Rose


 :

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perchè io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Con il nostro sangue e con le nostre lacrime facevamo le rose
Che brillavano un momento con il sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P.S. E così dimenticammo le rose.

(Dino Campagna da: Taccuino)

Vintage woman  digital collage p1022 Free for personal  use <3:

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Ben venga Maggio


I like the style :-):

Nessuno conosce questa piccola Rosa,
Potrebbe essere un pellegrino
Se non l’avessi presa dai viottoli
e raccolta per te.
Solo un’Ape sentirà la sua mancanza –
Solo una Farfalla,
Affrettandosi da lontano –
per riposare nel suo seno –
Solo un Uccello si meraviglierà –
Solo una Brezza emetterà sospiro –
Ah Piccola Rosa – come è facile
per chi è come te, morire.

Emily Dickinson

Dog Rose by Kuoma.da:

Dolcezza, andiamo a vedere se la rosa
che stamattina aveva dischiuso
la sua veste di porpora al sole,
ha perso un poco questa sera
le pieghe del suo vestito rosso,
e il suo colore simile al vostro.
Ahimè,vedete come, in sì breve spazio,
dolcezza, ella ha al suolo
lasciato cadere le sue bellezze!
O natura veramente matrigna,
poiché un tal fiore non dura
che dal mattino fino alla sera.

(Pierre De Ronsard)

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Beltane: la forza della Vita


Noc Kupaly  Slavic Celebration Summer Solstice:

Che i fuochi di Beltane danzino allegri nei vostri cuori, l’uovo di Ostara si schiude al calore dell’amore, dell’attrazione, della passione.

Con Beltane si celebra nella ruota dell’anno il ritorno della Vita, il mondo intorno a noi è un vociare di bellezza e sensualità… cosa c’è di più sensuale che sentire il formicolio dello sbocciare dei fiori sotto i nostri piedi, il richiamo d’amore degli uccelli, il sole che scalda la terra per permetterle di partorire la primavera… Ecco Beltane che ci avvolge con i suoi nastri colorati, la danza d’amore e d’eccitazione sessuale è presente ovunque, la Dea gode del nostro aprirci alla bellezza, la Dea sorride a tutte le forme d’amore.
Nel corso delle stagioni passate abbiamo “sacrificato” il Dio per vederlo rinascere al solstizio d’inverno o Yule, ora il Dio è un fuoco splendente ( significato letterare della parola Beltane) il fuoco si agita nel ventre di Madre Terra e fra danze e canti risale fino al cuore.

Beltane, witches card                                                                                                                                                                                 More:

Beltane celebra la forza della Vita, il risveglio della kundalini che non ha paura di elevarsi dal desiderio sessuale fino a riempire il cuore, la Vita nasce da sempre dall’attrazione… niente è più giusto e bello, il sesso diventa così un atto sacro, un flusso di energia celebrato dall’Unione, la terra e l’universo tutto sono racchiusi in quel momento nell’accoglienza della Dea e nel Dono di se del Dio.

Spesso Beltane è descritto come un rito orgiastico, dove tutti si accoppiano con tutto.. ebbene è così, ma in modo molto diverso da come viene normalmente immaginato. La natura stessa vive in questo periodo la sua orgia di sensi… il profumo della vita invade ogni cosa e noi allo stesso modo apriamo il cuore e facciamo l’amore con ogni cosa, godiamo nello sdraiarci fra l’erba bagnata di rugiada, godiamo del tepore del sole sul nostro corpo, godiamo della danza d’amore di tutto l’universo..

Buon Beltane anime belle, perchè godere di tutto quello che l’universo ci dona non è peccato, è invece essere pieni d’amore e gratitudine e la gratitudine crea il circolo meraviglioso del Dono.

