte che gli aveva regalato l’amore anelando un abbraccio dalla sua stessa immagine.

Quando le Naiadi e le Driadi andarono a prendere il suo corpo per collocarlo sulla pira funebre si narra che al suo posto fu trovato uno splendido fiore bianco che da lui prese il nome di Narciso.”

Sussurrato dafiori_7 Luli

Pasqua


'Apple Blossoms' - Alfred William Parsons, R.A., P.R.W.S.:

Pasqua

E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l’april l’amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch’oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l’eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

Ada Negri

Walk With Me...upon the water...I've spent a long time "watching" from my lonely wooden "tower"...n' I've sank beneath your wisdom like a stone...:

Alleluja

Le campane hanno spezzato
le funi che le tenevano legate.
La terra ha sobbalzato,
s’è aperta e versa fiori.
E i fiori vanno in processione,
si affollano per le valli,
strisciano per i muri,
si annidano nei crepacci,
si arrampicano sulle pergole,
si affacciano agli orli dei sentieri.
Le farfalle sciamano, volano,
ruotano, prese nel gaio vortice.
Gli uccelli si sono ridestati tutti
insieme battendo l’ali.
Alleluja! – le campane che hanno
spezzato le funi suonano a festa,
a gran voce.
Valli e monti si rimandano
gli echi festosi.
Alleluja!

A. Silvio Novaro

blossom_iii.jpg (JPEG Image, 384 × 960 pixels) - Scalată (67%):

Vi Auguro una Serena Pasqua fiori_7Sussurrato da Luli

Il vero amore non lascia tracce


Christian Schloe - The River...moon art:

Il vero amore non lascia tracce

Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai
Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve

Gary Walton - Lighthouse II:
Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell’aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli
E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano.

Leonard Cohen

The Soul is Full of Longing by Christian Schloe:

Happy Birthday to you fiori_7Sussurrato da Luli

Pace


Angel and Dove by Stephanie Stouffer | Ruth Levison Design:

Sia pace per le aurore che verranno,
pace per il ponte, pace per il vino,
pace per le parole che mi frugano
più dentro e che dal mio sangue risalgono
legando terra e amori con l’antico
canto; e sia pace per le città all’alba
quando si sveglia il pane, pace al fiume
Mississippi, fiume delle radici:
e pace per la veste del fratello,
pace al libro come sigillo d’aria,
pace per il gran kolchoz di Kiev;
e pace per le ceneri di questi morti,
e di questi altri morti; sia pace sopra l’oscuro ferro
di Brooklyn, sia pace al portalettere
che entra di casa in casa come il giorno,
pace per il regista che grida
nel megafono rivolto ai convolvoli,

painting:
pace per la mia mano destra
che brama soltanto scrivere il nome di Rosario,
pace per il boliviano segreto
come pietra nel fondo d’uno stagno, pace
perché tu possa sposarti; e sia pace
per tutte le segherie del Bío-Bío,
sia pace per il cuore lacerato
della Spagna partigiana:
sia pace per il piccolo Museo di Wyoming,
dove la più dolce cosa
è un cuscino con un cuore ricamato,
pace per il fornaio e i suoi amori,
pace per la farina,
pace per tutto il grano che deve nascere,
pace per ogni amore che cerca schermi di foglie,
pace per tutti i vivi,
pace per tutte le terre e per le acque.

“I am the good shepherd, and know my sheep, and am known of mine” (John 10:14). www.lds.org/scriptures/ot/ps/23.1-6?lang=eng#primary Enjoy more beautiful images, scriptures, and inspirational messages about the Lord Jesus Christ www.facebook.com/pages/The-Lord-Jesus-Christ/173301249409767:

E ora qui vi saluto,
torno alla mia casa, ai miei sogni,
ritorno nella Patagonia, dove
il vento fa vibrare
le stalle e spruzza ghiaccio l’oceano.
Non sono che un poeta e vi amo tutti,
e vago per il mondo che amo:
nella mia patria i minatori conoscono le carceri
e i soldati danno ordini ai giudici.
Ma io amo anche le radici
del mio piccolo gelido paese.
Se dovessi morire mille volte,
io là vorrei morire:
se dovessi mille volte nascere,
là vorrei nascere,
vicino all’araucaria selvaggia,
al forte vento che soffia da Sud,
alle campane comprate da poco.

