Luce, mia luce!


Little Green flying hood !  of The faerie Elves Faeries Gnomes:  #Faery.

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Luce che inondi la terra
luce che baci gli occhi
luce che addolcisce il cuore!

Amore mio, la luce danza
al centro della mia vita
la luce tocca le corde del mio amore.

Il cielo si spalanca
il vento soffia selvaggio
il riso passa sopra la terra.

Heal by aerobicsalmon on DeviantArt

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Le farfalle dispiegano le loro ali
sul mare della luce.
Gigli e gelsomini sbocciano
sulla cresta delle sue onde.

Amore mio, la luce s’infrange
nell’oro delle nubi
e sparge gemme in gran copia.
Gioia e serenità si diffondono
di foglia in foglia senza limiti.
Il fiume del cielo
ha superato le sue sponde
e inonda di felicità la terra.

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HiddenGlen36

Sussurrato dafiori_7 Luli

La Madre


Magic Houses by TARRANT, Margaret / TODD, Barbara - Jonkers Rare Books:

Vi è un nome soave in tutte le
o lingue, venerato fra tutte le genti.
il primo a che suona sul labbro
del bambino con lo svegliarsi
della coscienza. l’ultimo che mormora
il giovinetto in faccia alla morte;
un nome che l’uomo maturo e il vecchio
invocano ancora, con tenerezza
di fanciulli, nelle ore solenni della vita,
anche molti anni dopo che non è più
sulla terra chi lo portava; un nome
che pare abbia in sé una virtù misteriosa
di ricondurre al bene. di consolare e
di proteggere. un nome con cui si dice
quanto c’è di più dolce. di più forte.
di più sacro all’anima umana.
la madre.

Edmondo De Amicis

Lighting Up by Margaret Tarrant:

Sussurrato da fiori_7 Luli

Ben venga Maggio


I like the style :-):

Nessuno conosce questa piccola Rosa,
Potrebbe essere un pellegrino
Se non l’avessi presa dai viottoli
e raccolta per te.
Solo un’Ape sentirà la sua mancanza –
Solo una Farfalla,
Affrettandosi da lontano –
per riposare nel suo seno –
Solo un Uccello si meraviglierà –
Solo una Brezza emetterà sospiro –
Ah Piccola Rosa – come è facile
per chi è come te, morire.

Emily Dickinson

Dog Rose by Kuoma.da:

Dolcezza, andiamo a vedere se la rosa
che stamattina aveva dischiuso
la sua veste di porpora al sole,
ha perso un poco questa sera
le pieghe del suo vestito rosso,
e il suo colore simile al vostro.
Ahimè,vedete come, in sì breve spazio,
dolcezza, ella ha al suolo
lasciato cadere le sue bellezze!
O natura veramente matrigna,
poiché un tal fiore non dura
che dal mattino fino alla sera.

(Pierre De Ronsard)

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Sussurrato dafiori_7 Luli

La Primavera sorrideva


THE MEADOW FAERY by James  Browne:
Un giorno mi sorprese la primavera
che In tutti i campi intorno sorrideva.
Verdi foglie in germoglio
gialle rigonfie gemme delle fronde,
fiori gialli, bianchi e rossi davano
varietà di toni al paesaggio.

E il sole
sulle fronde tenere
era una pioggia
di raggi d’oro;
nel sonoro scorrere
del fiume ampio
si specchiavano
argentei e sottili i pioppi.

Antonio Machado

✨:

Sussurrato dafiori_7Luli

La Primavera


botticelli primavera

La Primavera di Sandro Botticelli è considerato uno dei capolavori del Rinascimento italiano. Chi visita la Galleria degli Uffizi di Firenze rimane affascinato davanti a questo grande dipinto: ma il fascino del quadro è forse legato anche all’aura di mistero che circonda l’opera, il cui significato più profondo non è ancora stato completamente svelato.
Data di realizzazione: 1482 Dimensioni: 203 x 314 cm Galleria degli Uffizi, Firenze.
L’opera, forse la più nota di Sandro Botticelli, è databile intorn0 al 1482 e diverse fonti hanno confermato che il dipinto venne eseguito per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (1463-1503), cugino di secondo grado del Magnifico.

