Kumiho


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La kumiho (구미호 / 구 “gu” – nove; pronunciato [kumiho] e tradotto letteralmente come volpe a nove code) è una creatura che appare nelle narrazioni orali e nelle leggende della Corea, ed è simile alle alle fate europee. Secondo tali storie, una volpe che vive per cento anni (per mille secondo altri racconti) diventa una kumiho, come le controparti giapponesi e cinesi. Essa può liberamente trasformarsi, tra l’altro, anche in belle donne succubi, che seducono giovani ragazzi, per ucciderli e spesso per poi mangiare il loro fegato od il loro cuore (a seconda delle leggende). Ci sono numerose narrazioni in cui appare una kumiho, molte delle quali si possono trovare nell’enciclopedia Compendio della Letteratura Orale Coreana (한국 구비문학 대계).
Traendo la propria origine dagli antichi miti cinesi, la kumiho coreana condivide molte caratteristiche con la cinese huli jing e la giapponese kitsune. I miti relativi alle tre creature concordano che gli spiriti volpe sono il risultato di una grande longevità o di un

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accumulo di energia: in particolare, le kumiho sarebbero volpi che hanno vissuto per mille anni e che hanno il potere di cambiare aspetto, presentandosi di solito sotto le spoglie di una donna. Tuttavia, mentre le huli jing e le kitsune sono rappresentate come buone o cattive a seconda dei casi, le kumiho sono quasi sempre trattate come figure negative che si cibano di carne umana. Non è chiaro in quale periodo i coreani abbiano iniziato a vedere le kumiho solo come delle creature maligne, poiché molti testi antichi menzionano kumiho benevole che assistono gli umani, e umani malvagi che spesso ingannano volpi gentili ma ingenue. Più tardi, la letteratura dipinge le kumiho come delle creature assetate di sangue, per metà umane e per metà volpi, che di notte vagano per i cimiteri, profanando le tombe per estrarre i cuori dai cadaveri. La favola La sorella volpe narra di uno spirito volpe che preda una famiglia per mangiarne i fegati.

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La maggior parte delle leggende raccontano che, anche se la kumiho è in grado di cambiare aspetto, mantiene sempre qualche caratteristica volpina (per esempio, i tratti del viso, oppure le orecchie o le nove code). In La trasformazione della kumiho (구미호의 변신), una kumiho si trasforma in modo da essere identica alla sposa di un matrimonio e viene scoperta solo quando le vengono tolti i vestiti. Bakh Mun-su e la kumiho (박문수와 구미호) narra di un incontro tra Bakh Mun-su e una ragazza dall’aspetto volpino che vive da sola nel bosco. In La fanciulla che scoprì una kumiho attraverso un poema cinese (한시로 구미호를 알아낸 처녀), la kumiho viene scoperta quando un cane da caccia ne avverte l’odore della volpe e attacca. Nonostante l’abilità di cambiare forma, la vera identità di una kumiho è gelosamente custodita dalla creatura stessa.
Come i licantropi o i vampiri della tradizione occidentale, il mito varia in base alle libertà che ogni storia si prende dalla leggenda.

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Alcuni racconti dicono che, se la kumiho evita di uccidere e mangiare gli umani per mille giorni, può diventare umana. Altri, come il drama Gumiho: Yeowoonuidyun, narrano che è necessario che l’umano che abbia scoperto la vera identità della kumiho la tenga segreta per dieci anni. In un altro drama, Chunbunjjae namja, la volpe può diventare un essere umano se riesce a mangiare mille fegati in mille anni, pena la trasformazione in bolle; in Guga-ui seo, deve evitare di uccidere, mostrare la sua vera identità e aiutare le persone per cento giorni, dopodiché diventerà umana: in caso contrario, si trasformerà in un demone millenario. Una versione della mitologia stabilisce che, se dotata di abbastanza forza di volontà, una kumiho può trascendere il suo stato mostruoso e diventare permanentemente umana, perdendo le sue connotazioni malvagie. Le spiegazioni su come riuscirci variano, ma includono azioni come evitare di uccidere o mangiare carne per mille giorni, o ottenere un chintamani e fare in modo che la loro Yeouiju (여의주, “sfera della volpe”) veda la Luna piena ogni mese durante la prova. Per possedendo la Yeouiju come i draghi coreani, le kumiho non sono onnipotenti o in grado di creare, poiché ritenute creature inferiori rispetto a loro.

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Beltane: la forza della Vita


Noc Kupaly  Slavic Celebration Summer Solstice:

Che i fuochi di Beltane danzino allegri nei vostri cuori, l’uovo di Ostara si schiude al calore dell’amore, dell’attrazione, della passione.

Con Beltane si celebra nella ruota dell’anno il ritorno della Vita, il mondo intorno a noi è un vociare di bellezza e sensualità… cosa c’è di più sensuale che sentire il formicolio dello sbocciare dei fiori sotto i nostri piedi, il richiamo d’amore degli uccelli, il sole che scalda la terra per permetterle di partorire la primavera… Ecco Beltane che ci avvolge con i suoi nastri colorati, la danza d’amore e d’eccitazione sessuale è presente ovunque, la Dea gode del nostro aprirci alla bellezza, la Dea sorride a tutte le forme d’amore.
Nel corso delle stagioni passate abbiamo “sacrificato” il Dio per vederlo rinascere al solstizio d’inverno o Yule, ora il Dio è un fuoco splendente ( significato letterare della parola Beltane) il fuoco si agita nel ventre di Madre Terra e fra danze e canti risale fino al cuore.

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Beltane celebra la forza della Vita, il risveglio della kundalini che non ha paura di elevarsi dal desiderio sessuale fino a riempire il cuore, la Vita nasce da sempre dall’attrazione… niente è più giusto e bello, il sesso diventa così un atto sacro, un flusso di energia celebrato dall’Unione, la terra e l’universo tutto sono racchiusi in quel momento nell’accoglienza della Dea e nel Dono di se del Dio.

Spesso Beltane è descritto come un rito orgiastico, dove tutti si accoppiano con tutto.. ebbene è così, ma in modo molto diverso da come viene normalmente immaginato. La natura stessa vive in questo periodo la sua orgia di sensi… il profumo della vita invade ogni cosa e noi allo stesso modo apriamo il cuore e facciamo l’amore con ogni cosa, godiamo nello sdraiarci fra l’erba bagnata di rugiada, godiamo del tepore del sole sul nostro corpo, godiamo della danza d’amore di tutto l’universo..

Buon Beltane anime belle, perchè godere di tutto quello che l’universo ci dona non è peccato, è invece essere pieni d’amore e gratitudine e la gratitudine crea il circolo meraviglioso del Dono.

Emanuela Pacifci

"THE MAY QUEEN" by Emily Balivet:

Beltane appartiene solamente alla tradizione celtica dell’Irlanda e della Britannia. Gli stessi celti della Gallia non conoscevano questa festa, sebbene anch’essi celebrassero riti simili con finalità simili. Tuttavia era pratica diffusa quella di accendere fuochi in questo periodo dell’anno, per purificarsi e annunciare l’arrivo della primavera. Fra i Celti e i Liguri, ad esempio, era molto importante il culto di Belenos. Dio della luce, veniva celebrato all’inizio della primavera con l’accensione di fuochi sacri. Il culto di Belenos, in Italia, era diffuso lungo tutto l’arco alpino e nelle zone centro-settentrionali. Regioni dove ancora oggi è presente la tradizione di accendere fuochi per propiziare l’inizio della primavera. In molte località montane, dalla Val Camonica fino al Trentino, è infatti ancora viva l’usanza di erigere falò sulla cima delle montagne.

Che si tratti di Beltane, del culto di Belenos o dei fuochi sacri delle comunità montane, fin dall’antichità i popoli europei hanno celebrato l’arrivo della primavera e della luce. I nostri antenati vedevano, nella nuova stagione, un motivo per purificarsi, per cambiare se stessi e la comunità in cui vivevano, per migliorarsi.

Andrea Tabacchini

Druids Trees:  "Dryad," by JessicaMDouglas, at devianART.:

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i tre giorni della Merla


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Racconta la leggenda che un tempo i merli erano tutti bianchi: così comincia la leggenda della Merla che, nelle sue varie versioni, segnala uno dei dì d’la marca, dei giorni di marca, giorni indicanti alla comunità rurale la posizione all’interno della Ruota dell’Anno.
Particolarmente diffusa nella Pianura Padana, lungo il Po, la leggenda del merlo appare anche in una citazione dantesca sempre in riferimento alla morale della leggenda che vede l’uccello ingannato dal clima rigido di gennaio.
I giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio: il 29, il 30 e il 31 (benché per alcuni siano il 30 e 31 gennaio e il 1° febbraio).
Sono considerati i giorni più freddi dell’inverno, ma nell’eventualità che non fossero proprio freddi indicherebbero in quest’occasione che la Primavera arriverà tardi.
In questo senso ricordano molto l’uso della fase della luna e l’uscita dell’orso dalla tana come metodi per prevedere il clima: previsione che va fatta pochi giorni dopo ai Giorni della Merla, ovvero alla Candelora.
Sono numerose le leggende aventi per protagonisti i giorni della Merla e, nonostante le loro varianti, i protagonisti sono sempre i merli, a volte intesi come uccelli, a volte come nomi propri di due sposi.

