Il paese delle Fate


Illustration by Ida Rentoul Outhwaite.

Nel paese delle fate
parlan tutti anche le rane.
Leprotti bianchi saltano siepi,
casette bianche si stringono insieme.
Gnomi a cavallo,
comete paese per bimbi
che amano i giochi
regno incantato
dove è bello sostare quando si ha,
solo un anno di età.
Una fiaba, un sogno chi lo sa?…
Solo qualcuno, che è stato là.

Mirella Narducci

Queen of the Brownies by Margaret Tarrant

Sussurrato dafiori_7 Luli

 

Annunci

Ida Rentoul Outhwaite


Presentation1Descritta come un po’ piccola e raffinata come le sue fate, Ida Rentoul Outhwaite è stato il primo illustratore australiano di libri per bambini per ottenere la fama mondiale. Amava dipingere le fate che spesso giocavano con i canguri nativi, koalas e kookaburras che popolavano la sua amata cespuglia.
Infanzia(in Australia è conosciuta come Ida Rentoul Outhwaite , nota anche come Ida Sherbourne Rentoul e Ida Sherbourne Outhwaite.
Ida è nacque  a Carlton, Victoria Nata il 9 giugno 1888, era la figlia più giovane di quattro fratelli e la seconda figlia di un ministro irlandese. All’epoca della nascita il padre  era professore presso l’Ormond College dell’Università di Melbourne e successivamente moderatore generale della sua chiesa per il 1912-14, e quando scoppiò la guerra mondiale , cappellano generale delle forze militari australiane.

s314724769853485193_p816_i1_w668.jpeg (668×800)È stato detto che Ida è riuscita a disegnare gli uccelli prima dell’età di due anni e che era  in grado di copiare le immagini sulle sue pareti dal vivo. Mentre era la sorella più grande Annie (1882),  era incline a scrivere romanzi. I genitori lasciarono Ida libera di esprimersi nel suo stile di illustratrice per paura di poterla condizionare non la mandarono a lezioni di scrittura. Parlando del suo lavoro iniziale, disse: “Ho trovato grandi difficoltà a disegnare i piedi in quel periodo, ero sconfortata finché non ho colto il piano felice di nascondermi in erbe profonde e rigogliose (senza dubbio molto malvagie). Ho dovuto andare avanti senza avere alcun insegnamento, peccato. Avrei dovuto essere un artista migliore se avessi potuto studiare di più e divertirmi meno.  Educata al Presbyterian Ladies College di Melbourne. Il suo lavoro rappresentato soprattutto da fate).

La Nuova Idea pubblicò la prima illustrazione professionale di Ida nell’agosto del 1903balancing.jpg (359×512) quando aveva appena 15 anni. Accompagnava una storia intitolata “Le fate di Fern Gully” dell’autore Billabong, che poi si rivelò essere un romanzo della sorella Annie. Questa prima illustrazione ha portato presto a una serie di storie e illustrazioni, in quanto le sorelle Rentoul hanno guadagnato popolarità con il pubblico. Anche se le fate erano popolari all’epoca, le illustrazioni di Ida vennero rivelate come innovative perché le sue fate frugavano tra gli animali animali australiani, i canguri, i koalas ei kookaburras. 1904 vide il primo libro pubblicato dalle sorelle di talento. Molly’s Bunyip conteneva 12 disegni in bianco e nero a pagina intera. Due anni dopo, le illustrazioni nella scala di Mollie hanno dimostrato un aumento della fiducia e delle abilità del giovane artista. Questo è stato l’inizio di un periodo molto produttivo nella carriera di Ida.

62425fecdf9587fb7b97b34eb651bc9a.jpg (429×700)Nel corso dell’autunno del 1907 si è tenuta a Melbourne una mostra insolita. Fu una Mostra femminile, che celebrò per la prima volta i successi delle donne australiane . Ha caratterizzando arti e mestieri, orchestre e cori. Considerato un grande evento sociale. Oltre che l’opera d’arte di Ida, la mostra ha coinciso con la pubblicazione della loro prima canzone, Canzoni australiani per giovani e vecchi , composta da Georgette Peterson. Il trio  pubblicò altri due libri, Bush di Australia per giovani e vecchi nel 1910 e più canzoni australiane per giovani e vecchi nel 1913. Questi libri con canzoni native australiane divennero rapidamente dei classici. La pubblicazione di Gum Tree Brownie e di altri Folk Faerie del Never Never, intorno al Natale del 1907, è stata l’inizio dell’amicizia di Outhwaite con Tarella Quinn. Hanno goduto di una feconda relazione di collaborazione, Prima che le lampade si accendano nel 1911, la Città del camino e l’altro lato di nessuno sia nel 1934. Il 1907 è anche l’anno in cui è stata associata al teatro della sua maestà di Melbourne, progettando programmi e costumi per le performance pantomime e, successivamente, a balletti.

