Sarà Estate


Margaret Tarrant

Sarà Estate – finalmente.
Signore – con ombrellini –
Signori a zonzo – con Bastoni da passeggio –
E Bambine – con Bambole –
Coloreranno il pallido paesaggio –
Come fossero uno splendente Mazzo di fiori –
Sebbene sommerso, nel Pario –
Il Villaggio giaccia – oggi –

I Lillà – curvati dai molti anni –
Si piegheranno sotto il purpureo peso –
Le Api – non disdegneranno la melodia –
Che i loro Antenati – ronzarono –

La Rosa Selvatica – diventerà rossa nella Terra palustre –
L’Aster – sulla Collina
Il suo perenne aspetto – fisserà –
E si Assicureranno le Genziane – collari di pizzo –

Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo –
Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne –
O i Preti – ripongono i Simboli –
Quando il Sacramento – è terminato –

margaret tarrant

Sussurrato da Luli fiori_7Buona Estate
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Beltane: la forza della Vita


Noc Kupaly  Slavic Celebration Summer Solstice:

Che i fuochi di Beltane danzino allegri nei vostri cuori, l’uovo di Ostara si schiude al calore dell’amore, dell’attrazione, della passione.

Con Beltane si celebra nella ruota dell’anno il ritorno della Vita, il mondo intorno a noi è un vociare di bellezza e sensualità… cosa c’è di più sensuale che sentire il formicolio dello sbocciare dei fiori sotto i nostri piedi, il richiamo d’amore degli uccelli, il sole che scalda la terra per permetterle di partorire la primavera… Ecco Beltane che ci avvolge con i suoi nastri colorati, la danza d’amore e d’eccitazione sessuale è presente ovunque, la Dea gode del nostro aprirci alla bellezza, la Dea sorride a tutte le forme d’amore.
Nel corso delle stagioni passate abbiamo “sacrificato” il Dio per vederlo rinascere al solstizio d’inverno o Yule, ora il Dio è un fuoco splendente ( significato letterare della parola Beltane) il fuoco si agita nel ventre di Madre Terra e fra danze e canti risale fino al cuore.

Beltane, witches card                                                                                                                                                                                 More:

Beltane celebra la forza della Vita, il risveglio della kundalini che non ha paura di elevarsi dal desiderio sessuale fino a riempire il cuore, la Vita nasce da sempre dall’attrazione… niente è più giusto e bello, il sesso diventa così un atto sacro, un flusso di energia celebrato dall’Unione, la terra e l’universo tutto sono racchiusi in quel momento nell’accoglienza della Dea e nel Dono di se del Dio.

Spesso Beltane è descritto come un rito orgiastico, dove tutti si accoppiano con tutto.. ebbene è così, ma in modo molto diverso da come viene normalmente immaginato. La natura stessa vive in questo periodo la sua orgia di sensi… il profumo della vita invade ogni cosa e noi allo stesso modo apriamo il cuore e facciamo l’amore con ogni cosa, godiamo nello sdraiarci fra l’erba bagnata di rugiada, godiamo del tepore del sole sul nostro corpo, godiamo della danza d’amore di tutto l’universo..

Buon Beltane anime belle, perchè godere di tutto quello che l’universo ci dona non è peccato, è invece essere pieni d’amore e gratitudine e la gratitudine crea il circolo meraviglioso del Dono.

Emanuela Pacifci

"THE MAY QUEEN" by Emily Balivet:

Beltane appartiene solamente alla tradizione celtica dell’Irlanda e della Britannia. Gli stessi celti della Gallia non conoscevano questa festa, sebbene anch’essi celebrassero riti simili con finalità simili. Tuttavia era pratica diffusa quella di accendere fuochi in questo periodo dell’anno, per purificarsi e annunciare l’arrivo della primavera. Fra i Celti e i Liguri, ad esempio, era molto importante il culto di Belenos. Dio della luce, veniva celebrato all’inizio della primavera con l’accensione di fuochi sacri. Il culto di Belenos, in Italia, era diffuso lungo tutto l’arco alpino e nelle zone centro-settentrionali. Regioni dove ancora oggi è presente la tradizione di accendere fuochi per propiziare l’inizio della primavera. In molte località montane, dalla Val Camonica fino al Trentino, è infatti ancora viva l’usanza di erigere falò sulla cima delle montagne.