Company Of A Blackbird by Amanda Clark:

LE LEGGENDE

IL MERLO BEFFATO
Durante un qualsiasi mese di Gennaio, quando ancora durava 28 giorni, un Merlo sopravvisse al rigido freddo invernale e giungendo indenne alla fine del mese pensò di aver superato le asperità di Gennaio: così uscì baldanzoso dal nido cantando: “Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno!”.
Gennaio si risentì talmente tanto, permaloso com’era, che si allungò prendendo in prestito tre giorni a Febbraio e scatenando bufere di neve.
Il Merlo si rifugiò allora in un camino dove restò al riparo per quei tre giorni. Quando ne uscì era nero nero e così rimasero tutti i merli e le merle del mondo.

LA BIANCA MERLA
Ai tempi in cui Gennaio aveva 28 giorni ed i merli erano bianchi, una Merla coi suoi piccoli veniva continuamente strapazzata dal freddo che il mese sadicamente le mandava addosso ogni volta che lei tentava di uscire dal nido per procacciarsi del cibo. Stanca di questo trattamento un inverno la Merla fece sufficienti provviste per giungere alla fine del mese. Proprio in quell’ultimo giorno, pensando di aver ingannato il gelo l’uccello uscì dal suo nido a cantar vittoria.
Gennaio permaloso per vendicarsi prese in prestito tre giorni a Febbraio e sferzò gelo e neve tanto che la Merla ed i suoi piccoli per salvarsi dovettero rifugiarsi in un caldo comignolo. Quando ne uscirono erano neri di fuliggine, ma per la gratitudine di essere salvi rimasero neri per ogni generazione futura.

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Una coppia di merli soffrivano la fame a causa del freddo Gennaio, il maschio vedendo la sua compagna giunta allo stremo delle forze decise di uscirre dal nido in cerca di cibo.
La ricerca nel freddo del mese fu così dura che tornò dopo tre giorni ma la Merla, per stare al caldo, si era rifugiata nella canna di un camino. Quando il merlo la incontrò vide solo un uccello nero nero e non la riconobbe: così ripartì per cercarla. Lei morì di fame e di stenti.

MERLO E MERLA: GIOVANI SPOSI
Merlo e Merla sono due giovani sposi che, sposandosi come di tradizione nel paese della sposa che si trovava oltre il Po, sono costretti ad attraversare il fiume per giungere di ritorno nella loro casa.
Dopo aver atteso ben tre giorni dai parenti in attesa che le condizioni climatiche migliorassero e visto che non vi era nessun cenno di miglioramento, decisero di attraversare a piedi il fiume che, dato il gran freddo, era ghiacciato.
Purtroppo Merlo nell’attraversamento del fiume, morì poiché la lastra di ghiaccio non resse il suo peso. Merla pianse così tanto di dolore che il suo lamento si sente ancora oggi lungo le acque del Po nelle notti di fine Gennaio.
Ancora oggi, in ricordo di questo triste episodio, le giovani in età da marito si recano sulle rive del fiume nei tre giorni della Merla per ballare e cantare una canzone propiziatoria il cui ritornello dice: «E di sera e di mattina la sua Merla poverina piange il Merlo e piangerà».

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MERLO E MERLA AL BALLO
Merlo e Merla erano due giovani allegri che amavano andare a ballare nelle serate invernali. In una di queste, per guadagnare tempo, decisero di attraversare il fiume. Ma la lastra di ghiaccio che ricopriva il Po non resse il loro peso e si ruppe.
Caddero così nelle acque gelide dove perirono. Unica testimone della loro morte fu una merla che per tre giorni, gli ultimi di gennaio, cinguettò sui passanti per chiedere aiuto.
Al terzo giorno il sole sciolse il ghiaccio ed il fiume restituì i cadaveri dei due ragazzi e sul quel luogo sbocciarono splendidi fiori.

MERLA: LA FANCIULLA SBADATA
Merla era una fanciulla bella e semplice ma con la passione della danza. Così nelle lunghe notti d’inverno adorava andare a ballare nelle cascine dove si suonava per passare la lunga stagione invernale.
Una di queste sere per recarsi ad un ballo, Merla attraversò di corsa una lastra di ghiaccio che copriva il Po. Il ghiaccio non resse il peso e la giovane fanciulla cadde nell’acqua scomparendo.
I suoi amici la cercarono per tre giorni, gli ultimi di Gennaio, senza mai più trovarla.

IL DUCA DI GONZAGA O NAPOLEONE?
Uno dei duchi Gonzaga (ma che in alcune versioni è Napoleone) doveva attraversare il Po.
Volendo fare un riposino avvertì il suo servo, alla guida del carro, di avvisarlo quando sarebbero giunti al fiume.
Il servo, arrivato sulle sponde del Po, vide che il freddo intenso degli ultimi giorni ne aveva ghiacciato le acque. Pensando di fare cosa gradita al duca incitò la sua cavalla, chiamata la Merla, a passare col carro sulla lastra ghiacciata.
Siccome la traversata sul ghiaccio sarebbe stata agevole, non ritenne necessario svegliare il suo padrone.
Quando il Gonzaga si svegliò il servo gli disse trionfante che “la Mèrla l’ha passà al Po” (La Merla ha passato il Po).
Il duca montò su tutte le furie perché il servo non aveva obbedito ai suoi ordini e arrivato a destinazione lo fece impiccare.

This is Sooooooo Amazing!!!! Not quite "Corvid", but.....they are "black birds".  from Swedish Printmakers:

Come si può notare il mito è andato a modificarsi lungo il tempo e potremmo ben sostenere che la versione più antica sia la prima, quella del merlo che sbeffeggia Gennaio, visto che è riportata da Dante nel Purgatorio (vedi citazione iniziale).

In effetti nel calendario romano il mese di Gennaio aveva veramente solo 28 o 29 giorni (a seconda dei ritocchi) sin dai tempi di Numa Pompilio e della sua riforma del 713 a. C. quando il calendario a Roma divenne da lunare a luni-solare (e furono inseriti i mesi di Gennaio e Febbraio).
Fu poi nel 46 a. C. che Gennaio prese “in prestito” i tre giorni a Febbraio, grazie all’introduzione del calendario giuliano che rendeva il computo dei giorni decisamente e definitivamente solare.
Questa indicazione ci fa notare come il mito fiabesco continui a tramandare un passaggio, culturalmente molto significativo, che ha segnato il cambiamento tra due culture: una lunare (e matrilineare o matrifocale del tardo Paleolitico – Neolitico) e l’altra solare (patrilineare e patriarcale).

Un secondo indizio che scaturisce dalla storia ci porta alla morale: nel linguaggio popolare dare del merlo a qualcuno significa considerarlo uno sprovveduto e un sempliciotto, tanto ingenuo da cantar vittoria prima del tempo.
Po
Ma la fiaba del Merlo o della Merla pare essere strettamente legata alla cultura contadina del Po: ragazze o ragazzi che, ingenui come merli, perdono la vita nel loro tentativo di attraversare il fiume ghiacciato.

Le fiabe, così come i miti, servivano a tramandare oralmente il sapere del popolo, sapere strettamente legato al luogo nel quale la comunità viveva.
Purtroppo la gente del Po è sparita, divorata dall’industrializzazione dell’ultimo mezzo secolo, ed il fiume ha perso così le sue fate e gli spiriti di splendide fanciulle che, come narravano gli anziani, ne custodivano le acque.

Perdere la vita sul fiume non era un evento insolito: i fiori che germogliano accanto alle vittime, anche se solo in senso simbolico, rimangono ad indicare quella continuità, quella catena Vita – Morte – Vita che tutte le culture tradizionali hanno sempre considerato la chiave di lettura fondamentale per interpretare il senso dell’esistenza.

Della cultura rurale e dello storico passato non rimane che il ricordo di un detto che perde di significato a meno che non decidiamo di guardar fuori dalle nostre finestre e scoprire se la Merla canta, se la giornata è scura e se il Po è gelato.
Di sicuro rimane il beffardo Gennaio che, a tutt’oggi, non ha ancora restituito quei tre giorni!

©2009 Testo e ricerca di Micaela Balice per www.strie.it

Surreal Flock of Corvidae and the Vivid Scarlett Fox!! "Red Fox and Black Birds" Painting by Chris O'Leary:

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Le 12 notti di Perchta


the snow queen:

Con la Notte tra il 24 ed il 25 di Dicembre, tradizionalmente chiamata Modranicht “La notte delle Madri”, è iniziato il periodo conosciuto come le dodici notti o le dodici notti della Perchta, periodo che va dal Natale all’epifania.
Perchta è  un’ antichissima Dea della tradizione alpina, rimasta vivissima ancora oggi nel folklore di tutta Italia (e non solo) come la Befana.
Il suo nome  (anche nelle varianti di Bertha, Berchta, Frau Percht, Frau Holt, Holla) significa  “la Splendente” ed è Signora e Guardiana degli Animali e di tutta la natura.Particolarmente cara le è l’oca. Talvolta è la sua cavalcatura mentre vola nei cieli la notte. Peraltro è la stessa Dea ad assumere la forma di questo animale e, tornando umana, conserva dell’oca i piedi palmati.