Sandro Botticelli nacque nel 1445 a Firenze in via Nuova (oggi via del Porcellana), ultimo di quattro figli maschi e crebbe in una famiglia modesta ma non povera, mantenuta dal padre, Mariano di Vanni Filipepi, che faceva il conciatore di pelli ed aveva una sua bottega nel vicino quartiere di Santo Spirito. Il fratello Antonio era un orefice di professione, per cui è molto probabile che l’artista avesse ricevuto una prima educazione presso la sua bottega. Il nomignolo pare invece che fosse stato inizialmente attribuito al fratello Giovanni, che di mestiere faceva il sensale del Monte (un funzionario pubblico) e che nella portata al catasto del 1458 veniva vochato Botticello, poi esteso a tutti i membri maschi della famiglia e dunque adottato anche dal pittore. Il suo vero e proprio apprendistato si svolse nella bottega di Filippo Lippi dal 1464 al 1467, con cui lavorò a Prato negli ultimi affreschi delle Storie di santo Stefano e san Giovanni Battista nella cappella maggiore del Duomo assieme a numerosi altri allievi. Risultarono però determinanti nel progressivo processo di maturazione del suo linguaggio pittorico anche le influenze ricevute da Antonio del Pollaiuolo e Andrea del Verrocchio, del quale potrebbe aver frequentato la bottega dopo la partenza di Filippo Lippi per Spoleto.
Botticelli scelse di esaltare la grazia, cioè l’eleganza intellettuale e la squisita rappresentazione dei sentimenti e fu per questo che le sue opere più celebri vennero caratterizzate da un marcato linearismo e da un intenso lirismo, ma soprattutto l’ideale equilibrio tra il naturalismo e l’artificiosità delle forme.
Prima di produrre quegli autentici capolavori della storia delle arti egli ebbe però modo di ampliare la sua esperienza con altri dipinti, che costituiscono il necessario passaggio intermedio tra le opere degli esordi e quelle della maturità.

La Primavera

La scena in un boschetto formato da alberi arancio e frutti; sullo sfondo di un cielo azzurro, sono disposti nove personaggi, in una composizione che ruota attorno al personaggio centrale, una donna con drappo rosso. Il suolo è composto da un prato formato da una gran varietà di specie vegetali e di fiori.
La Primavera nasconde vari livelli di lettura: uno strettamente mitologico, la cui spiegazione è ormai unanimamente condivisa; uno filosofico, legato principalmente alla filosofia dell’accademia neoplatonica; uno storico-dinastico, legato alle vicende contemporanee ed alla gratificazione del committente e della sua famiglia. Il senso complessivo dell’opera è ancora piuttosto oscuro e aperto alle più varie interpretazioni.
Secondo gli studiosi, l’opera di Boticelli si deve leggere da destra a sinistra. Seguendo questa teoria, ecco le identità dei protagonisti di questa immagine con il tema sulla primaver e secondo l’interpretazione mitologica i personaggi si trovano nel famoso giardino delle Esperidi: il primo da destra è Zefiro, vento di primavera che rapisce per amore la ninfa Clori, mettendola incinta; da questo atto la ninfa rinasce e si trasforma in Flora, ovvero la stessa primavera rappresentata come una donna coperta da un abito fiorito e che sparge a terra dei fiori.

Al centro del quadro si trova Venere, simbolo neoplatonico dell’amore più elevato, che osserva tutta la scena. Sopra di lei vola il figlio Cupido. Alla sua sinistra si trovano le tre Grazie che stanno danzando. Ancora più a sinistra si nota Mercurio, il messaggero degli dèi, raffigurato con le ali ai piedi, che col caduceo scaccia le nubi per conservare un’eterna primavera.

Il significato allegorico di questo capolavoro di Botticelli non è soltanto uno: ci sono innumerevoli letture teorizzate oggigiorno; tra le più importanti e condivise, qui riporteremo: una lettura che si riallaccia all’identità del committente, una lettura storica, ed infine, semplificheremo anche la più complessa lettura filosofica.