A peaceful Easter ~ girl in bonnet with book, white lilies behind:
Nessuno pensi a me.
Pensiamo a tutta la terra, battendo
dolcemente le nocche sulla tavola.
Io non voglio che il sangue
torni a inzuppare il pane,
i legumi, la musica: ed io voglio che vengano con me
la ragazza, il minatore,
l’avvocato, il marinaio,
il fabbricante di bambole e che entrino
con me in un cinema e che escano a bere
con me il vino più rosso.

Io qui non vengo a risolvere nulla.

Sono venuto solo per cantare
e per farti cantare con me.

Pablo Neruda

CRUCITA GUTIÉRREZ SEGOVIA: MIS AMIGOS PINTORES - JAVIER NIETO:

Buona Domenica delle Palme fiori_7Sussurrato da Luli

La Primavera sorrideva


THE MEADOW FAERY by James  Browne:
Un giorno mi sorprese la primavera
che In tutti i campi intorno sorrideva.
Verdi foglie in germoglio
gialle rigonfie gemme delle fronde,
fiori gialli, bianchi e rossi davano
varietà di toni al paesaggio.

E il sole
sulle fronde tenere
era una pioggia
di raggi d’oro;
nel sonoro scorrere
del fiume ampio
si specchiavano
argentei e sottili i pioppi.

Antonio Machado

✨:

Sussurrato dafiori_7Luli

La Primavera


botticelli primavera

La Primavera di Sandro Botticelli è considerato uno dei capolavori del Rinascimento italiano. Chi visita la Galleria degli Uffizi di Firenze rimane affascinato davanti a questo grande dipinto: ma il fascino del quadro è forse legato anche all’aura di mistero che circonda l’opera, il cui significato più profondo non è ancora stato completamente svelato.
Data di realizzazione: 1482 Dimensioni: 203 x 314 cm Galleria degli Uffizi, Firenze.
L’opera, forse la più nota di Sandro Botticelli, è databile intorn0 al 1482 e diverse fonti hanno confermato che il dipinto venne eseguito per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (1463-1503), cugino di secondo grado del Magnifico.

Sandro Botticelli nacque nel 1445 a Firenze in via Nuova (oggi via del Porcellana), ultimo di quattro figli maschi e crebbe in una famiglia modesta ma non povera, mantenuta dal padre, Mariano di Vanni Filipepi, che faceva il conciatore di pelli ed aveva una sua bottega nel vicino quartiere di Santo Spirito. Il fratello Antonio era un orefice di professione, per cui è molto probabile che l’artista avesse ricevuto una prima educazione presso la sua bottega. Il nomignolo pare invece che fosse stato inizialmente attribuito al fratello Giovanni, che di mestiere faceva il sensale del Monte (un funzionario pubblico) e che nella portata al catasto del 1458 veniva vochato Botticello, poi esteso a tutti i membri maschi della famiglia e dunque adottato anche dal pittore. Il suo vero e proprio apprendistato si svolse nella bottega di Filippo Lippi dal 1464 al 1467, con cui lavorò a Prato negli ultimi affreschi delle Storie di santo Stefano e san Giovanni Battista nella cappella maggiore del Duomo assieme a numerosi altri allievi. Risultarono però determinanti nel progressivo processo di maturazione del suo linguaggio pittorico anche le influenze ricevute da Antonio del Pollaiuolo e Andrea del Verrocchio, del quale potrebbe aver frequentato la bottega dopo la partenza di Filippo Lippi per Spoleto.
Botticelli scelse di esaltare la grazia, cioè l’eleganza intellettuale e la squisita rappresentazione dei sentimenti e fu per questo che le sue opere più celebri vennero caratterizzate da un marcato linearismo e da un intenso lirismo, ma soprattutto l’ideale equilibrio tra il naturalismo e l’artificiosità delle forme.
Prima di produrre quegli autentici capolavori della storia delle arti egli ebbe però modo di ampliare la sua esperienza con altri dipinti, che costituiscono il necessario passaggio intermedio tra le opere degli esordi e quelle della maturità.

