Odeline


Pan, Satyr, Hern the Hunter, Horned God, Forest God, Faun, Fawn, Cernunnos, Green Man,

C’è un mondo dal quale proviene il mio nome. Odeline proviene dal mondo mitologico legato agli elfi. Odeline è un’elfo. Gli elfi sono sono simboli degli elementi della natura.
Sono legati al fuoco, all’acqua, al vento, alla terra e a tutte le manifestazioni atmosferiche in generale.
Sono descritti come alti e magri ma forti e velocissimi, volto pulito, sereno, orecchie leggermente a punta. Posseggono una grande vista e un udito molto sensibile. Non hanno barba, hanno capelli perlopiù biondi e occhi chiari che si dice penetrino la persona fino a conoscerne i pensieri, si dice che siano dotati di telepatia.
Hanno voce splendida e chiara. Sono intelligenti ed armoniosi, con grande rispetto per i quattro elementi e per la natura. Magia

Talvolta alcuni possono essere capricciosi e talvolta benevoli con l’uomo che li rispetta, possono donare oggetti magici a coloro che sono puri di cuore e spirito e che desiderano aiutare. Sanno forgiare spade e metalli, fino alla conoscenza della magia.

Le loro compagne, al contrario, sono esseri graziosi. In origine pare che gli elfi siano stati concepiti come anime di defunti, poi furono venerati anche come potenze che favorivano la fecondità.

House on the Tree by O-l-i-v-i

Abitano principalmente sugli alberi o in alcune foreste nascoste. Non danneggiano mai e in nessun modo la natura perché per loro è parte basica della loro vita ed esistenza. La considerazione che nutrono per la natura, concepita come una entità, un gran spirito eterico, madre di tutti gli esseri.

Essi riescono a camminare senza lasciare tracce, immuni alle malattie, resistono alle temperature estreme. Gli elfi hanno vita lunga invecchiando senza che la loro bellezza venga intaccata dal tempo. Si dice che siano immortali tranne quando si è in guerra.

Molteplici sono le leggende legate a questa figura mitologica, alcune delle quali parlano delle cattiverie che essi compiono nei confronti degli uomini e dei rapimenti dei bambini umani. Gli elfi hanno una forte gerarchia al capo della quale stanno le regine e i re delle colline delle fate, riconoscibili perché spesso ricoperti da un fresco manto di biancospini.

“La tua virtù mi rassicura: non è mai notte quando vedo il tuo volto; perciò ora a me non sembra che sia notte, né che il bosco sia spopolato e solitario, perché tu per me sei il mondo intero; chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?”

Sogno di una notte di mezza estate -William Shakespeare

Tree fae

Sussurrato dafiori_7 Luli

L’Amore di Eco respinto da Narciso


Echo and Narcissus painting by John William Waterhouse .:

La prima versione completa e dettagliata del mito di Narciso ed Eco è quella che compare nel terzo libro delle Metamorfosi, poema epico-mitologico del grande poeta latino Ovidio. Tra le storie della mitologia greca, quella di Narciso ed Eco è probabilmente la più conosciuta, vi si narrano le vicende del giovane Narciso la cui bellezza, pari a quella di un dio, fu causa della sua stessa rovina, e quella della giovane Eco maledetta dalla dea Era:

“Narciso era figlio della ninfa Liriope e del fiume Cefiso che, innamorato della ninfa, la avvolse nelle sue onde e nelle sue correnti; da questa unione nacque un bambino di indescrivibile bellezza e grazia. La madre, poichè voleva conoscere il destino del proprio figlio, si recò dal vate Tiresia per sapere il suo futuro.

Era questo il più grande fra tutti gli indovini che la sorte aveva reso cieco perché aveva osato porre i suoi occhi sulle nudità della dea guerriera Atena che, dopo averlo punito per la sua audacia rendendolo cieco, gli fece dono del vaticinio.

