La Madre


Magic Houses by TARRANT, Margaret / TODD, Barbara - Jonkers Rare Books:

Vi è un nome soave in tutte le
o lingue, venerato fra tutte le genti.
il primo a che suona sul labbro
del bambino con lo svegliarsi
della coscienza. l’ultimo che mormora
il giovinetto in faccia alla morte;
un nome che l’uomo maturo e il vecchio
invocano ancora, con tenerezza
di fanciulli, nelle ore solenni della vita,
anche molti anni dopo che non è più
sulla terra chi lo portava; un nome
che pare abbia in sé una virtù misteriosa
di ricondurre al bene. di consolare e
di proteggere. un nome con cui si dice
quanto c’è di più dolce. di più forte.
di più sacro all’anima umana.
la madre.

Edmondo De Amicis

Lighting Up by Margaret Tarrant:

Sussurrato da fiori_7 Luli

La Luna Rosa e il Solstizio d’Estate


s u n s e t:

A seconda dell’anno di calendario, il solstizio d’estate cade ogni anno nel mese di dicembre per l’emisfero australe e a giugno nella metà settentrionale del mondo.
Quest’anno sarà il 2o giugno 2016, alle 22.34 (UCT), ma nel 2017 l’appuntamento è per il 21 giugno. In quel momento, il sole raggiungerà il punto più lontano dall’equatore celeste. Le date diverse del solstizio sono dovute principalmente al sistema di calendario: la maggior parte dei paesi occidentali utilizza quello gregoriano, che ha 365 giorni in un anno, 366 giorni in un anno bisestile.
Per quanto riguarda l’anno tropicale, è di circa 365.242199 giorni, ma varia di anno in anno a causa dell’influenza di altri pianeti. Un anno tropicale è il periodo di tempo che il Sole impiega per tornare alla stessa posizione nel ciclo delle stagioni, dal punto di vista della Terra. Il moto di rotazione orbitale e giornaliero esatto della Terra contribuisce anche alle mutevoli date del solstizio.

A nord del Circolo Polare Artico, in prossimità del solstizio d’estate, a causa dell’inclinazione dell’asse della Terra, il Sole non scende sotto l’orizzonte per un lungo periodo, e quindi non cala mai la notte.
Si assiste ad un interminabile tramonto, con il Sole ben visibile al di sopra dell’orizzonte anche alla mezzanotte.
La durata di questo fenomeno dipende dalla latitudine: a 70° il Sole non tramonta per circa 65 giorni consecutivi, a 80° per circa 130 giorni, ai poli (90°) per metà dell’anno.
Le regioni che godono di questo fenomeno incredibile sono Alaska del nord, Canada settentrionale, gran parte della Groenlandia, nonché le parti settentrionali di Norvegia, Svezia e Finlandia. “Solstizio” deriva dalle parole latine per “sol”, cioè Sole, e “sistere” ossia “fermarsi”: ovvero, il momento in cui il Sole si arresta nel suo punto più alto.
Il Solstizio d’estate si verifica proprio quando l’asse della Terra è più inclinato verso il Sole di 23.4 gradi e i raggi colpiscono direttamente la linea di latitudine tropicale (per noi, il Tropico del Cancro).
Nel mese di giugno, l’inclinazione è verso il Sole nell’emisfero settentrionale, mentre nell’emisfero australe avviene nel mese di dicembre, quando da noi è il Solstizio d’inverno.

Stonehenge, Wiltshire, England Photographic Print by Rex Butcher at AllPosters.com:

Perché il Solstizio d’estate è associato a Stonehenge?

Il complesso monumentale di Stonehenge è il fulcro dei misteri legati al solstizio e all’equinozio: le pietre che lo compongono sono infatti allineate in corrispondenza dei punti in cui il sole sorge in quei particolari giorni, motivo per cui è stato ipotizzato che il sito fosse un antico osservatorio astronomico.
Tuttavia, poco si sa riguardo la costruzione di Stonehenge: la tradizione più popolare la vede legata al culto dei druidi, che istituirono il sito come luogo di sacrifici. Ogni megalite che compone il complesso, ha un nome e una storia: la più curiosa è quella legata alla cosidetta Pietra del Tallone (Heel Stone), anticamente conosciuta con i nomi di Pietra del Sole (Sun-Stone) e Tallone dle Frate (Friar’s Heel).

