Gocce Di Memoria


Curves and lines of pose. I like the though of holding something like q locket or mirror with something emerging:

Sono gocce di memoria
Queste lacrime nuove
Siamo anime in una storia
Incancellabile
Le infinte volte che
Mi verrai a cercare nelle mie stanze vuote
Inestimabile
E? inafferrabile la tua assenza che mi appartiene

Catrin Arno - To the Lighthouse:
Siamo indivisibili
Siamo uguali e fragili
E siamo già così lontani
Con il gelo nella mente
Sto correndo verso te
Siamo nella stessa sorte
Che tagliente ci cambierà
Aspettiamo solo un segno
Un destino, un’eternità

Heaven by ChristianSchloe:
E dimmi come posso fare per raggiungerti adesso
Per raggiungerti adesso, per raggiungere te
Siamo gocce di un passato
Che non può più tornare
Questo tempo ci ha tradito, è inafferabile
Racconterò di te

" Night with a View " (2015) by Christian Schloe:
Inventerò per te quello che non abbiamo
Le promesse sono infrante
Come pioggia su di noi
Le parole sono stanche, ma so che tu mi ascolterai
Aspettiamo un altro viaggio, un destino, una verità
E dimmi come posso fare per raggiungerti adesso
Per raggiungerti adesso, per raggiungere te

The door to the clouds by Christian Schloe.:

Sussurrato dafiori_7 Luli

Serenella Biancofiore e Biancospino


marluli-my copyright 2016  Biancospino:

grafica MarLuli-my 2016 (c)

Il biancospino fatato è sacro e inviolabile poiché segna i territori delle fate, soprattutto quando un cespuglio solitario cresce spontaneamente in un campo aperto. Abbattere un biancospino porta calamità e disgrazie poiché significa disonorare o non rispettare i territori delle fate che vivono vicino a noi. 

Onorando il sacro biancospino, gli abitanti del Mondo di Mezzo acquisiscono la capacità di curare e proteggere la santità di ogni aspetto della vita e, in questo modo, divengono più saggi. L’albero o il cespuglio di biancospino fatato ci ricorda la presenza delle fate che vivono nelle vicinanze. Segna i territori delle fate e il terreno circostante è benedetto dalla sua presenza. La saggezza popolare ci informa che è pura follia tagliare o danneggiare un biancospino, soprattutto se si tratta di un albero solitario che cresce in uno spazio aperto e segna il confine tra vicini, nei pressi di un pozzo sacro, di un cerchio delle fate o di una casa.  Persino la “gente di città” costruisce piccoli cortili all’interno dei complessi urbani per i biancospini solitari, temendo di incorrere nell’ira delle fate. Nessuna meraviglia che, come dice la tradizione, tagliare un biancospino sia punito con terribili sciagure e persino con la morte. Praticamente dovunque, nell’lrlanda rurale, si narra la storia di un uomo che volle ignorare il consiglio dei suoi vicini, tagliò un biancospino e morì poco tempo dopo. Un ben noto incidente, avvenuto non molto tempo fa nella contea di Antrim, viene raccontato da Jim Grant di Belfast: -Alcuni anni fa, durante la costruzione di un’immensa fabbrica, un biancospino non venne nemmeno sfiorato dagli operai. I “ragazzi” del posto abbatterono tutto il resto ma non lo toccarono ne lo disturbarono in nessun modo. La compagnia, alla fine, lo fece togliere da un inglese. L’uomo abbatte l’albero e strappò le radici con un bulldozer. La fase successiva era quella di interrare dei pilastri di cemento larghi 30 centimetri e alti 3 metri, per mettere le fondamenta. Li piantarono, ma quando tornarono la mattina dopo erano tutti spostati di un metro! … Così li dovettero sistemare di nuovo. Il mattino dopo, i pilastri erano spostati sempre di un metro ma nella direzione opposta rispetto alla prima volta! … Così fecero una riunione per scoprire di chi fosse la colpa… L’uomo più basso dell’assemblea si alzò in piedi e disse: “L’unico modo in cui potrete costruire la vostra fabbrica è rimettendo il nostro albero dove si trovava”. E gli altri ribatterono: “Come facciamo, dato che lo abbiamo tagliato?” L’uomo rispose: “Fatelo innestare”. Nessuno gli credette, all’inizio, naturalmente… Allora chiamarono uno specialista di alberi olandese. Questi innestò le radici sull’ albero. Adesso c’è un cortile in mezzo alla fabbrica con al centro un albero di biancospino. Nessuno ha più visto l’uomo delle fate ma il biancospino cresce rigoglioso. Secondo la tradizione, il biancospino fiorisce il primo maggio, indicando l’arrivo dell’estate. Sempre inclini a festeggiare, le fate lo amano non solo per le sue spine protettive ma anche per l’allegria che la bella stagione porta con sé.

