Apollo e Clizia


– Clizia – Louis Welden Hawkins

La storia di Clizia è narrata nelle Fabulae di Igino e nella Metamorfosi di Ovidio. Il mito di Clizia: gli antichi greci amavano attribuire a molti fenomeni naturali un’origine divina, in particolare alla nascita di alberi, piante e fiori.
A tal proposito proponiamo una leggenda legata a un bellissimo fiore che è il girasole e a cui i greci hanno associato una dività ed una storia. Essa proviene dal noto IV libro delle Metamorfosi di Ovidio, che colleziona tanti altri miti legati a questo popolo e civiltà.

Venere, per vendicarsi di Apollo che l’aveva scoperta con Marte, lo fa innamorare della mortale Leucotoe, figlia di Orcamo, re degli Achemenidi, e di Eurinome.

Clizia era una giovane ninfa perdutamente innamorata di Apollo, il Dio Sole, che la sedusse per un breve periodo ma che poi ne rifiutò l’amore per una mortale, Leucotoe la figlia del re orientale Orcamo.

– Apollo e Leucotoe – Antoine Boizot XVIII secolo, Museo delle belle arti di Tours

Per riuscire a conquistarla si trasformò nella madre di lei. Entrato nella stanza dove stava tessendo con le ancelle, riuscì a rimanere solo con la fanciulla e a sedurla.
Presa da una folle gelosia, la ninfa decise di rivelare al re l’unione di sua figlia con il dio del Sole, e questo la fece seppellire viva. Apollo tentò di farla resuscitare, Apollo, nel tentativo di riportarla in vita, fece nascere una pianta d’incenso sul luogo della sua sepoltura.
Il dio, però, perduta l’amata, non volle più vedere Clizia e la ninfa cominciò a deperire, rifiutando di nutrirsi.
Perduta l’amata Leucòtoe, non volle più vedere Clizia, la quale, perciò, cominciò a deperire, rifiutando di nutrirsi e bevendo solamente la brina e le sue lacrime.
Clizia non si rassegnò mai: stava seduta giorno e notte in un campo a guardare il suo amato che attraversava il cielo dall’alba al tramonto e con la testa sempre in su ne seguiva il percorso senza mai distogliere lo sguardo.

Clizia trasformata in girasole – Charles de La Fosse (1688) Versailles, Musée National Chateau et Trianon

Tutto questo finché Apollo, impietosito, la trasformò in un fiore, in grado di cambiare inclinazione durante il giorno secondo lo spostamento del Sole nel cielo: il girasole appunto.

È uno dei fiori più affascinanti e, come avviene spesso, il linguaggio, luogo per eccellenza del mito e dell’immaginazione, ne porta il segno: girasole, tournesol, Sonnenblume, sunflower – nomi tutti che evidenziano un’affinità essenziale con la solarità.

E del resto, anche in questo caso, il nome Clizia deriva dal greco e significa proprio “colei che si inclina”, ovvero, secondo la polisemia del verbo, “colei che si inclina, si muta e ha la dedizione verso qualcosa”.

– Clizia – Frederic Leighton

Questa storia si può interpretare esotericamente.

Orcamo fu il primo a coltivare l’incenso (leucotoe), ed il Sole favorì questo esperimento, riscaldando l’ambiente e favorendone la flagranza. Il fatto che Clizia sia stata la causa della morte di Leucotoe deriva dal fatto che il girasole, fiore in cui fu convertita Clizia, fa perire l’albero di incenso.

Di seguito le citazioni dello scrittore Ovidio con cui vogliamo terminare questo articolo. L’amore è un sentimento profondo e ancora incompreso:

“Benché trattenuta dalla radice,

essa si volge sempre verso il suo Sole,

e anche così trasformata gli serba amore”

“Mai più il Sole, signore della luce,

volle avvicinarsi a Clizia e godersi con lei piaceri d’amore.

Da allora, travolta dalla follia della sua passione,

la ninfa, incapace di arrendersi,

si strugge e notte e giorno sotto il cielo

giace sulla nuda terra a capo nudo coi capelli scomposti.