Nel dicembre del 1909, Ida sposò Grenbry Outhwaite, un imprenditore di successo di 13733cfd7e55fa5d2f61d5c0c326b62b7a--fairy-tale-illustrations-watercolour.jpg (507×640) anni di anziano e vanno in  Nuova Zelanda. Ha acquistarono una grande casa a Melbourne e ha commissionando uno studio costruito in giardino per Ida. La produzione di Outhwaite è diminuì leggermente negli  anni venturi, a casua del fatto che ebbe quattro figli, Robert Rentoul, 1910, Anne Isobel, 1911, Wendy Laurence (un riferimento a Peter Pan), 1914 e William Grenbry Rentoul, 1919. Il suo libro, La foresta incantata scritta da Grenbry e pubblicata nel 1921, fu dedicata ai suoi figli, come modelli. Le sue illustrazioni sono state esposte in tutta l’Australia, così come a Londra e Parigi tra il 1907 e il 1933. Morì a Caulfield, Victoria , Australia.

Lo Stile e le influenze Artistiche

Crede Hans Christian Anderson per introdurla in Fairyland ma, in verità, è stata la sua campagna di cespugli che ha catturato la sua immaginazione. C’è anche un’influenza innegabile da parte dei Brownies di Palmer Cox. Altri artisti che ha ammirato sono Phil May, Aubrey Beardsley, Daniel Vierge e Gordone Browne citando la sua passione per l’arte in bianco e nero.

“Quando avevo undici anni, qualcuno mi ha dato una bottiglia di inchiostro indiano e dei nani di Gillot e ho scoperto la felicità di lavorare in bianco e nero, che è sempre stato e sarà sempre il mio mezzo preferito. C’è qualcosa di magico nel vedere cosa puoi fare, quale texture e tono e colore puoi produrre semplicemente con un punto di penna e una bottiglia di inchiostro; per scoprire che il vento può essere suggerito con alcune lunghe linee spazzate, e un cielo tranquillo moony da alcuni dritto intorno al contorno di un mezzo penny “.
Sicuramente, da bambina, Outhwaite deve essere stata esposta al lavoro a colori di Walter Crane, Randolph Caldecott e Kate Greenaway . Ma come adulta nel campo dell’editoria, non c’è dubbio che l’opera di Edmund Dulac, Arthur Rackham e Kay Nielsen abbia preso la sua attenzione. Sebbene fosse un ammiratrice di illustrazioni in bianco e nero, sentiva di dover imparare il colore per tenere il passo con la progressione delle tecnologie di stampa.
Il suo studio e le condizioni di lavoro descritte dalla figlia- “Il suo tavolo era caricato con vasi di spazzole e scatole di vernice, e un cerchio diIda Rentoul Outhwaite, 1921 "The Enchanted Forest" vernici color arcobaleno ricopriva il tappeto intorno a lei, dove aveva scosso le spazzole per indicarle. Ha lavorato su “tavola d’avorio” per penna e inchiostro, e un pesante materiale acquerello incollato a cartone per i suoi dipinti “.
Outhwaite amava appoggiare il soggetto su uno sfondo nero, che serviva ad enfatizzare l’argomento ma anche rafforzava l’aspetto decorativo delle sue immagini. Il suo lavoro in bianco e nero è stato molto divertente con superfici di cova, stippling e striature. Ma il suo lavoro colorato ha ricevuto molte critiche per essere troppo romantico e dolce. Ancora ha avuto i suoi seguaci che hanno ammirato la sua qualità decorativa e la sentimentalità. Anche lei è stata criticata per una mancanza di varietà nelle sue figure, basandosi più sulla sua immaginazione piuttosto che sull’osservazione.
Il vero problema sottostante a tutto il lavoro di Outhwaite era che Annie avrebbe scritto una storia intorno alle sue illustrazioni piuttosto che la storia che detta ciò che dovrebbe essere l’illustrazione. Questo è praticamente inaudito nella pubblicazione di oggi.

Nel suo ottimo libro, Marcia Muir disegna un parallelo tra la vita e l’opera di Kate Greenaway e Outhwaite: entrambi sono stati critici analogamente criticati per la povera anatomia ed essere troppo sentimentali, entrambi imitati da altri meno dotati, entrambi sopravvissero alla loro popolarità dopo il primo successo e l’adorazione, e entrambi portarono grande gioia a molti bambini. Potrei aggiungere a questa osservazione che entrambe le loro reputazione sono state colpite dall’alba di una nuova tecnologia pure.

Gran parte del successo di Outhwaite può essere direttamente attribuito al senso di business di Grenbry. Mentre molti campi si aprivano alle donne, era ancora consuetudine proteggerli dalle questioni commerciali. Grenbry ha cercato attivamente molti degli editori e non ha mai perso un’opportunità per promuovere  sua moglie.

Era un sostenitore forte e l’ha incoraggiata a dedicare il suo tempo alla sua opera d’arte. 

In un’intervista a Woman’s World , una pubblicazione di Melbourne, ci dà un’occhiata ai suoi sentimenti sulle difficoltà di combinare la famiglia e l’arte:

“One’s work must suffer. How can one remain really inspired when ‘leg-of-mutton’ matters constantly intervene? “
Certamente un sentimento che molti si riferiscono, ma è divertente considerare che ha avuto un aiuto domestico, un lusso che pochi illustratori oggi possono permettersi”.