Per quanto riguarda l’interpretazione filosofica, il primo critico a mettere il dipinto direttamente in relazione con la cerchia di filosofici neoplatonici frequentata da Botticelli fu Aby Warburg nel 1893, che lesse la Primavera come la rappresentazione di Venere dopo la nascita, durante l’arrivo nel suo regno. Secondo Ernst Gombrich nella Primavera vi si narrerebbe come l’amore, nei suoi diversi gradi, arrivi a staccare l’uomo dal mondo terreno per volgerlo a quello spirituale: Zefiro e Clori rappresenterebbero la forza dell’amore sensuale e irrazionale, che però è fonte di vita (Flora) e, tramite la mediazione di Venere ed Cupido, si trasforma in qualcosa di più perfetto (le Grazie), per poi spiccare il volo verso le sfere celesti guidato da Mercurio.

botticelli tre gr mercurio

Secondo alcune letture dell’opera legate al committente i personaggi mitologici del dipinto sarebbero le rappresentazioni di personaggi fiorentini e delle loro virtù, come in una sfilata di carnevale. Poiché pare che l’opera sia stata inizialmente commissionata a Botticelli da Giuliano de’ Medici in occasione della nascita del figlio Giulio (futuro papa Clemente VII), avuto con Fioretta Gorini che egli avrebbe sposato in gran segreto nel 1478. Ma Giuliano morì nella congiura dei Pazzi ordita contro il fratello in quello stesso anno, un mese prima della nascita del figlio, per cui il quadro incompiuto venne “riciclato” dal cugino Pierfrancesco de’ Medici qualche tempo dopo per celebrare le sue nozze, inserendovi il suo ritratto e quello della moglie Semiramide Appiani, che si diceva essere donna dall’estrema bellezza.

In base ad altri ritratti dipinti da Botticelli, nei vari protagonisti della rappresentazione sono stai individuati vari personaggi di casa Medici: in particolare nelle tre Grazie sono state riconosciute Caterina Sforza (a destra), e Simonetta Vespucci (al centro), la fonte di ispirazione per la Nascita di Venere, che guarda sognante verso Mercurio-Giuliano de’ Medici.

Per la lettura storica, secondo Horst Bredekamp, si dovrebbe considerare il dipinto come allegoria dell’età dell’oro in epoca medicea. La presenza di Flora sarebbe pertanto un’allusione a Florentia e dunque alle antiche origini della città di Firenze. Le altre figure sarebbero città legate in vario modo a Firenze: Mercurio-Milano, Cupido (Amor)-Roma, le Tre Grazie come Pisa, Napoli e Genova, la ninfa Maya come Mantova, Venere come Venezia e Borea come Bolzano. Altri studi hanno invece ipotizzato che il dipinto sia una sorta di calendario agreste abbreviato della bella stagione: da febbraio (Zefiro) a settembre (Mercurio), nell’augurio di una primavera senza fine.

http://www.arteworld.it/primavera-botticelli-analisi/

http://www.adgblog.it/il-significato-della-primavera-di-botticelli/

che sia un Buon Inizio di Primavera per tutti voi 
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Huli jing o lo Spirito Volpe


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Lo spirito volpe (狐狸精S, hǔli jīngP) è una figura della mitologia cinese , imparentata con le fate europee ( creatura leggendaria, presente nelle fiabe o nei miti di origine principalmente italiana e francese, ma che trova comunque figure affini nelle mitologie dell’Europa dell’Est.), le kitsune giapponesi e le kumiho coreane. Questi spiriti possono essere sia di natura buona che malvagia.
Nella mitologia cinese, coreana e giapponese si crede generalmente che tutte le cose siano in grado di assumere forme umane, poteri magici e immortalità, a condizione che ricevano a tal fine sufficiente energia. A questa energia appartengono ad esempio il respiro umano o l’essenza della luna o del sole. Gli spiriti volpe che si incontrano nella saghe e nelle leggende sono per lo più femminili ed hanno l’aspetto di donne giovani e belle.

THUMBELINA BY SUSAN JEFFERS:

Pertanto, questa figura mitologica è indicata spesso con il nome di donna volpe, “ovvero la donna che possiede le qualità – agilità, malizia, appetiti insaziabili, natura sfuggente – che la volpe ha nelle regioni del folclore e nel Classico della Poesia”.
Uno dei più noti spiriti volpe della mitologia cinese era Daji (妲己), che è ritratto nel romanzo Ming Fengshen Yanyi. Bella figlia di un generale, Daji fu obbligata a sposare il crudele tiranno Zhou Xin (紂辛 Zhòu Xīn). Uno spirito volpe a nove code che serviva Nüwa, che Zhou Xin aveva offeso, entrò in lei e si impadronì del suo corpo, scacciando l’anima della vera Daji. Lo spirito, sotto le spoglie di Daji, ed il suo nuovo marito ordirono crudeli complotti ed inventarono molte torture, come obbligare ufficiali onesti ad abbracciare pali di metallo rovente. 