Una delle storie della tradizione elfica italiana tramandata a voce da millenni. Con i sussurri è giunta a noi, ha viaggiato nel folto delle foreste, si è arrampicata attraverso i secoli.  Ed allora leggiamo insieme la storia della ninfa Biancofiore.

C’era una volta in mezzo ai campi, lungo la strada maestra, una povera casa che somigliava a quelle disegnate dai bimbi, con una porticina, due finestre e un comignolo sul tetto, cinta da una siepe di spino brulla d’inverno, arida e polverosa nella buona stagione. Un comignolo fumava sempre, perché nonna Saveria alimentava il fuoco con rami verdi, spesso umidi, raccolti qua e là per i greti dei fossati, o per le callaie. Ma fuscelli, giunchi, foglie servivano per cuocere un po’ di cibo a Serenella, la nipotina, e per riscaldare durante l’inverno. Nonna Saveria, piccola, bianca, secca, con le mani quasi trasparenti, filava sempre accanto al focherello e vendeva le matasse ad un mercante che passava per il villaggio; Serenella, bionda più d’una spiga, chiara negli occhi come la primavera, porgeva i bioccoli di lana, riponeva le matassine filate, e se ne stava lunghe ore pensosa, senza giochi e senza letizia, come se per la felicità le mancasse qualche cosa. Un giorno il comignolo non innalzò il suo pennacchio di fumo, perché nonna Saveria rimase a letto con la febbre e tosse Serenella non trovò più fuscelli nel cesto accanto al focolare, più farina nella madia, più lana da filare nel cassettone. Era inverno e fuori la terra era gemmata di brina, le piante stellate di ghiaccioli, i fossi lucenti di specchi di ghiaccio; e la nonna tossiva penosamente, senza chiedere nulla per se, trepida solo della nipotina, che doveva aver freddo e fame. Serenella si guardò intorno sgomenta, e udì una vocina sottile sottile che la chiamava; la voce veniva dal focolare e la bimba non tardò molto a scorgere la testina nera di un grillo, il quale veniva fuori da un buco con archetto e violino, per mettersi in un angolo e intonare:

This beautiful Lime Tree Flower Fairy Vintage Print by Cicely Mary Barker was printed c.1950 and is an original book plate from an early Flower Fairy book. Cicely Barker created 168 flower fairy illustrations in total for her many books.:

Serenella, Serenella!

Per le rive, per la neve,

c’è una bianca reginella

ben ravvolta in nube lieve

esci dunque, Serenella!

La bimba rimase perplessa, ma, poiché il grillo del focolare seguitava a dirle quelle parole misteriose, aspettò che la nonna si assopisse, quindi si ravvolse in un vecchio scialle e uscì pian piano, pensando: -Troverò qualche giunco e farò un focherello a nonnina. Camminò pel sentiero, trascinandosi dietro gli zoccoli, stringendosi sul petto i lembi dello scialle, cercando con gli occhi qua e là: ma le vecchie foglie erano fradice, qualche fuscello abbandonato si spezzava tra le dita, consumato dal gelo. dolcemente le trecce bionde, che uscivano al di sotto dello scialle. Mentre si curvava al ceppo d’una quercia con ostinata e fiduciosa ricerca, si sentì tirare:

 :

– Che fai, bambina?

Serenella sollevò i suoi chiari occhi primaverili e vide una giovane donna, bianca come la neve, vestita di veli, quasi trasparente sullo sfondo della campagna, come fosse composta di vapori tenui. Lo splendore argentato della visione era rotto dall’oro dei capelli, un oro pallido, diffuso, come raggio di sole attraverso le nubi invernali.