Per nove giorni, senza toccar acqua o cibo,

interrompe il digiuno solo con rugiada e lacrime;

non si muove da terra:

Illustration by Margaret W. Tarrant (1888-1959)

non faceva che fissare nel suo corso il volto del nume,

seguendolo con gli occhi.

Si dice che il suo corpo aderisse al suolo e

che un livido pallore trasformasse parte del suo incarnato

in quello esangue dell’erba;

un’altra parte è rossa e un fiore simile alla viola le ricopre il volto.

Malgrado una radice la trattenga,

sempre si volge lei verso il suo Sole e

pur così mutata gli serba amore”. 

 (Publio Ovidio Nasone – Metamorfosi, IV)

– Clizia – 1887 Evelyn De Morgan

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La mia sera


Clara Burd illustration, via http://ilclandimariapia.blogspot.com.es/2013/10/clara-miller-burd-1873-1933.html

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.
E’, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.


O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io … che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don … Don … E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra …
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era …
sentivo mia madre … poi nulla …
sul far della sera.

Giovanni Pascoli

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Auguri a tutte le Mamme

 

La Rosa


Era sbocciata la rosa
alla luce del mattino,
così rossa di tenero sangue
che la rugiada si scostava;
così accesa sullo stelo
che la brezza si bruciava.
E che alta! E come splende!
Era tutta sbocciata!

Federico García Lorca

Ma lei era di quel mondo
dove le più belle cose
Hanno il peggior destino,
E rosa, lei ha vissuto
quel che vivono le rose
Lo spazio d’un mattino

Francois de Malherbe

Art

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A mio padre


Il colore e' poesia dell'anima

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
– Com’è bella notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno – Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.


Alfonso Gatto 

Диалоги

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Un mondo incantato


March House Books Blog: Joan in Flowerland by Margaret W. Tarrant

Un mondo infantile
d’elfi di fate di streghe,
narrato su tronchi di legno
e bevuto dall’innocenza
di occhi attoniti.
Ero condotta per mano
in luoghi inesistenti,
nei prati ricamati sui lenzuoli
ed il principe azzurro aspettavo
sopra bianchi cavalli …

March House Books Blog: Joan in Flowerland by Margaret W. Tarrant- Forget-Me-Not
Grido di civetta sinistro,
latrato di volpe cacciata.
Diventai principessa
milioni di volte
in barba al destino ignoto,
tra lampade magiche,
orchi mostruosi e
gnomi burloni.
Sono tempi lontani, finiti,
coperti di polvere,
ma il c’era una volta
può riaprire la storia!

March House Books Blog: Joan in Flowerland by Margaret W. Tarrant- Lady's Slipper

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Il Guardiano del Faro


Keeping the Light - Darrell Bush - World-Wide-Art.com

Si concesse di chiudere gli occhi per qualche secondo, godendo della sensazione degli spruzzi di acqua, godendo della sensazione degli spruzzi di acqua salata sul viso.
Riaprendoli, vide in lontananza Gråskär e il cuore le balzò nel petto.
Era sempre così, quando avvistava l’isola e la casetta con il faro che svettava bianco e fiero verso il cielo azzurro.Era ancora troppo distante per poter vedere il colore della casa, ma ricordava la sfumatura grigia del legno e i cantoni bianchi, e anche le malvarose che crescevano contro la parete meno esposta al vento. Era il suo rifugio, il suo paradiso.

Come può un semplice raggio fare la differenza per così tante vite? Come possono tante persone fidarsi di quella luce e di quelli che la custodiscono?
Solo da adulto, ho capito perché mi affascinano tanto queste magnifiche torri. Sono sempre stato rapito dal fascio di luce brillante del faro, e dal suo scopo: guidare le navi e i suoi equipaggi in acque sicure. Pioggia o nebbia, tempesta o foschia, la luce è sempre là, dietro la lente di cristallo, una sorta di muro trasparente posto innanzi alla fonte luminosa per amplificarne la forza.