Emanuela Pacifci

"THE MAY QUEEN" by Emily Balivet:

Beltane appartiene solamente alla tradizione celtica dell’Irlanda e della Britannia. Gli stessi celti della Gallia non conoscevano questa festa, sebbene anch’essi celebrassero riti simili con finalità simili. Tuttavia era pratica diffusa quella di accendere fuochi in questo periodo dell’anno, per purificarsi e annunciare l’arrivo della primavera. Fra i Celti e i Liguri, ad esempio, era molto importante il culto di Belenos. Dio della luce, veniva celebrato all’inizio della primavera con l’accensione di fuochi sacri. Il culto di Belenos, in Italia, era diffuso lungo tutto l’arco alpino e nelle zone centro-settentrionali. Regioni dove ancora oggi è presente la tradizione di accendere fuochi per propiziare l’inizio della primavera. In molte località montane, dalla Val Camonica fino al Trentino, è infatti ancora viva l’usanza di erigere falò sulla cima delle montagne.

Che si tratti di Beltane, del culto di Belenos o dei fuochi sacri delle comunità montane, fin dall’antichità i popoli europei hanno celebrato l’arrivo della primavera e della luce. I nostri antenati vedevano, nella nuova stagione, un motivo per purificarsi, per cambiare se stessi e la comunità in cui vivevano, per migliorarsi.

Andrea Tabacchini

Druids Trees:  "Dryad," by JessicaMDouglas, at devianART.:

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La Primavera sorrideva


THE MEADOW FAERY by James  Browne:
Un giorno mi sorprese la primavera
che In tutti i campi intorno sorrideva.
Verdi foglie in germoglio
gialle rigonfie gemme delle fronde,
fiori gialli, bianchi e rossi davano
varietà di toni al paesaggio.

E il sole
sulle fronde tenere
era una pioggia
di raggi d’oro;
nel sonoro scorrere
del fiume ampio
si specchiavano
argentei e sottili i pioppi.

Antonio Machado

✨:

Sussurrato dafiori_7Luli

La Primavera


botticelli primavera

La Primavera di Sandro Botticelli è considerato uno dei capolavori del Rinascimento italiano. Chi visita la Galleria degli Uffizi di Firenze rimane affascinato davanti a questo grande dipinto: ma il fascino del quadro è forse legato anche all’aura di mistero che circonda l’opera, il cui significato più profondo non è ancora stato completamente svelato.
Data di realizzazione: 1482 Dimensioni: 203 x 314 cm Galleria degli Uffizi, Firenze.
L’opera, forse la più nota di Sandro Botticelli, è databile intorn0 al 1482 e diverse fonti hanno confermato che il dipinto venne eseguito per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (1463-1503), cugino di secondo grado del Magnifico.

Sandro Botticelli nacque nel 1445 a Firenze in via Nuova (oggi via del Porcellana), ultimo di quattro figli maschi e crebbe in una famiglia modesta ma non povera, mantenuta dal padre, Mariano di Vanni Filipepi, che faceva il conciatore di pelli ed aveva una sua bottega nel vicino quartiere di Santo Spirito. Il fratello Antonio era un orefice di professione, per cui è molto probabile che l’artista avesse ricevuto una prima educazione presso la sua bottega. Il nomignolo pare invece che fosse stato inizialmente attribuito al fratello Giovanni, che di mestiere faceva il sensale del Monte (un funzionario pubblico) e che nella portata al catasto del 1458 veniva vochato Botticello, poi esteso a tutti i membri maschi della famiglia e dunque adottato anche dal pittore. Il suo vero e proprio apprendistato si svolse nella bottega di Filippo Lippi dal 1464 al 1467, con cui lavorò a Prato negli ultimi affreschi delle Storie di santo Stefano e san Giovanni Battista nella cappella maggiore del Duomo assieme a numerosi altri allievi. Risultarono però determinanti nel progressivo processo di maturazione del suo linguaggio pittorico anche le influenze ricevute da Antonio del Pollaiuolo e Andrea del Verrocchio, del quale potrebbe aver frequentato la bottega dopo la partenza di Filippo Lippi per Spoleto.
Botticelli scelse di esaltare la grazia, cioè l’eleganza intellettuale e la squisita rappresentazione dei sentimenti e fu per questo che le sue opere più celebri vennero caratterizzate da un marcato linearismo e da un intenso lirismo, ma soprattutto l’ideale equilibrio tra il naturalismo e l’artificiosità delle forme.
Prima di produrre quegli autentici capolavori della storia delle arti egli ebbe però modo di ampliare la sua esperienza con altri dipinti, che costituiscono il necessario passaggio intermedio tra le opere degli esordi e quelle della maturità.