-Pochi fuscelli gelati, – disse la strana apparizione, – durerebbero poco e non toglierebbero nulla alla tua fame e a quella della tua nonna. Ascoltami ti darò molta lana, tu la filerai e porterai il lavoro compiuto a questa quercia; batterai tre colpi sul tronco, chiamando Biancofiore, io verrò fuori, prenderò le matassine e ti darò nuova lana: così tutte le settimane. In compenso troverai nella tua casa fuoco e cibo.

Serenella disse: -Sì! Sì – con un trillo di gioia, senza pensare che non aveva mai provato a reggere la conocchia e a prillare il fuso. Biancofiore le caricò le braccia di filoni di lana e sparì in uno scintillio di nebbia. La bambina trotterellò verso casa con quel peso inusitato, un po’ traballando sugli zoccoli, con le manine intirizzite, ma con il cuore traboccante di una gioia strana. Trovò sul focolare un bel fuoco crepitante su da un ceppo, tutto braci rosse e fiammole azzurre; appesa ad una catena c’era una pentola da cui si sprigionava col vapore uno squisito odor di brodo; nella madia molto pane, sul cassettone un decotto per la nonna. Serenella servì la vecchietta e prese il suo posto accanto al focolare con la conocchia erta da un lato e il fuso pendente dall’altro: com’era difficile reggere l’una e muovere l’altro! I bioccoli di lana sfuggivano, si spargevano a terra, non obbedivano alle dita della bimba, che cercava di torcerli; il fuso, poi, si ostinava a rimaner fermo, e, se roteava, faceva sbalzi improvvisi, rompendo il filo attaccato con tanta fatica. Serenella non si sgomentava: rizzava la conocchia, raccoglieva i bioccoli dispersi, torceva, prillava, riprovava, con una perseveranza che le veniva dal cuore. Finalmente, le ciocche di lana si assottigliarono in filo, e il fuso girò con ritmo abbastanza regolare. Alla fine della settimana tutta la lana era filata: un po’ grossa, con qualche nodo, a matasse non ben ravviate; ma Serenella disse a Biancofiore, presso la vecchia quercia: è la prima lana che filo; quest’altra volta farò meglio.

Poplar Flower Fairy Vintage Print c1950 Cicely by TheOldMapShop:

Biancofiore prese alcuni fili, li foggiò a forma di stella e disse: -Appendile alla siepe della tua casa. Le diede nuova lana e sparì con un barbaglio di nuvola.

Serenella camminò per i campi, tra le falde di neve che cominciavano a turbinare nell’aria, e quando fu presso la brulla siepe che circondava la sua dimora si fermò per appendere ad uno sterpo le stelline di lana di Biancofiore: ma qualcosa frullò sul suo capo; un battito d’ala e un uccello piccolo e gramo le si posò sulla spalla,

– Dammi quelle stelline! La bimba, ancora un poco spaurita dal volo improvviso, rispose:

– Non posso; devo obbedire a Biancofiore. L’uccello cinguettò dolcissimamente: -Sono Trillodoro, l’usignolo di maggio. Al cader dell’autunno avevo male ad un’aluccia e non potei volare in paesi più caldi. Abito in un buio gelido e le mie piume non bastano a ripararmi dai soffi del vento: dammi le tue stelline; voglio farmi un nido per non morir di freddo. Serenella si commosse e diede le stelle di lana all’usignolo che frullò via tra i fiocchi di neve.

 :

Così per tutta l’invernata Biancofiore, mentre consegna la lana da filare, formava stellin di filo: – Appendile alla siepe de la tua casa. Ma Serenella donava le minuscole stelle a Trillodoro, ci veniva sempre ad incontrarla al ritorno.

Un giorno, -non c’era – neve e l’aria inazzurrata sapeva di viole, – Biancofiore disse alla bimba: – Raccogli le mie stelline di lana e portale al ceppo della quercia.

Serenella s’allontanò sgomenta, affondando gli zoccoli nell’erba umida, che cresceva a ciuffi tra gli specchi d’acqua; i salici, i giacinti di penduli fiori d’oro, ondeggiarono sul suo capo come per confortarla, come per suggerirle un’idea: e questa venne perché, appena a casa, la bambina chiamò: – Grillo del focolare!

