Beltane: la forza della Vita


Noc Kupaly  Slavic Celebration Summer Solstice:

Che i fuochi di Beltane danzino allegri nei vostri cuori, l’uovo di Ostara si schiude al calore dell’amore, dell’attrazione, della passione.

Con Beltane si celebra nella ruota dell’anno il ritorno della Vita, il mondo intorno a noi è un vociare di bellezza e sensualità… cosa c’è di più sensuale che sentire il formicolio dello sbocciare dei fiori sotto i nostri piedi, il richiamo d’amore degli uccelli, il sole che scalda la terra per permetterle di partorire la primavera… Ecco Beltane che ci avvolge con i suoi nastri colorati, la danza d’amore e d’eccitazione sessuale è presente ovunque, la Dea gode del nostro aprirci alla bellezza, la Dea sorride a tutte le forme d’amore.
Nel corso delle stagioni passate abbiamo “sacrificato” il Dio per vederlo rinascere al solstizio d’inverno o Yule, ora il Dio è un fuoco splendente ( significato letterare della parola Beltane) il fuoco si agita nel ventre di Madre Terra e fra danze e canti risale fino al cuore.

Beltane, witches card                                                                                                                                                                                 More:

Beltane celebra la forza della Vita, il risveglio della kundalini che non ha paura di elevarsi dal desiderio sessuale fino a riempire il cuore, la Vita nasce da sempre dall’attrazione… niente è più giusto e bello, il sesso diventa così un atto sacro, un flusso di energia celebrato dall’Unione, la terra e l’universo tutto sono racchiusi in quel momento nell’accoglienza della Dea e nel Dono di se del Dio.

Spesso Beltane è descritto come un rito orgiastico, dove tutti si accoppiano con tutto.. ebbene è così, ma in modo molto diverso da come viene normalmente immaginato. La natura stessa vive in questo periodo la sua orgia di sensi… il profumo della vita invade ogni cosa e noi allo stesso modo apriamo il cuore e facciamo l’amore con ogni cosa, godiamo nello sdraiarci fra l’erba bagnata di rugiada, godiamo del tepore del sole sul nostro corpo, godiamo della danza d’amore di tutto l’universo..

Buon Beltane anime belle, perchè godere di tutto quello che l’universo ci dona non è peccato, è invece essere pieni d’amore e gratitudine e la gratitudine crea il circolo meraviglioso del Dono.

Emanuela Pacifci

"THE MAY QUEEN" by Emily Balivet:

Beltane appartiene solamente alla tradizione celtica dell’Irlanda e della Britannia. Gli stessi celti della Gallia non conoscevano questa festa, sebbene anch’essi celebrassero riti simili con finalità simili. Tuttavia era pratica diffusa quella di accendere fuochi in questo periodo dell’anno, per purificarsi e annunciare l’arrivo della primavera. Fra i Celti e i Liguri, ad esempio, era molto importante il culto di Belenos. Dio della luce, veniva celebrato all’inizio della primavera con l’accensione di fuochi sacri. Il culto di Belenos, in Italia, era diffuso lungo tutto l’arco alpino e nelle zone centro-settentrionali. Regioni dove ancora oggi è presente la tradizione di accendere fuochi per propiziare l’inizio della primavera. In molte località montane, dalla Val Camonica fino al Trentino, è infatti ancora viva l’usanza di erigere falò sulla cima delle montagne.

Che si tratti di Beltane, del culto di Belenos o dei fuochi sacri delle comunità montane, fin dall’antichità i popoli europei hanno celebrato l’arrivo della primavera e della luce. I nostri antenati vedevano, nella nuova stagione, un motivo per purificarsi, per cambiare se stessi e la comunità in cui vivevano, per migliorarsi.

Andrea Tabacchini

Druids Trees:  "Dryad," by JessicaMDouglas, at devianART.:

Sussurrato da fiori_7Luli

Serenella Biancofiore e Biancospino


marluli-my copyright 2016  Biancospino:

grafica MarLuli-my 2016 (c)

Il biancospino fatato è sacro e inviolabile poiché segna i territori delle fate, soprattutto quando un cespuglio solitario cresce spontaneamente in un campo aperto. Abbattere un biancospino porta calamità e disgrazie poiché significa disonorare o non rispettare i territori delle fate che vivono vicino a noi. 