Che si tratti di Beltane, del culto di Belenos o dei fuochi sacri delle comunità montane, fin dall’antichità i popoli europei hanno celebrato l’arrivo della primavera e della luce. I nostri antenati vedevano, nella nuova stagione, un motivo per purificarsi, per cambiare se stessi e la comunità in cui vivevano, per migliorarsi.

Andrea Tabacchini

Druids Trees:  "Dryad," by JessicaMDouglas, at devianART.:

Sussurrato da fiori_7Luli

La Primavera


botticelli primavera

La Primavera di Sandro Botticelli è considerato uno dei capolavori del Rinascimento italiano. Chi visita la Galleria degli Uffizi di Firenze rimane affascinato davanti a questo grande dipinto: ma il fascino del quadro è forse legato anche all’aura di mistero che circonda l’opera, il cui significato più profondo non è ancora stato completamente svelato.
Data di realizzazione: 1482 Dimensioni: 203 x 314 cm Galleria degli Uffizi, Firenze.
L’opera, forse la più nota di Sandro Botticelli, è databile intorn0 al 1482 e diverse fonti hanno confermato che il dipinto venne eseguito per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (1463-1503), cugino di secondo grado del Magnifico.

Sandro Botticelli nacque nel 1445 a Firenze in via Nuova (oggi via del Porcellana), ultimo di quattro figli maschi e crebbe in una famiglia modesta ma non povera, mantenuta dal padre, Mariano di Vanni Filipepi, che faceva il conciatore di pelli ed aveva una sua bottega nel vicino quartiere di Santo Spirito. Il fratello Antonio era un orefice di professione, per cui è molto probabile che l’artista avesse ricevuto una prima educazione presso la sua bottega. Il nomignolo pare invece che fosse stato inizialmente attribuito al fratello Giovanni, che di mestiere faceva il sensale del Monte (un funzionario pubblico) e che nella portata al catasto del 1458 veniva vochato Botticello, poi esteso a tutti i membri maschi della famiglia e dunque adottato anche dal pittore. Il suo vero e proprio apprendistato si svolse nella bottega di Filippo Lippi dal 1464 al 1467, con cui lavorò a Prato negli ultimi affreschi delle Storie di santo Stefano e san Giovanni Battista nella cappella maggiore del Duomo assieme a numerosi altri allievi. Risultarono però determinanti nel progressivo processo di maturazione del suo linguaggio pittorico anche le influenze ricevute da Antonio del Pollaiuolo e Andrea del Verrocchio, del quale potrebbe aver frequentato la bottega dopo la partenza di Filippo Lippi per Spoleto.
Botticelli scelse di esaltare la grazia, cioè l’eleganza intellettuale e la squisita rappresentazione dei sentimenti e fu per questo che le sue opere più celebri vennero caratterizzate da un marcato linearismo e da un intenso lirismo, ma soprattutto l’ideale equilibrio tra il naturalismo e l’artificiosità delle forme.
Prima di produrre quegli autentici capolavori della storia delle arti egli ebbe però modo di ampliare la sua esperienza con altri dipinti, che costituiscono il necessario passaggio intermedio tra le opere degli esordi e quelle della maturità.