La Primavera

La scena in un boschetto formato da alberi arancio e frutti; sullo sfondo di un cielo azzurro, sono disposti nove personaggi, in una composizione che ruota attorno al personaggio centrale, una donna con drappo rosso. Il suolo è composto da un prato formato da una gran varietà di specie vegetali e di fiori.
La Primavera nasconde vari livelli di lettura: uno strettamente mitologico, la cui spiegazione è ormai unanimamente condivisa; uno filosofico, legato principalmente alla filosofia dell’accademia neoplatonica; uno storico-dinastico, legato alle vicende contemporanee ed alla gratificazione del committente e della sua famiglia. Il senso complessivo dell’opera è ancora piuttosto oscuro e aperto alle più varie interpretazioni.
Secondo gli studiosi, l’opera di Boticelli si deve leggere da destra a sinistra. Seguendo questa teoria, ecco le identità dei protagonisti di questa immagine con il tema sulla primaver e secondo l’interpretazione mitologica i personaggi si trovano nel famoso giardino delle Esperidi: il primo da destra è Zefiro, vento di primavera che rapisce per amore la ninfa Clori, mettendola incinta; da questo atto la ninfa rinasce e si trasforma in Flora, ovvero la stessa primavera rappresentata come una donna coperta da un abito fiorito e che sparge a terra dei fiori.

Al centro del quadro si trova Venere, simbolo neoplatonico dell’amore più elevato, che osserva tutta la scena. Sopra di lei vola il figlio Cupido. Alla sua sinistra si trovano le tre Grazie che stanno danzando. Ancora più a sinistra si nota Mercurio, il messaggero degli dèi, raffigurato con le ali ai piedi, che col caduceo scaccia le nubi per conservare un’eterna primavera.

Il significato allegorico di questo capolavoro di Botticelli non è soltanto uno: ci sono innumerevoli letture teorizzate oggigiorno; tra le più importanti e condivise, qui riporteremo: una lettura che si riallaccia all’identità del committente, una lettura storica, ed infine, semplificheremo anche la più complessa lettura filosofica.

Per quanto riguarda l’interpretazione filosofica, il primo critico a mettere il dipinto direttamente in relazione con la cerchia di filosofici neoplatonici frequentata da Botticelli fu Aby Warburg nel 1893, che lesse la Primavera come la rappresentazione di Venere dopo la nascita, durante l’arrivo nel suo regno. Secondo Ernst Gombrich nella Primavera vi si narrerebbe come l’amore, nei suoi diversi gradi, arrivi a staccare l’uomo dal mondo terreno per volgerlo a quello spirituale: Zefiro e Clori rappresenterebbero la forza dell’amore sensuale e irrazionale, che però è fonte di vita (Flora) e, tramite la mediazione di Venere ed Cupido, si trasforma in qualcosa di più perfetto (le Grazie), per poi spiccare il volo verso le sfere celesti guidato da Mercurio.

botticelli tre gr mercurio

Secondo alcune letture dell’opera legate al committente i personaggi mitologici del dipinto sarebbero le rappresentazioni di personaggi fiorentini e delle loro virtù, come in una sfilata di carnevale. Poiché pare che l’opera sia stata inizialmente commissionata a Botticelli da Giuliano de’ Medici in occasione della nascita del figlio Giulio (futuro papa Clemente VII), avuto con Fioretta Gorini che egli avrebbe sposato in gran segreto nel 1478. Ma Giuliano morì nella congiura dei Pazzi ordita contro il fratello in quello stesso anno, un mese prima della nascita del figlio, per cui il quadro incompiuto venne “riciclato” dal cugino Pierfrancesco de’ Medici qualche tempo dopo per celebrare le sue nozze, inserendovi il suo ritratto e quello della moglie Semiramide Appiani, che si diceva essere donna dall’estrema bellezza.

In base ad altri ritratti dipinti da Botticelli, nei vari protagonisti della rappresentazione sono stai individuati vari personaggi di casa Medici: in particolare nelle tre Grazie sono state riconosciute Caterina Sforza (a destra), e Simonetta Vespucci (al centro), la fonte di ispirazione per la Nascita di Venere, che guarda sognante verso Mercurio-Giuliano de’ Medici.