Può apparire vecchia o giovane, come le piace. Talvolta è bianca come la neve e luminosa come il ghiaccio, talaltra è vecchia, scura e grinzosa.
Si racconta che quando scende la neve, è la Perchta che sprimaccia il suo cuscino o forse lava il suo lenzuolo o il suo mantello.
Il suo culto è legato al ritorno della luce. Infatti dal Solstizio invernale in poi le giornate iniziano ad allungarsi sempre di più, dapprima impercettibilmente poi in modo sempre più visibile.

snow children house lights:

Come abbiamo detto Suoi sono i dodici giorni che vanno dal Natale all’epifania, tradizionalmente chiamati proprio i dodici giorni della Perchta.
In questi giorni la Dea percorre la terra guidando il suo corteo di creature numinose ed animali selvatici, cantando ed ululando nel vento fino all’epifania, giorno in cui la Dea sparge i suoi doni di luce su tutta la Terra aprendo le porte al risveglio che sarà.

Per onorarla si cuocevano per lei torte di latte o panini a forma di treccia che si lasciavano poi come offerta nei boschi.
Particolare cura ed attenzione la Dea presta alle filatrici. Passa di casa in casa a controllare che tutto sia in ordine. Se lo è regala lino e lana speciali alle sue protette. Se non lo è ingarbuglia il filo offrendo nuove prove ed opportunità di trasformazione.
Perchta ci insegna e ci esorta a tenere ordine nella nostra vita, a prestare attenzione a ciò che abbiamo filato e continuiamo a filare ma altresì ci insegna che, quando è necessario sbrogliare il filo e tessere nuovamente questa non è una punizione ma solo una sfida che ci aprirà a nuove consapevolezze. Lei ci porrà sempre davanti alle sue prove perché è tramite esse che possiamo crescere e farci  sempre più splendenti, come la bella e selvaggia Dea alpina.

The Snow Queen by P.J. Lynch:

http://www.ynis-afallach-tuath.com/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=396

http://ondadanzante.blogspot.it/2016/01/i-giorni-della-bertcha.html

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Un tempo Halloween si festeggiava in Italia


The Autumn Witch by MADmoiselleMeli.deviantart.com on @deviantART. wicca. witchcraft. magic. Halloween. Samhain.:
Una delle critiche che spesso vengono mosse nei confronti di Halloween afferma che si tratterebbe di una “festa americana, lontana dalla nostra cultura” e che quindi non va festeggiata perché non è roba nostra, un po’ come il Thanksgiving statunitense o il Diwali indiano.
Naturalmente non è affatto così, anzi! Halloween in Italia c’è sempre stata, solo che ce ne siamo dimenticati in seguito ad alcuni fatti storico-sociali.

 

Ma facciamo un passo indietro.

Halloween deriva dalla frase “All Hallows Eve” che tradotta significa “Notte di tutti gli spiriti sacri”, dove spiriti sacri indicava i defunti e più in generale gli spiriti ultraterreni che popolavano le leggende, e non i santi cattolici come spesso sentiamo dire. Seppur trattandosi di un termine tardo nato in epoca cristiana[1], esso faceva riferimento alla notte in cui anticamente i Celti celebravano i propri antenati, ovvero normali persone defunte e passate, per così dire, “al di là” della vita terrena. La comunione con l’idea cristiana arrivò molto lentamente fino a prenderne il posto che occupa oggi, ma per molto tempo Halloween è stata – e in molti luoghi ancora è – la festa cristiana del mondo anglosassone.

Halloween, come ormai tutti dovrebbero sapere, proviene dall’antica festa irlandese chiamata Samhain (da sam fuin = fine dell’estate), una ricorrenza stagionale che segnava l’arrivo dell’inverno e la transumanza del bestiame. Samhain segnava dunque il capodanno celtico e l’arrivo dell’inverno – ovvero della stagione morta – che, per associazione di idee, si trasformò in un momento in cui ricordare i propri cari passati a miglior vita.

Pumpkins Cat:

Tra gli antichi Romani c’erano diverse feste dedicate alla commemorazione funebre disseminate durante l’anno, ma naturalmente in autunno si concentravano per numero e per concetto spirituale. Il 5 e il 6 ottobre si celebrava il Mundus Patet e il Dies Ater. Il primo contemplava l’apertura di una fossa nella terra che metteva in comunicazione con il mondo dei morti. La seconda era semplicemente un giorno dedicato ai Manes, le anime dei defunti, che in alcuni casi venivano identificati con le divinità dell’Oltretomba. Invece alla fine di ottobre, più precisamente il 29, si onorava Vertumno, dio del mutamento stagionale e associato alla maturazione dei frutti autunnali in virtù del suo legame ierogamico con Pomona, dea dei frutti celebrata tra settembre e ottobre in occasione del raccolto degli ulivi. Ed è quest’ultimo evento che andò a fondersi con il Samhain celtico, infatti nel corso dei secoli gli scambi commerciali e culturali con i Celti favorirono la fusione di queste festività.

Le tradizioni funebri, come tutte le tradizioni pagane antiche, non persero mai appeal sulla popolazione che anno dopo anno le onorava con la stessa devozione di sempre. La Chiesa, che aveva tollerato per secoli queste manifestazioni, a un certo punto decise di prendere provvedimenti e nell’anno 738, Papa Gregorio III fece appositamente spostare festa dei Santi dal 13 maggio al 1° novembre per sovrapporla a quella pagana. Tuttavia i rituali, i travestimenti, i falò, i lumini e le offerte di cibo continuarono per molto tempo, poiché la popolazione era legata ad essi da secoli e non aveva alcuna intenzione di rinunciarvi. Fu così che nel X secolo la Chiesa aggiunse anche la “Festa dei Morti” al 2 novembre: una festa dedicata ai morti terreni che in qualche modo andava a giustificare e tollerare gli antichi rituali pagani ancora in auge.

Halloween witch by Jurithedreamer:

partire dal 1600, grazie al colonialismo britannico, la festa di Samhain/Halloween fu esportata nel “Nuovo Mondo” e in quell’ambiente, così lontano dall’Europa e dalla Chiesa, si evolse per proprio conto. I coloni però non trovarono le rape che erano soliti intagliare per porvi il lumino al loro interno, così utilizzarono le zucche che invece abbondavano in Nord America

E così arriviamo ai primi decenni del ‘900, quando in molte parti d’Italia i festeggiamenti a cavallo tra il 31 ottobre e il 2 novembre ricalcavano ancora fedelmente gli antichi usi pagani: zucche intagliate, bambini travestiti che andavano a chiedere i dolcetti porta a porta, le anime dei morti che portavano doni ai più piccini e via dicendo. Insomma non era cambiato nulla.

Solo una cosa era cambiata: il nome. A causa della frammentarietà regionale che da sempre caratterizza l’Italia, ogni regione chiamava Halloween in maniera diversa. Ancora oggi troviamo Is Animeddas e Su Mortu Mortu in Sardegna e la Notte delle Lumere (le zucche con il lumino) in Sicilia e in Lombardia. Anche la comunione con i defunti attraverso l’offerta di cibo non è cambiata così abbiamo le Ossa dei Morti e il Pane dei Morti in Umbria, Marche, Lombardia e Veneto; in Piemonte si aggiunge un posto a tavola per gli spiriti; in Liguria i bimbi ricevono un dolcetto chiamato il Ben dei Morti; in alcuni paesini della Calabria si imbandisce un piccolo banchetto accanto alle tombe dei defunti, proprio come facevano gli Etruschi. A Manfredonia qualcuno ancora appende al muro la cosiddetta “Calza dei Morti” che nella notte tra il 1° e il 2 novembre viene riempita di dolci per i più piccoli.

In alcune regioni i nonni raccontano che da bambini si travestivano da fantasmi per spaventare i passanti e intagliavano le zucche con facce mostruose.

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Mio padre si ricorda che, da bambino, quando viveva in Brianza, era in uso intagliare delle zucche arancioni per inserirvi delle candele accese sul fondo, da portare in giro di notte per spaventare i passanti. Queste zucche si chiamavano “Lumere”.
Lui, con i suoi amici, si appostava di notte, accanto al cimitero per spaventare le vecchiette. Poi andavano di casa in casa a chiedere del cibo come noci, nocciole, castagne e in cambio assicuravano di non procurare nessuno scherzo: in caso contrario, lasciavamo un sacchetto di carta pieno di letame. Era anche usanza lasciare sul davanzale delle finestre, una ciotola di latte, un bicchiere di vino rosso e del cibo (solitamente castagne), per le Anime dei propri cari. Il dolce tipico di questo periodo conosciutissimo in Lombardia è il “pan dei morti”, o più comunemente conosciuto come «òss di mòrt».
” – Testimonianza di Elena Paredi, nostra lettrice.

