Il vero amore non lascia tracce


Christian Schloe - The River...moon art:

Il vero amore non lascia tracce

Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai
Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve

Gary Walton - Lighthouse II:
Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell’aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli
E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano.

Leonard Cohen

The Soul is Full of Longing by Christian Schloe:

Happy Birthday to you fiori_7Sussurrato da Luli

Le petit chat Mirtillo


Nicholas Hely Hutchinson  Black Cat  2000:

E’ un gattino nero, sfrontato, oltre ogni dire,
Lo lascio spesso giocare sul mio tavolo.
A volte vi si siede senza far rumore,
Quasi un vivente fermacarte.
Gli occhi gialli e blu sono due agate.
A volte li socchiude, tirando su col naso,
Si rovescia, si prende il muso tra le zampe,
pare una tigre distesa su di un fianco.

Bookshelf Cat. Books and a black cat. Perfect match. Love both.:

Ma eccolo ora – smessa l’indolenza –
Inarcarsi – somiglia proprio ad un manicotto;
E allora, per incuriosirlo, gli faccio oscillare davanti,
Appeso ad una cordicella, un mio turacciolo.
Fugge al galoppo, tutto spaventato,
Poi ritorna, fissa il turacciolo, tiene un po’
Sospesa in aria – ripiegata – la zampetta,
poi abbatte il turacciolo, l’afferra; lo morde.
Allora, senza ch’egli la veda, tiro la cordicella,

Original Pastel Painting Black Cat Kitten Schwarze Katze Chat Noir Art by Aia | eBay:
ed il turacciolo si allontana, e il gatto lo segue,
descrivendo dei cerchi con la zampa,
poi salta di lato, ritorna, fugge di nuovo.
Ma appena gli dico “Devo lavorare,
vieni, siediti qua, da bravo!” si siede..
E mentre scribacchio sento
che si lecca col suo lieve struscio molle.

I love my cat!:

Al mio dolce Mirtillo volato sul ponte arcobaleno tre anni fa
sussurrato da fiori_7Luli

dedicato …Dad Angel ઇઉ


Star Blossom cliff, Megatruh......................... Lonely on the edge of the "world":

Non piangere sulla mia tomba,
Non sono lì; non dormo.
Sono mille venti che soffiano,
Sono i riflessi del diamante sulla neve,
Sono il sole sul grano maturo,
Sono la dolce pioggia autunnale.

The Art Of Animation, 防人:

Quando ti svegli nel silenzio del mattino
Sono la corsa rapida dei quieti uccelli
Che si levano a cerchio in volo.
Sono la morbida luce notturna delle stelle.
Non piangere sulla mia tomba,
Non sono lì; non sono morto.

The Art Of Animation, 望月朔:

Sussurrato da Luli

Io ti amo


The Path Beyond ~ Jane Small Fine Art:

Io ti amo.

ti amo perché

tutti gli amori del mondo

sono come fiumi differenti

che scorrono verso il medesimo mare:

lì s’incontrano

e si trasformano in un amore unico,

che diviene pioggia e benedice la terra.

 By Marie-Anne FOUCART:

Mi ricorderò di te per tutta la vita,

e tu ti ricorderai di me,

proprio come ci ricorderemo delle cose

che porteremo sempre con noi

perché non possiamo possederle.

Little Mermaid by Mily Knight - sad thing, this is the real story... the mermaid doesn't get the happy ending...:

Sussurrato da Luli

da Lupercus a San Valentino


elfi innamorati.-.