Onorando il sacro biancospino, gli abitanti del Mondo di Mezzo acquisiscono la capacità di curare e proteggere la santità di ogni aspetto della vita e, in questo modo, divengono più saggi. L’albero o il cespuglio di biancospino fatato ci ricorda la presenza delle fate che vivono nelle vicinanze. Segna i territori delle fate e il terreno circostante è benedetto dalla sua presenza. La saggezza popolare ci informa che è pura follia tagliare o danneggiare un biancospino, soprattutto se si tratta di un albero solitario che cresce in uno spazio aperto e segna il confine tra vicini, nei pressi di un pozzo sacro, di un cerchio delle fate o di una casa.  Persino la “gente di città” costruisce piccoli cortili all’interno dei complessi urbani per i biancospini solitari, temendo di incorrere nell’ira delle fate. Nessuna meraviglia che, come dice la tradizione, tagliare un biancospino sia punito con terribili sciagure e persino con la morte. Praticamente dovunque, nell’lrlanda rurale, si narra la storia di un uomo che volle ignorare il consiglio dei suoi vicini, tagliò un biancospino e morì poco tempo dopo. Un ben noto incidente, avvenuto non molto tempo fa nella contea di Antrim, viene raccontato da Jim Grant di Belfast: -Alcuni anni fa, durante la costruzione di un’immensa fabbrica, un biancospino non venne nemmeno sfiorato dagli operai. I “ragazzi” del posto abbatterono tutto il resto ma non lo toccarono ne lo disturbarono in nessun modo. La compagnia, alla fine, lo fece togliere da un inglese. L’uomo abbatte l’albero e strappò le radici con un bulldozer. La fase successiva era quella di interrare dei pilastri di cemento larghi 30 centimetri e alti 3 metri, per mettere le fondamenta. Li piantarono, ma quando tornarono la mattina dopo erano tutti spostati di un metro! … Così li dovettero sistemare di nuovo. Il mattino dopo, i pilastri erano spostati sempre di un metro ma nella direzione opposta rispetto alla prima volta! … Così fecero una riunione per scoprire di chi fosse la colpa… L’uomo più basso dell’assemblea si alzò in piedi e disse: “L’unico modo in cui potrete costruire la vostra fabbrica è rimettendo il nostro albero dove si trovava”. E gli altri ribatterono: “Come facciamo, dato che lo abbiamo tagliato?” L’uomo rispose: “Fatelo innestare”. Nessuno gli credette, all’inizio, naturalmente… Allora chiamarono uno specialista di alberi olandese. Questi innestò le radici sull’ albero. Adesso c’è un cortile in mezzo alla fabbrica con al centro un albero di biancospino. Nessuno ha più visto l’uomo delle fate ma il biancospino cresce rigoglioso. Secondo la tradizione, il biancospino fiorisce il primo maggio, indicando l’arrivo dell’estate. Sempre inclini a festeggiare, le fate lo amano non solo per le sue spine protettive ma anche per l’allegria che la bella stagione porta con sé.

Una delle storie della tradizione elfica italiana tramandata a voce da millenni. Con i sussurri è giunta a noi, ha viaggiato nel folto delle foreste, si è arrampicata attraverso i secoli.  Ed allora leggiamo insieme la storia della ninfa Biancofiore.

C’era una volta in mezzo ai campi, lungo la strada maestra, una povera casa che somigliava a quelle disegnate dai bimbi, con una porticina, due finestre e un comignolo sul tetto, cinta da una siepe di spino brulla d’inverno, arida e polverosa nella buona stagione. Un comignolo fumava sempre, perché nonna Saveria alimentava il fuoco con rami verdi, spesso umidi, raccolti qua e là per i greti dei fossati, o per le callaie. Ma fuscelli, giunchi, foglie servivano per cuocere un po’ di cibo a Serenella, la nipotina, e per riscaldare durante l’inverno. Nonna Saveria, piccola, bianca, secca, con le mani quasi trasparenti, filava sempre accanto al focherello e vendeva le matasse ad un mercante che passava per il villaggio; Serenella, bionda più d’una spiga, chiara negli occhi come la primavera, porgeva i bioccoli di lana, riponeva le matassine filate, e se ne stava lunghe ore pensosa, senza giochi e senza letizia, come se per la felicità le mancasse qualche cosa. Un giorno il comignolo non innalzò il suo pennacchio di fumo, perché nonna Saveria rimase a letto con la febbre e tosse Serenella non trovò più fuscelli nel cesto accanto al focolare, più farina nella madia, più lana da filare nel cassettone. Era inverno e fuori la terra era gemmata di brina, le piante stellate di ghiaccioli, i fossi lucenti di specchi di ghiaccio; e la nonna tossiva penosamente, senza chiedere nulla per se, trepida solo della nipotina, che doveva aver freddo e fame. Serenella si guardò intorno sgomenta, e udì una vocina sottile sottile che la chiamava; la voce veniva dal focolare e la bimba non tardò molto a scorgere la testina nera di un grillo, il quale veniva fuori da un buco con archetto e violino, per mettersi in un angolo e intonare:

This beautiful Lime Tree Flower Fairy Vintage Print by Cicely Mary Barker was printed c.1950 and is an original book plate from an early Flower Fairy book. Cicely Barker created 168 flower fairy illustrations in total for her many books.:

Serenella, Serenella!

Per le rive, per la neve,

c’è una bianca reginella

ben ravvolta in nube lieve

esci dunque, Serenella!

La bimba rimase perplessa, ma, poiché il grillo del focolare seguitava a dirle quelle parole misteriose, aspettò che la nonna si assopisse, quindi si ravvolse in un vecchio scialle e uscì pian piano, pensando: -Troverò qualche giunco e farò un focherello a nonnina. Camminò pel sentiero, trascinandosi dietro gli zoccoli, stringendosi sul petto i lembi dello scialle, cercando con gli occhi qua e là: ma le vecchie foglie erano fradice, qualche fuscello abbandonato si spezzava tra le dita, consumato dal gelo. dolcemente le trecce bionde, che uscivano al di sotto dello scialle. Mentre si curvava al ceppo d’una quercia con ostinata e fiduciosa ricerca, si sentì tirare:

 :

– Che fai, bambina?