Un racconto popolare spiega così l’origine del nome:

“Il diavolo comprò le pietre da una donna in Irlanda, le avvolse e le portò sulla piana di Salisbury. Una delle pietre cadde nel fiume Avon, le altre vennero portate sulla piana. Il diavolo allora gridò, ‘Nessuno scoprirà mai come queste pietre sono arrivate fin qui”‘ Un frate rispose, ‘Questo è ciò che credi!’, allora il diavolo lanciò una delle pietre contro il frate e lo colpì su un tallone. La pietra si incastrò nel terreno, ed è ancora lì.”

Ma chi posizionò quelle pietre così grandi?
Secondo Goffredo di Monmouth, fu Mago Merlino a dare ordine ai giganti di trasportare le pietre in Inghilterra dall’Africa.
Per adesso molte sono le teorie dietro la natura dei megaliti. Tra mito e realtà, quello di Stonehenge rappresenta uno dei misteri più affascinanti della storia dell’uomo.

We need each other to experience the miracle within while making make an evolutionary bounce into another level of consciousness.:

Luna Rosa o della Fragola?

Qualche centinaia di anni fa i nativi americani diedero dei nomi alle Lune Piene dell’anno. Ogni mese quindi, ha una Luna piena con un suo nome. Precisamente, quella di giugno per i nativi americani era la Luna della Fragola, Strawberry Moon. In Europa, è stata riportata come Luna Rosa per un errore di trascrizione dei coloni.

Gennaio: è il mese della Luna Piena del Lupo. In mezzo alle nevi fredde e profonde del pieno inverno, i branchi di lupi ululavano affamati fuori villaggi indiani.

Febbraio: è il mese della Luna Piena della Neve. Di solito le nevi più pesanti cadevano proprio in questo mese. La caccia diventava molto difficile, e, quindi, per alcune tribù questa era anche la Luna Piena edlla Fame.

Marzo: è il mese della Luna Piena del Verme o Tiepida. Dopo le nevi dell’inverno, in questo mese il terreno si ammorbidisce e il lombrico riapparire, invitando il ritorno dei pettirossi. Altre tribù definivano la Luna Tiepida, perchè apriva la stagione della primavera e di temperature più miti.

Aprile: è il mese della Luna Rosa. Non fatevi confondere con quella di giugno, questa è quella vera. Prende il suo nome dal primo fiore che germogliava nel mese, il Phlox selvatico, rosa appunto.

Maggio: è il mese della Luna Piena del Fiore. In questo mese si risveglia al natura e fiori sono ormai abbondanti ovunque.

Giugno: è il mese della Luna Piena della Fragola. Era il periodo migliore e più prolifico per la raccolta delle fragole.

A beautiful fantasy or science fiction landscape, with planets in the sky above.:

Luglio: è il mese della Luna Piena del Cervo. Le corna del cervo, che si rinnovano ogni anno, iniziano a ricrescere proprio durante questo mese.

Agosto: è il mese della Luna Piena dello Storione. Prende il nome dalla pesca prolifica del pesce, abbondante nei laghi in agosto.

Settembre: è il mese della Luna Piena del Raccolto. Tradizionalmente, questa denominazione va alla Luna Piena che si verifica più vicino all’ equinozio d’autunno. Al culmine del raccolto, gli agricoltori lavoravano nella notte alla luce di questa Luna.

Ottobre: è il mese della Luna Piena del Cacciatore. Con le foglie che cadono e i cervi ingrassati, era il momento giusto per la caccia. I campi sono stati mietuti, i cacciatori possono vedere più facilmente volpi e altri animali.

Novembre: è il mese della Luna Piena del Castoro. Prima che arrivasse la neve, questo era il momento migliore per piazzare trappole per castoro, in modo da garantirsi cald pellicce per l’inverno.

Dicembre: è il mese della Luna Piena Fredda. Segnava l’inizio del freddo invernale

Ci siamo: tra poche ore sarà il solstizio d’estate. Esattamente alle 00.34 della notte tra oggi, lunedì 20 giugno, e domani, martedì 21 giugno, comincerà la giornata più lunga dell’anno. Da domani in poi le giornate cominceranno di nuovo, senza fretta, ad accorciarsi, fino a toccare l’estremo opposto con la giornata più breve dell’anno, ovvero il solstizio d’inverno, il 21 dicembre. Intanto però il 21 giugno sarà lunghissimo con ben 15 ore e 15 minuti di luce.