San Valentino, la festa degli innamorati, è una delle tante ricorrenze le cui origini pagane furono cancellate dalla tradizione cristiana con la sovrapposizione di un santo, e talvolta con la perdita del significato originale della festa.
Come ben sappiamo i popoli antichi, per lo più dediti alla pastorizia e all’agricoltura, tenevano in grande considerazione i momenti più importanti del ciclo della natura, dal suo risveglio, al raccolto, alla nascita degli agnelli e dei vitelli e tutto quanto era connesso ai ritmi della terra e della vita agricola.
Febbraio era un mese particolare, dedicato alla purificazione, ma anche il mese in cui si manifestano i primi segni del risveglio della natura, che segnava il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile. Le prime gemme erano pronte a fiorire, mentre negli ovili già nascevano gli agnelli, e i lupi, affamati dal lungo inverno, scendevano a valle in cerca di cibo, minacciando i greggi.
Così i romani, che con i lupi avevano indubbiamente un rapporto di odio e amore, per via della lupa che allattò i famosi gemelli, si rivolgevano al loro dio della natura selvaggia in cerca di protezione.
Lupercus era il nome di questo dio, un fauno cacciatore di ninfe, sposo e fratello di Fauna, una delle tante rappresentazioni femminili di Madre Natura. Si narra che Lupercus proteggesse i greggi dai lupi e riscuotesse in cambio tributi di cacio e ricotta dai pastori. In suo onore gli antichi romani celebravano ogni anno un’importante festa, chiamata i lupercali, si svolgeva proprio il 15 febbraio.

A wild Satyr or Faun. Generally when depicted as still youthful and innocent, goat-men are referred to as Fauns. (Greek God Pan):

LUPERCUS FAUNUS

Lupercus Faunus non è che uno dei volti del Fauno, un Dio della natura selvaggia e degli istinti, prima figlio e poi consorte di Fauna,Dea della natura che fece, come tutte le Dee Vergini, un figlio senza il concorso del marito, e che in seguito con lui si accoppiò. Veniva rappresentato col flauto, la cornucopia, abbigliato con pelli di capra e armato da una clava da pastore.
La sua sposa dunque era Fauna, chiamata anche Fatua e in versioni più tarde fu associato al Dio greco Pan, oltre che al Satiro. Il nume di Luperco gli deriva dalla qualità di difensore delle greggi dagli assalti dei lupi e lupo egli stesso (Lupercus = lupus + hircus). Il Dio aveva doti profetiche e per questo era soprannominato Fatuus. Ma era anche nume ispiratore e invasante, che cacciava per possedere le sue prede, le Ninfe delle fonti e delle sorgenti, le quali, di conseguenza, divenivano simili alle Sibille nel loro profetare. A lui si attribuisce anche l’invenzione degli antichissimi versi saturnii su cui si fonda la poesia latina. E’ dunque dio d’ispirazione profetica e poetica, come Pan e come le Ninfe a cui è connesso, anche associato al timor panico, con apparizioni spaventose e voci soprannaturali.
Fauno nei secoli assunse significati diversi, da Dio dell’abbondanza, dipinto sulle pareti di quasi tutte le abitazioni greche e latine, simbolo di prosperità e della bella vita, cui si rivolgevano continuamente tutte le preghiere dei pastori e dei contadini, loro protettore e “lupercolo” benigno per i loro greggi; fino ad essere considerato infimo demone dei campi che non dava consigli utili agli uomini ma li esortava solo al divertimento sfrenato.

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I LUPERCALI

I lupercali, come tutte le feste primaverili che celebrano il risveglio di Madre natura, era un’importante e festa attraverso cui le genti dell’antica Roma solevano festeggiare l’avvicinarsi della bella stagione e propiziarsi per buoni futuri raccolti e la fecondità della terra e dei suoi abitanti. Pare che i lupercali si tenessero nei dintorni della grotta sacra a Luperco, ai piedi del Palatino, grotta in cui secondo la leggenda la famosa lupa trovò ed allattò i gemelli Romolo e Remo, fondatori di Roma.
La festa prevedeva oltre alla rappresentazione nel lupercale anche una simpatica lotteria a sfondo amoroso e sessuale dove i nomi delle giovani vergini e quelli dei giovani aspiranti uomo-lupo erano posti in bigliettini dentro due appositi contenitori. Due fanciulli battezzati con il latte durante il rito lupercale pescavano un bigliettino formando così le coppie, che avevano a disposizione un anno per provvedere alla fertilitè di tutta la comunità, con la benedizione di tutti gli dei (Marte, Romolo, pan, fauno Luperco) e delle grandi madri romane (ruma, rea silvia, fauna, acca laurentia) incarnatesi nel modello mitico universale noto come la lupa.
Il culto di Luperco era molto sentito ed i Lupercali rimasero una ricorrenza significativa per i Romani , anche dopo l’avvento del Cristianesimo. L’antico rito pagano infatti fu celebrato fino al V° secolo dopo Cristo, quando subentrò la nuova festa cristiana nota come San Valentino, o Festa degli innamorati.