Tiresia dopo aver ascoltato le richieste di Liriope le disse in tono greve che suo figlio avrebbe avuto una lunga vita se non avesse mai conosciuto se stesso. Liriope, non comprese la profezia dell’indovino, andò via e con il passare degli anni dimenticò quanto gli era stato profetizzato.

Gli anni passarono veloci e Narciso cresceva forte e di una bellezza tanto dolce e raffinata che tutte le persone che lo guardavano, fossero esse uomini o donne, si innamoravano di lui. Era però un ragazzo insensibile e vanitoso e la sorte volle che la storia di Narciso si incrociasse con quella della ninfa Eco, incontro nefasto che rappresentò la rovina di entrambi i giovani.

Si narra che la sposa di Zeus, Era, la cui gelosia era nota a tutti gli dei e a tutti i mortali, era sempre alla ricerca dei tradimenti del marito e, sfortuna volle, che un giorno si rese conto che la compagnia e le continue chiacchiere della ninfa Eco, altro non erano che un modo escogitato dal marito per tenerla a bada e distrarla. Fu così grande la sua rabbia quando apprese la verità che la sua ira si manifestò in tutta la sua potenza: rese Eco destinata a ripetere per sempre solo le ultime parole dei discorsi che le si rivolgevano.

Un giorno, mentre Narciso era intento a vagare nei boschi e a tendere reti tra gli alberi per catturare i cervi, lo vide la bella Eco che, non potendo rivolgergli la parola, si limitò a rimirare la sua bellezza, estasiata da tanta grazia. Per diverso tempo lo seguì da lontano senza farsi scorgere e Narciso, intento a rincorrere i cervi, non si accorse di lei, nè si accorse che si era allontanato troppo dai compagni smarrendo il sentiero.

Narciso iniziò a chiamare a gran voce, chiedendo aiuto. A quel punto Eco decise di mostrarsi a Narciso rispondendo al suo richiamo di aiuto e si presentò protendendo verso di lui le sue braccia offrendosi teneramente come un dono d’amore.

Narcissus and Echo. Solomon Joseph. England. 1895:

Narciso alla vista di quella ragazza che si offriva a lui fuggì inorridito, tanto che la povera Eco vergognandosi, scappò via, si nascose nel bosco e cominciò a vivere in solitudine con un solo pensiero nella mente: la sua passione per Narciso; questo pensiero era ogni giorno sempre più struggente tanto che dimenticò anche di vivere ed il suo corpo deperì rapidamente fino a scomparire e a lasciare di lei solo la voce. Da allora la sua presenza si manifesta solo sotto forma di voce, la voce di Eco, che continua a ripetere le ultime parole che gli sono state rivolte .

A questo punto, gli dei vollero punire Narcisco per la sua freddezza ed insensibilità e mandarono Nemesi, dea della vendetta, la quale fece si che il giovane, chinandosi su una fonte per bere un sorso d’acqua, s’innamorasse della sua immagine riflessa; immediatamente il suo cuore iniziò a palpitare e a struggersi d’amore per quel volto così bello, tenero e sorridente.

Narciso rimase a lungo a rimirarsi presso la fonte, cercando di afferrare quel riflesso senza accorgersi che i giorni scorrevano inesorabili, dimenticandosi di mangiare e di bere, tanto che infine il giovane morì presso la fonte che gli aveva regalato l’amore anelando un abbraccio dalla sua stessa immagine.

Quando le Naiadi e le Driadi andarono a prendere il suo corpo per collocarlo sulla pira funebre si narra che al suo posto fu trovato uno splendido fiore bianco che da lui prese il nome di Narciso.”

