La Madre


Magic Houses by TARRANT, Margaret / TODD, Barbara - Jonkers Rare Books:

Vi è un nome soave in tutte le
o lingue, venerato fra tutte le genti.
il primo a che suona sul labbro
del bambino con lo svegliarsi
della coscienza. l’ultimo che mormora
il giovinetto in faccia alla morte;
un nome che l’uomo maturo e il vecchio
invocano ancora, con tenerezza
di fanciulli, nelle ore solenni della vita,
anche molti anni dopo che non è più
sulla terra chi lo portava; un nome
che pare abbia in sé una virtù misteriosa
di ricondurre al bene. di consolare e
di proteggere. un nome con cui si dice
quanto c’è di più dolce. di più forte.
di più sacro all’anima umana.
la madre.

Edmondo De Amicis

Lighting Up by Margaret Tarrant:

Sussurrato da fiori_7 Luli
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Infinito Amore


my heart breaks for the unwanted pre-born babes. Even though they are carried straight to the arms of the lord from the operating room waste bin.:

La madre
La madre è un angelo che ci guarda
che ci insegna ad amare!
Ella riscalda le nostre dita, il nostro capo
fra le sue ginocchia, la nostra anima
nel suo cuore: ci dà il suo latte quando
siamo piccini, il suo pane quando
siamo grandi e la sua vita sempre.

Victor Hugo

Frank Cheyne Pape- (English illustrator 1878-1972) ~The Rose greets the Child from

Bambino
Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.

Alda Merini

precious moment:

Auguri a tutte le Mamme 
Sussurrato da Luli

Una Poesia e una Fiaba per la Mamma


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Non sempre il tempo la beltà cancella

o la sfioran le lacrime e gli affanni

mia madre ha sessant’anni e più la guardo

e più mi sembra bella.

Non ha un accento, un guardo, un riso

che non mi tocchi dolcemente il cuore.

Ah se fossi pittore, farei tutta la vita

il suo ritratto.

Vorrei ritrarla quando inchina il viso

perch’io le baci la sua treccia bianca

e quando inferma e stanca,

nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

Ah se fosse un mio prego in cielo accolto

non chiederei al gran pittore d’Urbino

il pennello divino per coronar di gloria

il suo bel volto.

Vorrei poter cangiar vita con vita,

darle tutto il vigor degli anni miei

Vorrei veder me vecchio e lei…

dal sacrificio mio ringiovanita!

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Il buon Dio aveva deciso di creare la mamma. Ci si arrabattava intorno già da sei giorni, quand’ecco comparire un angelo che gli fa: “Questa qui te ne fa perdere di tempo, eh?”. E Lui: “Sì, ma hai letto i requisiti dell’ordinazione? Dev’essere completamente lavabile, ma non di plastica … avere 180 parti mobili tutte sostituibili… funzionare a caffè e avanzi del giorno prima… avere un bacio capace di guarire tutto, da una sbucciatura ad una delusione d’amore … e sei paia di mani”. L’angelo scosse la testa e ribatté incredulo: “Sei paia?!”. “Il difficile non sono le mani – disse il buon Dio – ma le tre paia di occhi che una mamma deve avere”. “Così tanti?”. Dio annuì. “Un paio per vedere attraverso le porte chiuse quando domanda “che state combinando lì dentro, bambini?”, anche se lo sa già; un altro paio dietro la testa, per vedere quello che non dovrebbe vedere, ma che deve sapere; un altro paio ancora per dire tacitamente al figlio che si è messo in un guaio “capisco e ti voglio bene lo stesso”.

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“Signore – fece l’angelo sfiorandogli gentilmente un braccio – va’ a dormire. Domani è un altro…”. “Non posso – ripose il Signore – ho quasi finito ormai. Ne ho già una che guarisce da sola se è malata, che può lavorare 18 ore di seguito, preparare un pranzo per sei con mezzo chilo di carne tritata e che riesce a tenere sotto la doccia un bambino di nove anni”. L’angelo girò lentamente intorno al modello di madre, esaminandolo con curiosità: “E’ troppo tenera”, disse poi con un sospiro. “Ma resistente – ribatté il Signore con foga – tu non hai idea di quello che può sopportare una mamma!”. “Sa pensare?”. “Non solo, ma sa anche fare un ottimo uso della ragione e venire a compromessi”, ribatté il Creatore. A quel punto l’angelo si chinò sul modello della madre e le passò un dito su una guancia: “Qui c’è una perdita”, dichiarò. “Non è una perdita – lo corresse il Signore – è una lacrima”. “E a che serve?”. “Esprime gioia, tristezza, delusione, dolore, solitudine, orgoglio”. “Ma sei un genio!”, esclamò l’angelo. Con sottile malinconia Dio aggiunse: “A dire il vero, non sono stato io a mettercela quella cosa lì …”.

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Sussurrato daLuli

Lei è bella


Mary Ethel Hunter

E’ la vita stessa
nel suo più tenero
luccichio d’aurora.
E ‘bella per la sollecitudine
con cui accorre
dal suo bambino.
Tutte le madri hanno
questa bellezza,
questa verità questa santità.
Tutte le madri
hanno questa grazia,
una bellezza
che viene dall’amore
come il giorno viene dal sole,
come il sole viene da Dio.