Andrey Shishkin:

I LUPERCI

I luperci erano i sacerdoti del dio Lupercus e nell’antica Roma godevano di un gran prestigio. Diretti da un unico magister, essi erano divisi in due schiere di dodici membri ciascuna chiamate Luperci Fabiani -“dei Fabii”, fondati da Remo, e Luperci Quinctiales -dei Quinctii”, fondati da Romolo (ai quali per un breve periodo Gaio Giulio Cesare aggiunse una terza schiera chiamata Luperci Iulii, in onore di se stesso). In età repubblicana i Luperci erano scelti fra i giovani patrizi, mentre da Augusto in poi la cosa fu ritenuta sconveniente e ne fecero parte solo giovani appartenenti all’ordine equestre.
Plutarco riferisce nella vita di Romolo che il giorno dei Lupercalia, venivano iniziati due nuovi luperci (uno per i Luperci Fabiani e uno per i Luperci Quinziali) nella grotta del Lupercale, con il rito sopra descritto del sacrificio della capra e del cane.
Questa cerimonia è stata interpretata come un atto di morte e rinascita rituale, nel quale la “segnatura” con il coltello insanguinato rappresenta la morte della precedente condizione “profana”, mentre la pulitura con il latte (nutrimento del neonato) e la risata rappresentano la rinascita alla nuova condizione sacerdotale.

Pan is the god of the wild, shepherds and flocks, nature of mountain wilds, hunting and rustic music, and companion of the nymphs."He has the hindquarters, legs, and horns of a goat, in the same manner as a faun or satyr. With his homeland in rustic Arcadia, he is recognized as the god of fields, groves, and wooded glens; because of this, Pan is connected to fertility and the season of spring. The ancient Greeks also considered Pan to be the god of theatrical criticism.:

DAI FAUNI A SAN VALENTINO

Sin dai primi secoli dell’era cristiana, molte divinità pagane vennero demonizzate e in particolare i Fauni, associati ai Satiri e ai Silvani, si trasformarono in orribili diavoli, precisamente con le corna, gli zoccoletti e la coda. Nel medioevo infatti, tutte queste divinità attirarono l’astio dei cristiani per il loro aspetto animalesco, per i loro doni profetici, ma soprattutto per il loro carattere istintivo ed erotico, connesso ai culti della fertilità. Infatti Agostino, in un celebre passo de «La città di Dio», scrisse che secondo testimoni degni di fede, Silvani e Fauni eran volgarmente chiamati «incubi» e avevano rapporti erotici con le donne umane.
Successivamente, Marziano Capella aggiunse che le foreste inaccessibili agli umani, i boschi sacri, i laghi, le fonti e i fiumi erano popolati di Fauni, di Satiri, di Silvani e di Ninfe, di Fatui e di Fatue, esseri dotati di poteri profetici e talmente longevi da apparire agli umani immortali, sebbene tali non fossero. Naturalmente erano pericolosi per i cristiani, di cui risulta evidente, da questa descrizione, il terrore e l’orrore nutrito nei confronti della Natura selvaggia, viva, numinosa, e dunque, ai loro occhi, diabolica: la stessa Natura con cui la Strega era in armonia, e destinata, per questo, ad essere perseguitata.
Fu così che la festa di Fauno fu gradualmente sostituita con la festa di S. Valentino, dedicata agli innamorati, ma senza connotazioni sessuali.