La Primavera

La scena in un boschetto formato da alberi arancio e frutti; sullo sfondo di un cielo azzurro, sono disposti nove personaggi, in una composizione che ruota attorno al personaggio centrale, una donna con drappo rosso. Il suolo è composto da un prato formato da una gran varietà di specie vegetali e di fiori.
La Primavera nasconde vari livelli di lettura: uno strettamente mitologico, la cui spiegazione è ormai unanimamente condivisa; uno filosofico, legato principalmente alla filosofia dell’accademia neoplatonica; uno storico-dinastico, legato alle vicende contemporanee ed alla gratificazione del committente e della sua famiglia. Il senso complessivo dell’opera è ancora piuttosto oscuro e aperto alle più varie interpretazioni.
Secondo gli studiosi, l’opera di Boticelli si deve leggere da destra a sinistra. Seguendo questa teoria, ecco le identità dei protagonisti di questa immagine con il tema sulla primaver e secondo l’interpretazione mitologica i personaggi si trovano nel famoso giardino delle Esperidi: il primo da destra è Zefiro, vento di primavera che rapisce per amore la ninfa Clori, mettendola incinta; da questo atto la ninfa rinasce e si trasforma in Flora, ovvero la stessa primavera rappresentata come una donna coperta da un abito fiorito e che sparge a terra dei fiori.

Al centro del quadro si trova Venere, simbolo neoplatonico dell’amore più elevato, che osserva tutta la scena. Sopra di lei vola il figlio Cupido. Alla sua sinistra si trovano le tre Grazie che stanno danzando. Ancora più a sinistra si nota Mercurio, il messaggero degli dèi, raffigurato con le ali ai piedi, che col caduceo scaccia le nubi per conservare un’eterna primavera.

Il significato allegorico di questo capolavoro di Botticelli non è soltanto uno: ci sono innumerevoli letture teorizzate oggigiorno; tra le più importanti e condivise, qui riporteremo: una lettura che si riallaccia all’identità del committente, una lettura storica, ed infine, semplificheremo anche la più complessa lettura filosofica.

Per quanto riguarda l’interpretazione filosofica, il primo critico a mettere il dipinto direttamente in relazione con la cerchia di filosofici neoplatonici frequentata da Botticelli fu Aby Warburg nel 1893, che lesse la Primavera come la rappresentazione di Venere dopo la nascita, durante l’arrivo nel suo regno. Secondo Ernst Gombrich nella Primavera vi si narrerebbe come l’amore, nei suoi diversi gradi, arrivi a staccare l’uomo dal mondo terreno per volgerlo a quello spirituale: Zefiro e Clori rappresenterebbero la forza dell’amore sensuale e irrazionale, che però è fonte di vita (Flora) e, tramite la mediazione di Venere ed Cupido, si trasforma in qualcosa di più perfetto (le Grazie), per poi spiccare il volo verso le sfere celesti guidato da Mercurio.

botticelli tre gr mercurio

Secondo alcune letture dell’opera legate al committente i personaggi mitologici del dipinto sarebbero le rappresentazioni di personaggi fiorentini e delle loro virtù, come in una sfilata di carnevale. Poiché pare che l’opera sia stata inizialmente commissionata a Botticelli da Giuliano de’ Medici in occasione della nascita del figlio Giulio (futuro papa Clemente VII), avuto con Fioretta Gorini che egli avrebbe sposato in gran segreto nel 1478. Ma Giuliano morì nella congiura dei Pazzi ordita contro il fratello in quello stesso anno, un mese prima della nascita del figlio, per cui il quadro incompiuto venne “riciclato” dal cugino Pierfrancesco de’ Medici qualche tempo dopo per celebrare le sue nozze, inserendovi il suo ritratto e quello della moglie Semiramide Appiani, che si diceva essere donna dall’estrema bellezza.

In base ad altri ritratti dipinti da Botticelli, nei vari protagonisti della rappresentazione sono stai individuati vari personaggi di casa Medici: in particolare nelle tre Grazie sono state riconosciute Caterina Sforza (a destra), e Simonetta Vespucci (al centro), la fonte di ispirazione per la Nascita di Venere, che guarda sognante verso Mercurio-Giuliano de’ Medici.