Per la lettura storica, secondo Horst Bredekamp, si dovrebbe considerare il dipinto come allegoria dell’età dell’oro in epoca medicea. La presenza di Flora sarebbe pertanto un’allusione a Florentia e dunque alle antiche origini della città di Firenze. Le altre figure sarebbero città legate in vario modo a Firenze: Mercurio-Milano, Cupido (Amor)-Roma, le Tre Grazie come Pisa, Napoli e Genova, la ninfa Maya come Mantova, Venere come Venezia e Borea come Bolzano. Altri studi hanno invece ipotizzato che il dipinto sia una sorta di calendario agreste abbreviato della bella stagione: da febbraio (Zefiro) a settembre (Mercurio), nell’augurio di una primavera senza fine.

http://www.arteworld.it/primavera-botticelli-analisi/

http://www.adgblog.it/il-significato-della-primavera-di-botticelli/

che sia un Buon Inizio di Primavera per tutti voi 
sussurrato da fiori_7Luli

Rose


Catherine Klein:
Il più bello e caro dei fiori esistenti,

perfetta da vedere e annusare,

e le parole sono insufficienti
se
della Rosa vogliono parlare.
Germogli
che si aprono per dare
falda su falda un bianco splendore,

o quel rosa, quel rosso, che compare,
intenso, dolce, profumato fiore!

E non c’è cosa più meravigliosa
che essere la Fata della Rosa!

Cicely Mary Barker

Flower Fairies - Cicely Mary Barker - 1925:

Sussurrato da Luli

Serenella Biancofiore e Biancospino


marluli-my copyright 2016  Biancospino:

grafica MarLuli-my 2016 (c)

Il biancospino fatato è sacro e inviolabile poiché segna i territori delle fate, soprattutto quando un cespuglio solitario cresce spontaneamente in un campo aperto. Abbattere un biancospino porta calamità e disgrazie poiché significa disonorare o non rispettare i territori delle fate che vivono vicino a noi. 

Onorando il sacro biancospino, gli abitanti del Mondo di Mezzo acquisiscono la capacità di curare e proteggere la santità di ogni aspetto della vita e, in questo modo, divengono più saggi. L’albero o il cespuglio di biancospino fatato ci ricorda la presenza delle fate che vivono nelle vicinanze. Segna i territori delle fate e il terreno circostante è benedetto dalla sua presenza. La saggezza popolare ci informa che è pura follia tagliare o danneggiare un biancospino, soprattutto se si tratta di un albero solitario che cresce in uno spazio aperto e segna il confine tra vicini, nei pressi di un pozzo sacro, di un cerchio delle fate o di una casa.  Persino la “gente di città” costruisce piccoli cortili all’interno dei complessi urbani per i biancospini solitari, temendo di incorrere nell’ira delle fate. Nessuna meraviglia che, come dice la tradizione, tagliare un biancospino sia punito con terribili sciagure e persino con la morte. Praticamente dovunque, nell’lrlanda rurale, si narra la storia di un uomo che volle ignorare il consiglio dei suoi vicini, tagliò un biancospino e morì poco tempo dopo. Un ben noto incidente, avvenuto non molto tempo fa nella contea di Antrim, viene raccontato da Jim Grant di Belfast: -Alcuni anni fa, durante la costruzione di un’immensa fabbrica, un biancospino non venne nemmeno sfiorato dagli operai. I “ragazzi” del posto abbatterono tutto il resto ma non lo toccarono ne lo disturbarono in nessun modo. La compagnia, alla fine, lo fece togliere da un inglese. L’uomo abbatte l’albero e strappò le radici con un bulldozer. La fase successiva era quella di interrare dei pilastri di cemento larghi 30 centimetri e alti 3 metri, per mettere le fondamenta. Li piantarono, ma quando tornarono la mattina dopo erano tutti spostati di un metro! … Così li dovettero sistemare di nuovo. Il mattino dopo, i pilastri erano spostati sempre di un metro ma nella direzione opposta rispetto alla prima volta! … Così fecero una riunione per scoprire di chi fosse la colpa… L’uomo più basso dell’assemblea si alzò in piedi e disse: “L’unico modo in cui potrete costruire la vostra fabbrica è rimettendo il nostro albero dove si trovava”. E gli altri ribatterono: “Come facciamo, dato che lo abbiamo tagliato?” L’uomo rispose: “Fatelo innestare”. Nessuno gli credette, all’inizio, naturalmente… Allora chiamarono uno specialista di alberi olandese. Questi innestò le radici sull’ albero. Adesso c’è un cortile in mezzo alla fabbrica con al centro un albero di biancospino. Nessuno ha più visto l’uomo delle fate ma il biancospino cresce rigoglioso. Secondo la tradizione, il biancospino fiorisce il primo maggio, indicando l’arrivo dell’estate. Sempre inclini a festeggiare, le fate lo amano non solo per le sue spine protettive ma anche per l’allegria che la bella stagione porta con sé.