(Sergio Bambarén Il guardiano del faro)

La vista era come sempre bella da togliere il fiato: da un lato si vedevano solo mare e orizzonte ma dall’altro si estendeva l’arcipelago con le sue isole e i suoi scogli. Da molti anni il faro non era più in uso e ormai era una specie di monumento al passato. La lampada era spenta e lamiere e bulloni arrugginivano lentamente …

Pictures

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Fiore di loto


Tantissimo tempo fa, alla foce del Po, in una grande e bellissima palude c’era una zona ricoperta di Fiori di Loto bianchi e rosa. Questi fiori proteggevano il regno delle Fate dell’acqua, ma nessun essere umano poteva vederlo.

Si narrava che era molto pericoloso cercare di vedere le Fate e il loro regno. Gli abitanti dei villaggi vicini avevano un grande rispetto per la palude.
C’era un ragazzo che però non temeva le Fate, anzi cercava di scorgerle tuffandosi proprio dove si pensava ci fosse la porta per il loro regno.

Un giorno riuscì a trovare il regno delle Fate e queste gli offrirono un dono: poteva scegliere tra un forziere colmo di monete d’oro o una splendida Fata, la creatura più belle che lui avesse mai visto.
Il ragazzo scelse il forziere, pensando di aiutare sua sorella, rimasta vedova con un bambino piccolo.

Le monete d’oro non finivano mai e finalmente la famiglia del giovane poteva vivere agiatamente, ma lui era ossessionato dal ricordo della bellissima Fata che avrebbe potuto scegliere.

Passava così le sue giornate in barca nella palude alla ricerca del regno delle Fate, senza mangiare, ne bere, ne dormire. Alla fine morì.

Le Fate decisero di punirlo per aver fatto la scelta sbagliata, per non aver voluto scegliere l’amore: tutti i primogeniti discendenti dalla sua famiglia erano condannati a non conoscere mai l’amore.

Trippy Art

SIMBOLOGIA FEMMINILE

Come accade per altri fiori, anche il Loto viene associato a simbolismi femminili. Essendo un fiore legato all’immortalità, alla creazione ed alla rigenerazione, il loto viene inevitabilmente associato a un principio femminile, indicando grazia, fertilità e fecondità, tutte virtù tipiche del mondo femminile.

Questo simbolismo prende spunto dalla forma del fiore di loto, un calice che sembra raffigurare il ventre femminile da cui nasce la vita. Per questo simbolismo dai tratti molto potenti e suggestivi, il loto è stato utilizzato nelle leggende e nei racconti sulla nascita degli dei.

Molte divinità indù sono raffigurare mentre siedono su un grande fiore di loto e di loro si narra proprio che siano nate da un fiore che si è aperto al mattino. Anche Buddha, il profeta del Buddismo, secondo la tradizione, sembra sia nato da un fiore di loto.

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IL LOTO E I SUOI COLORI

Anche il colore dei diversi fiori di loro viene associato a un particolare simbolismo.

Quelli bianchi indicano la purezza, intesa come stato dell’anima e della mente, ma anche la perfezione spirituale.

Il loto rosa è simbolo della divinità ed è quello maggiormente usato nelle cerimonie delle religioni orientali. Il loto viola è considerato il fiore degli asceti e di tutti coloro che si dedicano alla meditazione ed al raggiungimento della perfezione spirituale.

Il loto blu simboleggia la vittoria dello spirito sulle passioni, ma ha anche il significato di saggezza ed intelligenza.

Il loto con fiori dorati rappresenta il raggiungimento dell’illuminazione.

In tutti i diversi fiori di loto primeggia un significato comune, ovvero il predominio dello spirito e della coscienza su tutto ciò che è materiale e meschino.

Saggezza, perfezione, intelligenza, purezza e conoscenza di sé sono i principi su cui si fondano molte religioni e che il loto, con la sua rara bellezza, è in grado di interpretare al meglio.