Serenella sollevò i suoi chiari occhi primaverili e vide una giovane donna, bianca come la neve, vestita di veli, quasi trasparente sullo sfondo della campagna, come fosse composta di vapori tenui. Lo splendore argentato della visione era rotto dall’oro dei capelli, un oro pallido, diffuso, come raggio di sole attraverso le nubi invernali.

-Pochi fuscelli gelati, – disse la strana apparizione, – durerebbero poco e non toglierebbero nulla alla tua fame e a quella della tua nonna. Ascoltami ti darò molta lana, tu la filerai e porterai il lavoro compiuto a questa quercia; batterai tre colpi sul tronco, chiamando Biancofiore, io verrò fuori, prenderò le matassine e ti darò nuova lana: così tutte le settimane. In compenso troverai nella tua casa fuoco e cibo.

Serenella disse: -Sì! Sì – con un trillo di gioia, senza pensare che non aveva mai provato a reggere la conocchia e a prillare il fuso. Biancofiore le caricò le braccia di filoni di lana e sparì in uno scintillio di nebbia. La bambina trotterellò verso casa con quel peso inusitato, un po’ traballando sugli zoccoli, con le manine intirizzite, ma con il cuore traboccante di una gioia strana. Trovò sul focolare un bel fuoco crepitante su da un ceppo, tutto braci rosse e fiammole azzurre; appesa ad una catena c’era una pentola da cui si sprigionava col vapore uno squisito odor di brodo; nella madia molto pane, sul cassettone un decotto per la nonna. Serenella servì la vecchietta e prese il suo posto accanto al focolare con la conocchia erta da un lato e il fuso pendente dall’altro: com’era difficile reggere l’una e muovere l’altro! I bioccoli di lana sfuggivano, si spargevano a terra, non obbedivano alle dita della bimba, che cercava di torcerli; il fuso, poi, si ostinava a rimaner fermo, e, se roteava, faceva sbalzi improvvisi, rompendo il filo attaccato con tanta fatica. Serenella non si sgomentava: rizzava la conocchia, raccoglieva i bioccoli dispersi, torceva, prillava, riprovava, con una perseveranza che le veniva dal cuore. Finalmente, le ciocche di lana si assottigliarono in filo, e il fuso girò con ritmo abbastanza regolare. Alla fine della settimana tutta la lana era filata: un po’ grossa, con qualche nodo, a matasse non ben ravviate; ma Serenella disse a Biancofiore, presso la vecchia quercia: è la prima lana che filo; quest’altra volta farò meglio.

Poplar Flower Fairy Vintage Print c1950 Cicely by TheOldMapShop:

Biancofiore prese alcuni fili, li foggiò a forma di stella e disse: -Appendile alla siepe della tua casa. Le diede nuova lana e sparì con un barbaglio di nuvola.

Serenella camminò per i campi, tra le falde di neve che cominciavano a turbinare nell’aria, e quando fu presso la brulla siepe che circondava la sua dimora si fermò per appendere ad uno sterpo le stelline di lana di Biancofiore: ma qualcosa frullò sul suo capo; un battito d’ala e un uccello piccolo e gramo le si posò sulla spalla,

– Dammi quelle stelline! La bimba, ancora un poco spaurita dal volo improvviso, rispose:

– Non posso; devo obbedire a Biancofiore. L’uccello cinguettò dolcissimamente: -Sono Trillodoro, l’usignolo di maggio. Al cader dell’autunno avevo male ad un’aluccia e non potei volare in paesi più caldi. Abito in un buio gelido e le mie piume non bastano a ripararmi dai soffi del vento: dammi le tue stelline; voglio farmi un nido per non morir di freddo. Serenella si commosse e diede le stelle di lana all’usignolo che frullò via tra i fiocchi di neve.

 :

Così per tutta l’invernata Biancofiore, mentre consegna la lana da filare, formava stellin di filo: – Appendile alla siepe de la tua casa. Ma Serenella donava le minuscole stelle a Trillodoro, ci veniva sempre ad incontrarla al ritorno.

Un giorno, -non c’era – neve e l’aria inazzurrata sapeva di viole, – Biancofiore disse alla bimba: – Raccogli le mie stelline di lana e portale al ceppo della quercia.

Serenella s’allontanò sgomenta, affondando gli zoccoli nell’erba umida, che cresceva a ciuffi tra gli specchi d’acqua; i salici, i giacinti di penduli fiori d’oro, ondeggiarono sul suo capo come per confortarla, come per suggerirle un’idea: e questa venne perché, appena a casa, la bambina chiamò: – Grillo del focolare!

Il grillo canterino venne fuori e chiese – cosa desideri? – Biancofiore vuole le sue stelline di lana.

Il piccolo musicista intonò sul violino: –

Stelle di lana,

stelle di luna darò nel maggio,

 a notte bruna.

Serenella tornò sui suoi passi, bussò al vecchio albero e Biancofiore, vestita ora di veli glauchi e viola come l’aria di primavera, ripete timida, pavida le parole del grillo.

