La Festa del Grano


La sacra spiga e i suoi miti

In antichità la sacra spiga di grano era un attributo di Osiride: lo stesso mito egizio della sua uccisione e successiva dispersione delle sue membra richiamava idealmente la semina. Si narra che nacquero, infatti, dal corpo del Dio, ventotto spighe: sette volte quattro, come simbolo di eterna abbondanza.
A dimostrazione dell’equivalenza simbolica grano-abbondanza si osservi l’immagine dell’Abbondanza nella Iconologia di Cesare Ripa, in cui compare, infatti, oltre al famoso corno elicoidale, la spiga di grano.
Dal periodo egizio ci giungono anche bambole fatte di spighe a forma di Ankh, la croce ansata di sacra impronta simbolica. E bamboline di spighe vengono ancora oggi bruciate in Grecia, perché le ceneri sparse sui campi rendano il terreno fertile.
Questo rito agreste è presente anche in altre zone dei Balcani in forma cruenta: per esempio in Transilvania si uccide un gallo, in ricordo di quando ad essere sacrificato era colui che tagliava le ultime spighe del campo, in cui si era rifugiato lo “Spirito” del grano. Al taglio dell’ultimo stelo lo Spirito si incarnava nell’uomo più vicino, che doveva quindi essere sacrificato affinché le sue ceneri fossero sparse ritualmente nel campo, per dare vita alle piantine che sarebbero spuntate l’anno successivo in un ciclo di fertilità eterno e così sacralmente preservato.

 

Demeter_Ceres_Greek_Goddess_Art_05_by_JinxMim.jpg (900×1241):

Si ricordino le antiche Dee della spiga sacra, patrone della fertilità della terra e signore dei campi. In questo senso vanno interpretati la frigia Cibele, Dea Madre, ed il mito dell’evirazione di Atti, i quali ricordano i misteri di Iside e Osiride. In Grecia si disse che la spiga era un dono di Demetra, e che fu per suo volere che Trittolemo insegnò le più antiche tecniche agricole all’umanità.
Anche il mito del rapimento di Persefone sembra collegato ai cicli stagionali del grano, dal momento che la madre Demetra priva il mondo dei suoi preziosi frutti per tre mesi ogni anno: lo stesso periodo in cui la figlia rapita
restava segregata nell’Ade, ed i chicchi sembravano morire sotto la terra in attesa della loro germinazione. In ricordo di questo mito c’era l’usanza di seppellire bamboline di spighe nei campi seminati, mentre con i riti misterici di Eleusi si tramandavano i segreti della sacra spiga soltanto agli iniziati.
In silenzio gli epopti contemplavano ed onoravano un solo chicco di grano in un ostensorio: quel chicco che era destinato a morire fecondando il seno della terra, inteso come ventre della Dea Madre.

Henwen’s themes are peace, prosperity, fertility and the harvest. Her symbols are sows, grain, honey, eagles and wolves.  This fertile British Goddess appears in the form of a pregnant sow who births abundance in our lives. In mythology She wandered the countryside mothering grains, bees, cats, eagles, and wolves as She traveled. Henwen also presides over all physical and magical agricultural efforts.:

Eschilo cantava di quel seme e di quella Terra (Coefore, 127):
“La terra che da sola partorisce tutti gli esseri, li nutre e ne riceve poi nuovamente il germe fecondo.”
La romana Cerere si confuse e si fuse con la greca Demetra, pur non invadendo i sacri campi dei templi di Vesta, dove si continuò per secoli a coltivare orzo per i sacrifici rituali.
Nello Zodiaco la ragazza che simboleggia la Vergine si immagina spesso con una spiga in mano, e lo stesso culto di Maria ha in molti casi sostituito quello delle antiche Dee del grano nel sincretismo dei primi secoli del cristianesimo.
Eco delle conquiste della rivoluzione agricola del Neolitico è ancora il grano, i
nteso come simbolo di abbondanza e ricchezza. Ancora oggi, nel linguaggio gergale, si usa chiamare il denaro “grano” o “grana”, mentre una moneta del
Regno delle Due Sicilie portava anche ufficialmente questo nome. In certe zone della Sardegna ancora si lanciano manciate di chicchi di grano agli sposi, augurando loro ricchezza, ma anche fertilità.

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 La Festa della Luce e del Raccolto

La spiga dorata è anche il simbolo stesso dell’Estate. Generalmente dopo il Solstizio, durante la Festa della Luce e del raccolto, i campi biondi seccati dal sole
subiscono la mietitura: la Luce sulla Terra si è alchemicamente trasformata in grano, ed il grano è Vita, è Energia. Il ciclo del Calendario Sacro prevede ora che alcuni chicchi vadano a morire nei solchi della terra e lì trascorrano i mesi bui intorno al Solstizio d’Inverno. Il dualismo cosmico della luce e del buio va a celebrare ancora una volta il dramma della Vita e della Morte.
Uno degli insegnamenti dei riti misterici dionisiaci, isiaci ed eleusini era proprio questo: in un solo seme che muore c’è il germe della vita, così come nel Sole invernale e apparentemente sconfitto c’è già la sua rinascita in nuce. A partire dal Solstizio invernale le giornate crescono gradualmente ed il Sole cresce ad ogni passaggio meridiano fino all’apoteosi trionfale dell’inizio dell’Estate, con l’ingresso nel segno materno del Cancro. Ma proprio in quell’attimo trionfale, il Sole allo zenit sul Tropico del Cancro inizia la sua lenta e continua discesa, cominciando a trasferire una parte crescente della sua energia vitale al mondo infero, in cui, silenzioso e oscuro, il seme celebra la sua morte e prepara la sua resurrezione come spiga.

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 Il Pane della Vita

Così, come nel buio c’è il seme della luce, nella luce c’è il germe del buio. Ogni essere che nasce comincia subito ad avvicinarsi al momento della sua morte, e, allo stesso modo e per lo stesso misterioso motivo, nella sua morte sarà presente il germe della sua rinascita. Ciò che vive in eterno è lo Spirito del grano, con an
nuali e cicliche morti e resurrezioni. Ciò che vive è la Vita stessa. Il corpo del figlio della Grande Madre rappresenta il “pane della vita” e l’unica possibilità di esistenza, di crescita e di benedizione per l’uomo. In tale visione simbolica e in un contesto spirituale appaiono chiare anche le parole di Gesù in Giovanni, XII, 24-25:
“In verità. in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.”

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Sussurrato da Luli

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