Throat Chakra you fill my spirit with a sky of infinite blue opening all that I am holding back helping me trust and express what is true so I can speak up for myself and others, too. Your healing energy reaches deep inside to a silent place where I can hear my inner voice telling me I have a choice. To whisper, to cry, to shout. To sing and rejoice and say all that is in my heart.  Healing Lotus - Throat Chakra prose by Carol Cavalaris

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Pasqua


pasqua

Campane di Pasqua festose
che a gloria quest’oggi cantate,
oh voci vicine e lontane
che Cristo risorto annunciate,
ci dite con voci serene:
Fratelli, vogliatevi bene!
Tendete la mano al fratello,
aprite la braccia al perdono;
nel giorno del Cristo risorto
ognuno risorga più buono!
E sopra la terra fiorita,
cantate, oh campane sonore,
ch’è bella, ch’è buona la vita,
se schiude la porta all’amore.
(Gianni Rodari):

Picture of The Light of His Love

Sussurrato dafiori_7 Luli
Buona Pasqua
:

L’amicizia si tinge di nostalgia


I mattini d’allora…
Portavano negli occhi
una profonda luce immacolata,
un fresco fiore di desiderio in bocca,
nelle mani una piccola gioia inaspettata.
I mattini d’allora…
Ci chiamavano per nome,
ch’era tempo di ridere, di cantare, d’amare.
L’amico correva all’amico, a rinnovare
il patto di fraterna comunione.
I mattini d’allora…
Ci venivano incontro
per le pallide vie della piccola città


col passo molle e baldo delle giovani donne
calde di sconosciute voluttà.
I mattini d’allora…
Ci traevano incantati
a veder le robinie piegate dalla rugiada,
i giaggioli d’oro su le prode dei fossati,
le mille meraviglie della strada.
I mattini d’allora…
d’allora!
Il nostro cuore era semplice e
buono e senza ferita.
Un’amata ci dava tutto il suo amore:
la vita.

Diego Valeri

A Rita Gea fiori_7sussurrato da Luli

Le Palme e l’Ulivo


Con la Domenica delle Palme,  la simbologia rimanda  all’entrata trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme prefigurando la Resurrezione dopo la morte, o anche come simbolo della resurrezione dei martiri così come citato nell’Apocalisse (7, 9) inizia la Settimana Santa durante la quale si rievocano gli ultimi giorni della vita terrena di Cristo e vengono celebrate la sua Passione, Morte e Risurrezione. Il racconto dell’ingresso di Cristo a Gerusalemme è presente in tutti e quattro i Vangeli, ma con alcune varianti: quelli di Matteo e Marco raccontano che la gente sventolava rami di alberi, o fronde prese dai campi, Luca non ne fa menzione mentre solo Giovanni parla di palme (Mt 21,1-9; Mc 11,1-10; Lc 19,30-38; Gv 12,12-16).

La palma è simbolo di trionfo, acclamazione e regalità,  nel suo significato è quello della vittoria, dell’ascesa, della rinascita e dell’immortalità. è allegoria dell’araba fenice che risorge dalle sue ceneri e dell’ albero della vita, simbolo dell’immortalità dell’anima. La palma della dea Vittoria è un’iconografia nata in epoca greco-romana. La palma nella mano della Nike di Efeso, la simbologia cristiana, presente fin dall’epoca paleocristiana è legata a un passo dei Salmi, dove si dice che come fiorirà la palma così farà il giusto: la palma infatti produce un’infiorescenza quando sembra ormai morta, così come (con una similitudine) i martiri hanno la loro ricompensa in paradiso.

L’episodio rimanda alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot, la “festa delle Capanne”, in occasione della quale i fedeli arrivavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al tempio in processione. Ciascuno portava in mano e sventolava il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi, la palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’innalza verso il cielo, e il salice, la cui forma delle foglie rimandava alla bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio, legati insieme con un filo d’erba (Lv. 23,40). Spesso attaccato al centro c’era anche una specie di cedro, l’etrog (il buon frutto che Israele unito rappresentava per il mondo). Il cammino era ritmato dalle invocazioni di salvezza (Osanna, in ebraico Hoshana) in quella che col tempo divenuta una celebrazione corale della liberazione dall’Egitto: dopo il passaggio del mar Rosso, il popolo per quarant’anni era vissuto sotto delle tende, nelle capanne; secondo la tradizione, il Messia atteso si sarebbe manifestato proprio durante questa festa.