-Va bene: aspetterò maggio. La bimba lavorò ancora,ma si rattristava delle margheritine che costellavano i prati, i mandorli e dei meli che sfiorivano, dei melograni che rossegiavano di fiori, del sole che si faceva più vivo, delle rondini che garrivano, garrivano la gioia nei cieli, delle prime rose che si aprivano; insomma, di tutte quelle cose meravigliose che annunziano maggio.

La sera di calendimaggio, allorché la luna inondò di chiarità i campi, Serenella udì cantare nella siepe: era un canto di gioia ed ella ne capì improvvisamente le parole:

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grafica MarLuli-my 2016 (c)

L’usignolo Trillodoro

t’ha portato il tuo tesoro

di stelline piccoline, tutte bianche,

tutte in fiore,

per la ninfa Biancofiore.

La bambina uscì e vide che la siepe di spino era tutta fiorita di bianco, meravigliosamente; la fragranza inondava l’aria  pareva una sola cosa con il canto dell’usignolo.

– Grazie, Trillodoro! Porterò subito un fascio di biancospino a Biancofiore!

La ninfa, come avesse udito le sue parole, le apparve vestita questa volta di raggi di luna: le fece una carezza lieve sui capelli e sparì nella chiarità diffusa.

A quella carezza Serenella capì che si può essere felici in una casa con una porticina, due finestre, un comignolo sul tetto simile a quelle disegnate dai bambini, con un grillo sul focolare, una siepe di biancospino, un usignolo che canta. Capì che la felicità è fatta cose piccine nate dal cuore.

May Flower Fairy Vintage Print, c.1927 Cicely Mary Barker Book Plate Illustration:

Sussurrato daLuli

Soulmates


0 fata libe,

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

0 sirena luna

Sussurrato daLuli

Libellula


01

Amo

la leggera delicatezza

delle libellule

le loro ali trasparenti

mi evocano ricordi lontani

come veli sciolti

nel vento …

Si dice che la libellula sia simbolo di trasformazione, si racconta di una leggenda che narra come la libellula fosse una volta un drago molto saggio che volando portava, di notte, la luce grazie al suo respiro di fuoco. Il suo magico respiro creò l’arte della magia e l’illusione della forma cangiante. Sarà per questo che in Europa è stato associato alle streghe? Poi il drago finì prigioniero della sua stessa forma illusoria: il Coyote lo sfidò e lo imbrogliò con la sua forma cangiante, il drago prese la forma della libellula … Così rimase intrappolato nella sua nuova forma cangiante perdendo magia e potere.

Tradizionalmente, la libellula è il simbolo della trasformazione e del costante processo di cambiamento nella vita. Anche se la libellula trascorre la maggior parte della sua esistenza sul fondo di uno stagno come  larva, poi emerge dall’abisso e impara a volare. Le libellule sono così graziose ed eleganti, capaci di incredibili manovre aeree, con le loro ali così lucenti ,piene dei colori dell’arcobaleno, mi ricordano favole di fate e di elfi, boschi pieni di luce e fiori con piccoli stagni incantati. La libellula si fa strada attraverso il peso dell’acqua e nella luce del sole, ottenendo quello di cui ha bisogno per cambiare e svilupparsi. Quando è pronta, mette da parte il suo involucro protettivo e vola via dallo stagno.

02

Se appare nei sogni indica prosperità e fortuna ma anche la necessità di cambiare abitudini e schemi non più adatti alla crescita. Invita a lasciar andare blocchi e paure per essere più adulti e maturi mantenendo la capacità di sognare e di abbracciare la vita. Alcune volte indica (come per la farfalla) la presenza della anime degli antenati o di chi abbiamo amato e ci ha lasciato per un’altra dimensione. Sempre è però di buon auspicio.

Sin da tempi antichi la libellula con la sua immagine leggiadra e leggera rappresenta la bellezza, la consapevolezza e la libertà, ma è anche simbolo di maturità. Spesso infatti oggi viene associata alla creatività, alla naturalezza, alla spontaneità e al giusto equilibrio nel modo di affrontare la vita. Le sue ali cangianti sembrano ricordare che tutto muta ed è illusione e proprio per questo, invita a riflettere sui dubbi riguardanti il nostro senso di identità. Come creatura del vento, è considerata annunciatrice di nubifragi.

Tuttavia, le libellule, sono anche creature d’acqua e ogni creatura il cui habitat è in relazione con l’acqua, fa proprio il simbolismo relativo al subconscio, alla dimensione onirica e alla “mente”. In varie culture la libellula è associata alla prosperità, alla fortuna, alla forza, al coraggio, alla pace, all’armonia e purezza, al misticismo, alla magia e ai sogni.

Alcune leggende metropolitane indicano le libellule come insetti insidiosi, addirittura diabolici o pericolosi (il suo nome inglese è dragonfly), perché colpirebbero le persone agli occhi. Fantasie prive di fondamento scientifico, essendo prive di pungiglione.

0 fata libellula seduta sulla luna ali colorate gif

Per i Nativi Americani è un animale totemico, simbolo di trasformazione e le libellule in genere sono le anime dei morti, perché si nutrono dello stesso vento.