In tutte le regioni c’era una tradizione pagana locale, ma alcune sono andate irrimediabilmente perdute ed è un vero peccato che molti Italiani si lamentino di Halloween parlandone in toni sprezzanti come se i loro nonni non l’avessero mai festeggiata. Se con i film degli anni ’80 la nostra ingenuità ci ha portato a pensare che Halloween fosse una festa tutta americana, oggi sappiamo bene che le cose stanno diversamente, eppure alcuni gridano al pericolo culturale come se solo adesso ci trovassimo di fronte a una vera e propria invasione americana… e tuttavia fanno finta di non ricordarsene ogni volta che entrano da McDonald. Altri suggeriscono di non festeggiare Halloween perché abbiamo le “nostre tradizioni”, che – a detta loro – sono italiane a differenza di Halloween. Ciò nondimeno continuano a festeggiare il Natale addobbando l’albero, facendo regali e comprando il vischio: antichi rituali anch’essi pagani.

E’ chiaro che la confusione regna sovrana e purtroppo la rete non ha affatto giovato al chiarimento della questione, anzi, se possibile l’ha persino peggiorata. Nella foto qui accanto leggiamo “Halloween? Meglio Mortu Mortu! E’ Sardo! Fate a meno di imitare ciò che è straniero”[2] il che è assurdo se pensiamo che la rapa/zucca intagliata è un’eredità irlandese! Quella frase la dice lunga sul livello di travisamento storico che la festa di Halloween ha subito. Ci chiediamo se tutto questo sia dovuto al semplice fatto che il termine Halloween sia inglese e che se ai tempi avesse trovato una traduzione univoca comune a tutte le regioni, oggi non staremo qui a dover fare lezioni di storia a un popolo che ha dimenticato le proprie radici.

Fatto sta che in qualche punto della storia, più o meno a partire dal boom economico in poi, le nostre tradizioni popolari (non solo quelle relative ad Halloween) hanno subito l’oblio degli Italiani che dalla vita agricola sono passati in blocco a quella cittadina, dove i preziosi rituali legati alla terra non facevano più parte del vivere quotidiano; e così anche le affascinanti usanze vecchie di millenni sono state inesorabilmente dimenticate in virtù di Levi’s, Topolino, Coca Cola e altri costumi tutt’altro che italiani.

Alla luce di quanto detto sinora vorremmo concludere con un pensiero rivolto a chi oggi sostiene che dobbiamo tornare alle origini. Ebbene il termine “origine” deriva dal latino “or” ovvero nasco e la nascita di qualunque cosa prevede la combinazione di due parti procreatrici. Nel caso di Halloween sono stati tanti i genitori che hanno contribuito alla sua venuta al mondo e uno di questi genitori ha orgogliosi geni italiani. Pensateci la prossima volta che addentate un hamburger sorseggiando una Coca.

Witch Astrid by LiaSelina.deviantart.com on @deviantART:

NOTE

1 – Sulla presunta “epoca Cristiana” ci sarebbe parecchio da dire perché in realtà la cristianizzazione che ci insegnano a scuola fu per molti secoli solo sulla carta. Nel MedioEvo gli unici cristiani erano i nobili e i ricchi che avevano adottato la “nuova religione” in virtù degli accordi politici con la Chiesa. La maggior parte della popolazione rimaneva aggrappata all’antica religione pagana perché più vicina alla vita quotidiana, meno astratta e sicuramente più legata ai cicli stagionali su cui si basava il lavoro agricolo. Per molto tempo la gente attraversò un periodo di sincretismo in cui i santi cattolici si mescolavano agli dei precristiani. A conti fatti l’Europa cominciò a convertirsi davvero al Cristianesimo solo quando iniziò l’Inquisizione con i relativi roghi.
2 – Il termine istroccher significa “prendere in giro” nell’accezione di “fare il verso” perciò, in questo caso, vuol dire scimmiottare, ovvero imitare. La parola istranzu si traduce con “ospite” che in questo caso è riferito allo straniero.

Fonti sulle tradizioni italiane:
Sicilyland.it
Statoquotidiano.it
Sardegnaremix.com

Janaantica.wordpress.com

Facebook.com/CuoreDiStrega

http://www.levereoriginidihalloween.it/p/halloween-e-anche-italiana.html

Ringraziamenti: Grazie a Sabrina Ghisu per la traduzione dal sardo all’italiano.  Grazie a Elena Ailinn Paredi per la testimonianza diretta di suo padre.

Pretty witch:

Sussurrato da  Luli

La Natura si prepara all’Inverno


Celtic Fae - by James Browne:

Cammina, insieme ai tuoi più intimi e gelosi pensieri,sul sentiero immerso nel bosco infuocato dei toni screziati del porpora, dell’ocra e dell’oro … E il giorno muore, ridisegnando l’orizzonte nei caldi colori screziati.
Il sentiero regala al viandante intimi ricordi profumati di fragranze umide e muschiose.
Una nebbia soffice ed avvolgente si alza pigra dalla terra odorosa e ruba i contorni agli alberi, al sentiero, alle foglie ed al loro rumore campagnolo e rassicurante, sotto la suola delle scarpe. E’ autunno. Il ciclo si è quasi chiuso, la natura si prepara alle brume invernali. E’ il momento preferito per fate ed elfi. Al tramonto leggeri vagano lungo i sentieri dei boschi. Raccolgono la rugiada ed accarezzano i funghi che a cerchi disegnano porte verso i mondi.
Al di là dello sguardo ti catturano le bacche rosse del Sambuco, saggio re dei boschi.Le bacche che cadono a terra sono macchie rosse per vestiti di fate…
E’ la festa in cui maturano i frutti, viene raccolta l’uva e le radici, i funghi, i frutti di bosco … il Signore Pan e la Signora, la grande Regina, sono invocati per averne la benedizione, affinché la bella stagione sia rigogliosa, così come la vita che scorre insieme ad essa.  Ancora una volta la notte e il giorno sono uguali. É il primo giorno d’autunno, il 21 settembre. La notte ed il giorno sono uguali, in perfetto equilibrio.
Il velo tra i mondi è sottile…

Forest of Green 8.5x11 Signed Print Illustration by brownieman, $5.00:

Il ciclo si è quasi chiuso, la natura si prepara alle brume invernali.
Il seme sepolto nel terreno ( a Mabon e Samhain ) muore e da esso nasce la nuova pianta ( a Yule ), che percorrerà tutto il suo cammino ( a Imbolc, Eostara, Beltaine sino al Solstizio d’Estate ), e maturerà ( a Lughsanad ) per poi di nuovo generare un nuovo seme che cadrà nella terra per dare inizio ad un nuovo ciclo. Questo è il ciclo detto del Serpente che si svolge nell’arco di un anno solare, scandito dalle stagioni, e che comprende tutta l’intera nostra vita.
Uscire da questo ciclo significa elevarsi, come dicevano gli antichi, riscoprendo la propria dimensione divina ed immortale. Il concetto è alla base anche delle iniziazioni e dei misteri Eleusini. Mabon è uno dei Sabba minori, l’ultimo prima di Samhain e prima della fine del ciclo. E’ anche la seconda festa del raccolto e di ringraziamento per le streghe che festeggiano al chiarore dei falò. La terra si prepara adesso al suo lungo sonno invernale e il sole al suo regno oscuro. In gergo esoterico si dice che il sole scende letteralmente agli “inferi” e le tenebre cominciano a prevalere sulla luce. A Mabon luce e tenebra si trovano però di nuovo in equilibrio perfetto. Mabon segna la fine dell’anno esoterico e dell’anno naturale. Il ciclo produttivo e riproduttivo è concluso, le foglie cominciano a ingiallire e gli animali iniziano a fare provviste in previsione dell’arrivo dei mesi freddi. La Madre Terra riposa. Per chi pratica la Magia è tempo quindi di fare bilanci. Noi sappiamo ciò che è stato seminato e si può constatare adesso quali frutti abbiamo veramente raccolto.