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A causa di tali crudeltà, molte persone, compresi gli stessi ex generali di Zhou Xin, si ribellarono e combatterono contro la sua dinastia (quella degli Shang). Infine, il re Wen di Zhou, uno dei vassalli degli Shang, fondò una nuova dinastia che prese nome dal suo paese. Lo spirito volpe nel corpo di Daji fu poi scacciato da Jiang Ziya (姜子牙), il 1° Primo Ministro della dinastia Zhou.
Tipicamente gli spiriti volpe erano considerati pericolosi, ma molti racconti (ad esempio nella raccolta Racconti straordinari dello studio Liao di Pu Songling) hanno un lieto fine con una storia d’amore tra una donna volpe ed un giovane umano. In tali storie questi spiriti sono quindi rappresentati con emozioni umane, e sotto forma di donne (sempre giovani e belle…) possono perfino sposarsi ed avere figli.

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Molti di questi racconti furono scritti da eruditi cinesi e alcuni sinologi ritengono che nella figura della donna volpe – dotata di una forte carica sensuale e oggetto al tempo stesso di attrazione e repulsione – gli autori trovassero una sorta di compensazione sul piano erotico alle frustrazioni della vita quotidiana e della rigida società dell’epoca.
Nel moderno gergo cinese e cantonese, il termine huli jing è un’espressione dispregiativa per descrivere una donna che usa il suo fascino per sedurre gli uomini (specialmente quelli sposati) allo scopo di sfruttarli. In questo senso, è affine alla figura della femme fatale della cultura europea.
Lo spirito volpe è stato utilizzato anche come un fattore esplicativo nell’incidenza degli attacchi di koro o sindrome della retrazione genitale, una psicosi legata alla sessualità diffusa in particolare tra alcuni gruppi etnici della Cina meridionale e della Malesia.

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Se nella vita si vuol far la parte del leone, bisogna indossar pelle di volpe.
Oscar Wilde

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Le 12 notti di Perchta


the snow queen:

Con la Notte tra il 24 ed il 25 di Dicembre, tradizionalmente chiamata Modranicht “La notte delle Madri”, è iniziato il periodo conosciuto come le dodici notti o le dodici notti della Perchta, periodo che va dal Natale all’epifania.
Perchta è  un’ antichissima Dea della tradizione alpina, rimasta vivissima ancora oggi nel folklore di tutta Italia (e non solo) come la Befana.
Il suo nome  (anche nelle varianti di Bertha, Berchta, Frau Percht, Frau Holt, Holla) significa  “la Splendente” ed è Signora e Guardiana degli Animali e di tutta la natura.Particolarmente cara le è l’oca. Talvolta è la sua cavalcatura mentre vola nei cieli la notte. Peraltro è la stessa Dea ad assumere la forma di questo animale e, tornando umana, conserva dell’oca i piedi palmati.

Può apparire vecchia o giovane, come le piace. Talvolta è bianca come la neve e luminosa come il ghiaccio, talaltra è vecchia, scura e grinzosa.
Si racconta che quando scende la neve, è la Perchta che sprimaccia il suo cuscino o forse lava il suo lenzuolo o il suo mantello.
Il suo culto è legato al ritorno della luce. Infatti dal Solstizio invernale in poi le giornate iniziano ad allungarsi sempre di più, dapprima impercettibilmente poi in modo sempre più visibile.

snow children house lights:

Come abbiamo detto Suoi sono i dodici giorni che vanno dal Natale all’epifania, tradizionalmente chiamati proprio i dodici giorni della Perchta.
In questi giorni la Dea percorre la terra guidando il suo corteo di creature numinose ed animali selvatici, cantando ed ululando nel vento fino all’epifania, giorno in cui la Dea sparge i suoi doni di luce su tutta la Terra aprendo le porte al risveglio che sarà.