La Primavera

La scena in un boschetto formato da alberi arancio e frutti; sullo sfondo di un cielo azzurro, sono disposti nove personaggi, in una composizione che ruota attorno al personaggio centrale, una donna con drappo rosso. Il suolo è composto da un prato formato da una gran varietà di specie vegetali e di fiori.
La Primavera nasconde vari livelli di lettura: uno strettamente mitologico, la cui spiegazione è ormai unanimamente condivisa; uno filosofico, legato principalmente alla filosofia dell’accademia neoplatonica; uno storico-dinastico, legato alle vicende contemporanee ed alla gratificazione del committente e della sua famiglia. Il senso complessivo dell’opera è ancora piuttosto oscuro e aperto alle più varie interpretazioni.
Secondo gli studiosi, l’opera di Boticelli si deve leggere da destra a sinistra. Seguendo questa teoria, ecco le identità dei protagonisti di questa immagine con il tema sulla primaver e secondo l’interpretazione mitologica i personaggi si trovano nel famoso giardino delle Esperidi: il primo da destra è Zefiro, vento di primavera che rapisce per amore la ninfa Clori, mettendola incinta; da questo atto la ninfa rinasce e si trasforma in Flora, ovvero la stessa primavera rappresentata come una donna coperta da un abito fiorito e che sparge a terra dei fiori.

Al centro del quadro si trova Venere, simbolo neoplatonico dell’amore più elevato, che osserva tutta la scena. Sopra di lei vola il figlio Cupido. Alla sua sinistra si trovano le tre Grazie che stanno danzando. Ancora più a sinistra si nota Mercurio, il messaggero degli dèi, raffigurato con le ali ai piedi, che col caduceo scaccia le nubi per conservare un’eterna primavera.

Il significato allegorico di questo capolavoro di Botticelli non è soltanto uno: ci sono innumerevoli letture teorizzate oggigiorno; tra le più importanti e condivise, qui riporteremo: una lettura che si riallaccia all’identità del committente, una lettura storica, ed infine, semplificheremo anche la più complessa lettura filosofica.

Per quanto riguarda l’interpretazione filosofica, il primo critico a mettere il dipinto direttamente in relazione con la cerchia di filosofici neoplatonici frequentata da Botticelli fu Aby Warburg nel 1893, che lesse la Primavera come la rappresentazione di Venere dopo la nascita, durante l’arrivo nel suo regno. Secondo Ernst Gombrich nella Primavera vi si narrerebbe come l’amore, nei suoi diversi gradi, arrivi a staccare l’uomo dal mondo terreno per volgerlo a quello spirituale: Zefiro e Clori rappresenterebbero la forza dell’amore sensuale e irrazionale, che però è fonte di vita (Flora) e, tramite la mediazione di Venere ed Cupido, si trasforma in qualcosa di più perfetto (le Grazie), per poi spiccare il volo verso le sfere celesti guidato da Mercurio.

botticelli tre gr mercurio

Secondo alcune letture dell’opera legate al committente i personaggi mitologici del dipinto sarebbero le rappresentazioni di personaggi fiorentini e delle loro virtù, come in una sfilata di carnevale. Poiché pare che l’opera sia stata inizialmente commissionata a Botticelli da Giuliano de’ Medici in occasione della nascita del figlio Giulio (futuro papa Clemente VII), avuto con Fioretta Gorini che egli avrebbe sposato in gran segreto nel 1478. Ma Giuliano morì nella congiura dei Pazzi ordita contro il fratello in quello stesso anno, un mese prima della nascita del figlio, per cui il quadro incompiuto venne “riciclato” dal cugino Pierfrancesco de’ Medici qualche tempo dopo per celebrare le sue nozze, inserendovi il suo ritratto e quello della moglie Semiramide Appiani, che si diceva essere donna dall’estrema bellezza.