Il ramoscello di ulivo è invece simbolo della pace. Le origini si fanno risalire all’episodio biblico del diluvio universale. Quando il diluvio cessò, Noè fece volare prima un corvo per vedere se si fossero ritirate le acque dalla terra, e poi una colomba, ma entrambi “non trovando dove posare la pianta del piede, tornarono a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra.” Dopo una settimana Noè ritentò inviando la colomba che “tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.”
Il ramoscello di ulivo è simbolo della pace, perché Dio stesso, a conclusione del diluvio promise nella Genesi (9:11) “Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra”. Nelle zone in cui non crescono né l’ulivo, né palma, come nell’Europa del Nord, i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.

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Buona Domenica delle Palme

 

Feronia


Stampa di arte dea primavera, Persefone, mitologia greca, limited edition 5 x 7

Antica dea italica, Feronia, era una divinità strettamente legata alla natura, alla fertilità, ai boschi e alle fonti. Figura femminile che si riallaccia all’immagine della donna come magica sorgente di vita, alla sua fecondità come a quella delle messi, estende la sua protezione ai malati e agli schiavi che vengono affrancati, ossia liberati dalla schiavitù. Secondo alcuni autori, sembra che tutelasse anche tutte le ricchezze che dal sottosuolo venivano portate alla luce del sole (pietre e metalli preziosi). Per tale ragione veniva probabilmente associata alla greca Persefone, in quanto è stato ipotizzato che il suo nome, originariamente, fosse Fersefonia.

Altre ipotesi fanno derivare il termine Feronia da fera (animale selvatico), quindi sarebbe stata la dea latina protettrice delle fiere, delle belve feroci, dalla quale deriva un probabile collegamento con la maga Circe, attorniata da creature non proprio pacifiche, come lupi e leoni. Il centro di culto più importante dedicato a Feronia era situato nel territorio di Capena, a nord di Roma, vicino a Fiano Romano, ai confini con quello sabino, ed è denominato Lucus Feroniae, dove sono stati rinvenuti i resti archeologici di un bosco sacro e di un santuario.

The Art Of Animation

Una leggenda narra che, nonostante un incendio, il bosco sacro alla dea rimase intatto tra le fiamme, anzi rinverdì. Il Lucus (bosco sacro) di Feronia sorge su una piattaforma di travertino e ha origini molto remote, così come antichissime sono le origini del culto della dea. Si tratta di un culto italico e se ne trovano corrispondenze anche nei santuari di Trebula Mutuesca, Terracina, Amiterno e in Umbria. A Narni, in provincia di Terni, poco distante dalla Rocca che sovrasta la città, si trova tuttora la fonte di Feronia. Tale luogo costituirebbe un ulteriore spazio di culto dedicato a Feronia in territorio umbro antico.

La fonte risale ai tempi preromani ed è dedicata alla dea venerata tra i Sabini, i Volsci e gli Etruschi. Feronia era la personificazione dell’eterna primavera, protettrice delle sorgenti e delle acque: a Narni era circondata da una devozione particolare. L’acqua della fonte di Feronia è sempre stata apprezzata dagli abitanti di Narni per la sua purezza e leggerezza, visitata da molti di loro nonostante il luogo di culto si trovi distante dal centro abitato. Antichi documenti di Narni parlano di questa fonte e in uno di essi “si ingiunge che nessuna offesa sia fatta alle donne che vanno ad attingere acqua alla sorgente di Feronia, sia all’andata che al ritorno”

(Daniela Nipoti – Il Grande Libro delle Dee Europee)

 

*FAIRY
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Benvenuta Primavera