Per la lettura storica, secondo Horst Bredekamp, si dovrebbe considerare il dipinto come allegoria dell’età dell’oro in epoca medicea. La presenza di Flora sarebbe pertanto un’allusione a Florentia e dunque alle antiche origini della città di Firenze. Le altre figure sarebbero città legate in vario modo a Firenze: Mercurio-Milano, Cupido (Amor)-Roma, le Tre Grazie come Pisa, Napoli e Genova, la ninfa Maya come Mantova, Venere come Venezia e Borea come Bolzano. Altri studi hanno invece ipotizzato che il dipinto sia una sorta di calendario agreste abbreviato della bella stagione: da febbraio (Zefiro) a settembre (Mercurio), nell’augurio di una primavera senza fine.

http://www.arteworld.it/primavera-botticelli-analisi/

http://www.adgblog.it/il-significato-della-primavera-di-botticelli/

che sia un Buon Inizio di Primavera per tutti voi 
sussurrato da fiori_7Luli

È arrivato il Carnevale


Illustration by Ciro Marchetti:

È arrivato il carnevale,
conquistando monti e mare.
È arrivato tutto matto,
si è mascherato anche il mio gatto.
Su di un carro maestrale ecco il re del Carnevale.
Capelli ricci, corona in testa,
tutti intorno gli fan festa,
mentre dondola la testa.
Ha la giacca a doppio petto,

schmidt-spiele-ciro-marchetti-caravane-de-cirque-puzzle-1000-pieces.52635-1.fs.jpg (1500×1065):
esce fuori il suo pancione,
assomiglia a un panettone.
I calzoni corti a righe,
le scarpe col taccone,
con un grosso medaglione.
Ma che burla è il Carnevale, su quel carro maestrale.
Tanto ricco di frittelle, mandorlati e caramelle.
Tenerelli in quantità, una valanga di bontà.
Di coriandoli e palline, tante belle mascherine.
È una grande scorpacciata di simpatica allegria,
vieni a farci compagnia.
Viva, viva il carnevale, abbandona ogni male.

manipulation-ciro-marchetti.jpg (466×700):

Sussurrato dafiori_7 Luli

Canzone della Fata Biancospino


5

I miei germogli, l’uno all’altro unico,

e il sole lì rinfresca:

il Biancospino sarà presto vestito

come di neve bianca.

Bianca è la siepe, magica visione,

dolcissimo è il mio odore:

Primavera ed Estate fanno unione,

per me, in pieno amore.

 Tratto dal libro:  il libro completo delle fate dei fiori

5.

Sussurrato daLuli

Notte Fatata


Questa magica notte stellata,

sembra fatta apposta da una fata

La una d’argento con stelle dorate,

gnomi, folletti e fatine incantate,

Stelle fatate Brillate, brillate

Entrate nei sogni di grandi e  bambini

Vi auguro una notte che sia un po’ fatata

che possa vestirvi di polvere dorata.

Una pioggia di auguri e un pensiero fatato

per un Anno più che mai fortunato!

Stelle fatate, portate la pace.


 
Buon Anno 
Sussurrato daLuli

Ed io …


0 ballerina-bosco-pioggia

E io ho il vento nel cuore,

e con la tempesta corro nei cieli carichi di pioggia;

salgo e scendo, sfreccio rapido fra le fole

che s’intrecciano in mille gorghi e spirali.

E io ho il sole nel cuore,

e con raggi sinuosi mi lascio scivolare fino a terra;

m’immergo nella calda luce

e sprofondo nel culmine del volto

sorridente dove la dolce carezza m’acquieta.

E io ho la pioggia nel cuore,

e con gli scrosci divento acqua ridente;

cado quand’essa cade e in rivoli m’addentro nei meandri oscuri,

fra le pieghe di Madre Terra.