Quest’anno il solstizio d’estate però ci offre anche una Luna piena e uno spettacolare fenomeno astronomico, che non potevamo osservare da tempo, la Luna rosa. Ora: non immaginatevi il nostro satellite che diventa rosa come la macchina di Barbie, è un alone rosato delicato quello che circonderà la Luna, ma è comunque molto affascinante da vedere.

Buona Luna Rosa a Tutti

Harvest Moon:

Sussurrato da Luli

❤ Buon Compleanno Mamma ❤

Infinito Amore


my heart breaks for the unwanted pre-born babes. Even though they are carried straight to the arms of the lord from the operating room waste bin.:

La madre
La madre è un angelo che ci guarda
che ci insegna ad amare!
Ella riscalda le nostre dita, il nostro capo
fra le sue ginocchia, la nostra anima
nel suo cuore: ci dà il suo latte quando
siamo piccini, il suo pane quando
siamo grandi e la sua vita sempre.

Victor Hugo

Frank Cheyne Pape- (English illustrator 1878-1972) ~The Rose greets the Child from

Bambino
Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.

Alda Merini

precious moment:

Auguri a tutte le Mamme 
Sussurrato da Luli

I cerchi delle Fate: è Estate!


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Secondo molte leggende, le Fate danzano spesso sull’erba in queste ridde chiamate “Cerchi delle Fate”, che costituiscono un grave pericolo per l’uomo che si trovi a passare di lì. Il fascino selvaggio della musica può trascinarlo inesorabilmente verso il cerchio che, come i baci, il cibo e le bevande delle Fate, può ridurlo in schiavitù eterna nel loro mondo. Infatti una volta entrati, si è costretti a restare fino alla fine della festa (danzando e saltellando), che può sembrare che duri solo per una notte, ma in realtà dura sette anni o anche di più. Lo sventurato prigioniero può essere salvato da un amico che, tenuto da altri per la giacca, segua la musica, allunghi le mani dentro al cerchio (tenendo un piede saldamente fuori), ed afferri così il danzatore. Se, durante una passeggiata in un bosco, vi capita di vedere sull’erba un cerchio di funghi, fiori, pietroline o erba calpestata, potete stare certi che si tratta di un cerchio di fate. I cerchi più conosciuti e antichi sono formati dai funghi bianchi “Marasmius Oreades” e possono avere anche più di 600 anni. Questi cerchi si formano nei luoghi in cui gli abitanti del Piccolo Popolo si radunano a ballare, nella loro tipica danza a cerchio. Bene, una volta identificato questo luogo, dovete fare attenzione a non andarci mai di notte e nemmeno pernottare lì vicino! Potreste infatti essere svegliati e attirati dalle trascinanti melodie suonate dalle fate, che per l’occasione assumeranno le fattezze più incantevoli; per poi prendervi per mano, introdurvi nel cerchio e coinvolgervi nella loro danza sfrenata. Una volta giunta l’alba e sciolto il cerchio, a voi sembrerà che sia trascorsa qualche ora e invece è trascorso qualche anno! Il mondo attorno a voi sarà cambiato e anche voi probabilmente sarete ben invecchiati.

Quindi mi raccomando, alla larga dai cerchi delle fate, quando cala la notte!

I Cerchi Fatati vengono utilizzati in genere durante i rituali, quando c’è bisogno di incanalare una grande quantità di energia, ma possono anche essere utilizzati a scopo ricreativo, magari a discapito di qualche ignaro passante. Il Cerchio delle Fate è, nella simbologia celtica, costituito da un cerchio magico di pietre, come a Stonehenge, in cui Fate e Streghe si riunivano per adorare la Luna, simbolo planetario della Dea. Una credenza popolare sostiene che, se una persona si trova nel cerchio delle fate sotto la luna piena ed esprime un desiderio, questo si realizzerà. Per vedere le fate invece, bisogna girare nove volte intorno ad un cerchio fatato, sempre sotto la luna piena. Ma non bisogna farlo alla vigilia di Calendimaggio o ad Halloween, perché esse si offenderebbero e porterebbero il malcapitato nel paese degli elfi. Un Cerchio Fatato deve essere composto da almeno tre Fate, più una eventualmente incaricata di suonare il Flauto di Giove. Il Flauto non è indispensabile per la riuscita del Cerchio Fatato, ma è utile per invogliare le altre fate a danzare.

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Le Fate che partecipano devono essere concentrate esclusivamente sul Cerchio Fatato, che assorbe tutta la loro energia e concentrazione: questo è uno dei motivi per cui durante il Cerchio esse non parlano. In alcuni casi è necessario utilizzare la Pietra Lunare per unire le forze ed incanalare l’energia, rendendola più forte e mirata.