Sussurrato dafiori_7 Luli

La Natura si prepara all’Inverno


Celtic Fae - by James Browne:

Cammina, insieme ai tuoi più intimi e gelosi pensieri,sul sentiero immerso nel bosco infuocato dei toni screziati del porpora, dell’ocra e dell’oro … E il giorno muore, ridisegnando l’orizzonte nei caldi colori screziati.
Il sentiero regala al viandante intimi ricordi profumati di fragranze umide e muschiose.
Una nebbia soffice ed avvolgente si alza pigra dalla terra odorosa e ruba i contorni agli alberi, al sentiero, alle foglie ed al loro rumore campagnolo e rassicurante, sotto la suola delle scarpe. E’ autunno. Il ciclo si è quasi chiuso, la natura si prepara alle brume invernali. E’ il momento preferito per fate ed elfi. Al tramonto leggeri vagano lungo i sentieri dei boschi. Raccolgono la rugiada ed accarezzano i funghi che a cerchi disegnano porte verso i mondi.
Al di là dello sguardo ti catturano le bacche rosse del Sambuco, saggio re dei boschi.Le bacche che cadono a terra sono macchie rosse per vestiti di fate…
E’ la festa in cui maturano i frutti, viene raccolta l’uva e le radici, i funghi, i frutti di bosco … il Signore Pan e la Signora, la grande Regina, sono invocati per averne la benedizione, affinché la bella stagione sia rigogliosa, così come la vita che scorre insieme ad essa.  Ancora una volta la notte e il giorno sono uguali. É il primo giorno d’autunno, il 21 settembre. La notte ed il giorno sono uguali, in perfetto equilibrio.
Il velo tra i mondi è sottile…

Forest of Green 8.5x11 Signed Print Illustration by brownieman, $5.00:

Il ciclo si è quasi chiuso, la natura si prepara alle brume invernali.
Il seme sepolto nel terreno ( a Mabon e Samhain ) muore e da esso nasce la nuova pianta ( a Yule ), che percorrerà tutto il suo cammino ( a Imbolc, Eostara, Beltaine sino al Solstizio d’Estate ), e maturerà ( a Lughsanad ) per poi di nuovo generare un nuovo seme che cadrà nella terra per dare inizio ad un nuovo ciclo. Questo è il ciclo detto del Serpente che si svolge nell’arco di un anno solare, scandito dalle stagioni, e che comprende tutta l’intera nostra vita.
Uscire da questo ciclo significa elevarsi, come dicevano gli antichi, riscoprendo la propria dimensione divina ed immortale. Il concetto è alla base anche delle iniziazioni e dei misteri Eleusini. Mabon è uno dei Sabba minori, l’ultimo prima di Samhain e prima della fine del ciclo. E’ anche la seconda festa del raccolto e di ringraziamento per le streghe che festeggiano al chiarore dei falò. La terra si prepara adesso al suo lungo sonno invernale e il sole al suo regno oscuro. In gergo esoterico si dice che il sole scende letteralmente agli “inferi” e le tenebre cominciano a prevalere sulla luce. A Mabon luce e tenebra si trovano però di nuovo in equilibrio perfetto. Mabon segna la fine dell’anno esoterico e dell’anno naturale. Il ciclo produttivo e riproduttivo è concluso, le foglie cominciano a ingiallire e gli animali iniziano a fare provviste in previsione dell’arrivo dei mesi freddi. La Madre Terra riposa. Per chi pratica la Magia è tempo quindi di fare bilanci. Noi sappiamo ciò che è stato seminato e si può constatare adesso quali frutti abbiamo veramente raccolto.