E io ho la terra nel cuore,

profumata pelle di chicchi di roccia;

sono pietra dura e sabbia fine,

zolla fertile ed erba tenera

e con risa di frane corro lungo le montagne.

E io sono aria nel cuore,

e sono fuoco nel cuore;

sono acqua e sono terra nel cuore.

0 dea del mare delfine

(Tail na Bridé – Eryr Nemeton, tratta da il Vischio e la Quercia – Riccardo Taraglio)
Sussurrato daLuli

I cerchi delle Fate: è Estate!


00

Secondo molte leggende, le Fate danzano spesso sull’erba in queste ridde chiamate “Cerchi delle Fate”, che costituiscono un grave pericolo per l’uomo che si trovi a passare di lì. Il fascino selvaggio della musica può trascinarlo inesorabilmente verso il cerchio che, come i baci, il cibo e le bevande delle Fate, può ridurlo in schiavitù eterna nel loro mondo. Infatti una volta entrati, si è costretti a restare fino alla fine della festa (danzando e saltellando), che può sembrare che duri solo per una notte, ma in realtà dura sette anni o anche di più. Lo sventurato prigioniero può essere salvato da un amico che, tenuto da altri per la giacca, segua la musica, allunghi le mani dentro al cerchio (tenendo un piede saldamente fuori), ed afferri così il danzatore. Se, durante una passeggiata in un bosco, vi capita di vedere sull’erba un cerchio di funghi, fiori, pietroline o erba calpestata, potete stare certi che si tratta di un cerchio di fate. I cerchi più conosciuti e antichi sono formati dai funghi bianchi “Marasmius Oreades” e possono avere anche più di 600 anni. Questi cerchi si formano nei luoghi in cui gli abitanti del Piccolo Popolo si radunano a ballare, nella loro tipica danza a cerchio. Bene, una volta identificato questo luogo, dovete fare attenzione a non andarci mai di notte e nemmeno pernottare lì vicino! Potreste infatti essere svegliati e attirati dalle trascinanti melodie suonate dalle fate, che per l’occasione assumeranno le fattezze più incantevoli; per poi prendervi per mano, introdurvi nel cerchio e coinvolgervi nella loro danza sfrenata. Una volta giunta l’alba e sciolto il cerchio, a voi sembrerà che sia trascorsa qualche ora e invece è trascorso qualche anno! Il mondo attorno a voi sarà cambiato e anche voi probabilmente sarete ben invecchiati.

Quindi mi raccomando, alla larga dai cerchi delle fate, quando cala la notte!

I Cerchi Fatati vengono utilizzati in genere durante i rituali, quando c’è bisogno di incanalare una grande quantità di energia, ma possono anche essere utilizzati a scopo ricreativo, magari a discapito di qualche ignaro passante. Il Cerchio delle Fate è, nella simbologia celtica, costituito da un cerchio magico di pietre, come a Stonehenge, in cui Fate e Streghe si riunivano per adorare la Luna, simbolo planetario della Dea. Una credenza popolare sostiene che, se una persona si trova nel cerchio delle fate sotto la luna piena ed esprime un desiderio, questo si realizzerà. Per vedere le fate invece, bisogna girare nove volte intorno ad un cerchio fatato, sempre sotto la luna piena. Ma non bisogna farlo alla vigilia di Calendimaggio o ad Halloween, perché esse si offenderebbero e porterebbero il malcapitato nel paese degli elfi. Un Cerchio Fatato deve essere composto da almeno tre Fate, più una eventualmente incaricata di suonare il Flauto di Giove. Il Flauto non è indispensabile per la riuscita del Cerchio Fatato, ma è utile per invogliare le altre fate a danzare.

0 0 cerchi-di-fate

Le Fate che partecipano devono essere concentrate esclusivamente sul Cerchio Fatato, che assorbe tutta la loro energia e concentrazione: questo è uno dei motivi per cui durante il Cerchio esse non parlano. In alcuni casi è necessario utilizzare la Pietra Lunare per unire le forze ed incanalare l’energia, rendendola più forte e mirata.