In base ad altri ritratti dipinti da Botticelli, nei vari protagonisti della rappresentazione sono stai individuati vari personaggi di casa Medici: in particolare nelle tre Grazie sono state riconosciute Caterina Sforza (a destra), e Simonetta Vespucci (al centro), la fonte di ispirazione per la Nascita di Venere, che guarda sognante verso Mercurio-Giuliano de’ Medici.

Per la lettura storica, secondo Horst Bredekamp, si dovrebbe considerare il dipinto come allegoria dell’età dell’oro in epoca medicea. La presenza di Flora sarebbe pertanto un’allusione a Florentia e dunque alle antiche origini della città di Firenze. Le altre figure sarebbero città legate in vario modo a Firenze: Mercurio-Milano, Cupido (Amor)-Roma, le Tre Grazie come Pisa, Napoli e Genova, la ninfa Maya come Mantova, Venere come Venezia e Borea come Bolzano. Altri studi hanno invece ipotizzato che il dipinto sia una sorta di calendario agreste abbreviato della bella stagione: da febbraio (Zefiro) a settembre (Mercurio), nell’augurio di una primavera senza fine.

http://www.arteworld.it/primavera-botticelli-analisi/

http://www.adgblog.it/il-significato-della-primavera-di-botticelli/

che sia un Buon Inizio di Primavera per tutti voi 
sussurrato da fiori_7Luli

Festa del Papà


Our struggles make us seek enlightenment from those around us and the stars above. However, it is when we uncover the light within that we finally illuminate a path once enshrouded by our false sense of incompleteness.—Dodinsky:

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.

Alfonso Gatto

a991cf293d88f8f42453fbf42ecef519.jpg (736×1131):

Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
– Com’è bella notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno – Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

Alfonso Gatto

Made by: Milo Manara - (Father and Son on a Bike - Biking, Cycling):

“Un giorno, io lo so, mi accoglierai

e della morte svanirà il ricordo ma non l’amore,

e della vita svanirà il mistero ma non l’incanto”.

Marc Chagall

Stars...To catch and hold, how love unfolds...like the beauty of the night sky-you and I.:

Sussurrato dafiori_7 Luli

Kitsune o le Donne Volpi


Illustrations by Lisa Falzon website l shop:

Kitsune (狐 [kitsɯne],  è la parola giapponese per “volpe”. Le volpi sono un soggetto ricorrente e un elemento di particolare importanza nel folclore giapponese; in italiano, kitsune si riferisce ad esse in questo contesto. Secondo la mitologia giapponese la volpe è un essere dotato di grande intelligenza, in grado di vivere a lungo e di sviluppare con l’età poteri soprannaturali: il principale tra questi ultimi è l’abilità di cambiare aspetto ed assumere sembianze umane, infatti esse appaiono spesso con l’aspetto di una bella donna. In alcuni racconti esse utilizzano queste abilità per ingannare il prossimo — come sovente avviene nel folclore comune — mentre altri le ritraggono come guardiani benevoli, amiche, amanti e mogli. Più una kitsune è vecchia, saggia e potente, più code possiede, fino a un massimo di nove.

kitsunedance_meredithdillman_by_meredithdillman-d7kvyro.jpg (500×675):
Le kitsune sono strettamente accomunate alla figura di Inari, il kami shintoista della fertilità, dell’agricoltura e del riso: esse sono al suo servizio col ruolo di messaggere, e tale veste ha rafforzato il significato soprannaturale della volpe. Come conseguenza dell’influenza che esercitano sulle persone e dei poteri loro attribuiti, vengono venerate come fossero a tutti gli effetti delle divinità. L’origine storica del ruolo centrale della volpe nel folclore giapponese è da ricercare nella sua armoniosa convivenza con gli esseri umani nel Giappone antico, da cui derivano i vari miti e leggende su queste creature.
L’origine dei miti sulla kitsune sono attualmente oggetto di dibattito, ma vi è comunque la certezza che numerosi racconti sulle volpi possano essere ricondotti a Paesi quali Cina, Corea, India e Grecia; molte di queste prime storie sono contenute nel Konjaku Monogatarishū, una raccolta di narrazioni cinesi, indiane e giapponesi dell’XI secolo.