Alla fine del cerchio le fate si sentiranno stanche e spossate in relazione alla forza che hanno, sia mentale che fisica. I Cerchi a scopo ricreativo, invece, a livello di sensazioni non producono nulla per chi ne sta fuori, se non una dolce e soave melodia, ossia quella che viene suonata dal Flauto di Giove. Coloro che, invece, entrano nel Cerchio saranno completamente rapiti dalla melodia, che li costringerà a ballare per tutta la durata del Cerchio o finché qualcuno, tenendo un piede ben saldo fuori dal Cerchio, non li tiri fuori. Anche se stanchi ed incapaci a reggersi in piedi, continueranno a ballare, poiché la musica è talmente coinvolgente che fa loro dimenticare ogni altra cosa. Il successo del Cerchio dipende dallo sfortunato ballerino e da quanto si riesce a coinvolgerlo. Se il ballerino è meritevole alla fine verrà premiato; in caso contrario subirà la vendetta delle Fate. L’illusione dei Cerchi Fatati non ha effetto sulle altre Fate.

La prima a venire al mondo, Asja, nacque in una notte tempestosa dalla scintilla di un abbagliante fulmine. Aveva i capelli color del fuoco e la pelle candida come latte, grandi occhi del colore delle stelle illuminavano il suo viso, ed era vestita d’un velo del colore del sole. La seconda Fata, Pervinca, venne al mondo nel momento in cui una goccia di fresca rugiada, scivolando da un petalo del bellissimo fiore che le diede il nome, entrò in contatto con il terreno. I suoi capelli erano del medesimo colore dell’oro, gli occhi due gemme azzurre che risaltavano sulla pelle chiara, e vestiva d’un sottile velo color del mare. La terza bellissima Fata, invece, era nata dall’ululìo del vento del Nord, attraversante i rami di un salice piangente: aveva il nome di Venia, e capelli color della neve le cadevano sulle spalle ed incorniciavano il viso dai delicati lineamenti, aveva gli occhi color del ghiaccio ed il suo sguardo sembrava trapassare le anime e leggere, all’interno di esse, ciò che di più nascosto vi risiedeva. Venia vestiva d’un velo dello stesso colore della sua pelle rosata, sul quale il vento formava morbide pieghe fluenti durante il volo. L’ultima Fata, Yulia, venne al mondo nell’attimo in cui il germoglio di una pianta, scavando e smuovendo il terreno riuscì a vedere la luce per la prima volta. Ella aveva i capelli del colore delle ciliegie, occhi grandi e scrutatori dello stesso verde che colora le valli immense, ed il suo esile corpo era vestito di un velo del colore della Terra. Il Fato volle che le quattro Fate s’incontrassero: si videro, si scrutarono, si riconobbero simili. Tuttavia non poterono comunicare, data la diversità delle proprie origini e il tempo assai remoto, quando ancora nessun linguaggio era comune a tutte le razze abitanti il Mondo.

0 bimba e fatine.-.

Infatti Asja esprimeva le sue sensazioni tramite la luce ed il suo cuore ardeva con il fuoco, la voce di Pervinca si confondeva con lo scroscio dei ruscelli del bosco e il suo cuore palpitava con il ritmo della pioggia battente, Venia cantava con l’ululìo del vento ed esprimeva le emozioni danzando in esso, mentre Yulia viveva con la terra e il suo cuore batteva con la vita che da esso prendeva forma. Le quattro Fate s’osservarono e provarono in tutti i modi a comunicare. Purtroppo l’una non comprendeva l’altra.

Sembrarono rassegnarsi quando, ad un tratto, una melodia si espanse tutto intorno: il vento, giunto in quel luogo con la Fata Venia, passando tra le canne di bambù produsse un dolce suono che le Fate udirono. Allora la Fata del vento sorrise, si avvicinò alle sue sorelle e le prese per mano, portandole in alto con sé. Le Fate si presero tutte per mano, disponendosi in cerchio, e al contatto tra di loro non ci fu più bisogno di parlare. Furono unite in un’unica, forte, essenza e danzarono con il vento, comunicarono tramite la vita che nasce dalla terra, i loro cuori arsero con il fuoco e batterono all’unisono al ritmo della pioggia cadente. Tramite quel cerchio, e quella dolce musica, poterono danzare e danzare ancora, sempre, ogni volta che lo volevano, e capirsi e provare ancora le ricercate emozioni, senza aver bisogno di parlare un unico linguaggio… Trascorse il tempo e con esso molte Fate vennero al mondo. Qualcuna nata dai riflessi della Luna alta in cielo, altre nate dai caldi raggi del Sole, alcune in un soffio di vento, altre nei riflessi rosati del tramonto. Man mano nascevano diverse inclinazioni, e le Fate si differenziavano tra di loro per il carattere. La quiete dell’isola di Feridia continuava cosi, giorno per giorno, in una catena di tranquillità all’apparenza indistruttibile.