Alla fine del cerchio le fate si sentiranno stanche e spossate in relazione alla forza che hanno, sia mentale che fisica. I Cerchi a scopo ricreativo, invece, a livello di sensazioni non producono nulla per chi ne sta fuori, se non una dolce e soave melodia, ossia quella che viene suonata dal Flauto di Giove. Coloro che, invece, entrano nel Cerchio saranno completamente rapiti dalla melodia, che li costringerà a ballare per tutta la durata del Cerchio o finché qualcuno, tenendo un piede ben saldo fuori dal Cerchio, non li tiri fuori. Anche se stanchi ed incapaci a reggersi in piedi, continueranno a ballare, poiché la musica è talmente coinvolgente che fa loro dimenticare ogni altra cosa. Il successo del Cerchio dipende dallo sfortunato ballerino e da quanto si riesce a coinvolgerlo. Se il ballerino è meritevole alla fine verrà premiato; in caso contrario subirà la vendetta delle Fate. L’illusione dei Cerchi Fatati non ha effetto sulle altre Fate.

La prima a venire al mondo, Asja, nacque in una notte tempestosa dalla scintilla di un abbagliante fulmine. Aveva i capelli color del fuoco e la pelle candida come latte, grandi occhi del colore delle stelle illuminavano il suo viso, ed era vestita d’un velo del colore del sole. La seconda Fata, Pervinca, venne al mondo nel momento in cui una goccia di fresca rugiada, scivolando da un petalo del bellissimo fiore che le diede il nome, entrò in contatto con il terreno. I suoi capelli erano del medesimo colore dell’oro, gli occhi due gemme azzurre che risaltavano sulla pelle chiara, e vestiva d’un sottile velo color del mare. La terza bellissima Fata, invece, era nata dall’ululìo del vento del Nord, attraversante i rami di un salice piangente: aveva il nome di Venia, e capelli color della neve le cadevano sulle spalle ed incorniciavano il viso dai delicati lineamenti, aveva gli occhi color del ghiaccio ed il suo sguardo sembrava trapassare le anime e leggere, all’interno di esse, ciò che di più nascosto vi risiedeva. Venia vestiva d’un velo dello stesso colore della sua pelle rosata, sul quale il vento formava morbide pieghe fluenti durante il volo. L’ultima Fata, Yulia, venne al mondo nell’attimo in cui il germoglio di una pianta, scavando e smuovendo il terreno riuscì a vedere la luce per la prima volta. Ella aveva i capelli del colore delle ciliegie, occhi grandi e scrutatori dello stesso verde che colora le valli immense, ed il suo esile corpo era vestito di un velo del colore della Terra. Il Fato volle che le quattro Fate s’incontrassero: si videro, si scrutarono, si riconobbero simili. Tuttavia non poterono comunicare, data la diversità delle proprie origini e il tempo assai remoto, quando ancora nessun linguaggio era comune a tutte le razze abitanti il Mondo.

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Infatti Asja esprimeva le sue sensazioni tramite la luce ed il suo cuore ardeva con il fuoco, la voce di Pervinca si confondeva con lo scroscio dei ruscelli del bosco e il suo cuore palpitava con il ritmo della pioggia battente, Venia cantava con l’ululìo del vento ed esprimeva le emozioni danzando in esso, mentre Yulia viveva con la terra e il suo cuore batteva con la vita che da esso prendeva forma. Le quattro Fate s’osservarono e provarono in tutti i modi a comunicare. Purtroppo l’una non comprendeva l’altra.