Una delle storie della tradizione elfica italiana tramandata a voce da millenni. Con i sussurri è giunta a noi, ha viaggiato nel folto delle foreste, si è arrampicata attraverso i secoli.  Ed allora leggiamo insieme la storia della ninfa Biancofiore.

C’era una volta in mezzo ai campi, lungo la strada maestra, una povera casa che somigliava a quelle disegnate dai bimbi, con una porticina, due finestre e un comignolo sul tetto, cinta da una siepe di spino brulla d’inverno, arida e polverosa nella buona stagione. Un comignolo fumava sempre, perché nonna Saveria alimentava il fuoco con rami verdi, spesso umidi, raccolti qua e là per i greti dei fossati, o per le callaie. Ma fuscelli, giunchi, foglie servivano per cuocere un po’ di cibo a Serenella, la nipotina, e per riscaldare durante l’inverno. Nonna Saveria, piccola, bianca, secca, con le mani quasi trasparenti, filava sempre accanto al focherello e vendeva le matasse ad un mercante che passava per il villaggio; Serenella, bionda più d’una spiga, chiara negli occhi come la primavera, porgeva i bioccoli di lana, riponeva le matassine filate, e se ne stava lunghe ore pensosa, senza giochi e senza letizia, come se per la felicità le mancasse qualche cosa. Un giorno il comignolo non innalzò il suo pennacchio di fumo, perché nonna Saveria rimase a letto con la febbre e tosse Serenella non trovò più fuscelli nel cesto accanto al focolare, più farina nella madia, più lana da filare nel cassettone. Era inverno e fuori la terra era gemmata di brina, le piante stellate di ghiaccioli, i fossi lucenti di specchi di ghiaccio; e la nonna tossiva penosamente, senza chiedere nulla per se, trepida solo della nipotina, che doveva aver freddo e fame. Serenella si guardò intorno sgomenta, e udì una vocina sottile sottile che la chiamava; la voce veniva dal focolare e la bimba non tardò molto a scorgere la testina nera di un grillo, il quale veniva fuori da un buco con archetto e violino, per mettersi in un angolo e intonare:

This beautiful Lime Tree Flower Fairy Vintage Print by Cicely Mary Barker was printed c.1950 and is an original book plate from an early Flower Fairy book. Cicely Barker created 168 flower fairy illustrations in total for her many books.:

Serenella, Serenella!

Per le rive, per la neve,

c’è una bianca reginella

ben ravvolta in nube lieve

esci dunque, Serenella!

La bimba rimase perplessa, ma, poiché il grillo del focolare seguitava a dirle quelle parole misteriose, aspettò che la nonna si assopisse, quindi si ravvolse in un vecchio scialle e uscì pian piano, pensando: -Troverò qualche giunco e farò un focherello a nonnina. Camminò pel sentiero, trascinandosi dietro gli zoccoli, stringendosi sul petto i lembi dello scialle, cercando con gli occhi qua e là: ma le vecchie foglie erano fradice, qualche fuscello abbandonato si spezzava tra le dita, consumato dal gelo. dolcemente le trecce bionde, che uscivano al di sotto dello scialle. Mentre si curvava al ceppo d’una quercia con ostinata e fiduciosa ricerca, si sentì tirare:

 :

– Che fai, bambina?