Si narra di una notte tranquilla, quieta, una notte senza vento e delle Fate che, unite in uno dei loro cerchi danzavano alla luce della Luna piena, che illuminava ogni aggraziato movimento dei loro esili corpi. Sembrava una sera come tante ed invece non lo era… ad un tratto la luce lunare venne offuscata: non era una nuvola passeggera, oppure una di quelle nuvole dal colore grigio gonfie dalla pioggia, come si potrebbe pensare, bensì il Sole, che nel suo lento incedere l’oscurò completamente, proiettandovi sopra l’ombra della terra. Ben presto tutt’intorno fu buio… un buio spettrale… le Fate ruppero il cerchio e rimasero a guardare l’ultimo anello di luce di colore quasi arancio, che contornava il sole e la luna sovrapposti. Il silenzio regnava attorno a loro.Fu lì, in quell’occasione, che una nuova inclinazione comparve nell’isola di Feridia. Decine di Fate, meravigliose, bellissime, nacquero in quella stessa notte. Parevano d’aspetto come tutte le sorelle e lo erano fisicamente… ma non nel cuore. A differenza delle altre Fate, loro che in quella sera erano venute al mondo erano malvagie. Niente amore né pace nei loro cuori, solo malvagità e cattiveria.

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Ben presto queste, chiamate Fate Nere per i colori che le contraddistinguevano, dalle tonalità del grigio e dell’argento fino al nero corvino, crearono lo scompiglio tra le sorelle. La malvagità che le caratterizzava era tale da spaventare addirittura le altre Fate. Sembrava che in loro lo spirito benevolo fosse morto, che non esistesse null’altro che non fosse oscuro e tetro. Fu così che anche il male fece la sua apparizione sull’isola e con esso alcuni tetri avvenimenti. Sovente si potevano scorgere nella notte ombre fuggire, e passare veloci tra la fitta vegetazione dei boschi di Feridia, occhi di ghiaccio che parevano osservare con cattiveria le Fate spaventate. Un’oscura presenza stava tramando all’interno dell’isola, fino a quando, senza un’apparente spiegazione, accadde un giorno che una Fata morì. La sua ultima espressione era stata di terrore, così come l’avevano vista le sue sorelle un attimo prima che svanisseper sempre, i suoi occhi sbarrati nella morte avevano narrato la paura che aveva provato durante gli ultimi respiri.

Le altre Fate, sebbene terrorizzate, mai avrebbero immaginato ciò che avvenne in seguito. Molte altre persero la vita, in un ciclo ripetitivo. Con la stessa espressione, con il medesimo sguardo impaurito da qualcosa che non riusciva a scoprirsi. Sembrava una vera e propria epidemia, il numero delle Fate diminuiva fino al punto da decimarsi. Fu allora che, di comune accordo, tutte unite partirono alla ricerca della causa della terribile morìa. Cercarono di darsi coraggio a vicenda, di rimanere insieme, ma lungo il percorso d’esplorazione delle profondità dell’isola, quel “qualcosa” produsse lo stesso effetto su alcune di loro. Cominciarono ad urlare, ad agitarsi come se attorno ad esse figure mostruose aleggiassero nell’aria, fino a quando, dal terrore, morirono, ugualmente inorridite quanto le sorelle scomparse. In quel momento di terrore compresero… sull’isola una forza oscura stava impossessandosi delle loro menti, illudendole di scorgere terribili visioni.

Spaventate, si consultarono. Decisero di abbandonare il luogo della loro nascita, l’isola di Feridia, quella che mai più fu ritrovata né incontrata da nessun naviglio, narrata per lo splendore da qualche marinaio errante, le cui storie vennero considerate null’altro che leggende, per dirigersi altrove, in ogni parte del mondo conosciuto, attraversando l’oceano sconfinato e giungendo fino alle terre emerse, ed incontrando le diverse razze esistenti.