Enchanted Forest by yaamas:

E’ questo un momento critico di passaggio e la barriera tra il mondo visibile e quello invisibile si fa molto più sottile. Il periodo Equinoziale di Autunno è chiamato anche Michaelmas o Michael Supremo, il giorno dedicato all’arcangelo di fuoco e di luce alter ego di Lucifero. Il mese di settembre era anche, in passato, il periodo in cui si svolgevano i Grandi Misteri di Eleusi; i rituali basati sul simbolismo del grano.
Se Lammas è l’inizio del raccolto, Mabon è la fine del raccolto e il suo completamento e quindi il raccolto dell’ultima frutta, degli ultimi ortaggi e dell’uva. La fabbricazione del vino e dalla raccolta delle uve, la pressatura e sino alla chiusura del vino nel buio delle botti, ha procedure che venivano accompagnate da rituali ben specifici perchè il processo della fermentazione delle uve era visto come la trasformazione spirituale del nuovo adepto che si svolge durante le iniziazioni e i riti misterici, nel buio di santuari sotterranei, ( il nostro IO interiore ove risiede la nostra volontà magica ) . Mabon va vista in effetti come una festa iniziatica, rivolta alla ricerca di un nuovo livello di consapevolezza. E’ tempo di volgersi all’interiorità.
Nella parte declinante della Ruota dell’Anno si viaggia dentro noi stessi, entriamo nel tempio del buio per riflettere sui misteri della trasformazione attraverso i concetti di morte e rinascita e ci prepariamo per l’arrivo dell’inverno. Si festeggia in abbondanza ed allegria con cibi e bevande, devono essere allestiti grandi banchetti. Le divinità della terra vengono ringraziate per i loro doni, auspicando un futuro ritorno dell’abbondanza per gli anni successivi ricordandoci sempre di lasciarne una parte del nostro banchetto per la terra e le sue creature. Tutto ciò che di commestibile abbiamo messo sulla nostra tavola e ci è avanzato va donato e portato all’aperto ed offerto ad animali ed uccelli in segno di ringraziamento nei confronti della Grande Madre Terra che ci ha elargito i suoi doni.

Holly by James  Browne:

Sussurrato da Luli

Viaggio al centro della Terra


Our Ends Are Beginnings (Showcasing 50 Creative Photo-Manipulations on CrispMe):

E se il “Viaggio al centro della Terra” il classico di Jules Verne, fosse proprio vero? E da qualche parte, un nuovo mondo fosse in attesa di essere esplorato, un luogo in cui in qualche modo, alcuni e diversi esseri viventi abitino le profondità del nostro pianeta, un luogo dove le culture e le civiltà antiche non si sapeva esistessero, e che invece ancora oggi esistono?
Gli indiani Macuxi, sono indiani che vivono in Amazzonia, in paesi come il Brasile, Guyana e Venezuela. Secondo le loro leggende, sono i discendenti dei figli del Sole, il creatore del fuoco e protettore della malattia e della “Terra interiore.”

Leggende orali raccontano di una voce pronunciata dalla Terra. Fino al 1907, i Macuxies entrarono in una sorta di caverna attirati da una voce e viaggiando per 13 o 15 giorni fino a raggiungere l’interno. È lì, “dall’altra parte del mondo, nella terra interna” scoprirono creature giganti e viventi dell’altezza di circa 3-4 metri di altezza.

Secondo i Macuxies a questi giganti è stato dato il compito di monitorare il passaggio davanti all’ingresso e impedire agli stranieri di entrare nella “Terra cava”.

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Altre leggende, dicono i Macuxi, narrano di persone che entrarono nella misteriosa grotta per tre giorni, dove incontrarono i giganti scendono le scale, questi giganti facevano passi di 90 centimetri circa ogni volta.
Dopo il terzo giorno, si lasciarono alle spalle le loro torce, e continuano il loro viaggio “dentro” la Terra illuminata dalle luci che erano già presenti nelle grotte affisse alle pareti. Lanterne giganti, delle dimensioni di un cocomero, brillanti come il sole.
Dopo 4-5 giorni di viaggio, le persone in viaggio nella grotta cominciarono a perdere peso e massa corporea, permettendo loro di muoversi molto più velocemente.

Le leggende dei Macuxi narravano che dopo 5 giorni all’interno delle caverne, sarebbero passati da enormi caverne cui tetti non si vedevano nemmeno, a una delle camere nel seno del sistema di grotte, dove si poté vedere quattro oggetti “come il sole”, così brillanti e luccicanti che erano impossibili da guardare, il cui scopo era sconosciuto al villaggio Macuxi.
Dentro della Terra, c’erano luoghi in cui gli alberi erano in grado di produrre cibo. I Macuxi dicevano di essersi nutriti con frutta di cajúes, quercia, mango, banane e alcune piante più piccole ma solo dopo 6-7 giorni di cammino all’interno della terra questo fu possibile.

http://darkglint606.deviantart.com/art/Cover-409905503:
Quanto più la gente Macuxi si trasferì nella Terra, aree più grandi di vegetazione osservarono e scoprirono. Ma non tutte le aree erano di colore verde e prospero. Il popolo Macuxi diceva che alcuni posti sono estremamente pericolosi e dovevano essere evitati, come quelli con bollenti pietre e torrenti “azoge”(caldi e acidi).

Le leggende orali dei Macuxi continuavano col dire che dopo aver attraversato queste camere giganti, avevano trascorso la metà del viaggio e che devono muoversi con cautela, perché c’era la possibilità di imbattersi nella misteriosa “aria” che poteva indurre la gente a “volare o galleggiare” in giro.

Continuando il viaggio, raggiunsero un posto all’interno della Terra, dove i giganti abitavano. Lì, gli esploratori Macuxi mangiarono insieme ai giganti alimentandosi con mele delle dimensioni di teste umane, uva delle dimensioni di un pugno umano, e deliziosi e giganteschi pesci catturati dai giganti e dati ai Macuxi come doni e regali. Dopo la scorta con il gigantesco cibo offerto agli esploratori Macuxi furono pronti a tornare a “casa”, pronti per il mondo “esterno”, aiutati a risalire dai giganti del mondo interiore.

Andreas Rocha:

Si dice che i Macuxi siano i “guardiani protettori” dalla malavita, custodendo l’ingresso della Terra interiore, e le sue leggende raccontano di una terra nell’interno della terra, che è piena di incredibile potenza e ricchezza. Questa leggenda, naturalmente, è considerata da molti proprio come narrazione, un’altra storia ancestrale.

Ma per i Macuxi, questa “leggenda” era ed è reale, una sorta di impronta storica, dove erano visti come protettori dell’ingresso agli esploratori britannici venuti in Amazzonia alla ricerca di oro e diamanti, vietando di avventurarsi nelle grotte, e non tornare mai più.

Dal momento che con l’ultimo incontro con loro, i giganti, non venne tenuto fede il loro impegno, i Macuxi dissero che sarebbero stati puniti per non aver rispettato i loro obblighi e le “leggende” dei giganti scomparsi nel corso degli anni.
E ‘possibile che questa sia solo un’altra leggenda? O c’è qualcosa di più misterioso nella tribù Macuxi e nelle sue leggende? Si dice che la Terra Cava esista in molte antiche civiltà e culture di tutto il mondo.
L’esistenza di creature giganti che popolano il nostro pianeta è un altro fatto presente in decine di antiche culture di tutto il mondo, anche presenti in testi religiosi come la Bibbia.
E ‘possibile che le leggende Macuxi siano reali e che da qualche parte in Amazzonia ci sia un ingresso alla Terra interiore?

wishing well:

Sussurrato da Luli

Affàscinu


 Fantasy Digital Portraits by Schin Loong | Cuded:

L’affascino, una pratica calabrese

Rose – Tradizione e religione si fondono indissolubilmente in una consuetudine popolare, dai più conosciuta come la pratica dell’ “affàscinu”; rituale questo, finalizzato a scacciare il malocchio, che affonda le sue radici in un passato remoto ed è ancora vivo nella cultura rosetana.

L’origine etimologica di “affàscinu” va ricercata nel temine catalano “fascinar” che significa malia, affatturare; la pratica, ancora in uso, invece, è facilmente rintracciabile in diverse zone della Calabria.

Una locuzione legata alla pratica è quella di “fòra affàscinu”, utilizzata quando si vuole fare un complimento, per esempio ad un neonato, in modo da raggiungere lo scopo, ossia quello di fare degli apprezzamenti, allontanando, nello stesso tempo, qualsiasi inconscio sentimento di invidia o malocchio.

Altra consuetudine, adottata per allontanare il malocchio, è quella del “cuntraffàscinu” a cui si provvedeva, soprattutto in passato, cucendo all’abbigliamento intimo una “vurza” (piccola sacca di stoffa contenente del sale e delle immagini sacre) che garantiva, per chi la indossava, la tutela permanente da ogni forma di “jettatura”.

the_heart_collector_by_alexandravbach-d8hf8tu-600x900.jpg (600×900):

Il termine “affàscinatu” indica per l’appunto colui che diventa oggetto di lode o di invidia da parte di altre persone. Il soggetto in questione, una volta preso di mira, inizia a sbadigliare e ad accusare un forte mal di testa.

A questo punto si può decidere di intervenire, scientificamente con un farmaco analgesico o, secondo tradizione con lo “sfàscinu”. Infatti, sono in molti quelli che, ancora oggi, quando avvertono questa sintomatologia, decidono di rivolgersi, per lo più a donne anziane, per farsi togliere questa forma di malocchio. In alternativa, chiunque fosse impossibilitato a rivolgersi direttamente alle esperte può appellarsi con il pensiero a tre di loro e l’effetto, così come tradizione docet, sarà il più delle volte garantito.

Questa pratica dal fascino fiabesco, e dall’effetto placebo, coinvolge in tanti per i motivi più svariati che spaziano da sentimenti legati ad un profondo sentire religioso fino ad aspetti di pura curiosità nel voler sperimentare inconsuete vie di “medicina alternativa”.