0 libellula (1)LIBELLULA – Rivelazione. Se compare significa che hai bisogno di dissipare il velo di illusioni che hai creato, rivelando a te stesso una verità nascosta. Forse hai necessità di riscoprire la tua creatività o di esprimere concretamente qualche tuo talento. Ti aiuta anche a ricaricarti a livello energetico e a riposare più tranquillamente. Non si può imbrigliare il vento!

Viene associata anche alla creatività, a chi affronta la vita con naturalezza, spontaneità e con la convinzione di riuscire a costruire un giusto equilibrio. I fantastici colori delle ali vengono associati alla magia dei colori, ai poteri dell’illusione e del sogno, al misticismo. Come la farfalla, la libellula è considerata una messaggera di forze positive; nel suo spirito c’è la bellezza, la consapevolezza e la libertà. Chi sceglie questo animale come simbolo personale ha una vita passionale ed emotiva in gioventù, ma invecchiando acquisisce equilibrio, chiarezza mentale e controllo. Ammirata per la sua grazia, per l’eleganza, per le grandi ali dai colori iridescenti e la delicatezza, la libellula è un simbolo del Giappone. 0 fata libellula luna gifGrazie al suo clima e ai suoi corsi d’acqua, il Giappone è infatti un territorio ideale per le libellule, tanto che viene anche chiamato “Isola delle Libellule”Oltre ad essere un simbolo della stagione estiva e del primo autunno , nell’arte giapponese simboleggia il successo, la forza, il coraggio, la gioia ed è associata alle arti marziali (come la mantide religiosa). I samurai utilizzavano la figura della libellula come decorazione degli elmi e delle armature, essendo un simbolo legato al successo nelle arti marziali e alla vittoria.

04

La Cronaca racconta anche la storia di quando Yuryaku Tenno (il ventunesimo imperatore giapponese) era a caccia nei pressi di Nara ed un tafano lo punse sul braccio. In quel momento una libellula scese in picchiata sul braccio dell’imperatore e catturò il tafano. L’imperatore rimase sorpreso al punto da chiamare quella zona Akitsu-no (letteralmente, la regione delle libellule). La Cronaca aggiunge che questi eventi culminarono nel primo nome ufficiale del Giappone, Akitsu Shima, ovvero “l’isola delle libellule.”

Sin dai tempi antichi, la libellula è vista dai giapponesi come una creatura di grande bellezza e un simbolo di forza interiore. In passato le libellule venivano0 libellula (1) chiamate anche kashimushi, che significa letteralmente insetto vincente, e questo nome è dovuto al fatto che le libellule volano sempre avanti e non retrocedono mai. Una qualità particolarmente apprezzata dai guerrieri samurai. Per questo motivo si trovano spesso decorazioni a forma di libellula sugli elmi dei samurai, sugli elmetti dei militari e nei simboli di alcune famiglie nobili.

In Cina simboleggia prosperità, fortuna e armonia, mentre secondo la cultura dei Nativi Americani la libellula sarebbe l’anima dei morti e significa trasformazione.

In Europa invece, la libellula era l’animale delle streghe; si diceva che satana le avesse mandate sulla terra per causare caos e confusione e per questo furono chiamate “tagliatrici d’orecchi” o “uncino del diavolo”.

In Australia, credevano che la libellula pungesse i cavalli facendoli “impazzire”. Nessuno aveva pensato ad un’altra ipotesi: la libellula cacciava i parassiti responsabili della malattia, e quindi della puntura, dei cavalli.

In Italia vengono chiamate anche “aghi del diavolo” a causa del loro addome lungo e sottile.

0 fata libellula luna gifI gallesi la chiamarono “serva dei serpenti” in quanto erano convinti che le libellule seguissero i serpenti per ricucire le loro ferite  e continuando con la fantasia, in Portogallo furono additate come “scippatrici d’occhi”. In Svezia invece, le libellule riconoscono le anime cattive e possono cucire in un battibaleno gli occhi, la bocca e le orecchie di chi mente.

 La libellula ha un corpo allungato, quattro ali sottili e trasparenti, una testa corta e larga con due occhi separati. È agile e forte. Fa parte della famiglia degli odonati, insetti legati biologicamente all’ambiente acquatico. Le libellule giovani vivono infatti nell’elemento liquido; gli adulti sono ottimi volatori ma trascorrono la loro esistenza sempre vicino all’acqua. Legata all’ambiente acquatico, agli stagni e alle paludi, la libellula è collegata dunque a due regni della natura e a due elementi, Acqua e Terra. Il suo dono è quello di risvegliare la magia e il mistero della vita, ma porta anche un avvertimento esplicito: essendo maestri dell’ illusione, chi possiede i poteri della libellula dovrebbe essere messo in guardia perché non imbrogli anche se stesso. La libellula può servire a viaggiare in dimensioni diverse, la sua essenza è l’ energia spirituale. La libellula facilita la discesa nel passato, che è sempre il primo passo nella crescita spirituale. Se è apparsa improvvisamente nella vita di qualcuno allora attenzione, qualcosa rimane nascosto alla vista, e il suo arrivo consiglia cautela. I suoi poteri predicono un cambiamento. Se non siete a vostro agio con l’ innovazione cercate l’aiuto della libellula. Come rappresentante del caso e del gioco, è il simbolo del giocatore d’ azzardo, ma, come la Signora Fortuna, 0 libellula (1)tende ad essere incostante. Può essere invocata per aiutare la meditazione e per ricaricare l’ energia psichica e per aiutare a rompere il velo dell’ inganno e della delusione …  Come la nostra libellula … dalle stelle arriveranno altri esseri viventi, le creature alate del futuro …

05

Libellula

Dammi la forza di vivere il mio potere

spezza le illusioni

crea la magia di essere0 libellula (1)

luce ora

Spiriti degli Antenati

ascoltate il volo della libellula

che mi precede

il tempo del sogno è finito

0 fata libellula luna gifportatemi la vostra benedizione

ciò di cui ho bisogno

è qui

nel sogno che trasformo

in realtà.