Sussurrato dafiori_7 Luli


Autunno


Ida Rentoul Outhwaite

Sparge ottobre, col dolce movimento,
del sud, le rosse e le dorate foglie,
e nel cader delle sue chiare spoglie,
porta il pensiero all’infinito attento.

Che amena pace in questo stacco lento
da tutto; o prato bello, che i tuoi fiori
sfogli; oh già fredda, tu, acqua, che irrori
col tuo cristallo abbrividito il vento!

Incantamento d’oro, cella pura,
ove in anima il corpo è tenerezza,
gettato sopra un verde di collina!

In un crollo continuo di bellezza,
la vita si denuda, e si matura
la sua luce di verità divina.

My Alternate Universe

Sussurrato dafiori_7 Luli

La danza degli Gnomi


Fantasy city by ucchiey

Una vedova maritata ad un vedovo.  Il vedovo aveva una figlia della sua prima moglie mentre la vedova aveva una figlia del suo primo marito. La figlia di lui si chiamava Serena, la figlia di lei si chiamava Gordiana. La matrigna odiava Serena per quanto era bella buona e generosa,  regalava ogni cosa a Gordiana, altre sì brutta e perversa.
Questa famiglia abitava un castello principesco, a tre miglia dal villaggio e sulla la strada attraversava un crocevia, tra i faggi millenari di un bosco.
Nelle notti di plenilunio piccoli gnomi uscivano fuori dalle loro casette e  danzavano in tondo  facendo beffe terribili ai viaggiatori notturni.
La matrigna che che era al corrente di questi piccoli ometti, una sera di domenica dopo cena, disse alla figliastra:
– Serena, ho dimenticato il mio libro di preghiere nella chiesa del villaggio: “vai prendermelo”.
La ragazza rispose inquieta: – “Mamma, perdonate… è notte”.
– “C’è la luna più chiara del sole”! Rispose la donna.
– “Mamma, ho paura! Andrò domattina all’alba”…
– “Ti ripeto d’andare”! – replicò la matrigna.
ed ancora la piccola con un filo di voce: – “Mamma, lasciate venire Gordiana con me”…
– “Gordiana resta qui a tenermi compagnia. E tu va’”! Disse infine la donna.
Serena tacque, e rassegnata si pose in cammino. Giunse nel bosco e rallentò il passo, premendosi lo scapolare sul petto, con le due mani.
Ed ecco apparire fra gli alberi il crocevia spazioso, illuminato dalla luna piena.
E gli gnomi danzavano in mezzo alla strada.
Serena li osservò fra i tronchi, trattenendo il respiro. Erano gobbi e sciancati come vecchietti, piccoli come fanciulli, avevano barbe lunghe e rossigne, giubbini buffi, rossi e verdi, e cappucci fantastici.
Danzavano in tondo, con una cantilena stridula accompagnata dal grido degli uccelli notturni.
Serena rabbrividiva al pensiero di dover passare tra loro, però non vi era altra via e non potendo ritornare indietro senza il libro della matrigna, si  fece coraggio e al tremito che la scuoteva avanzò con passo tranquillo.
Appena la videro,  come per darle il passo, gli gnomi verdi si separarono da quelli rossi e fecero ala ai lati della strada.  Quando la bimba si trovò in mezzo a loro la chiusero in cerchio, danzando.

Fairies
Uno gnomo le porse un fungo e una felce, chiedendole: – “Bella bimba, danza con noi”!
– “Volentieri” – Rispose: -“Se questo può farvi piacere”… E fu così che Serena danzò al chiaro di luna.
Danzava con così tanta grazia che gli gnomi si fermarono in cerchio, ad ammirarla.
– “Oh! Che bella graziosa bambina”! – disse uno gnomo.
Un secondo disse: – “Ch’ella divenga della metà più bella e più graziosa ancora”.
Disse un terzo: – “Oh! Che bimba soave e buona”!
Un quarto ancora: – Ch’ella divenga della metà più ancora bella e soave!
Rispose il quinto: – “E che una perla le cada dall’orecchio sinistro ad ogni parola della sua bocca”- e il sesto: – “E che si converta in oro ogni cosa ch’ella vorrà”.
– “Così sia! Così sia! Così sia”!… – Esclamarono tutti con voce lieta e crepitante.
Ripresero la danza vertiginosa, tenendosi per mano, poi spezzarono il cerchio e scomparvero.
Serena proseguì il cammino, giunse al villaggio e trovando la chiesa chiusa, svegliò il sacrestano; e così ad ogni parola che lei diceva, una perla le usciva dall’orecchio sinistro, le rimbalzava sulla spalla e cadeva per terra. Il sacrestano si mise a raccoglierle sul palmo della mano.
Serena ebbe il libro e ritornò al castello paterno.
la piccola splendeva di una bellezza mai veduta, mentre la matrigna la guardava stupita disse: – “Non t’è occorso nessun guaio per via”?
– “Nessuno, mamma”- Rispose graziosamente, raccontando esattamente l’incontro con gli gnomi,  ad ogni parola una perla le cadeva dall’orecchio sinistro.
La matrigna si rodeva d’invidia. – “E il mio libro di preghiere”? – “Eccolo, mamma”.
La logora rilegatura di cuoio e di rame s’era convertita in oro tempestato di brillanti, la matrigna trasecolava.