Fantasy Art:

Il rituale dello “sfàscinu” è articolato e per molti aspetti ignoto ai più.

Da quanto si sa, le fasi dello stesso si ripetono in modo metodico e nella massima segretezza; infatti consuetudine e regole religiose dettano che la pratica possa essere svelata solo nelle feste comandate quali Pasqua o Natale.

Ma entriamo nei particolari. L’”esperta”, non appena viene contattata, inizia a recitare sottovoce un’insieme di preghiere (per lo più Padre Nostro ed Ave Maria), accompagnate da una lacrimazione crescente e da un numero indefinito di sbadigli. La stessa, a seconda dell’intensità e del ripetersi dei fenomeni, riesce ad identificare sesso e numero dei fautori del malocchio, allontanandone così gli effetti negativi.

Spesso l’esperta, per rendere più efficace l’effetto della pratica, accompagna la recita delle preghiere, con un altro rituale consistente nel versare in un pentolino acqua e sale su cui viene più volte fatto il segno della croce. Una volta raggiunta l’ebollizione la miscela di acqua e sale verrà buttata in un punto particolare cioè quello in cui più strade si intersecano formando una croce (“crucivia”).

A questo punto allo sfortunato malcapitato non resta che attendere il fatidico momento, in cui, i fastidiosi sintomi si allevieranno o addirittura scompariranno.

La ritrovata situazione di benessere da parte del soggetto “sfàscinatu” (colui che è stato guarito dall’affàscinu) sarà la prova evidente del corretto espletamento della pratica.

fonte: http://www.comune.rose.cs.it/index.php?action=index&p=405

Elves Faeries Gnomes:  #Faery.:

Sussurrato da Luli

Maria di Magdala


22 Luglio si festeggia nuovamente Maria Maddalena

Maria Magdalena ~ Carlo Crivelli ~1480:

Maria non era semplicemente un nome ma un titolo di distinzione, essendo una variazione di Miriam (il nome della sorella di Mosè e Aronne). Le Miriam (Marie) partecipano a un ministero formale all’interno di ordini spirituali. Mentre i “Mosè” guidavano gli uomini nelle cerimonie liturgiche, le “Miriam” facevano altrettanto con le donne.

Un ritratto molto bello di Maria Maddalena ( o Maria di Magdala) è quello che ci riportano Anne e Daniel Meurois-Givaudan dalle loro letture delle cronache dell’Akasha, così ricca di amore e sapienza.
Ella è consapevole che solo le donne rappresentano un ponte permanente fra il mondo delle forze vitali e il nostro, capaci di assorbire dall’aria, ad ogni istante della vita, grandi quantità di energie sottili e di orientarle, liberandosi ad ogni lunazione delle sue ceneri. Il corpo di una donna più di ogni altro corpo può condensare forze capaci di aprire la materia e di trasformarla, così la Maddalena nei loro testi è anche una potente guaritrice dedita allo studio degli olii e alla ricerca dell’olio sacro in grado di trasformare l’animo umano aprendolo all’essenza dei Kristos. La storia di Maria Maddalena ci racconta una vita da viandante: prima -secondo alcuni- immersa in studi sacri presso gli esseni o al sacerdozio di Iside, poi al seguito di Gesù di villaggio in villaggio, poi nella predica in Palestina, quindi esule in Francia e ancora in viaggio a predicare. Una donna che cammina sulla terra di luogo in luogo, ma sa anche fermarsi a meditare (in una grotta in Francia si ferma per anni, nutrendosi esclusivamente delle energie angeliche).

Martha and Mary Magdalene by Caravaggio:

Maria di Magdala, prima fra gli apostoli, ci appare solenne nell’incedere e negli abiti (la tunica nera, il manto rosso). Nei secoli Maria Maddalena viene identificata inoltre con la peccatrice, la prostituta che lava e unge i piedi di Gesù (e che, come vedremo, è invece un’altra donna) e in questo errore storico c’è qualcosa di estremamente affascinante ed importante che appartiene alla Maddalena. Si tratta della dimensione dell’autenticità assoluta, che apre lo spazio del sacro. Non è tanto importante nella storia l’umile e bassa condizione cui la prostituta appartiene, quanto la perfetta autenticità ed integrità del suo gesto, che vien messa a confronto con il manierismo degli altri discepoli.
È grazie a questa sua autenticità che alla Maddalena Gesù affida il suo messaggio più importante (la buona novella e -secondo alcuni- il suo insegnamento esoterico) ed è ancora in virtù di questa autenticità che Maria Maddalena può essere il canale che connette la terra e il cielo, il divino e il corporeo e apre la dimensione del sacro, della parola che trasforma, del rito, della guarigione.

Qui di seguito troverete alcune notizie su Maria di Magdala raccolte nella rete

Le tre Marie
Con l’espressione « questione delle tre Marie » la critica denomina il problema dell’identità di tre donne che compaiono nei testi evangelici. La Chiesa latina era solita accomunare nella liturgia le tre distinte donne di cui parla il Vangelo e che la liturgia greca commemora separatamente: Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, l’innominata peccatrice “cui molto è stato perdonato perché molto ha amato” (Lc. 7, 36-50), e Maria Maddalena o di Magdala, l’ossessa miracolata da Gesù, che ella seguì e assistette con le altre donne fino alla crocifissione ed ebbe il privilegio di vedere risorto …

Maria Maddalena evangelica
Maria chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni” (Lc.8,2) è la prima donna del gruppo delle discepole itineranti con Gesù ad essere nominata nel Vangelo di Luca. Sempre prima la ritroviamo nella lista dei sinottici quando viene descritta la crocifissione e si nomina la presenza del gruppo delle donne, fedeli seguaci del Nazareno fin dalla predicazione sulle strade della Galilea, che assiste alla Passione (Mc 15,40;Mt 27,56; Lc 23,49-55;24,10) … La Maddalena è inconfondibilmente “presso la croce di Gesù”, poi in veglia amorosa “seduta di fronte al sepolcro”, infine, all’alba del nuovo giorno è la prima a recarsi di nuovo al sepolcro, dove ella rivede e riconosce il Cristo risorto da morte. Alla Maddalena, in lacrime per aver scorto il sepolcro vuoto e la grossa pietra ribaltata, Gesù si rivolge chiamandola semplicemente per nome: “Maria!” e a lei affida l’annuncio del grande mistero: “Va’ a dire ai miei fratelli: io salgo al Padre mio e Padre vostro, al mio Dio e vostro Dio”.  E’ di grande rilevanza che in un tempo nel quale la testimonianza delle donne, e quindi la loro parola, non aveva valore giuridico, il Cristo affidi il messaggio di resurrezione, a Maria di Magdala, facendo di lei la prima mediatrice della Parola, del Logos incarnato, rendendola apostola degli apostoli.

jesus_christ_image_232.jpg (798×526):

Il matrimonio di Maria e Gesù
Secondo alcuni studiosi (fra cui L. Gardner) la Maddalena fu la sposa sacra di Gesù in pieno rispetto delle procedure del matrimonio ebraico per i discendenti della sirpe di Davide e le nozze di Canaan (in cui Gesù era lo sposo) sarebbero appunto il primo atto di tale matrimonio. Da Maria e Gesù sarebbero nati, secondo tale tradizione, in cui credevano anche i Catari, tre figli, dando luogo ad una dinastia che si protrae nei secoli.

Maria Maddalena nella Gnosi
In alcune sette gnostiche tra il 2° e il 5°secolo dC, Maria Maddalena giocava un ruolo simbolico molto importante. Si riteneva che per la sua vicinanza con Gesù avesse ricevuto una rivelazione speciale da Lui e conoscenze che in seguito Ella avrenbbe trasmesso agli altri discepoli.
Maria Maddalena era anche l’archetipo del sacerdozio femminile.
Vi è un gruppo di fonti gnostiche che afferma di aver ricevuto una tradizione di insegnamenti segreti da Gesù tramite Giovanni e Maria Maddalena. Una parte di tale rivelazione aveva a che vedere con il concetto che il divino è sia maschile che femminile. Essi interpretarono ciò nel senso simbolico e astratto in cui il divino consiste da una parte dell’Ineffabile, del Profondo, del Padre Primo e dall’altra della Grazia, del Silenzio, della Madre di ogni cosa.
Nel “Vangelo di Maria” si racconta di quando gli apostoli, spaventati e disorientati dalla crocifissione, chiesero a Maria di infondere loro coraggio parlando degli insegnamenti segreti trasmessi a lei da Gesù. La Maddalena acconsentì e parlò loro fino a che Pietro, furioso, la interruppe chiedendo: “davvero Egli ha parlato privatamente di queste cose ad una donna e non apertamente con noi? Ci tocca ora davvero ascoltare Lei? Gesù preferiva dunque lei a noi?” Maria replicò: “Stai dicendo che dico cose che ho inventato io stessa o che sto mentendo a proposito del mio Signore? A questo punto Levi intervenì dicendo “Pietro, sei sempre stato impulsivo. Ora stai parlando con lei come con un avversario. Se il Signore l’ha considerata degna, chi sei tu per rifiutarla? Sicuramente il Signore l’ha conosciuta molto bene. E questa è la ragone per cui l’ha amata più di noi.” Al che gli altri furono d’accordo per accettare l’insegnamento di Maria e, incoraggiati dalle sue parole, uscirono a predicare. Vangelo di Maria 17.18 – 18.15.

