Le leggende del Salice


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I “gattini” dei Salici

Una dolce e antica leggenda di origine Polacca narra di una gatta che, disperata per la fine che avrebbero presto fatto i propri cuccioli, gettati al fiume dal proprio padrone, stava manifestando tutto il suo struggente dolore con pietosi e strazianti miagolii.

I Salici, presenti sulla sponda del fiume, impietositi dalla scena atroce, tesero i loro rami verso il fiume per permettere ai gattini di aggrapparsi, così facendo li salvarono dalla triste fine.

Da allora, ogni primavera i Salici non fioriscono ma, in ricordo di quanto accaduto, si ricoprono di una morbida infiorescenza lanuginosa e di colore bianco, simile al pelo dei gattini, tali infiorescenze

vengono chiamate proprio “gattini”.

Lovecats by dunkelgold

Il Salice Piangente

C’era una volta un allegro ruscello che, dopo essere uscito dal bosco, percorreva un breve tratto di campagna e poi si addentrava in un piccolo villaggio di boscaioli e pastori. Tra il bosco ed il villaggio, cresceva forte e sano un salice dal fusto eretto e dai rami sottili e dritti, tutti puntati verso il cielo. Il Salice, strinse amicizia con un ruscello che iniziò a raccontargli del mondo e della vita e di tutte le cose che la sua corrente poteva conoscere viaggiando incessantemente per molti chilometri.

L’albero rideva felice nell’udire tutte quelle storie e l’allegria lo rendeva ogni giorno più forte e robusto. Era senza alcun dubbio il salice ridente più bello che si fosse mai visto! Un giorno, un gruppo di boscaioli che si stava dirigendo verso il bosco si fermò ad osservare il salice che li udì dire:

“Parola mia, questo salice è davvero bello! Guarda che rami dritti e flessibili!” – “Si vede che è una pianta sana: è cresciuta proprio bene!” – “Direi che è ormai giunto il momento di tagliarla: ci verranno fuori dei bei mobili.”

Quando gli uomini si allontanarono con le asce in spalla, il salice fu preso da grande paura: come poteva evitare di essere tagliato? Voleva rimanere lì e continuare ad ascoltare i racconti del fiume. Ma come fare? Il giorno dopo non aveva ancora trovato una soluzione e il ruscello venne in suo aiuto:

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“Piangi!”

“Come dici?” chiese il salice che non aveva capito cosa intendesse.

“Mettiti a piangere, piega i tuoi rami e incurva il tronco, così forse ti lasceranno stare.”

Gli uomini si avvicinavano e il salice non si mise a discutere: curvò il tronco verso l’acqua (tentando di allontanarsi dal sentiero) e piegò i suoi bei rami sottili fino a sfiorare la superficie del torrente, quindi assunse l’aria più infelice che poté. I boscaioli furono molto stupiti nel vedere quel cambiamento improvviso:

“Sarà malato?” – “Sembra sul punto di spezzarsi!” – “Non è certo il caso di tagliarlo adesso: non ne ricaveremmo che legno storto! Aspettiamo e vediamo se guarisce.”

Quando scomparvero nel bosco, il salice si raddrizzò e manifestò tutta la sua gratitudine all’amico ruscello che gli aveva dato quella brillante idea. I due risero tutto il giorno delle facce che avevano i boscaioli e i rami del salice si alzarono dritti più che mai. Ma quando a sera gli uomini tornarono verso il villaggio, l’albero riprese l’espressione triste e quelli se ne andarono scuotendo la testa.

Da allora, ogni volta che il salice ridente sente avvicinarsi un uomo, che sia un boscaiolo o meno, si mette subito a piangere e prende un’aria triste e abbattuta. E gli uomini, ancora oggi, si domandano cosa faccia intristire tanto il salice.

Roberto-Andreoni__dietro-casa-il-salice-piangente_g

Sussurrato da Luli

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