Il grillo canterino venne fuori e chiese – cosa desideri? – Biancofiore vuole le sue stelline di lana.

Il piccolo musicista intonò sul violino: –

Stelle di lana,

stelle di luna darò nel maggio,

 a notte bruna.

Serenella tornò sui suoi passi, bussò al vecchio albero e Biancofiore, vestita ora di veli glauchi e viola come l’aria di primavera, ripete timida, pavida le parole del grillo.

-Va bene: aspetterò maggio. La bimba lavorò ancora,ma si rattristava delle margheritine che costellavano i prati, i mandorli e dei meli che sfiorivano, dei melograni che rossegiavano di fiori, del sole che si faceva più vivo, delle rondini che garrivano, garrivano la gioia nei cieli, delle prime rose che si aprivano; insomma, di tutte quelle cose meravigliose che annunziano maggio.

La sera di calendimaggio, allorché la luna inondò di chiarità i campi, Serenella udì cantare nella siepe: era un canto di gioia ed ella ne capì improvvisamente le parole:

 :

grafica MarLuli-my 2016 (c)

L’usignolo Trillodoro

t’ha portato il tuo tesoro

di stelline piccoline, tutte bianche,

tutte in fiore,

per la ninfa Biancofiore.

La bambina uscì e vide che la siepe di spino era tutta fiorita di bianco, meravigliosamente; la fragranza inondava l’aria  pareva una sola cosa con il canto dell’usignolo.

– Grazie, Trillodoro! Porterò subito un fascio di biancospino a Biancofiore!

La ninfa, come avesse udito le sue parole, le apparve vestita questa volta di raggi di luna: le fece una carezza lieve sui capelli e sparì nella chiarità diffusa.

A quella carezza Serenella capì che si può essere felici in una casa con una porticina, due finestre, un comignolo sul tetto simile a quelle disegnate dai bambini, con un grillo sul focolare, una siepe di biancospino, un usignolo che canta. Capì che la felicità è fatta cose piccine nate dal cuore.

May Flower Fairy Vintage Print, c.1927 Cicely Mary Barker Book Plate Illustration:

Sussurrato daLuli

Canzone della Fata Biancospino


5

I miei germogli, l’uno all’altro unico,

e il sole lì rinfresca:

il Biancospino sarà presto vestito

come di neve bianca.

Bianca è la siepe, magica visione,

dolcissimo è il mio odore:

Primavera ed Estate fanno unione,

per me, in pieno amore.

 Tratto dal libro:  il libro completo delle fate dei fiori

5.

Sussurrato daLuli

Canto della Fata d’Inverno


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Dei cristalli di neve disegno i ricami

con soffio leggero e inchiostro incantato

poi mi cullo tra la trina dei rami

ch’è tutta di rugiada ingemmata.

Nella tana del piccolo moscardino

entro piano, in punta dei piedi…

ai suoi occhi dormienti m’avvicino

e nel suo sonno, Brivido, tu incedi!

artleo.com-58288

Sono la Fata dell’Inverno silenzioso,

canto piano, proprio sottovoce,

perché tutto il Bosco è immerso nel riposo,

e voglio cullare la Natura che tace.

A volte, però, guardando la via coperta di bianco

di questo colore che tutto veste mi stanco,

così prendo le bacche dalle foglie pungenti

e di rosso dipingo i nasi dei viandanti!

regina-delle-nevi-09

Sussurrato da Luli

Ziggy Stardust


C’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo,

gli piacerebbe venire e incontrarci,

ma pensa che potrebbe impressionarci.

C’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo,

ci ha detto di non scacciarlo,

perché lui sa che ne vale la pena.

Baby,

ucciderò un drago per te

bandirò i giganti cattivi dal paese

Ma scoprirai che nulla nel mio sogno

può farti del male

Ci ameremo semplicemente per sempre.