Madeline after Prayer, detail (1868). Daniel Maclise (1806–1870). 19th-century Pre-Raphaelite art. Inspired by Keats’s “The Eve of St. Agnes.” “...Full on this casement shone the wintry moon, / And threw warm gules on Madeline’s fair breast, / As down she knelt for heaven’s grace and boon; / Rose-bloom fell on her hands, together prest, / And on her silver cross soft amethyst, / And on her hair a glory, like a saint: / She seem’d a splendid angel, newly drest,...” (Keats):

Maria Maddalena, la Francia e i Catari
Secondo alcune fonti Maria Maddalena morì nel 63 d.C, all’età di 60 anni, in quella che oggi è St.Baume, nella Francia meridionale. Il suo esilio venne raccontato da Giovanni, nella “Rivelazione” (12:1-17), in cui descrive Maria e suo figlio e narra della sua persecuzione, della sua fuga e della caccia al resto del suo seme (i suoi discendenti) condotta senza tregua dai Romani. Oltre a Maria Maddalena, fra gli emigrati in Gallia nel 44 d.C, c’erano Marta e la sua serva Marcella. C’erano anche l’apostolo Filippo, Maria Iacopa (moglie di Cleofa) e Maria Salomè (Elena). Il luogo dove sbarcarono in Provenza era Ratis, divenuto poi noto come Les Saintes Maries de la Mer.

Tra le fonti scritte sulla vita di Maria Maddalena in Francia troviamo “La vita di Maria Maddalena”, di Raban Maar (776-856), arcivescovo di Magonza (Mainz) e abate di Fuld.
In Francia Maria Maddalena avrebbe continuato l’opera di predica e di guarigione e trascorso lunghi anni in meditazione e in digiuno (nutrendosi esclusivamente della presenza degli angeli) in una grotta.

Il culto più attivo della Maddalena s’insediò poi a Rennes-le-Chateau, nella regione della Linguadoca. Ma anche altrove, in Francia, sorsero molti santuari dedicati a S.te Marie de Madelaine, fra cui il luogo della sepoltura a Saint Maximin-la-Sainte Baume, dove i monaci dell’ordine di san Cassiano vegliarono sul suo sepolcro e tomba in alabastro dall’inizio del 400. Un’altra importante sede del culto della Maddalena fu Gellone, dove l’Accademia di Studi Giudaici fiorì durante il IX° secolo. La chiesa a Rennes-le-Chateau fu consacrata a Maddalena nel 1059 e nel 1096, l’anno della Prima Crociata, ebbe inizio la costruzione della grande Basilica di santa Maria Maddalena a Vézelay. Nel redigere la Costituzione dell’Ordine dei Cavalieri Templari nel 1128, san Bernardo menzionò specificatamente il dovere di “obbedienza a Betania, il castello di Maria e Marta”. E’ quindi molto probabile che le grandi cattedrali di “Notre Dame” in Europa, tutte sorte per volere dei Cistercensi e dei Templari, fossero in realtà dedicate a Maria Maddalena.

 continua su:

http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_MMAdd.htm 

 www.ilcerchiodellaluna.it   

Carlo Crivelli "Maria Maddalena", 1476, detail:

Sussurrato da Luli

La Festa del Grano


La sacra spiga e i suoi miti

In antichità la sacra spiga di grano era un attributo di Osiride: lo stesso mito egizio della sua uccisione e successiva dispersione delle sue membra richiamava idealmente la semina. Si narra che nacquero, infatti, dal corpo del Dio, ventotto spighe: sette volte quattro, come simbolo di eterna abbondanza.
A dimostrazione dell’equivalenza simbolica grano-abbondanza si osservi l’immagine dell’Abbondanza nella Iconologia di Cesare Ripa, in cui compare, infatti, oltre al famoso corno elicoidale, la spiga di grano.
Dal periodo egizio ci giungono anche bambole fatte di spighe a forma di Ankh, la croce ansata di sacra impronta simbolica. E bamboline di spighe vengono ancora oggi bruciate in Grecia, perché le ceneri sparse sui campi rendano il terreno fertile.
Questo rito agreste è presente anche in altre zone dei Balcani in forma cruenta: per esempio in Transilvania si uccide un gallo, in ricordo di quando ad essere sacrificato era colui che tagliava le ultime spighe del campo, in cui si era rifugiato lo “Spirito” del grano. Al taglio dell’ultimo stelo lo Spirito si incarnava nell’uomo più vicino, che doveva quindi essere sacrificato affinché le sue ceneri fossero sparse ritualmente nel campo, per dare vita alle piantine che sarebbero spuntate l’anno successivo in un ciclo di fertilità eterno e così sacralmente preservato.

 

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Si ricordino le antiche Dee della spiga sacra, patrone della fertilità della terra e signore dei campi. In questo senso vanno interpretati la frigia Cibele, Dea Madre, ed il mito dell’evirazione di Atti, i quali ricordano i misteri di Iside e Osiride. In Grecia si disse che la spiga era un dono di Demetra, e che fu per suo volere che Trittolemo insegnò le più antiche tecniche agricole all’umanità.
Anche il mito del rapimento di Persefone sembra collegato ai cicli stagionali del grano, dal momento che la madre Demetra priva il mondo dei suoi preziosi frutti per tre mesi ogni anno: lo stesso periodo in cui la figlia rapita
restava segregata nell’Ade, ed i chicchi sembravano morire sotto la terra in attesa della loro germinazione. In ricordo di questo mito c’era l’usanza di seppellire bamboline di spighe nei campi seminati, mentre con i riti misterici di Eleusi si tramandavano i segreti della sacra spiga soltanto agli iniziati.
In silenzio gli epopti contemplavano ed onoravano un solo chicco di grano in un ostensorio: quel chicco che era destinato a morire fecondando il seno della terra, inteso come ventre della Dea Madre.

Henwen’s themes are peace, prosperity, fertility and the harvest. Her symbols are sows, grain, honey, eagles and wolves.  This fertile British Goddess appears in the form of a pregnant sow who births abundance in our lives. In mythology She wandered the countryside mothering grains, bees, cats, eagles, and wolves as She traveled. Henwen also presides over all physical and magical agricultural efforts.:

Eschilo cantava di quel seme e di quella Terra (Coefore, 127):
“La terra che da sola partorisce tutti gli esseri, li nutre e ne riceve poi nuovamente il germe fecondo.”
La romana Cerere si confuse e si fuse con la greca Demetra, pur non invadendo i sacri campi dei templi di Vesta, dove si continuò per secoli a coltivare orzo per i sacrifici rituali.
Nello Zodiaco la ragazza che simboleggia la Vergine si immagina spesso con una spiga in mano, e lo stesso culto di Maria ha in molti casi sostituito quello delle antiche Dee del grano nel sincretismo dei primi secoli del cristianesimo.
Eco delle conquiste della rivoluzione agricola del Neolitico è ancora il grano, i
nteso come simbolo di abbondanza e ricchezza. Ancora oggi, nel linguaggio gergale, si usa chiamare il denaro “grano” o “grana”, mentre una moneta del
Regno delle Due Sicilie portava anche ufficialmente questo nome. In certe zone della Sardegna ancora si lanciano manciate di chicchi di grano agli sposi, augurando loro ricchezza, ma anche fertilità.

Vincent_Van_Gogh-Seminatore_al_tramonto.jpg (1944×1501):

 La Festa della Luce e del Raccolto

La spiga dorata è anche il simbolo stesso dell’Estate. Generalmente dopo il Solstizio, durante la Festa della Luce e del raccolto, i campi biondi seccati dal sole
subiscono la mietitura: la Luce sulla Terra si è alchemicamente trasformata in grano, ed il grano è Vita, è Energia. Il ciclo del Calendario Sacro prevede ora che alcuni chicchi vadano a morire nei solchi della terra e lì trascorrano i mesi bui intorno al Solstizio d’Inverno. Il dualismo cosmico della luce e del buio va a celebrare ancora una volta il dramma della Vita e della Morte.
Uno degli insegnamenti dei riti misterici dionisiaci, isiaci ed eleusini era proprio questo: in un solo seme che muore c’è il germe della vita, così come nel Sole invernale e apparentemente sconfitto c’è già la sua rinascita in nuce. A partire dal Solstizio invernale le giornate crescono gradualmente ed il Sole cresce ad ogni passaggio meridiano fino all’apoteosi trionfale dell’inizio dell’Estate, con l’ingresso nel segno materno del Cancro. Ma proprio in quell’attimo trionfale, il Sole allo zenit sul Tropico del Cancro inizia la sua lenta e continua discesa, cominciando a trasferire una parte crescente della sua energia vitale al mondo infero, in cui, silenzioso e oscuro, il seme celebra la sua morte e prepara la sua resurrezione come spiga.