Per onorarla si cuocevano per lei torte di latte o panini a forma di treccia che si lasciavano poi come offerta nei boschi.
Particolare cura ed attenzione la Dea presta alle filatrici. Passa di casa in casa a controllare che tutto sia in ordine. Se lo è regala lino e lana speciali alle sue protette. Se non lo è ingarbuglia il filo offrendo nuove prove ed opportunità di trasformazione.
Perchta ci insegna e ci esorta a tenere ordine nella nostra vita, a prestare attenzione a ciò che abbiamo filato e continuiamo a filare ma altresì ci insegna che, quando è necessario sbrogliare il filo e tessere nuovamente questa non è una punizione ma solo una sfida che ci aprirà a nuove consapevolezze. Lei ci porrà sempre davanti alle sue prove perché è tramite esse che possiamo crescere e farci  sempre più splendenti, come la bella e selvaggia Dea alpina.

The Snow Queen by P.J. Lynch:

http://www.ynis-afallach-tuath.com/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=396

http://ondadanzante.blogspot.it/2016/01/i-giorni-della-bertcha.html

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è arrivato il Natale


inge look:

E’ arrivato Natale,
con un dono speciale,
folletti, fate e notti stellate.
Scintilla l’abete,
nelle sue ore liete,
un dolce candore,
di gioia e amore.
Musiche, canti
e momenti allietanti,
luci e colori

0242a6d83da2c01c0b8b365cd37d7e2a.jpg (442×550):
rallegrano i cuori.
Così in tutto il mondo
festeggia la gente,
le brillano gli occhi
il cuore e la mente.
E’ un momento speciale,
è una gioia che sale,
è per te questo augurio
di un Dolce Natale.

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Sussurrato da  fiori_7Luli

 

I Folletti


Margaret W. Tarrant (1888-1959) - "Christmas Duet":

Lassù sulle cime ventose,
Laggiù nelle valli di giunchi,
Non osiamo andare a caccia
Per paura dei piccoli uomini;
Buona gente, piccola gente,
che si raccoglie insieme a frotte;
Verde giacca, rosso berretto,
E bianca penna di gufo!

Lungo le spiagge rocciose
Alcuni hanno posto loro dimora,
Vivon di frittelle croccanti
Di gialla schiuma marina;
Alcuni tra le canne
Del nero lago di montagna,
Con rane per loro cani da guardia,
Tutta la notte in veglia.

FRITZ BAUMGARTEN | Fritz Baumgarten:

Lassù sulla cima della collina
Il vecchio Re siede;
Ormai è vecchio e grigio
Ha perduto ormai il suo spirito arguto.
Con un ponte di bianca nebbia
Attraversa Columbkill,
Nei suoi nobili viaggi
Da Slieveleague a Rosses;
O salendo tra la musica
In fredde notti stellate,
Per pranzare con la Regina
Delle allegre Luci del Nord.

pimg_784425183116117.jpg (400×531):

Hanno rapito la piccola Bridget
Per sette lunghi anni;
Quando lei fece ritorno alla valle
I suoi amici se ne erano tutti andati.
Loro l’hanno riportata leggermente indietro,
Tra la notte e l’alba,
Pensavano che fosse rapidamente addormentata,
Ma lei era morta per il dolore.
Loro l’hanno custodita da allora
Nel profondo del lago,
Su un letto di foglie di iris,
Vegliando finchè non si risvegliasse.

medieval unicorn - Cerca con Google:

Sulle colline scoscese,
Tra spoglie distese di torba,
Loro hanno piantato biancospini
Per piacere qui e là.
Se qualche uomo fosse così dispettoso
Da osare estirparli,
Egli ne troverebbe le spine pungenti
Nel suo letto la notte.

Margaret Tarrant - A Brownie's Dream:

Lassù sulle cime ventose,
Laggiù nelle valli di giunchi,
Non osiamo andare a caccia
Per paura dei piccoli uomini;
Buona gente, piccola gente,
che si raccoglie insieme a frotte;
Verde giacca, rosso berretto,
E bianca penna di gufo!