Enchanted Forest by yaamas:

E’ questo un momento critico di passaggio e la barriera tra il mondo visibile e quello invisibile si fa molto più sottile. Il periodo Equinoziale di Autunno è chiamato anche Michaelmas o Michael Supremo, il giorno dedicato all’arcangelo di fuoco e di luce alter ego di Lucifero. Il mese di settembre era anche, in passato, il periodo in cui si svolgevano i Grandi Misteri di Eleusi; i rituali basati sul simbolismo del grano.
Se Lammas è l’inizio del raccolto, Mabon è la fine del raccolto e il suo completamento e quindi il raccolto dell’ultima frutta, degli ultimi ortaggi e dell’uva. La fabbricazione del vino e dalla raccolta delle uve, la pressatura e sino alla chiusura del vino nel buio delle botti, ha procedure che venivano accompagnate da rituali ben specifici perchè il processo della fermentazione delle uve era visto come la trasformazione spirituale del nuovo adepto che si svolge durante le iniziazioni e i riti misterici, nel buio di santuari sotterranei, ( il nostro IO interiore ove risiede la nostra volontà magica ) . Mabon va vista in effetti come una festa iniziatica, rivolta alla ricerca di un nuovo livello di consapevolezza. E’ tempo di volgersi all’interiorità.
Nella parte declinante della Ruota dell’Anno si viaggia dentro noi stessi, entriamo nel tempio del buio per riflettere sui misteri della trasformazione attraverso i concetti di morte e rinascita e ci prepariamo per l’arrivo dell’inverno. Si festeggia in abbondanza ed allegria con cibi e bevande, devono essere allestiti grandi banchetti. Le divinità della terra vengono ringraziate per i loro doni, auspicando un futuro ritorno dell’abbondanza per gli anni successivi ricordandoci sempre di lasciarne una parte del nostro banchetto per la terra e le sue creature. Tutto ciò che di commestibile abbiamo messo sulla nostra tavola e ci è avanzato va donato e portato all’aperto ed offerto ad animali ed uccelli in segno di ringraziamento nei confronti della Grande Madre Terra che ci ha elargito i suoi doni.

Holly by James  Browne:

Sussurrato da Luli

da Lupercus a San Valentino


elfi innamorati.-.

San Valentino, la festa degli innamorati, è una delle tante ricorrenze le cui origini pagane furono cancellate dalla tradizione cristiana con la sovrapposizione di un santo, e talvolta con la perdita del significato originale della festa.
Come ben sappiamo i popoli antichi, per lo più dediti alla pastorizia e all’agricoltura, tenevano in grande considerazione i momenti più importanti del ciclo della natura, dal suo risveglio, al raccolto, alla nascita degli agnelli e dei vitelli e tutto quanto era connesso ai ritmi della terra e della vita agricola.
Febbraio era un mese particolare, dedicato alla purificazione, ma anche il mese in cui si manifestano i primi segni del risveglio della natura, che segnava il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile. Le prime gemme erano pronte a fiorire, mentre negli ovili già nascevano gli agnelli, e i lupi, affamati dal lungo inverno, scendevano a valle in cerca di cibo, minacciando i greggi.
Così i romani, che con i lupi avevano indubbiamente un rapporto di odio e amore, per via della lupa che allattò i famosi gemelli, si rivolgevano al loro dio della natura selvaggia in cerca di protezione.
Lupercus era il nome di questo dio, un fauno cacciatore di ninfe, sposo e fratello di Fauna, una delle tante rappresentazioni femminili di Madre Natura. Si narra che Lupercus proteggesse i greggi dai lupi e riscuotesse in cambio tributi di cacio e ricotta dai pastori. In suo onore gli antichi romani celebravano ogni anno un’importante festa, chiamata i lupercali, si svolgeva proprio il 15 febbraio.

A wild Satyr or Faun. Generally when depicted as still youthful and innocent, goat-men are referred to as Fauns. (Greek God Pan):