zxzrdceijvylgn9cnihp.jpg (800×1066)
Ci pensò e ci ripensò e rimuginandoci sopra decise di tentare la stessa sorte per la figlia Gordiana.
La domenica successiva, alla stessa ora, disse a Gordiana di recarsi a prendere il libro nella chiesa del villaggio.
– “Così sola? Di notte? Mamma, siete pazza? Andateci voi”! – E Gordiana scrollò le spalle.
– “Devi ubbidire, cara, e sarò un gran bene per te, te lo prometto”. – decantò la madre con voce benigna.
Gordiana non era avvezza ad ubbidire, smaniò furibonda, e la madre fu costretta a cacciarla con le busse, per farla andare.
Quando giunse al crocevia, inargentato dalla luna, vide anch’essa quei piccoli gnomi che danzavano in tondo, e anche loro accorgendosi della sua presenza ripeterono il gioco: si divisero in due schiere ai lati della strada, poi la chiusero in cerchio; e uno di loro, come la volta scorsa per Serena, avanzò porgendole il fungo e la felce e invitandola garbatamente a danzare.
ma lei tutta impettita rispose: – Io danzo con principi e con baroni, non danzo di certo con brutti rospi come voi”- e gettò la felce e il fungo tentando di aprire la catena dei piccoli ballerini con pugni e con calci.
– Che bimba brutta e deforme! – disse uno gnomo.
Un secondo disse: – Ch’ella diventi della metà più ancora cattiva e villana.
– E che sia gobba! E che sia zoppa!
– E che uno scorpione le esca dall’orecchio sinistro ad ogni parola della sua bocca.
– E che si copra di bava ogni cosa ch’ella toccherà.
– Così sia! Così sia! Così sia!… – Urlarono tutti con voce irosa e crepitante, ripresero la danza prendendosi per mano, poi spezzarono la catena e nuovamente scomparvero.

Yuehui-Tang-fantasy-art-9576623-600-825.jpg (1024×1408)
Gordiana scrollò le spalle, giunse alla chiesa, prese il libro e ritornò al castello.
Quando la madre la vide dié un urlo: – “Gordiana, figlia mia! Chi t’ha conciata così”?
– “Voi, madre snaturata, che mi esponete alla mala ventura”. e ad ogni parola, uno scorpione dalla coda forcuta le scendeva lungo la persona.
Trasse il libro di tasca e lo diede alla madre; ma questa lo lasciò cadere con un grido d’orrore. – “Che orrore! È tutto lordo di bava”! La madre era disperata di quella figlia zoppa e gobba, più brutta e più perversa di prima, la condusse nelle sue stanze, affidandola alle cure di medici che s’adoprarono inutilmente per risanarla.
Si era intanto sparsa pel mondo la fama della bellezza sfolgorante e della bontà di Serena, e da tutte le parti giungevano richieste di principi e di baroni; ma la matrigna perversa si opponeva ad ogni partito.
Il Re di Persegonia non si fidò degli ambasciatori, e volle recarsi in persona al castello per conoscere cotanta bellezza. Quando la vide, fu così rapito dal fascino soave di Serena che fece all’istante richiesta della sua mano.
La matrigna soffocava dalla bile; ma si mostrò ossequiosa al re e lieta di quella fortuna.
Ma nella sua malvagità  macchinava di sostituire a Serena la figlia Gordiana.
Furono fissate le nozze per la settimana seguente.

fairy art - Daniel Miraim
Il giorno dopo il Re mandò alla fidanzata orecchini e monili di valore inestimabile. Giunse il corteo reale a prendere la fidanzata, la matrigna coprì dei gioielli la figlia Gordiana e rinchiuse Serena in un cofano di cedro. Il Re scese dalla carrozza dorata e aprì lo sportello per farvi salire la futura Regina. Gordiana aveva il volto coperto d’un velo fitto e restava muta alle dolci parole dello sposo.
Sicchè lo sposo chiese:  – “Signora suocera, perché la sposa non mi risponde”?
– “È timida, Maestà” disse la matrigna.
– “Eppure l’altro giorno fu così garbata con me”… – continuò l’innamorato.
– “La solennità di questo giorno la rende muta” … rispose la donna.
Il Re guardava con affetto la sposa, esclamò:  – “Serena, scopritevi il volto, ch’io vi veda un solo istante”!
– “Non è possibile, Maestà” – interruppe la matrigna – “il fresco della carrozza la sciuperebbe! Dopo le nozze si scoprirà”.
il Re cominciava ad inquietarsi.
Proseguirono verso la chiesa, la madre in cuor suo si rallegrava di veder giungere a compimento la sua frode perversa.
Ma passando vicino ad un ruscello, Gordiana, smemorata ed impaziente, si protese dicendo: – “Mamma, ho sete”! non aveva detto tre parole che tre scorpioni neri scesero correndo sulla veste di seta candida.
Il Re e il suocero balzarono in piedi, inorriditi, e strapparono il velo alla sposa. Apparve il volto orribile e feroce di Gordiana.