07

Sussurrato da0 libellula (1)Luli

Compleanno


libe

“Ricorda sempre che tu sei un dono

e tale devi essere

per tutte le persone che ti circondano.
Non entrare nella vita di qualcuno

se non riesci ad essere un dono.
Quando qualcuno entra inaspettatamente

nella tua vita,
cerca di capire quale dono

è venuto a ricevere da te.”

Sussurrato da Luli

Le fate dell’acqua


Le fate dell'acqua - Luli.11 mlm 2012’acqua è considerato un elemento di purificazione e rigenerazione. L’acqua è vita e come tale è anche simbolo di guarigione e rinnovamento sulla terra.

Le fate che rappresentano questo limpido elemento vivono nella profondità dei nostri mari, risiedono nelle acque dei fiumi e delle sorgenti e le possiamo “cercare” tra i fluttuanti e limpidi laghi.

Donano gioia agli umani con canti ammalianti e seducenti danze; tra le più conosciute ricordiamo: 

Le Ninfe

ono giovani fanciulle che amano filare e tessere con fili argentei incantevoli trame sedute sulle sponde dei fiumi. Escono di nascosto dall’acqua  danzano cantando dolci melodie certe che nessun umano le veda . Soavemente nuotano  nei limpidi laghetti alpini e nei torrenti.

Le Ninfe emergono dall’acqua solo quando nessuno può vederle ma quando decidono di attirare a se qualche umano piacente, cantando soavemente trascinano nell’acqua chiunque vi ponga piede. Si presentano sotto forma di giovani fanciulle delicate e luminose e amano immergersi nelle fresche acque di laghi e torrenti di montagna. Creature sensualissime alle quali è quasi impossibile resistere. Se i catturati sono giovani e belli sono portati in meravigliosi castelli di corallo e di madreperla dove la vita è talmente felice da indurre gli uomini a non desiderare più di tornare a vivere sulla terra.

Se però i giovani tornano nel mondo dei comuni mortali, non di rado muoiono presto poiché chi ha avuto la fortuna di guardare gli occhi di una Ninfa non può più vivere lontano da quello sguardo.

Le Nereidi

 del mar Mediterraneo, erano le 50 figlie di Nereo, un vecchio dio marino e della sua sposa Doride. Vivono nelle profondità marine e spesso salgono in superficie per aiutare marinai e viaggiatori 

e  cavalcano delfini ed altri animali marini.

Le più famose erano Teti, madre dell’eroe greco Achille, Galatea, amata dal ciclope Polifemo, e Anfitrite, sposa del dio del mare Poseidone, accanto al quale è spesso raffigurata nei gruppi scultorei, su un cocchio trainato da tritoni.

Altre ninfe delle acque erano le Oceanine, figlie di Oceano, il grande fiume che scorre attorno alla Terra. Ninfa marina era Calipso, l’amante di Ulisse di cui canta Omero, che trattenne per sette anni l’eroe presso di sé e che lo liberò solo perché costretta da un ordine di Zeus, ma si lasciò morire di dolore per la sua partenza.

hiamate Naiadi, sono le ninfe delle sorgenti, dei fiumi e dei laghi; sono dotate di facoltà guaritrici

e profetiche e sono considerate le nutrici della vegetazione e del bestiame, erano considerate le nutrici della vegetazione e del bestiame, ed erano assai care a Pan e a Dioniso. Delle naiadi facevano parte le Potameidi, Ninfe dei fiumi, le Pegee, Ninfe delle fonti, e le Limnadi, ninfe delle acque stagnanti. Proprio a causa dello stretto rapporto con alcune forme misteriose degli esseri presenti in natura, il termine “naiade”, così come “ninfa”, passò in seguito nella terminologia scientifica a indicare gli stadi giovanili nella vita degli insetti.

Le Esperidi

nche le tre esperidi conosciute come Egle, Aretusa e Ipertusa, figlie del titano Atlante o d’Espero, la stella della sera erano Ninfe. Con l’aiuto di un drago, custodivano un albero dalle mele d’oro, che la dea Era aveva ricevuto in dono da Gea, la madre Terra. Una delle dodici fatiche di Eracle consistette nel rubare quelle mele.

acconta la mitologia romana, le Camene erano quattro ninfe delle sorgenti. I loro nomi erano Egeria, Carmenta, Antevorta e Postvorta. Secondo quanto narrato, Egeria fu l’ispiratrice di Numa Pompilio, il secondo re di Roma, in tema di saggezza, cooperazione e pace. Le camene erano divinità molto antiche, legate al culto della terra e della nascita. Antevorta e Postvorta erano le ninfe legate al momento del parto, e con Carmenta divennero la personificazione delle Muse. Le loro festività erano chiamate Carmentalia, celebrate a gennaio. Secondo il mito, una di loro, Egeria, fu consigliera di Numa Pompilio, secondo re di Roma, nella sua attività di legislatore.