LUPERCUS FAUNUS

Lupercus Faunus non è che uno dei volti del Fauno, un Dio della natura selvaggia e degli istinti, prima figlio e poi consorte di Fauna,Dea della natura che fece, come tutte le Dee Vergini, un figlio senza il concorso del marito, e che in seguito con lui si accoppiò. Veniva rappresentato col flauto, la cornucopia, abbigliato con pelli di capra e armato da una clava da pastore.
La sua sposa dunque era Fauna, chiamata anche Fatua e in versioni più tarde fu associato al Dio greco Pan, oltre che al Satiro. Il nume di Luperco gli deriva dalla qualità di difensore delle greggi dagli assalti dei lupi e lupo egli stesso (Lupercus = lupus + hircus). Il Dio aveva doti profetiche e per questo era soprannominato Fatuus. Ma era anche nume ispiratore e invasante, che cacciava per possedere le sue prede, le Ninfe delle fonti e delle sorgenti, le quali, di conseguenza, divenivano simili alle Sibille nel loro profetare. A lui si attribuisce anche l’invenzione degli antichissimi versi saturnii su cui si fonda la poesia latina. E’ dunque dio d’ispirazione profetica e poetica, come Pan e come le Ninfe a cui è connesso, anche associato al timor panico, con apparizioni spaventose e voci soprannaturali.
Fauno nei secoli assunse significati diversi, da Dio dell’abbondanza, dipinto sulle pareti di quasi tutte le abitazioni greche e latine, simbolo di prosperità e della bella vita, cui si rivolgevano continuamente tutte le preghiere dei pastori e dei contadini, loro protettore e “lupercolo” benigno per i loro greggi; fino ad essere considerato infimo demone dei campi che non dava consigli utili agli uomini ma li esortava solo al divertimento sfrenato.

 :

I LUPERCALI

I lupercali, come tutte le feste primaverili che celebrano il risveglio di Madre natura, era un’importante e festa attraverso cui le genti dell’antica Roma solevano festeggiare l’avvicinarsi della bella stagione e propiziarsi per buoni futuri raccolti e la fecondità della terra e dei suoi abitanti. Pare che i lupercali si tenessero nei dintorni della grotta sacra a Luperco, ai piedi del Palatino, grotta in cui secondo la leggenda la famosa lupa trovò ed allattò i gemelli Romolo e Remo, fondatori di Roma.
La festa prevedeva oltre alla rappresentazione nel lupercale anche una simpatica lotteria a sfondo amoroso e sessuale dove i nomi delle giovani vergini e quelli dei giovani aspiranti uomo-lupo erano posti in bigliettini dentro due appositi contenitori. Due fanciulli battezzati con il latte durante il rito lupercale pescavano un bigliettino formando così le coppie, che avevano a disposizione un anno per provvedere alla fertilitè di tutta la comunità, con la benedizione di tutti gli dei (Marte, Romolo, pan, fauno Luperco) e delle grandi madri romane (ruma, rea silvia, fauna, acca laurentia) incarnatesi nel modello mitico universale noto come la lupa.
Il culto di Luperco era molto sentito ed i Lupercali rimasero una ricorrenza significativa per i Romani , anche dopo l’avvento del Cristianesimo. L’antico rito pagano infatti fu celebrato fino al V° secolo dopo Cristo, quando subentrò la nuova festa cristiana nota come San Valentino, o Festa degli innamorati.

Andrey Shishkin:

I LUPERCI

I luperci erano i sacerdoti del dio Lupercus e nell’antica Roma godevano di un gran prestigio. Diretti da un unico magister, essi erano divisi in due schiere di dodici membri ciascuna chiamate Luperci Fabiani -“dei Fabii”, fondati da Remo, e Luperci Quinctiales -dei Quinctii”, fondati da Romolo (ai quali per un breve periodo Gaio Giulio Cesare aggiunse una terza schiera chiamata Luperci Iulii, in onore di se stesso). In età repubblicana i Luperci erano scelti fra i giovani patrizi, mentre da Augusto in poi la cosa fu ritenuta sconveniente e ne fecero parte solo giovani appartenenti all’ordine equestre.
Plutarco riferisce nella vita di Romolo che il giorno dei Lupercalia, venivano iniziati due nuovi luperci (uno per i Luperci Fabiani e uno per i Luperci Quinziali) nella grotta del Lupercale, con il rito sopra descritto del sacrificio della capra e del cane.
Questa cerimonia è stata interpretata come un atto di morte e rinascita rituale, nel quale la “segnatura” con il coltello insanguinato rappresenta la morte della precedente condizione “profana”, mentre la pulitura con il latte (nutrimento del neonato) e la risata rappresentano la rinascita alla nuova condizione sacerdotale.