 Sussurrato da Luli

La rosa


l simbolo della Rosa è, assieme a pochi altri, onnipresente nei tempi e quasi in tutto il globo. Gli eroi greci la usavano per ornare il loro elmo come Enea ed Ettore (peraltro eroi Troiani), oppure lo scudo come Achille. I roseti erano consacrati tanto ad Afrodite che ad Atena ed una leggenda mitologica dice che inizialmente in Grecia esistevano solo rose bianche finché la dea Afrodite, accorrendo in aiuto di Adone, mortalmente trafitto da un cinghiale, si punse con le spine, tingendo del rosso del proprio sangue le corolle del fiore ad essa consacrato. Già, le spine, il cosiddetto “rovescio della medaglia”. Secondo varie leggende medievali, l’Eden era pieno di rose senza spine, nate dopo il “peccato” di Eva. E San Bernardo di Chiaravalle era solito dire:” Eva, spina; Maria, rosa”.

Il dio Arpocrate, l’equivalente greco dell’egizio Horus, era il dio della segretezza e veniva raffigurato incoronato di roselline. Ciò fece sì che il simbolismo della rosa acquisisse anche il simbolo iniziatico della conservazione dei segreti.

Ecate, dea degli inferi, era talvolta rappresentata con la testa cinta da una ghirlanda di rose. Questo fiore era per i greci anche simbolo di rigenerazione e perciò era usanza deporre rose sulle tombe.

Nell’antica Roma la rosa celava il “profumo di eternità”, tanto che durante le “Rosalie”, cerimonie miranti ad onorare gli dei Mani celebrate tra maggio e luglio, i cittadini erano soliti offrire ai defunti ampie ghirlande di rose. Pure il famoso “asino di Apuleio” riacquistò forma umana mangiando una corona di rose vermiglie offertegli dal sacerdote di Iside.

Il Cristianesimo attinse copiosamente nel simbolismo della Rosa che divenne addirittura emblema del Graal, la mitica coppa che raccolse il sangue di Cristo sgorgante dalle sue ferite. Ma la rosa era anche simbolo di trasformazione: in due diverse leggende abbiamo la Rosa bianca che si trasforma in rossa con il sangue di Cristo e la Rosa rossa che si trasforma in bianca con le lacrime della Madonna. I cinque sepali del fiore ricordano proprio un calice, il calice in cui ogni anima che si incarna raccoglie il proprio destino futuro.

Fra gli alchimisti la Rosa bianca rappresentava l’ ”Albedo” (purificazione del sentire, ovvero del Mercurio) e quella rossa la “Rubedo” (purificazione del volere, ovvero lo zolfo), le due fasi dell’Opera di trasmutazione successiva alla “Nigredo” (la putrefazione di base).

Nell’esoterico Ordine Rosacrociano una corona di rose rosse con al centro una rosa  è posta  al centro della Croce, al posto del cuore: il dolore umano (Croce) abbinato all’Amore (Rosa).

Anche il rosone in vetri colorati che si vede in alcune cattedrali o il rosone in pietra posto sulla facciata delle chiese trae origine dal simbolismo della Rosa: attraverso il rosone, la luce (ossia la Verità) può entrare nel Sacro edificio. Nell’XI secolo alcuni monasteri regalavano ogni anno a Papa Leone IX una rosa d’oro, in segno di riconoscenza per ciò che la Chiesa faceva per loro. Inoltre in tutto il Medioevo il simbolo della Rosa era tra i più usati, assieme alla Croce, dagli ordini cavallereschi.

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San Bernardo in uno dei suoi sermoni disse: ”Maria è stata una rosa: bianca per la sua verginità, vermiglia per la sua carità”.

Il legame che unisce la Madonna, Regina del Cielo, con la Rosa, Regina dei fiori, è strettissimo, tanto che nel XVI secolo nacque una leggenda secondo la quale quando la Vergine salì al cielo, lasciò un sepolcro fiorito di rose e di gigli.

La Madonna apparve a Lourdes con due rose sui piedi nudi ed a La Salette ornata di rose multicolori. A Guadalupe le rose fiorirono miracolosamente per opera della Vergine e molti santuari Mariani sono dedicati alla “Madonna delle rose”.

San Domenico di Guzman (1170-1221) sognò che le preghiere degli uomini salivano verso la Madonna in cielo, sotto forma di tante rose unite in corona. Fu questo sogno la chiave che unificò il simbolo della Rosa con il culto della Vergine. Si  coniò allora sia per la corona con i grani in quanto oggetto, sia per l’insieme delle preghiere, il termine “Rosario” dal latino “Rosarium”, e per rafforzare il legame simbolico tra il fiore e la preghiera, si diffuse l’uso di fabbricare i grani delle corone esclusivamente con legno di rosa.