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LA DEA LUPA

Ben prima che toccasse ai Fauni, la triste sorte accadde anche alla Dea della natura selvaggia, la grande Madre o Dea Lupa. La nascita dell’antica Roma corrisponde ad un tempo in cui il patriarcato ha già avuto il sopravvento ed erano gli Dei maschi a dominare lo scenario religioso. In particolare Marte, dio guerriero e dominatore, suscita la maggior devozione di questo popolo molto impegnato con le guerre di conquista e quindi dotato di un potente esercito. Per quanto riguarda le Dee, a parte le divinità greche importate a Roma con nome latino (Vesta, Minerva, Venere, Cerere), i popoli avevano una particolare predilezione per la Dea Acca Larentia, una Dea prostituta (guarda caso) e protettrice di Roma ma soprattutto della plebe.
I miti che la riguardano sono vari. Per alcuni si trattava di una semplice donna che guadagnò il favore degli Dei stando per una notte intera in adorazione nel tempio di Eracle. Appena uscita dal tempio incontrò tal Caruzio (Taruzio o Taurilio) uomo ricchissimo, che se ne innamorò e la sposò, lasciandola poi erede della sua immensa fortuna. Alla sua morte Acca lasciò tutto il patrimonio al popolo romano. Tutto questo sarebbe accaduto al tempo di Anco Marzio.
Il re, in segno di ringraziamento, le avrebbe fatto costruire una magnifica tomba sul Velabro, il mitico luogo del rinvenimento dei gemelli, nei pressi della porta Romanula. Secondo Plinio e Gellio invece, Acca era la nutrice dei gemelli, ed ebbe anche dodici figli maschi che diventeranno poi i fratelli Arvali, costituendo il celebre collegio sacerdotale, adoratore di Dia, antichissima Dea. Secondo un altro mito essa era una tipina un po’ dissoluta, moglie del pastore Faustolo (il nome probabilmente deriva dal Dio Faunus), che si fece però carico dei fatali gemelli fondatori di Roma, per altri una prostituta vera e propria che fece loro da balia. In un altro mito essa era la famosa lupa che li allattò sulle rive del Tevere. Ma tutti questi miti sono solo la versione patriarcale di una storia ben più antica: Larentia era in origine la Grande madre, o Madre Natura, la prostituta sacra che si accoppia con chiunque e produce di tutto, dalle piante agli animali e agli uomini. E’ in suo nome che si effettuava la prostituzione sacra, la ierodulia, e le stesse sacerdotesse, in onore della Dea selvaggia, la Dea lupa, indossavano pelli di lupo e ululavano ai viandanti. Non a caso gli antichi postriboli erano detti “lupanare”. Allo stesso modo in cui il Fauno fu gradualmente sostituito da un santo, così anche la sua controparte femminile, potente e istintiva, fu sostituita da divinità mano a mano sempre meno potenti, fino ad arrivare alla totale castrazione della componente istintiva e sessuale. Tutto questo mi ricorda il testo con cui si apre il celebra libro di Pinkola Estès, dal significativo titolo:

aquarius-girl

Donne che corrono con i lupi

“Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia.

Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento.

Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio.

Ci siamo lasciate crescere i capelli e

li abbiamo usati per nascondere i sentimenti.

Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dietro di noi,

nei nostri giorni, nelle nostre notti.

Ovunque e sempre,

l’ombra che ci trotterella dietro

va indubbiamente a quattro zampe”.

auna’s themes are fertility, nature and divination. Her symbols are all forest items. In Roman mythology, Fauna is the consort to Faunus, whom this date venerates. With Faunus, She protects the woodlands and plants that live there. While Her role in stories seems minor, Fauna’s power lives on in botanical terminology, Her name having been given to vegetation.:

http://blog.libero.it/Shopia/13356903.html

E SAN VALENTINO?

Valentino era un vescovo di terni e suo patrono dal 1644, e come tale professava la fede cristiana nell’epoca delle persecuzioni nel sacro romano impero, pagano e politeista. Accadde che non solo convertì al cristianesimo un filosofo romano di nome Cratone, ma commise anche l’errore di sposare una coppia di giovani innamorati (tale fanciulla di nome Serapia con un centurione romano non meglio identificato), andando contro l’editto di Claudio II, che aveva vietato ai suoi legionari il matrimonio con le fedeli cristiane. Per questo il vescovo fu giustiziato e in seguito fatto santo e commemorato, dal 496 d.c. nello stesso giorno in cui si teneva la festa dei lupercali. La leggenda narra che poco prima di essere giustiziato, Valentino fece un miracolo. Il 14 febbraio lasciò un bigliettino alla figlia non vedente del suo carceriere Asterio, di cui si era platonicamente innamorato, su cui era scritto “dal tuo valentino”. Ella lo lesse ritrovando la vista e da ciò sembra derivare l’usanza di scambiarsi messaggini d’amore nel giorno di San Valentino.