Pan is the god of the wild, shepherds and flocks, nature of mountain wilds, hunting and rustic music, and companion of the nymphs."He has the hindquarters, legs, and horns of a goat, in the same manner as a faun or satyr. With his homeland in rustic Arcadia, he is recognized as the god of fields, groves, and wooded glens; because of this, Pan is connected to fertility and the season of spring. The ancient Greeks also considered Pan to be the god of theatrical criticism.:

DAI FAUNI A SAN VALENTINO

Sin dai primi secoli dell’era cristiana, molte divinità pagane vennero demonizzate e in particolare i Fauni, associati ai Satiri e ai Silvani, si trasformarono in orribili diavoli, precisamente con le corna, gli zoccoletti e la coda. Nel medioevo infatti, tutte queste divinità attirarono l’astio dei cristiani per il loro aspetto animalesco, per i loro doni profetici, ma soprattutto per il loro carattere istintivo ed erotico, connesso ai culti della fertilità. Infatti Agostino, in un celebre passo de «La città di Dio», scrisse che secondo testimoni degni di fede, Silvani e Fauni eran volgarmente chiamati «incubi» e avevano rapporti erotici con le donne umane.
Successivamente, Marziano Capella aggiunse che le foreste inaccessibili agli umani, i boschi sacri, i laghi, le fonti e i fiumi erano popolati di Fauni, di Satiri, di Silvani e di Ninfe, di Fatui e di Fatue, esseri dotati di poteri profetici e talmente longevi da apparire agli umani immortali, sebbene tali non fossero. Naturalmente erano pericolosi per i cristiani, di cui risulta evidente, da questa descrizione, il terrore e l’orrore nutrito nei confronti della Natura selvaggia, viva, numinosa, e dunque, ai loro occhi, diabolica: la stessa Natura con cui la Strega era in armonia, e destinata, per questo, ad essere perseguitata.
Fu così che la festa di Fauno fu gradualmente sostituita con la festa di S. Valentino, dedicata agli innamorati, ma senza connotazioni sessuali.

 :