L’idea di uniformare teoricamente la corona con i grani con la corona di rose servì anche ad inglobare le antiche tradizioni pagane, ancora presenti nel XII secolo in varie parti d’Europa, miranti ad implorare la protezione degli dèi offrendo loro delle corone di fiori intrecciate in varie forme. Era questa una comune cerimonia del Nord Europa dove in un rito propiziatorio, venivano appese da parte di giovani fanciulle corone di fiori su ”alberi sacri”.

Nello stesso periodo nacque anche la leggenda secondo la quale fu per primo l’Arcangelo Gabriele ad intrecciare una corona di 150 rose in onore della Vergine. Tale corona era divisa in tre: rose bianche per ricordare l’infanzia di Gesù, rose rosse per ricordarne la Passione e rose d’oro per celebrarne la Resurrezione.

Ricordiamo infine come anche Dante (rosacrociano ante litteram), riprendendo il  simbolismo della Rosa, nella Divina Commedia fa disporre i Beati attorno al Trono Celeste in modo tale da formare una candida rosa.

SussurratoLuli

uguri a tutte le mamme del mondo!

La rosa


a rosa l’immarcescibile rosa che non canto

quella che è peso e fragranza

quella del nero giardino nell’alta notte

quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera

la rosa che risorge dalla tenue

cenere per l’arte dell’alchimia

la rosa dei persiani e di Ariosto

quella che sempre sta sola

quella che sempre è la rosa delle rose

il giovane fiore platonico

l’ardente e cieca rosa che non canto

la rosa irraggiungibile.

 

Scritto da Jorge Luis Borges

Sussurrato da Luli

 ompagnia del giardinaggio come coltivare le rose in vaso

La festa della mamma


a festa della mamma ha origini antichissime, si celebrava all’inizio della primavera quando si rendeva omaggio alle divinità femminili e all’idea di fecondazione e di rinascita delle quali si nutriva la tradizione politeista; Nei riti pagani delle culture politeiste veniva onorata la dea Madre, la Terra, simbolo di prosperità e fertilità; il periodo di festeggiamento era la primavera, che segnava il passaggio dal freddo inverno alla stagione più calda e produttiva. Già allora il ruolo della genitrice veniva celebrato sottolineandone la fertilità, la prosperosità, la generosità di abbondanza.

Nell’antica Grecia gli Elleni dedicavano alla loro genitrice un giorno dell’anno: la festa coincideva con le celebrazioni in onore della dea Rea, la madre di tutti gli Dei Rea. Feste in onore della nascita e della maternità venivano celebrate anche tra gli antichi Romani, che salutavano l’arrivo di maggio e della primavera con un’intera settimana di festività, dedicate alle rose e alle donne. A Roma era Cibele la madre degli Dei.

Una ‘festa della mamma’, veniva celebrata anche nell’Inghilterra del 1600. Nel XVII secolo infatti, in Gran Bretagna, la quarta domenica della Quaresima, veniva celebrato il ‘Mothering Sunday’, il giorno in cui chi lavorava lontano da casa poteva tornare dai genitori  e onorare la propria madre, offrendole il dolce ‘Mothering cake’.

Questa festa pagana, con il diffondersi del cristianesimo, venne acquisita dalla Chiesa, divenendo il giorno in cui si celebrava la ‘Madre della Chiesa: forza spirituale della vita e protezione dal male’, ma anche la propria madre terrena. 

Ma la ‘madre’ dell’evento che oggi viene festeggiato in quasi tutto il mondo, fu una donna americana.  La festa della mamma, festeggiata la seconda domenica di maggio ha infatti origine negli Stati Uniti. Inizialmente proposta dalla signora Julia Ward Howe, nel 1872, come giorno dedicato alla pace  divenne una festa nazionale nel 1914, grazie alle petizioni di Ana Jarvis di Philadelphia. Ana Jarvis, infatti, nel 1907, desiderosa di ricordare l’anniversario della morte di sua madre, persuase la sua parrocchia a Grafton, nel West Virginia, a celebrare l’evento la seconda domenica di maggio. L’anno successivo tutta Philadelphia festeggiò la festa della mamma. I sostenitori della Jarvis iniziarono quindi a scrivere a ministri e uomini d’affari per proporre la festa come giorno nazionale, e già dal 1911 l’usanza si era diffusa in quasi tutti gli Stati americani. Sul finire del 1914, il Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson ufficializzò la festa come festività nazionale, da tenersi ogni anno nella seconda domenica di maggio. Oggi le mamme di quasi tutto il mondo ricevono piccoli pensieri e fiori dai loro figli, a testimonianza dell’affetto e della riconoscenza di questi. Anche se non tutti paesi festeggiano la seconda domenica di maggio, l’usanza di regalare rose rosa alle mamme e di portare rose bianche sulle tombe delle mamme morte è quasi mondialmente diffusa. La festa della mamma è una delle feste “laiche” più apprezzate in tutto il mondo. Ma, in questo lieto giorno, in cui le mamme sono circondate di amore, affetto e piccole attenzioni si dovrebbe anche riflettere sulla figura ed il ruolo della “mamma” nella nostra società.

   Sussurrato da Luli

uguri a tutte le mamme