Sembrarono rassegnarsi quando, ad un tratto, una melodia si espanse tutto intorno: il vento, giunto in quel luogo con la Fata Venia, passando tra le canne di bambù produsse un dolce suono che le Fate udirono. Allora la Fata del vento sorrise, si avvicinò alle sue sorelle e le prese per mano, portandole in alto con sé. Le Fate si presero tutte per mano, disponendosi in cerchio, e al contatto tra di loro non ci fu più bisogno di parlare. Furono unite in un’unica, forte, essenza e danzarono con il vento, comunicarono tramite la vita che nasce dalla terra, i loro cuori arsero con il fuoco e batterono all’unisono al ritmo della pioggia cadente. Tramite quel cerchio, e quella dolce musica, poterono danzare e danzare ancora, sempre, ogni volta che lo volevano, e capirsi e provare ancora le ricercate emozioni, senza aver bisogno di parlare un unico linguaggio… Trascorse il tempo e con esso molte Fate vennero al mondo. Qualcuna nata dai riflessi della Luna alta in cielo, altre nate dai caldi raggi del Sole, alcune in un soffio di vento, altre nei riflessi rosati del tramonto. Man mano nascevano diverse inclinazioni, e le Fate si differenziavano tra di loro per il carattere. La quiete dell’isola di Feridia continuava cosi, giorno per giorno, in una catena di tranquillità all’apparenza indistruttibile.

Si narra di una notte tranquilla, quieta, una notte senza vento e delle Fate che, unite in uno dei loro cerchi danzavano alla luce della Luna piena, che illuminava ogni aggraziato movimento dei loro esili corpi. Sembrava una sera come tante ed invece non lo era… ad un tratto la luce lunare venne offuscata: non era una nuvola passeggera, oppure una di quelle nuvole dal colore grigio gonfie dalla pioggia, come si potrebbe pensare, bensì il Sole, che nel suo lento incedere l’oscurò completamente, proiettandovi sopra l’ombra della terra. Ben presto tutt’intorno fu buio… un buio spettrale… le Fate ruppero il cerchio e rimasero a guardare l’ultimo anello di luce di colore quasi arancio, che contornava il sole e la luna sovrapposti. Il silenzio regnava attorno a loro.Fu lì, in quell’occasione, che una nuova inclinazione comparve nell’isola di Feridia. Decine di Fate, meravigliose, bellissime, nacquero in quella stessa notte. Parevano d’aspetto come tutte le sorelle e lo erano fisicamente… ma non nel cuore. A differenza delle altre Fate, loro che in quella sera erano venute al mondo erano malvagie. Niente amore né pace nei loro cuori, solo malvagità e cattiveria.

0 ida rentoul

Ben presto queste, chiamate Fate Nere per i colori che le contraddistinguevano, dalle tonalità del grigio e dell’argento fino al nero corvino, crearono lo scompiglio tra le sorelle. La malvagità che le caratterizzava era tale da spaventare addirittura le altre Fate. Sembrava che in loro lo spirito benevolo fosse morto, che non esistesse null’altro che non fosse oscuro e tetro. Fu così che anche il male fece la sua apparizione sull’isola e con esso alcuni tetri avvenimenti. Sovente si potevano scorgere nella notte ombre fuggire, e passare veloci tra la fitta vegetazione dei boschi di Feridia, occhi di ghiaccio che parevano osservare con cattiveria le Fate spaventate. Un’oscura presenza stava tramando all’interno dell’isola, fino a quando, senza un’apparente spiegazione, accadde un giorno che una Fata morì. La sua ultima espressione era stata di terrore, così come l’avevano vista le sue sorelle un attimo prima che svanisseper sempre, i suoi occhi sbarrati nella morte avevano narrato la paura che aveva provato durante gli ultimi respiri.