Le Ondine

reature assai simili alle Ninfe, vivono sperdute in mari ed Oceani, negli sperduti laghetti di montagna, o nei piccoli torrenti.

Possono apparire agli uomini alle prime luci dell’alba o alle tarde ore del tramonto, sotto forma di sirene, oppure assumono l’aspetto di bianca spuma o di piccola corrente.

Una leggenda narra che nel Lago di Carezza (Bolzano) vivessero delle ondine molto timide, e un giorno, dopo un temporale sul lago apparve l’arcobaleno ed una delle Ondine se ne innamorò tanto da indurlo a raggiungerle nelle acque del Lago. Quando l’arcobaleno s’immerse, l’Ondina lo abbracciò e li pare sia rimasto per sempre diffondendo nell’acqua i suoi meravigliosi colori.

Le Sifidi

ueste fate conoscono il futuro e il passato, ma non il presente. Si nutrono di rugiada e miele e traggono forza dalla luce dell’Aurora. Si narra fosse loro potere trascinare e fa annegare nell’acqua i viandanti scortesi.

Vivono per lo più celate nei cespugli di rose bianche, avvolte in vesti argentate, cantando dolcissime nenie. Non è difficile scorgerle danzare leggiadre nelle giornate di pioggia ma una volta accortesi di essere state scoperte scompaiono improvvisamente assieme al loro cespuglio di rose selvatiche.

Le Plene

engono anch’esse rappresentate come creature dell’acqua trasformate da un sortilegio in verdi colombe che volano vicino a terra e non si allontanano mai dai rivi ai quali appartenevano.

Se inseguite raggiungono le prime rocce e si tramutano in giovani e bellissime donne dalla voce melodiosa e dallo sguardo luminoso ed affascinante. In questa forma rivolgono volentieri la parola agli uomini dispensando consigli.

 

” Vi auguro un limpido ferragosto a tutti quanti immergetevi nelle acque della fantasia o volate leggeri come libellule che inseguono sogni fantastici … un sorriso … Luli”

Sussurrato da Luli

Sono qui per l’amore


ono  qui per l’amore, per le facce curiose che fa

Per la coda alla cassa, con il saldo più o meno a metà,

per le gabbie di carta, per la chiave scordata in cantina,

per il giro del sangue e per quello del vino.

Sono qui per l’amore, per difendere quello che so

per le rampe di lancio, e lo sporco che riga gli oblò

che nel lancio ci siamo, e la torre controllo lontana,

con il bricco sul fuoco e la fiamma puttana.

Con tutto il sangue andato a male,

 e poi di colpo questo andarsi bene,

un solo sole che forse basterà.

Con tutto il sangue andato a male,

e poi di colpo questo andare insieme,

in una vita che forse basterà.

Questo andarsi bene qua …

 

Sono qui per l’amore, e per tutto il rumore che vuoi

E i brandelli di cielo che dipendono solo da noi,

per quel po’ di sollievo che ti strappano dall’ombelico,

 per gli occhiali buttati, per l’orgoglio spedito,

 con la sponda di ghiaia che alla prima alluvione va giù..

ed un nome e cognome che comunque resiste di più.

Sono qui per l’amore per riempire col secchio il tuo mare,

con la barca di carta, che non vuole affondare.

Con tutto il sangue andato a male,

 e poi di colpo questo andarsi bene, un solo sole che forse basterà.

Con tutto il sangue andato a male,

e poi di colpo questo andare insieme, in una vita che forse basterà.

Questo andarsi bene qua …

Sono qui per l’amore, per le facce curiose che fa

Per le giostre sfinite che son sempre più fuori città,

stabiliamo per sempre le corsie che ci mandano avanti,

e prendiamo le multe tutti belli e cantanti.

Liga/Luli 

·:*¨¨*:·Sono qui per l’amore·:*¨¨*:·

“Dove si trova Fairyland


 la radura ponte arcobaleno gif

i è un regno segreto di creature invisibili

che vivono intorno a noi

“Fate e folletti, elfi gli gnomi le ninfe e molti altri ancora …”

Ci son persone che affermano di averli incontrati 

altre che son sicure che sono solo nella nostra fantasia di umani …

“Io Questa sera,

vi racconterò qualcosa di queste magiche e incantevoli creature  

che vivono nella Radura nel Bosco Incantato…”

ate e folletti, elfi e gnomi, allietano da sempre i sogni dei bambini nel contempo affascinando l’uomo: numerose tribù indiane degli Stati Uniti e del Canada credono nell’esistenza di “esseri minuscoli”, che abitano il nostro pianeta e si recano saltuariamente sulle rive dei laghi per procurarsi acqua. Tali luoghi sono considerati sacri dagli indiani, decisi a non violare le tradizioni altrui. Artur Machen, giornalista irlandese esperto in credenze sovrannaturali, fu certo della esistenza sul nostro pianeta di “esseri minuscoli”: egli pensò alla discendenza di una razza di individui preistorici che scomparve con l’avvento dei Celti.