Deirdre and Naoise. One of the most tragic stories in Irish mythology. Like Helen of Troy, beautiful Deirdre unintentionally spawned a war between powerful men. She loved a warrior and huntsman named Naoise, who was betrayed and killed along with his faithful brothers. Forced to marry a king whom she didn't love, Deirdre threw herself from a chariot and ended her life. The lovers were buried side-by-side. Two trees grew from their graves and intertwined themselves into one.:

Sussurrato daLuli

Soulmates


0 fata libe,

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

0 sirena luna

Sussurrato daLuli

Lei è bella


Mary Ethel Hunter

E’ la vita stessa
nel suo più tenero
luccichio d’aurora.
E ‘bella per la sollecitudine
con cui accorre
dal suo bambino.
Tutte le madri hanno
questa bellezza,
questa verità questa santità.
Tutte le madri
hanno questa grazia,
una bellezza
che viene dall’amore
come il giorno viene dal sole,
come il sole viene da Dio.

 Sussurrato da Luli

Dell’Amore


0 its_time_to_awake_by_llamadorada

Quando l’ amore vi chiama seguitelo
anche se le sue vie sono ardue e ripide
e quando le sue ali vi avvolgeranno, abbandonatevi a lui
anche se la sua lama, celata fra le sue penne, vi può ferire
e quando vi parla, credetegli
anche se la sua voce può mandare in frantumi i vostri sogni
come il vento del nord devasta il vostro giardino
poiché come l’ amore vi incorona, così vi crocifigge
e come vi matura, così vi poterà
e come ascende alla vostra cima e accarezza i rami più teneri
che fremono al cospetto del Sole
così scenderà alle vostre radici, le scuoterà
dove si aggrappano con più forza alla terra
Come covoni di grano vi accoglierà in sé
vi batterà finchè non sarete spogli
vi passerà al setaccio per liberarvi della pula
vi macinerà fino all’ estrema bianchezza
vi impasterà finchè non siate cedevoli alle mani
e vi consegnerà al suo sacro fuoco
per diventare il sacro pane nei conviti dell’ Eccelso
In voi tutto questo l’ amore compirà
affinchè capiate i segreti del vostro cuore

elfi
e in quella conoscenza possiate divenire frammenti del cuore della vita
ma se avrete timore e ricercherete soltanto la pace e il piacere dell’ amore
allora sarebbe meglio che copriste la vostre nudità e oltrepassaste l’ aia dell’ amore
nel mondo senza stagioni dove potrete ridere
ma non tutto il vostro riso
e piangere, ma non tutte le vostre lacrime
L’ amore non dona che sé stesso
e nulla prende se non da sé stesso
l’ amore non possiede, né vuole essere posseduto
poichè l’ amore basta all’ amore.
Quando amate non dovreste dire “Ho Dio nel cuore”
ma piuttosto “Io sono nel cuore di Dio”
E non crediate di indirizzare il cammino dell’ amore
poiché sarà l’ amore, se vi riterrà degni, a condurvi.
L’ amore non desidera che il proprio compimento
Ma se amate e ardete di desideri, siano questi i vostri desideri:
Sciogliersi e farsi simili a un ruscello che scorre e intoni alla notte la sua melodia
conoscere la pena della troppa tenerezza
essere feriti dal vostro intendere l’ amore
e sanguinare volentieri e con gioia
svegliarsi all’ alba con cuore alato e rendere grazie per un altro giorno d’ amore
riposare nell’ ora del meriggio e meditare sull’ estasi d’ amore
rientrare a casa la sera colmi di gratitudine
e addormentarsi con una preghiera sull’amato nel cuore
e un canto di lode sulle labbra.

0elfo sdraiato

Sussurrato da Luli

Amore


Amore - William Shakespeare - Luli.11 mlm 2013 - h in che maniera posso mai cantarti

Sapendo che tu sei di me la miglior parte?

Cosa mi dà un elogio che a me stesso io faccia?

E che cos’è lodarti se non lodare me?