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 Il Pane della Vita

Così, come nel buio c’è il seme della luce, nella luce c’è il germe del buio. Ogni essere che nasce comincia subito ad avvicinarsi al momento della sua morte, e, allo stesso modo e per lo stesso misterioso motivo, nella sua morte sarà presente il germe della sua rinascita. Ciò che vive in eterno è lo Spirito del grano, con an
nuali e cicliche morti e resurrezioni. Ciò che vive è la Vita stessa. Il corpo del figlio della Grande Madre rappresenta il “pane della vita” e l’unica possibilità di esistenza, di crescita e di benedizione per l’uomo. In tale visione simbolica e in un contesto spirituale appaiono chiare anche le parole di Gesù in Giovanni, XII, 24-25:
“In verità. in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.”

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Sussurrato da Luli

La Luna Rosa e il Solstizio d’Estate


s u n s e t:

A seconda dell’anno di calendario, il solstizio d’estate cade ogni anno nel mese di dicembre per l’emisfero australe e a giugno nella metà settentrionale del mondo.
Quest’anno sarà il 2o giugno 2016, alle 22.34 (UCT), ma nel 2017 l’appuntamento è per il 21 giugno. In quel momento, il sole raggiungerà il punto più lontano dall’equatore celeste. Le date diverse del solstizio sono dovute principalmente al sistema di calendario: la maggior parte dei paesi occidentali utilizza quello gregoriano, che ha 365 giorni in un anno, 366 giorni in un anno bisestile.
Per quanto riguarda l’anno tropicale, è di circa 365.242199 giorni, ma varia di anno in anno a causa dell’influenza di altri pianeti. Un anno tropicale è il periodo di tempo che il Sole impiega per tornare alla stessa posizione nel ciclo delle stagioni, dal punto di vista della Terra. Il moto di rotazione orbitale e giornaliero esatto della Terra contribuisce anche alle mutevoli date del solstizio.

A nord del Circolo Polare Artico, in prossimità del solstizio d’estate, a causa dell’inclinazione dell’asse della Terra, il Sole non scende sotto l’orizzonte per un lungo periodo, e quindi non cala mai la notte.
Si assiste ad un interminabile tramonto, con il Sole ben visibile al di sopra dell’orizzonte anche alla mezzanotte.
La durata di questo fenomeno dipende dalla latitudine: a 70° il Sole non tramonta per circa 65 giorni consecutivi, a 80° per circa 130 giorni, ai poli (90°) per metà dell’anno.
Le regioni che godono di questo fenomeno incredibile sono Alaska del nord, Canada settentrionale, gran parte della Groenlandia, nonché le parti settentrionali di Norvegia, Svezia e Finlandia. “Solstizio” deriva dalle parole latine per “sol”, cioè Sole, e “sistere” ossia “fermarsi”: ovvero, il momento in cui il Sole si arresta nel suo punto più alto.
Il Solstizio d’estate si verifica proprio quando l’asse della Terra è più inclinato verso il Sole di 23.4 gradi e i raggi colpiscono direttamente la linea di latitudine tropicale (per noi, il Tropico del Cancro).
Nel mese di giugno, l’inclinazione è verso il Sole nell’emisfero settentrionale, mentre nell’emisfero australe avviene nel mese di dicembre, quando da noi è il Solstizio d’inverno.

Stonehenge, Wiltshire, England Photographic Print by Rex Butcher at AllPosters.com:

Perché il Solstizio d’estate è associato a Stonehenge?

Il complesso monumentale di Stonehenge è il fulcro dei misteri legati al solstizio e all’equinozio: le pietre che lo compongono sono infatti allineate in corrispondenza dei punti in cui il sole sorge in quei particolari giorni, motivo per cui è stato ipotizzato che il sito fosse un antico osservatorio astronomico.
Tuttavia, poco si sa riguardo la costruzione di Stonehenge: la tradizione più popolare la vede legata al culto dei druidi, che istituirono il sito come luogo di sacrifici. Ogni megalite che compone il complesso, ha un nome e una storia: la più curiosa è quella legata alla cosidetta Pietra del Tallone (Heel Stone), anticamente conosciuta con i nomi di Pietra del Sole (Sun-Stone) e Tallone dle Frate (Friar’s Heel).

Un racconto popolare spiega così l’origine del nome:

“Il diavolo comprò le pietre da una donna in Irlanda, le avvolse e le portò sulla piana di Salisbury. Una delle pietre cadde nel fiume Avon, le altre vennero portate sulla piana. Il diavolo allora gridò, ‘Nessuno scoprirà mai come queste pietre sono arrivate fin qui”‘ Un frate rispose, ‘Questo è ciò che credi!’, allora il diavolo lanciò una delle pietre contro il frate e lo colpì su un tallone. La pietra si incastrò nel terreno, ed è ancora lì.”

Ma chi posizionò quelle pietre così grandi?
Secondo Goffredo di Monmouth, fu Mago Merlino a dare ordine ai giganti di trasportare le pietre in Inghilterra dall’Africa.
Per adesso molte sono le teorie dietro la natura dei megaliti. Tra mito e realtà, quello di Stonehenge rappresenta uno dei misteri più affascinanti della storia dell’uomo.

We need each other to experience the miracle within while making make an evolutionary bounce into another level of consciousness.:

Luna Rosa o della Fragola?

Qualche centinaia di anni fa i nativi americani diedero dei nomi alle Lune Piene dell’anno. Ogni mese quindi, ha una Luna piena con un suo nome. Precisamente, quella di giugno per i nativi americani era la Luna della Fragola, Strawberry Moon. In Europa, è stata riportata come Luna Rosa per un errore di trascrizione dei coloni.

Gennaio: è il mese della Luna Piena del Lupo. In mezzo alle nevi fredde e profonde del pieno inverno, i branchi di lupi ululavano affamati fuori villaggi indiani.

Febbraio: è il mese della Luna Piena della Neve. Di solito le nevi più pesanti cadevano proprio in questo mese. La caccia diventava molto difficile, e, quindi, per alcune tribù questa era anche la Luna Piena edlla Fame.

Marzo: è il mese della Luna Piena del Verme o Tiepida. Dopo le nevi dell’inverno, in questo mese il terreno si ammorbidisce e il lombrico riapparire, invitando il ritorno dei pettirossi. Altre tribù definivano la Luna Tiepida, perchè apriva la stagione della primavera e di temperature più miti.

Aprile: è il mese della Luna Rosa. Non fatevi confondere con quella di giugno, questa è quella vera. Prende il suo nome dal primo fiore che germogliava nel mese, il Phlox selvatico, rosa appunto.

Maggio: è il mese della Luna Piena del Fiore. In questo mese si risveglia al natura e fiori sono ormai abbondanti ovunque.

Giugno: è il mese della Luna Piena della Fragola. Era il periodo migliore e più prolifico per la raccolta delle fragole.

A beautiful fantasy or science fiction landscape, with planets in the sky above.:

Luglio: è il mese della Luna Piena del Cervo. Le corna del cervo, che si rinnovano ogni anno, iniziano a ricrescere proprio durante questo mese.

Agosto: è il mese della Luna Piena dello Storione. Prende il nome dalla pesca prolifica del pesce, abbondante nei laghi in agosto.

Settembre: è il mese della Luna Piena del Raccolto. Tradizionalmente, questa denominazione va alla Luna Piena che si verifica più vicino all’ equinozio d’autunno. Al culmine del raccolto, gli agricoltori lavoravano nella notte alla luce di questa Luna.

Ottobre: è il mese della Luna Piena del Cacciatore. Con le foglie che cadono e i cervi ingrassati, era il momento giusto per la caccia. I campi sono stati mietuti, i cacciatori possono vedere più facilmente volpi e altri animali.

Novembre: è il mese della Luna Piena del Castoro. Prima che arrivasse la neve, questo era il momento migliore per piazzare trappole per castoro, in modo da garantirsi cald pellicce per l’inverno.

Dicembre: è il mese della Luna Piena Fredda. Segnava l’inizio del freddo invernale

Ci siamo: tra poche ore sarà il solstizio d’estate. Esattamente alle 00.34 della notte tra oggi, lunedì 20 giugno, e domani, martedì 21 giugno, comincerà la giornata più lunga dell’anno. Da domani in poi le giornate cominceranno di nuovo, senza fretta, ad accorciarsi, fino a toccare l’estremo opposto con la giornata più breve dell’anno, ovvero il solstizio d’inverno, il 21 dicembre. Intanto però il 21 giugno sarà lunghissimo con ben 15 ore e 15 minuti di luce.

Quest’anno il solstizio d’estate però ci offre anche una Luna piena e uno spettacolare fenomeno astronomico, che non potevamo osservare da tempo, la Luna rosa. Ora: non immaginatevi il nostro satellite che diventa rosa come la macchina di Barbie, è un alone rosato delicato quello che circonderà la Luna, ma è comunque molto affascinante da vedere.

Buona Luna Rosa a Tutti

Harvest Moon:

Sussurrato da Luli

❤ Buon Compleanno Mamma ❤