Ida Rentoul Outhwaite - Mischief - Leonard Joel | Find Lots Online:

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Il seme del Soffione


James Browne:

In un verdissimo prato contornato da tante chiazze colorate viveva una pianta con tanti grossi fiori gialli, insieme a tante altre sue gemelle.
Pianta che attirati in primavera il maggior numero d’insetti per impollinare i suoi fiori, li vedeva trasformare in tanti piccoli semi, che potevano planare nell’aria con l’aiuto del vento, grazie ai lunghi filamenti bianchi posti come dei raggi di sole sulla testa del loro esile corpo.
In un giorno come tanti altri, quando ormai la stagione era matura e tutto pronto per l’addio dei semi dalla madre pianta, uno di questi nel vedere dalle altre piante il volar via degli altri semi di soffioni esclamò «Mamma perché dobbiamo andarcene?».
«È così che le cose sono sempre andate e così devono andare» gli spiegò la madre, cercando di fargli accettare quanto stava succedendo.
«Io non voglio lasciarti qui tutta sola, mamma, come sta accadendo per le altre piante» replicò il piccolo seme alla madre «Non è giusto» continuò.
«Figlio mio anche io prima di te sono stata un seme e ho dovuto lasciare mia madre e tutti i miei fratelli, solo così il mondo può proseguire» aggiunse la madre.
Il piccolo seme però non ne voleva sapere di ascoltare la madre, convinto dell’ingiustizia di quanto stava accadendo, così non appena il vento autunnale iniziò a soffiare sempre più forte lui rimase lì stretto stretto a colei che lo aveva generato.

Sitting on a mushroom James Browne:
«Non vado via mamma… io no!» disse mentre i fratelli pian piano prendevano il volo, verso quella che sarebbe stata la loro nuova vita, in un futuro ancora incerto.

Una ventata ancor più potente si portò via in un attimo un intero ramo, tutti in una volta quei semi iniziarono il loro solitario viaggio, ma lui era ancora lì, attaccato con tutte le sue forze.
Così uno a uno i fratelli del seme, compagni in quella breve vita, senza fare alcuna resistenza andarono via; era rimasto solo lui… quando in un istante d’apparente quiete un soffio di vento lo prese alla sprovvista e anche lui si allontanò dalla pianta.
«Nooo…» gridò inutilmente il piccolo seme, ma ormai la madre non poteva più ascoltarlo, era da solo lì sospeso in aria a volteggiare da una parte e da un’altra, in balia del vento. Vedendo alcuni dei suoi fratelli che lo accompagnavano in questo viaggio e altri invece che si fermavano in qualche posto.
Superata la prima iniziale paura, di quanto stava accadendo, il seme iniziò a guardarsi intorno, il prato che conosceva e dove era nato non c’era più, ma ora vedeva cose che mai aveva visto prima.
«È stupendo» esclamò quando vide un azzurro fiume pieno di pesci che vi nuotavano dentro.
«Fantastico…» disse alla vista di immense montagne con le cime completamente innevate.
La meraviglia del seme non trovò fine, non immaginava di trovarsi davanti a tante belle cose, lui che prima aveva conosciuto solo quel prato che ora gli sembrava così piccolo e pallido di fronte alle bellezze naturali che nemmeno immaginava che esistessero.
Valli, pianure, laghi, boschi gli si presentavano innanzi.
Quando poi il vento, che l’aveva sospinto in quel suo viaggio alla scoperta del mondo, si placò.

~:
Il piccolo seme planò allora leggero leggero verso il basso in una immensa distesa dove solo il nulla gli faceva compagnia, ancora non sapeva che lì avrebbe passato il resto della sua vita.
Giunto sulla terra si adagiò in una insenatura e passarono giorni, settimane, mesi, con l’alternarsi del sole e della luna, del giorno e della notte. Poi fitte piogge si fecero sempre meno intense, le giornate diventavano sempre più lunghe e là dove si era posato il seme fece la sua comparsa una verde gemma.
La primavera stava arrivando nuovamente e ciò che una volta era un seme divenne dapprima germoglio e poi una pianta ricoperta di tanti bei fiori gialli, così il piccolo seme di soffione capì di far parte del circolo della vita e che anche lui avrebbe generato altri suoi simili per consentire il continuo rigenerarsi del mondo.

Dandelion Keys:

Sussurrato da Luli