Risultati immagini per artuš scheiner

– Maestà, queste due perfide e malvagie donne volevano ingannarci. disse il suocero del Re. Fu così, che il Re fece arrestare il corteo nuziale a metà strada e l’innamorato Re  salì a cavallo  tornando velocemente al galoppo, al castello della fidanzata. Salì le scale e prese ad aggirarsi per le sale chiamando ad alta voce:  – “Serena! Serena! Dove siete”?
con una voce flebile – “Qui, Maestà”! rispose – “Dove”? incalzò il Re – “Nel cofano di cedro”! rispose dolcemente impaurita la giovane.
Il Re forzò il cofano con la punta della spada e sollevò il coperchio. Serena balzò in piedi, pallida e bella com’era, lui la sollevò sulle braccia, la pose sul suo cavallo e ritornò dove il corteo ancora fermo stava aspettando. Serena prese posto nella carrozza reale, tra il padre e il fidanzato. Furono celebrate le nozze regali.
Della matrigna e della figlia perversa, fuggite attraverso i boschi, non si ebbe più alcuna novella.

Guido Gozzano

Snow White, 1905 by Heinrich Lefler

Sussurrato da fiori_7Luli

Addio rondini


Allegoria della Primavera | TuttArt@ | Pittura * Scultura * Poesia * Musica |Marten Eskil Winge [1825-1896]

Dunque, rondini rondini, addio!
Dunque andate, dunque ci lasciate
per paesi tanto a noi lontani.
E’ finita qui la rossa estate.
Appassisce l’orto: i miei gerani
più non han che i becchi di gru.
Oh, se, rondini rondini, anch’io…
Voi cantate forse morti eroi
su quest’alba, dalla vostre altane,

.Zwaluw want het oude gezegde zegt: "Waar een zwaluw zijn nest bouwt, zal voorspoed heersen en zal de bliksem niet inslaan."
quando ascolto voi parlar tra voi
una vostra lingua di gitane,
una lingua che più non si sa.
Oh, se, rondini rondini, anch’io…
O son forse gli ultimi consigli
ai piccini per il lungo volo.
Rampicati stanno al muro i figli
che alloro nido, con un grido solo,
si rivolgono a dire: si va?
Dunque, rondini rondini, addio!

Giovanni Pascoli

Il mondo di Mary Antony: Gli angeli di Nadia Strelkina

Sussurrato da fiori_7 Luli

La fata del torrente


Romanticismo: IL SOGNO

Il torrente scendeva fragoroso  dalle montagne attraversando boschi verdi e grandi alberi, man mano che calava e si placava nei prati, al centro di una valle che in primavera ed estate si coprivano di ranuncoli e rododendri selvatici. Appoggiato alle pendici di una montagna, sempre protetto dai venti freddi, c’era un paese; i bambini andavo al torrente a giocare con i piedi nell’acqua, le ragazze raccoglievano sassi che l’usura aveva resi lucidi come cristalli per metterli sotto al cuscino e sognare viso del loro innamorato; le donne si raccoglievano in chiacchiere, le mamme portavano i bimbi, mentre i fidanzati sedevano sui massi tenendosi per mano, le persone che avevano perduto una persona cara portavano lì il loro dolore.

racconti-la-ninfea-del-bosco-770x511_c.jpg (770×511)

Quel torrente aveva una fata: era a lei sorvegliare cosa accadeva in quel luogo: i bambini che non si facessero male, i sogni degli innamorati ; quelli delle ragazze che raccoglievano i sassi, e accarezzava i capelli di coloro che piangevano sulla riva del torrente mentre le lacrime correvano a valle assieme all’acqua. Aveva un amico con cui faceva lunghe passeggiate, un capriolo nato da poco che aveva chiamato Bambi, perché anche le fate vanno talvolta al cinema. Era sempre stata felice, ma un giorno cominciò a sentirsi strana, il sole non le pareva più così luminoso mentre guardava i bambini e le mamme, i fiori non erano più così belli, mentre osservava tutto questo non ricuciva a capire cosa le stesse accadendo .

Hermia and Lysander by John Simmons (A Midsummer Night's Dream)

Un mattino mentre liberava una trota rimasta intrappolata in una pozza del fiumiciattolo, vide arrivare un giovane e sedutosi u di un messo, prese dallo zaino pane e formaggio, dell’acqua e dopo avere mangiato ripulì dalle carte e si stese con al testa sullo zaino per dormire al sole.