Continuarono a popolare le terre e a riempire gli animi di terrore o di bontà, della loro grazia e bellezza che mai prima d’allora era stata scorta in nessun essere vivente, e mai venne scoperta in nessun altro che non fosse della razza fatata.

0 bimbo fate stelle

Buon Solstizio d'Estate a tutti voi ... 
Auguri di Buon Compleanno Mamma ... Sussurrato da Luli

La rosa


a rosa l’immarcescibile rosa che non canto

quella che è peso e fragranza

quella del nero giardino nell’alta notte

quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera

la rosa che risorge dalla tenue

cenere per l’arte dell’alchimia

la rosa dei persiani e di Ariosto

quella che sempre sta sola

quella che sempre è la rosa delle rose

il giovane fiore platonico

l’ardente e cieca rosa che non canto

la rosa irraggiungibile.

 

Scritto da Jorge Luis Borges

Sussurrato da Luli

 ompagnia del giardinaggio come coltivare le rose in vaso

La festa della mamma


a festa della mamma ha origini antichissime, si celebrava all’inizio della primavera quando si rendeva omaggio alle divinità femminili e all’idea di fecondazione e di rinascita delle quali si nutriva la tradizione politeista; Nei riti pagani delle culture politeiste veniva onorata la dea Madre, la Terra, simbolo di prosperità e fertilità; il periodo di festeggiamento era la primavera, che segnava il passaggio dal freddo inverno alla stagione più calda e produttiva. Già allora il ruolo della genitrice veniva celebrato sottolineandone la fertilità, la prosperosità, la generosità di abbondanza.

Nell’antica Grecia gli Elleni dedicavano alla loro genitrice un giorno dell’anno: la festa coincideva con le celebrazioni in onore della dea Rea, la madre di tutti gli Dei Rea. Feste in onore della nascita e della maternità venivano celebrate anche tra gli antichi Romani, che salutavano l’arrivo di maggio e della primavera con un’intera settimana di festività, dedicate alle rose e alle donne. A Roma era Cibele la madre degli Dei.

Una ‘festa della mamma’, veniva celebrata anche nell’Inghilterra del 1600. Nel XVII secolo infatti, in Gran Bretagna, la quarta domenica della Quaresima, veniva celebrato il ‘Mothering Sunday’, il giorno in cui chi lavorava lontano da casa poteva tornare dai genitori  e onorare la propria madre, offrendole il dolce ‘Mothering cake’.

Questa festa pagana, con il diffondersi del cristianesimo, venne acquisita dalla Chiesa, divenendo il giorno in cui si celebrava la ‘Madre della Chiesa: forza spirituale della vita e protezione dal male’, ma anche la propria madre terrena. 

Ma la ‘madre’ dell’evento che oggi viene festeggiato in quasi tutto il mondo, fu una donna americana.  La festa della mamma, festeggiata la seconda domenica di maggio ha infatti origine negli Stati Uniti. Inizialmente proposta dalla signora Julia Ward Howe, nel 1872, come giorno dedicato alla pace  divenne una festa nazionale nel 1914, grazie alle petizioni di Ana Jarvis di Philadelphia. Ana Jarvis, infatti, nel 1907, desiderosa di ricordare l’anniversario della morte di sua madre, persuase la sua parrocchia a Grafton, nel West Virginia, a celebrare l’evento la seconda domenica di maggio. L’anno successivo tutta Philadelphia festeggiò la festa della mamma. I sostenitori della Jarvis iniziarono quindi a scrivere a ministri e uomini d’affari per proporre la festa come giorno nazionale, e già dal 1911 l’usanza si era diffusa in quasi tutti gli Stati americani. Sul finire del 1914, il Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson ufficializzò la festa come festività nazionale, da tenersi ogni anno nella seconda domenica di maggio. Oggi le mamme di quasi tutto il mondo ricevono piccoli pensieri e fiori dai loro figli, a testimonianza dell’affetto e della riconoscenza di questi. Anche se non tutti paesi festeggiano la seconda domenica di maggio, l’usanza di regalare rose rosa alle mamme e di portare rose bianche sulle tombe delle mamme morte è quasi mondialmente diffusa. La festa della mamma è una delle feste “laiche” più apprezzate in tutto il mondo. Ma, in questo lieto giorno, in cui le mamme sono circondate di amore, affetto e piccole attenzioni si dovrebbe anche riflettere sulla figura ed il ruolo della “mamma” nella nostra società.

   Sussurrato da Luli

uguri a tutte le mamme