6fbeee3ac7d228b406a5d63e39aec0f1.jpg (752×1063):

I racconti popolari cinesi parlano di spiriti-volpi chiamati huli jing (kyūbi no kitsune in giapponese) che posseggono nove code quale peculiare caratteristica. In Corea vi è la figura del kumiho (letteralmente “volpe a nove code”), una creatura mitologica in grado di vivere cento o mille anni; essa è vista come un essere maligno, a differenza della sua controparte giapponese. Secondo alcuni studiosi le caratteristiche comuni presenti in ognuna di queste figure sarebbero da ricondurre a opere indiane quali Hitopadesa (XII secolo) e Pañcatantra (III secolo a.C.), le quali a loro volta avrebbero tratto ispirazione dalle Favole di Esopo (Grecia, VI secolo a.C.), che si diffusero successivamente in Cina, Corea e infine in Giappone.

Cattivi pensieri / Kitsune Fox Yokai / di TeaFoxIllustrations:
Il principale elemento di discussione riguardo ai miti sulla kitsune è quindi la difficoltà nell’individuare la loro origine precisa. Alcune correnti di pensiero ipotizzano che tali miti siano esclusivamente di origine straniera, mentre alcuni folcloristi nipponici ritengono il mito della kitsune una credenza indigena giapponese risalente al V secolo a.C.. Uno di questi, Kiyoshi Nozaki, è convinto che le kitsune fossero già diffuse e considerate un personaggio dai connotati positivi nella cultura popolare già dall’inizio del IV secolo; gli elementi importati dalla Cina o dalla Corea sarebbero unicamente le caratteristiche negative. Egli afferma che, secondo un libro del XVI secolo chiamato Nihon Ryakki, le volpi e gli uomini avrebbero convissuto nel Giappone antico, dando origine alle leggende giapponesi su queste creature.

The Wish by Tea Fox Illustrations #drawing #fantasy #illustration:

L’elemento “fisico” che più caratterizza una Kitsune è la sua coda, anche se una creatura simile può possederne più di una, ma ciò dipende dalla potenza e dall’età della Kitsune. Quando una Kitsune arriva ad avere nove code, il suo pelo diventa bianco, argenteo o dorato e prende il nome di Kyuubi no Kitsune (Volpe a Nove Code).

La parola Kitsune

La più antica storia di una demone-volpe-sposa è quella che poi ha dato vita alla parola Kitsune, oggi usata per indicare sia le normali volpi sia le youkai in contesto mitologico. Questa storia parla di una volpe che in sembianze di una bellissima donna si innamora di un umano, lo sposa e vive con lui, avendo anche dei figli nel corso dei loro anni insieme. Purtroppo un giorno lei viene costretta a rivelare la sua vera identità al marito in quanto viene spaventata da un cane (le kitsune hanno il terrore dei cani o lupi) e ritorna per nascondersi sotto le sue reali sembianze volpine.

Lumière de la lanterne.  - - - - - - - - - - - - - -  Taille totale: 8 x 10…:

Per via dei testimoni che hanno scoperto la sua reale identità, la donna-volpe è costretta ad abbandonare la casa ma il marito la ferma dicendo che ormai aveva trascorso troppi anni insieme a lei, ed è con lei che aveva avuto i suoi figli quindi non voleva e poteva dimenticarla; così dicendo convince la volpe al restare al suo fianco.

Non potendo più mostrarsi in casa, per via della gente, la volpe torna ogni notte con l’aspetto di donna e se ne va al mattino sotto le spoglie di volpe, per questo motivo che venne dato a queste creature il nome di Kitsune: Kitsu-Ne significa Viene e Dorme mentre Ki-Tsune significa Torna Sempre. Un’altra ipotesi che suggerisce l’origine di questa parola è legata ad un’onomatopea: Kitsu secondo i giapponesi è il verso delle volpi un pò come il miao del gatto o il bau del cane.

I giapponesi usano chiamare Kitsune no Yomeiri una pioggia o temporale a ciel sereno in riferimento ad una leggenda che racconta di un matrimonio tra queste creature in momenti di pioggia.

ce08422deac099dcb183c9ed0af40ef1.jpg (564×848):

Sussurrato dafiori_7 Luli