La fata si avvicinò con cautela: non lo aveva mai visto, aveva gli occhi scuri i capelli schiariti dal sole, le mani di chi lavorava, la corporatura robusta di chi fa tanto sport… e nel frattempo lui apri gli occhi e la vide.

“Ciao” le disse – “ma non hai freddo vestita così, almeno un golfino di lana non è ancora estate“  e mentre le parlava sorrideva.

SciFi and Fantasy Art Garden of Apples by J E. Shannon

La fata chinò lo sguardo sul suo abito di velo lucente e si smarrì un poco; non era sua abitudine farsi vedere. “ Sono uscita in fretta di casa”. Rispose “Sei un villeggiante”?

“Mi chiamo Antonio sono un intagliatore; ho trovato un lavoro in paese e mi fermerò qui, mi pare si stia bene; quando sono libero mi piace andare per i boschi a fare lunghe passeggiate”.

Da quel giorno, quando Antonio non lavorava andava nel prato e chiacchieravano; lui si stupiva che lei non avesse mai fame e rifiutasse le merende; la fata temendo di essere fuori moda si era procurata un golfino fatto con fili d’erba e dei jeans su cui aveva applicato dei fiori colorati dei campi . Era felice ma allo stesso tempo si sentiva inquieta. Una sera si sdraiò sul suo materasso di erba , tirò fin sotto al mento la coperta di muschio e si accinse a leggere un vecchio libro alla luce che le offrivano gentilmente tre lucciole quando sulla pagina si proiettò un’ombra e vide lei, la fata sovrintendente .

0_d2135_7be17107_orig (600×983)

“Oh Fata madrina, è tanto che non ci si vede“!
“Vero bambina, ma ho avuto tanto da fare al consiglio delle fate, lassù“- e fece un gesto vago ad indicare un luogo; – “Ora sono potuta venire fin qui, per dirti che sono tutti in agitazione, cosa stai combinando ragazza mia? Non puoi vestirti come un umana, chiacchierare con un di loro e passare tutto il tempo con lui. Stai dimenticando chi sei”?

“Madrina non so cosa mi accade, ma io mi sento felice solo quando sto insieme ad Antonio, noi parliamo egli mi racconta dei suoi progetti… Mentre io so che non avrò mai una casa, dei bambini, una famiglia… e questo mi rattrista”.

f27acc524ebc99926532277a600cd2e2--watercolor-paintings-oil-paintings.jpg (736×987)

“La tua famiglia è tutto quello che hai intorno; le persone che vengono qui e affidano al bosco le loro gioie, i loro sogni e i loro dolori, loro non ti vedono ma sentono che ci sei. Questa è la tua famiglia, se tu andrai via con lui non potrai più essere una fata, e un giorno invecchiando i tuoi capelli diventeranno bianchi, perderai le persone care, e infine morirai anche tu. E più di ogni altra cosa, il tuo capriolo non correrà mai più con te”. “Ma io non posso stare senza di lui; aiutami Madrina;” La Veneranda Fata era anch’essa addolorata, vedendola soffrire così sospirò e le disse: – “Va bene porterò il tuo caso al Consiglio delle Fate, ma ad un patto: per una settimana vivrai da umana, poi ci rivedremo e se sei sicura che lui accetterà la tua natura e tu sarai sicura di quello che vuoi, quando tornerò decideremo“.

Digital Portraits by Maria Alaeva

La piccola Fata al mattino si alzò e per la prima volta sentì il freddo e la fame; non aveva danaro né abiti pesanti; ma si sentiva felice. Corse nel bosco e trovò una capanna; fece una scopa con i rami secchi e cominciò a pulirla, poi tutta sudata si infilò il golfino di fili di erba e i jeans con i fiori che nel frattempo erano avvizziti e andò in paese a vendere del miele che nel frattempo aveva raccolto e con il ricavato comprò altre cose. La sera si accorse che non aveva pensato di raccogliere legna per il fuoco ma si addormentò ugualmente felice .

Il giorno dopo andò al torrente; le mamme che sedevano nel prato la guardarono diffidenti e parlottavano fra loro: – ”Non so che abbia questo posto, mi piaceva tanto” diceva una all’altra,  -“ ora mi pare freddo, l’erba sembra secca, che sia l’inquinamento”?Non so ma anche il fiume è diventato così chiassoso, prima mi addormentavo qui e il rumore non mi infastidiva ora fa un tale fracasso! Forse è il buco dell’ozono“.

Nel pomeriggio arrivò Antonio .

6f1583c51ce4843de8f651c04fef4310--couple-art-love-couple.jpg (653×960)

“Debbo parlarti, le disse, questi giorni con te sono stati bellissimi, sono felice di averti conosciuta ma vorrei potessimo stare per sempre insieme; io guadagno bene ora e posso permettermi una bella casetta e una famiglia; vorresti pensarci”?

La Fata fu presa dal panico non sapeva se lui avrebbe accettato la sua natura o si sarebbe spaventato, ma era anche tanto felice e così, sebbene preda di ansia gli parlò. Gli disse che anche lei avrebbe voluto stare con lui, ma che era una fata e solo se glielo avessero permesso sarebbe stato possibile .