Proprio per questo allora dobbiamo separarci

Così che il nostro amore non sia più indivisibile

Ed io da te lontano possa infine donarti

Quello che ti è dovuto, e che tu sola meriti.

Oh assenza che tormento tu dovresti soffrire

Se l’amaro riposo non avesse il consenso

Di trascorrere il tempo nei pensieri d’amore

Che dolcemente ingannano il tempo e i pensieri.

E tu, assenza, m’insegni a fare uno di due

Lodando ora chi resta da qui tanto lontano.

Amore - William Shakespeare - Luli.11 mlm 2013 -

Sussurrato daLuli

La Regina delle Nevi


a Regina delle Nevi era una Fata bellissima. Pastori e cacciatori che s’inerpicavano lassù, sulle vette  eccelse delle Alpi, dove regnano le nevi perpetue, restavano incantati della sua tanta bellezza e avrebbero dato qualunque  cosa per poterla sposare. Davano infatti quasi sempre la vita. Perché una legge implacabile del destino impediva che la Fata potesse sposare un mortale.

La Regina delle Nevi del resto doveva aver proprio un cuore di ghiaccio: attirava presso il suo palazzo di cristallo i malcapitati, li accoglieva benevolmente, poi, sul più bello, appena essi le domandavano di sposarli, sbucavano fuori, a un suo cenno, migliaia e migliaia di folletti da tutti i crepacci delle rocce: erano tanti e tanti, che non se ne vedeva la fine e, circondando il pretendente e sospingendolo verso l’abisso,

lo facevano precipitare giù per i picchi dirupati.

Il giorno dopo qualche alpigiano ritrovava il suo cadavere sulla riva del torrente. Un giorno, questa sorte crudele toccò a un giovane ardito cacciatore di camosci, il più bel giovane che si fosse mai veduto al mondo.

Aveva visto la Regina delle Nevi in una rosata aurora di maggio e n’era restato cosi affascinato che,

tornato in pianura a casa sua, non aveva più trovato pace e non pensava che a lei. Era timido e ingenuo,

e perciò non osava ancora rivolgere alla bellissima Regina la fatale domanda di nozze: ma, da quel primo giorno che l’aveva ammirata, era tornato più volte nel regno delle nevi per aver la possibilità di rivederla ancora. Si sedeva ai piedi di lei, taciturno, e stava ore intere a contemplarla senza nemmeno muoversi.

la radura la regina delle nevi (1)

La Fata era in verità commossa di questa muta ammirazione. E siccome il giovane non domandava di sposarla, non c’era ragione di chiamare l’aiuto dei folletti. Forse anche, chi sa, senza avvedersene, la Fata gli si era affezionata.  E se non ci fosse stata la legge del destino a vietarle le nozze con un mortale, forse quello era l’unico uomo che si sarebbe adattata a sposare.

I folletti se ne erano accorti e temendo che la loro Regina potesse un giorno trasgredire la legge e attirare nel regno il castigo, di loro spontanea iniziativa, senza aver avuto alcun ordine dalla loro sovrana, anzi a sua insaputa, una volta che videro il giovane salire le balze dirupate del monte, lo attorniarono e lo spinsero nell’abisso sottostante.

Era il tramonto e le torri lucenti del gran palazzo di cristallo, dimora della Regina, erano tutte rosate per l’ultima carezza dei raggi del sole morente.

Da una finestra del palazzo, la Regina delle Nevi aveva visto ogni cosa.

Era fatale che fosse cosi, ma il cuore di ghiaccio della Regina delle Nevi si era a poco a poco mutato in un povero cuore sensibile di donna: dai suoi occhi divinamente belli scesero calde lagrime che, rotolando giù, come vive perle, sulla superficie levigata del ghiacciaio, scesero tra le rupi e li si fermarono, cambiandosi in piccole stelle d’argento.

Così nacquero gli edelweiss, che spuntano proprio sul margine dei precipizi per ricordare, agli audaci che vogliono coglierli sfidando il pericolo, l’antica storia d’amore e di morte del giovane cacciatore di camosci che amò segretamente la Regina delle Nevi e fu da lei segretamente riamato.

Leggenda svizzera

Sussurrato da Luli