Buon Viaggio David ...Sussurrato da Luli

Estate …


ScreenShot032

Un’estate fa,
la storia di noi due,
era un po’ come una favola.
Ma l’estate va
e porta via con sé
anche il meglio delle favole, favole.
L’autostrada è là, ma ci dividerà.
La mia strada della vacanza,
Segnerà la tua lontananza.
Un’estate fa non c’eri che tu…
Ma l’estate somiglia a un gioco,
è stupenda ma dura poco… poco… poco… poco…
Torno a casa mia
e torni pure tu:
sono cose che succedono.
Un’estate fa
Che mi regalerà
un autunno malinconico, senza te.
L’autostrada è là, ma ci dividerà.
La mia strada della vacanza,
segnerà la tua lontananza.
Un’estate fa non c’eri che tu…
Ma l’estate somiglia a un gioco,
è stupenda ma dura poco… poco… poco… poco…
E finisce qui la storia di noi due:
due ragazzi che perdono…
Un’estate fa
la storia di noi due
era un po’ come una favola.

Sussurrato da Luli

Gioco di bimba


ome d’incanto lei s’alza di notte,
Cammina in silenzio con gli occhi ancor chiusi
Come seguisse un magico canto
E sull’altalena ritorna a sognare.

La lunga vestaglia, il volto di latte,
I raggi di luna sui folti capelli.
La statua di cera s’allunga tra i fiori
Folletti gelosi la stanno a spiare.

Dondola, dondola, il vento la spinge
Cattura le stelle per i suoi desideri.
Un’ombra furtiva si stacca dal muro:
Nel gioco di bimba si perde una donna.

Un grido al mattino in mezzo alla strada,
Un uomo di pezza invoca il suo sarto
Con voce smarrita per sempre ripete:
“Io non volevo svegliarla così!”
“Io non volevo svegliarla così!”

·:*¨¨*:·clicca sull’immagine·:*¨¨*:·

Scritto dalle Orme  Sussurrato da Luli

Canzoni delle fate


Canzone della Fata Margherita

u venite a giocare:

sono il fiore dei bambini.

Su, venite ad intrecciare,

finché il sole non scompare,

divertenti collanine.

“Buonanotte” devo dire

Fino al gioco di domani,

e i miei petali riunire,

rossi e bianchi, per dormire,

fino a che il giorno rimane.

 Canzone della Fata Campanella 

h campanelle su steli sottili,

nessun orecchio umano sente il vostro richiamo,

mie campanelle che suonate piano!

Quando umida e scura vien la sera,

il momento è arrivato del suono delicato

per balli e feste del bosco incantato.

Tintinnano nel gioco delle fate,

con musica leggera, la notte tutta intera,

finché nasce la nebbia mattiniera,

in fredde e grigie strisce,

e la magica musica svanisce. 

Scritto da Cicely Mary Barker

Sussurrato da Luli

Sono qui per l’amore


ono  qui per l’amore, per le facce curiose che fa

Per la coda alla cassa, con il saldo più o meno a metà,

per le gabbie di carta, per la chiave scordata in cantina,

per il giro del sangue e per quello del vino.

Sono qui per l’amore, per difendere quello che so

per le rampe di lancio, e lo sporco che riga gli oblò

che nel lancio ci siamo, e la torre controllo lontana,

con il bricco sul fuoco e la fiamma puttana.

Con tutto il sangue andato a male,

 e poi di colpo questo andarsi bene,

un solo sole che forse basterà.

Con tutto il sangue andato a male,

e poi di colpo questo andare insieme,

in una vita che forse basterà.

Questo andarsi bene qua …

 

Sono qui per l’amore, e per tutto il rumore che vuoi

E i brandelli di cielo che dipendono solo da noi,

per quel po’ di sollievo che ti strappano dall’ombelico,

 per gli occhiali buttati, per l’orgoglio spedito,

 con la sponda di ghiaia che alla prima alluvione va giù..

ed un nome e cognome che comunque resiste di più.

Sono qui per l’amore per riempire col secchio il tuo mare,

con la barca di carta, che non vuole affondare.

Con tutto il sangue andato a male,

 e poi di colpo questo andarsi bene, un solo sole che forse basterà.

Con tutto il sangue andato a male,

e poi di colpo questo andare insieme, in una vita che forse basterà.

Questo andarsi bene qua …

Sono qui per l’amore, per le facce curiose che fa

Per le giostre sfinite che son sempre più fuori città,

stabiliamo per sempre le corsie che ci mandano avanti,

e prendiamo le multe tutti belli e cantanti.

Liga/Luli 

·:*¨¨*:·Sono qui per l’amore·:*¨¨*:·