Il giovane sorrise: ” lo sapevo, lo ho sempre saputo; non potevi essere che una fata. Ma io ti voglio bene e non posso pensare che debba rinunciare alla tua vita per poi pentirtene”. La Fata ruotò su se stessa entusiasta lo abbracciò e gli promise che di li a pochi giorni si sarebbero ritrovati .

none

Quella sera due innamorati che erano andati a sedersi su di un masso si misero a litigare e si separarono; più tardi la Fata vide una anziana donna che coprendosi il viso con le mani singhiozzava disperata; si avvicinò e le mise una mano sulla spalla, ma la donna continuò a piangere: ”che ti è successo”? – “Ho perso mio figlio: non è giusto che un figlio muoia prima della madre; è contro natura”. La fata cercò di consolarla ma capì che le sue parole non raggiungevano il cuore della madre e si allontanò.

Il giorno successivo incontrò il suo cerbiatto che beveva al torrente e tutta felice lo chiamò, ma lui drizzando le orecchie, con un fremito di paura fuggì. La gente del paese era perplessa e spaventata: non voleva più andare al torrente dove non trovava la pace e la serenità cui era abituata , la pausa dalle fatiche e dai dolori e si cominciò a pensare di fare un parco dalla parte del monte.

A sentire tutto questo la Fata si addolorò e una sera , nella sua capanna dove oramai aveva imparato ad accendere il fuoco, chiamò la fata supervisore : Madrina per favore , vieni , Madrina”!!!!!! – “Eccomi, ma è mai possibile ragazza che tu sia sempre così agitata, cosa succede”? chiese, – “La gente non vuole più andare al torrente non sono contenti e infelici, il mio cerbiatto non mi riconosce più”. Rispose.

La Madrina si sedette sul letto e le prese la mano: “Bimba mia non si può avere tutto; se divieni umana , il torrente resta senza fata  vedremo di farne venire un’altra ma ci vorrà tempo prima che impari a conosce il lungo e faccia esperienza”.

“Madrina, forse sono stata egoista e ho anteposto la mia felicità a quella degli altri che è più importante”. Concluse la piccola fata, –“No, non lo è” disse la madrina dall’alto del suo potere: – “Puoi anche decidere di lasciare il torrente, ma sei tu che devi sapere leggere dentro di te cosa senti come più importante solo tu ti puoi rispondere, conoscere la tua vera natura per essere in pace con te stessa”.

2aa3de4fd7c6.jpg (1024×1382)

E la Fata decise.

Il giorno successivo un pescatore che da tre giorni stava tutto arrabbiato sulla riva del torrente percepì un buon profumo di erba e soddisfatto ributtò nel fiume la trota che aveva pescato tornò in paese e lo raccontò. La voce si sparse e la gente ricominciò ad andare al fiume, proponendosi di tenere il posto ben ordinato e non inquinato affinché non accadesse di nuovo quello eh era già successo. La sera della domenica Antonio era seduto su un masso; era triste ma quando vide la Fata le sorrise; si presero per mano. “Ho capito sai, hai deciso di restare; io lo so che ho avuto un grande dono nel conoscerti anche se sono triste, però so che qui ci sarai sempre come sarai sempre nella mia vita”.

La Fata piangeva lacrime di rugiada ma il suo sorriso era sereno : accarezzò Antonio e corse via saltando sui massi del torrente e il cerbiatto correva felice insieme a lei .

与你在一起 By 猫猫小花鱼

Liberamente tratta  da internet

Sussurrato da fiori_7Luli

Arietta Settembrina


hannabrescia:

Ritornerà sul mare
la dolcezza dei venti
a schiuder le acque chiare
nel verde delle correnti.

AI porto, sul veliero
di carrubbe l’estate
imbruna, resta nero
il cane delle sassate.

S’addorme la campagna
di limoni e d’arena
nel canto che si lagna
monotono di pena.

Così prossima al mondo
dei gracili segni,
tu riposi nel fondo
della dolcezza che spegni.

The Pic Nic Spot. Sometimes I just do images as pretext to figure out stuff about colors… like in this case. I’ve mentioned it before, but, daytime lighting is always hard for me. So I’m trying to understand it more. It’s one of my ( multiple) goals...

Sussurrato da fiori_7Luli

Odeline


Pan, Satyr, Hern the Hunter, Horned God, Forest God, Faun, Fawn, Cernunnos, Green Man,

C’è un mondo dal quale proviene il mio nome. Odeline proviene dal mondo mitologico legato agli elfi. Odeline è un’elfo. Gli elfi sono sono simboli degli elementi della natura.
Sono legati al fuoco, all’acqua, al vento, alla terra e a tutte le manifestazioni atmosferiche in generale.
Sono descritti come alti e magri ma forti e velocissimi, volto pulito, sereno, orecchie leggermente a punta. Posseggono una grande vista e un udito molto sensibile. Non hanno barba, hanno capelli perlopiù biondi e occhi chiari che si dice penetrino la persona fino a conoscerne i pensieri, si dice che siano dotati di telepatia.
Hanno voce splendida e chiara. Sono intelligenti ed armoniosi, con grande rispetto per i quattro elementi e per la natura. Magia

Talvolta alcuni possono essere capricciosi e talvolta benevoli con l’uomo che li rispetta, possono donare oggetti magici a coloro che sono puri di cuore e spirito e che desiderano aiutare. Sanno forgiare spade e metalli, fino alla conoscenza della magia.