Le altre Fate, sebbene terrorizzate, mai avrebbero immaginato ciò che avvenne in seguito. Molte altre persero la vita, in un ciclo ripetitivo. Con la stessa espressione, con il medesimo sguardo impaurito da qualcosa che non riusciva a scoprirsi. Sembrava una vera e propria epidemia, il numero delle Fate diminuiva fino al punto da decimarsi. Fu allora che, di comune accordo, tutte unite partirono alla ricerca della causa della terribile morìa. Cercarono di darsi coraggio a vicenda, di rimanere insieme, ma lungo il percorso d’esplorazione delle profondità dell’isola, quel “qualcosa” produsse lo stesso effetto su alcune di loro. Cominciarono ad urlare, ad agitarsi come se attorno ad esse figure mostruose aleggiassero nell’aria, fino a quando, dal terrore, morirono, ugualmente inorridite quanto le sorelle scomparse. In quel momento di terrore compresero… sull’isola una forza oscura stava impossessandosi delle loro menti, illudendole di scorgere terribili visioni.

Spaventate, si consultarono. Decisero di abbandonare il luogo della loro nascita, l’isola di Feridia, quella che mai più fu ritrovata né incontrata da nessun naviglio, narrata per lo splendore da qualche marinaio errante, le cui storie vennero considerate null’altro che leggende, per dirigersi altrove, in ogni parte del mondo conosciuto, attraversando l’oceano sconfinato e giungendo fino alle terre emerse, ed incontrando le diverse razze esistenti.

Continuarono a popolare le terre e a riempire gli animi di terrore o di bontà, della loro grazia e bellezza che mai prima d’allora era stata scorta in nessun essere vivente, e mai venne scoperta in nessun altro che non fosse della razza fatata.

0 bimbo fate stelle

Buon Solstizio d'Estate a tutti voi ... 
Auguri di Buon Compleanno Mamma ... Sussurrato da Luli

Guardiano del faro


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Sopra lo scoglio
silenziosa prende vita la luce
spruzzi di mare impazzito
schiaffeggiano l’ombra
lo sguardo si perde
la luna
attaccata ad una nuvola
sorride ma tace
il cuore nel buio
cerca la pace
osservi
scruti
ammiri
il ruggire prende forma
s’alza
s’impenna
accenna… passi di danza
s’ode

il fragore del mare

passare sull’onda
contento di naufragare

sulla sponda del mondo
più buia…
ridendo
la luce del faro …

tu accendi …

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Sussurrato da Luli

La stagione del carnevale


Pierrot & Pierrette

La stagion del carnevale

La stagion del Carnevale
tutto il Mondo fa cambiar.
Chi sta bene e chi sta male
Carnevale fa rallegrar.

Chi ha denari se li spende;
chi non ne ha ne vuol trovar;
e s’impegna, e poi si vende,
per andarsi a sollazzar.

Qua la moglie e là il marito,
ognuno va dove gli par;
ognun corre a qualche invito,
chi a giocare e chi a ballar.

Pierette

Viva i coriandoli di Carnevale

Viva i coriandoli di Carnevale,
bombe di carta che non fan male!
Van per le strade in gaia compagnia
i guerrieri dell’allegria:
si sparano in faccia risate
scacciapensieri,

si fanno prigionieri
con le stelle filanti colorate.
Non servono infermieri
perchè i feriti guariscono
con una caramella.

Guida l’assalto, a passo di tarantella,
il generale in capo Pulcinella.
Cessata la battaglia, tutti a nanna.
Sul guanciale
spicca come una medaglia
un coriandolo di Carnevale.

Pierrot And Pierrette by Sofia Chiostri

Sussurrato da Luli

Campanellino


02 fatina notte

Non si trattava proprio di una luce;

 guizzava rapidamente qua e là,

e quando si fermava per un attimo si vedeva che …

 era una piccola Fata   non più grande della vostra mano.

La piccola Fata, campanellino danza mv

che si chiamava Campanellino,

era vestita con una foglia secca dalla scollatura quadrata,

che metteva in evidenza la sua personcina graziosa …

(da Peter Pan di James Matthew Barrie)

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Sussurrato  da  Luli