I villaggi dei Fairies si trovano celati sotto i cosiddetti “Brugh”, ovvero le colline fatate. Per gli umani riuscire a penetrare in tali luoghi è pressoché impossibile a meno che essi non siano condotti là dagli stessi Fairies, circostanza questa da evitare il più delle volte poiché le fate potrebbero invitarvi a turbinare nelle loro danze sfrenate e potreste essere costretti a danzare fino alla morte. C’è, però, un altro modo di recarsi a Fairyland, ed è quello di utilizzare le numerose porte d’accesso sparse per il mondo, che sfortunatamente non sono continuamente aperte, ma si spalancano una sola volta in una generazione.

Secondo la leggenda, in Italia nei pressi della cittadina di Arona sul Lago Maggiore, si troverebbe, nascosto in una rupe, un accesso a Fairyland che si aprirebbe ogni cento anni. 

Chi sono le Fate?

a parola fata deriva dal latino “destino”. Le fate sono delle cugine delle Parche, che si narra sapessero controllare il destino e il destino della razza umana in particolare.

Le caratteristiche di quegli esseri che definiamo “Fate” possono essere riscontrate in diverse culture: in oriente troveremo le Dakini, mentre il mondo arabo e mediorientale è popolato dai Jinn, ovvero Geni, come quello della mitica lampada di Aladino.

Secondo alcuni, le Fate sono ciò che resta di un’antica stirpe sacerdotale che custodiva i segreti della spiritualità e di quell’antica scienza che successivamente venne definita “magia” e donava loro poteri soprannaturali, tra i quali il potere di muoversi tra il visibile e l’invisibile. Secondo altri, le Fate discendono dai Guardiani che avevano il compito di armonizzare le forze naturali Terrene e Celesti con quelle umane per garantire equilibrio, pace e prosperità sul nostro pianeta.

La famiglia dei Folletti 

a famiglia dei folletti è talmente grande che risulta difficile fare una descrizione unica del loro aspetto, del loro modo di vivere e del loro modo di comportarsi. Differiscono così tanto da zona a zona che è anche difficile individuarne una sola area provenienza: esistono infatti folletti nordici, italiani, francesi, tedeschi, ecc. Se si vuole fare una sommaria descrizione potremmo dire che di solito hanno sangue di color nero e occhi che tendono al rosso, lucenti nell’oscurità. Sono quasi tutti dei gran burloni ma nello stesso tempo possono diventare dispettosi, maligni e spietati. Non sono dotati di poteri magici ma conoscono molto bene le arti arcane. Amanti degli animali, amano cavalcane rane, liberare le mucche dalle stalle e intrecciare le criniere dei cavalli.

Vivono sia nei boschi che nelle case di coloni e contadini ove spesso sono accolti con gran rispetto. Laboriosi e fannulloni amano la compagnia delle ragazze soprattutto se di bell’aspetto. Qui riportiamo alcune delle principali famiglie di folletti che abitano il nostro continente.

La famiglia degli Elfi

a grande famiglia degli Elfi comprende spiriti dalle sembianze simili a quelle dell’uomo e sono a metà strada tra gli dei e gli uomini.

Generalmente immortali gli Elfi non sono sempre di bell’aspetto e dotati di sconfinata bontà ma a volte si presentano anche dispettosi, cattivi e grotteschi.

Prevedono il futuro e controllano le arti magiche, abitano la luce e l’aria ma li possiamo trovare anche nei boccioli dei fiori, sulle piante e nell’acqua. Amano la musica, il canto e la danza.

Gli Elfi di AshGrove di origine britannica e gli Ellyllon di origine gallese sono altri tipi di elfi. 

Gli Gnomi

li gnomi sono una delle creature più misteriose che animano la natura, in quanto un po’ schivi, e spesso non apprezzano la compagnia degli uomini, a causa della loro straordinaria timidezza che li ha spinti a vivere in luoghi remoti e a circondarsi del più fitto mistero.

Lo Gnomo nelle mitologie nordiche e nelle tradizioni popolari, è uno spiritello benevolo e sapiente, ha l’aspetto di un nano barbuto, che conosce il futuro, opera miracoli, custodisce tesori sotterranei!!!

Chi sono le Ninfe?

a Ninfa è una fanciulla semi-divina della Mitologia greca, fanciulla che apparteneva alla Natura e ai suoi vari aspetti

Nella gerarchia degli dei venivano considerate inferiori però hanno contribuito molto e accompagnato le varie divinità superiori e non parlo esclusivamente di sollazzi amorosi: molte ninfe sono state nutrici e balie.

Gli antichi greci le veneravano molto prima di idolatrare la ragione e la filosofia e chiamavano la follia, la possessione esercitata dalle ninfe come Ninfolessia.

el regno del Piccolo Popolo potremmo recarci ogni qual volta

lo desiderassimo veramente e potremmo viaggiare senza i limiti

della nostra fisicità.

Nella nostra realtà o Dimensione, esistono in ogni caso,

perché essi vivono nelle nostre tradizioni nella nostra cultura

e anche nella nostra Letteratura e anche per questo motivo

“inventiamo” leggende o miti.

Sussurrato  da Luli