LA DEA LUPA

Ben prima che toccasse ai Fauni, la triste sorte accadde anche alla Dea della natura selvaggia, la grande Madre o Dea Lupa. La nascita dell’antica Roma corrisponde ad un tempo in cui il patriarcato ha già avuto il sopravvento ed erano gli Dei maschi a dominare lo scenario religioso. In particolare Marte, dio guerriero e dominatore, suscita la maggior devozione di questo popolo molto impegnato con le guerre di conquista e quindi dotato di un potente esercito. Per quanto riguarda le Dee, a parte le divinità greche importate a Roma con nome latino (Vesta, Minerva, Venere, Cerere), i popoli avevano una particolare predilezione per la Dea Acca Larentia, una Dea prostituta (guarda caso) e protettrice di Roma ma soprattutto della plebe.
I miti che la riguardano sono vari. Per alcuni si trattava di una semplice donna che guadagnò il favore degli Dei stando per una notte intera in adorazione nel tempio di Eracle. Appena uscita dal tempio incontrò tal Caruzio (Taruzio o Taurilio) uomo ricchissimo, che se ne innamorò e la sposò, lasciandola poi erede della sua immensa fortuna. Alla sua morte Acca lasciò tutto il patrimonio al popolo romano. Tutto questo sarebbe accaduto al tempo di Anco Marzio.
Il re, in segno di ringraziamento, le avrebbe fatto costruire una magnifica tomba sul Velabro, il mitico luogo del rinvenimento dei gemelli, nei pressi della porta Romanula. Secondo Plinio e Gellio invece, Acca era la nutrice dei gemelli, ed ebbe anche dodici figli maschi che diventeranno poi i fratelli Arvali, costituendo il celebre collegio sacerdotale, adoratore di Dia, antichissima Dea. Secondo un altro mito essa era una tipina un po’ dissoluta, moglie del pastore Faustolo (il nome probabilmente deriva dal Dio Faunus), che si fece però carico dei fatali gemelli fondatori di Roma, per altri una prostituta vera e propria che fece loro da balia. In un altro mito essa era la famosa lupa che li allattò sulle rive del Tevere. Ma tutti questi miti sono solo la versione patriarcale di una storia ben più antica: Larentia era in origine la Grande madre, o Madre Natura, la prostituta sacra che si accoppia con chiunque e produce di tutto, dalle piante agli animali e agli uomini. E’ in suo nome che si effettuava la prostituzione sacra, la ierodulia, e le stesse sacerdotesse, in onore della Dea selvaggia, la Dea lupa, indossavano pelli di lupo e ululavano ai viandanti. Non a caso gli antichi postriboli erano detti “lupanare”. Allo stesso modo in cui il Fauno fu gradualmente sostituito da un santo, così anche la sua controparte femminile, potente e istintiva, fu sostituita da divinità mano a mano sempre meno potenti, fino ad arrivare alla totale castrazione della componente istintiva e sessuale. Tutto questo mi ricorda il testo con cui si apre il celebra libro di Pinkola Estès, dal significativo titolo:

aquarius-girl

Donne che corrono con i lupi

“Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia.

Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento.

Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio.

Ci siamo lasciate crescere i capelli e

li abbiamo usati per nascondere i sentimenti.

Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dietro di noi,

nei nostri giorni, nelle nostre notti.

Ovunque e sempre,

l’ombra che ci trotterella dietro

va indubbiamente a quattro zampe”.

auna’s themes are fertility, nature and divination. Her symbols are all forest items. In Roman mythology, Fauna is the consort to Faunus, whom this date venerates. With Faunus, She protects the woodlands and plants that live there. While Her role in stories seems minor, Fauna’s power lives on in botanical terminology, Her name having been given to vegetation.:

http://blog.libero.it/Shopia/13356903.html

E SAN VALENTINO?

Valentino era un vescovo di terni e suo patrono dal 1644, e come tale professava la fede cristiana nell’epoca delle persecuzioni nel sacro romano impero, pagano e politeista. Accadde che non solo convertì al cristianesimo un filosofo romano di nome Cratone, ma commise anche l’errore di sposare una coppia di giovani innamorati (tale fanciulla di nome Serapia con un centurione romano non meglio identificato), andando contro l’editto di Claudio II, che aveva vietato ai suoi legionari il matrimonio con le fedeli cristiane. Per questo il vescovo fu giustiziato e in seguito fatto santo e commemorato, dal 496 d.c. nello stesso giorno in cui si teneva la festa dei lupercali. La leggenda narra che poco prima di essere giustiziato, Valentino fece un miracolo. Il 14 febbraio lasciò un bigliettino alla figlia non vedente del suo carceriere Asterio, di cui si era platonicamente innamorato, su cui era scritto “dal tuo valentino”. Ella lo lesse ritrovando la vista e da ciò sembra derivare l’usanza di scambiarsi messaggini d’amore nel giorno di San Valentino.

Deirdre and Naoise. One of the most tragic stories in Irish mythology. Like Helen of Troy, beautiful Deirdre unintentionally spawned a war between powerful men. She loved a warrior and huntsman named Naoise, who was betrayed and killed along with his faithful brothers. Forced to marry a king whom she didn't love, Deirdre threw herself from a chariot and ended her life. The lovers were buried side-by-side. Two trees grew from their graves and intertwined themselves into one.:

Sussurrato daLuli