Le loro compagne, al contrario, sono esseri graziosi. In origine pare che gli elfi siano stati concepiti come anime di defunti, poi furono venerati anche come potenze che favorivano la fecondità.

House on the Tree by O-l-i-v-i

Abitano principalmente sugli alberi o in alcune foreste nascoste. Non danneggiano mai e in nessun modo la natura perché per loro è parte basica della loro vita ed esistenza. La considerazione che nutrono per la natura, concepita come una entità, un gran spirito eterico, madre di tutti gli esseri.

Essi riescono a camminare senza lasciare tracce, immuni alle malattie, resistono alle temperature estreme. Gli elfi hanno vita lunga invecchiando senza che la loro bellezza venga intaccata dal tempo. Si dice che siano immortali tranne quando si è in guerra.

Molteplici sono le leggende legate a questa figura mitologica, alcune delle quali parlano delle cattiverie che essi compiono nei confronti degli uomini e dei rapimenti dei bambini umani. Gli elfi hanno una forte gerarchia al capo della quale stanno le regine e i re delle colline delle fate, riconoscibili perché spesso ricoperti da un fresco manto di biancospini.

“La tua virtù mi rassicura: non è mai notte quando vedo il tuo volto; perciò ora a me non sembra che sia notte, né che il bosco sia spopolato e solitario, perché tu per me sei il mondo intero; chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?”

Sogno di una notte di mezza estate -William Shakespeare

Tree fae

Sussurrato dafiori_7 Luli

La Sorella: Angie


Beperkte engel kunst foto "kosmische beschermengel", moderne engel schilderen, illustratie, foto frame, als cadeau,

Solingo vissi, senza speranze,
Serti e profumi, conviti e danze
Di nulla gioia m’erano al core,
Vinto nel tedio, muto all’amore,
Finch’io te vidi, pudica e bella,
Dolce sorella, dolce sorella!

Quel ch’io provassi, la prima volta
Che di vederti m’accadde, ascolta.
Pareami averti scontrato ancora,
Ma ignoti il loco m’erano e l’ora.
E dicea il core: non vedi? E quella
La tua sorella, la tua sorella.

Sorella? Oh nome, quanto sei caro!
Oggi soltanto dunque t’imparo?
Ma non sia ch’altro più il labbro dica,
Non più d’amante nome o d’amica
In mia risuoni mesta favella:
Sempre sorella, sempre sorella.

Foto di arte Angelo limitato tocco cosmico angelo di HenriettesART
D’amor fraterno vestigii io trovo
Tra i fiori e l’erbe del maggio novo
L’aura che a’ salci lambe le chiome
Ripeter parmi quel caro nome,
Cantar volando la rondinella:
O mia sorella, o mia sorella!

O il dorso prema d’agii destriero,
O Tonda solchi su pin leggiero.
Fra l’acque e il lido, tra l’ôra e i rami
Non cessa istante ch’io te non chiami;
Sempre un’intenso desio t’appella:
30Vieni o sorella, vieni o sorella.

Quando fortuna bieco mi guata,
A te pensando, sorella amata,
L’alma languente lena ripiglia;
E dico: bruna gli occhi e le ciglia,
Bruna del crine le spesse anella,
Ho una sorella, ho una sorella.

Originale Angelo dipinto benedizione angel di HenriettesART

Dacché la madre mi fa rapita
Per sempre tolto dalla mia vita
Credei l’affetto dolce e perenne
Che m’ebbe in cura, che mi sostenne.
Ma quell’affetto mi rinnovella
La mia sorella, la mia sorella.

Deh! quando il giorno temuto arrivi
Che di tua cara ista mi privi,

Prima che il labbro divenga muto
Possa l’usato darti saluto,
E sia l’estrema mia voce quella:
Addio sorella, addio sorella.

Limited angel art photo angel modern angel by HenriettesART

Sussurrato dafiori_7 Luli

Il mondo delle Sirene


Sai cosa bisogna fare per vivere nel mondo delle sirene?
Devi scendere in fondo al mare, molto lontano.
Così lontano che il blu non esiste più.
La dove il cielo non è che un ricordo.
E quando sei là, nel silenzio, ti fermi e…
Se decidi che vuoi morire per loro
E restare con loro per l’eternità,
Allora le sirene vengono verso di te,
A giudicare l’amore che gli offri.
Se è sincero, se è puro, allora…
Ti accoglieranno per sempre.

Jaques Mayol

Eimi are water spirits that only dwell on one island. They are nether good or evil but are shadows in the war.

Sussurrato dafiori_7 Luli