Serenella sollevò i suoi chiari occhi primaverili e vide una giovane donna, bianca come la neve, vestita di veli, quasi trasparente sullo sfondo della campagna, come fosse composta di vapori tenui. Lo splendore argentato della visione era rotto dall’oro dei capelli, un oro pallido, diffuso, come raggio di sole attraverso le nubi invernali.

-Pochi fuscelli gelati, – disse la strana apparizione, – durerebbero poco e non toglierebbero nulla alla tua fame e a quella della tua nonna. Ascoltami ti darò molta lana, tu la filerai e porterai il lavoro compiuto a questa quercia; batterai tre colpi sul tronco, chiamando Biancofiore, io verrò fuori, prenderò le matassine e ti darò nuova lana: così tutte le settimane. In compenso troverai nella tua casa fuoco e cibo.

Serenella disse: -Sì! Sì – con un trillo di gioia, senza pensare che non aveva mai provato a reggere la conocchia e a prillare il fuso. Biancofiore le caricò le braccia di filoni di lana e sparì in uno scintillio di nebbia. La bambina trotterellò verso casa con quel peso inusitato, un po’ traballando sugli zoccoli, con le manine intirizzite, ma con il cuore traboccante di una gioia strana. Trovò sul focolare un bel fuoco crepitante su da un ceppo, tutto braci rosse e fiammole azzurre; appesa ad una catena c’era una pentola da cui si sprigionava col vapore uno squisito odor di brodo; nella madia molto pane, sul cassettone un decotto per la nonna. Serenella servì la vecchietta e prese il suo posto accanto al focolare con la conocchia erta da un lato e il fuso pendente dall’altro: com’era difficile reggere l’una e muovere l’altro! I bioccoli di lana sfuggivano, si spargevano a terra, non obbedivano alle dita della bimba, che cercava di torcerli; il fuso, poi, si ostinava a rimaner fermo, e, se roteava, faceva sbalzi improvvisi, rompendo il filo attaccato con tanta fatica. Serenella non si sgomentava: rizzava la conocchia, raccoglieva i bioccoli dispersi, torceva, prillava, riprovava, con una perseveranza che le veniva dal cuore. Finalmente, le ciocche di lana si assottigliarono in filo, e il fuso girò con ritmo abbastanza regolare. Alla fine della settimana tutta la lana era filata: un po’ grossa, con qualche nodo, a matasse non ben ravviate; ma Serenella disse a Biancofiore, presso la vecchia quercia: è la prima lana che filo; quest’altra volta farò meglio.

Poplar Flower Fairy Vintage Print c1950 Cicely by TheOldMapShop:

Biancofiore prese alcuni fili, li foggiò a forma di stella e disse: -Appendile alla siepe della tua casa. Le diede nuova lana e sparì con un barbaglio di nuvola.

Serenella camminò per i campi, tra le falde di neve che cominciavano a turbinare nell’aria, e quando fu presso la brulla siepe che circondava la sua dimora si fermò per appendere ad uno sterpo le stelline di lana di Biancofiore: ma qualcosa frullò sul suo capo; un battito d’ala e un uccello piccolo e gramo le si posò sulla spalla,

– Dammi quelle stelline! La bimba, ancora un poco spaurita dal volo improvviso, rispose:

– Non posso; devo obbedire a Biancofiore. L’uccello cinguettò dolcissimamente: -Sono Trillodoro, l’usignolo di maggio. Al cader dell’autunno avevo male ad un’aluccia e non potei volare in paesi più caldi. Abito in un buio gelido e le mie piume non bastano a ripararmi dai soffi del vento: dammi le tue stelline; voglio farmi un nido per non morir di freddo. Serenella si commosse e diede le stelle di lana all’usignolo che frullò via tra i fiocchi di neve.

 :

Così per tutta l’invernata Biancofiore, mentre consegna la lana da filare, formava stellin di filo: – Appendile alla siepe de la tua casa. Ma Serenella donava le minuscole stelle a Trillodoro, ci veniva sempre ad incontrarla al ritorno.

Un giorno, -non c’era – neve e l’aria inazzurrata sapeva di viole, – Biancofiore disse alla bimba: – Raccogli le mie stelline di lana e portale al ceppo della quercia.

Serenella s’allontanò sgomenta, affondando gli zoccoli nell’erba umida, che cresceva a ciuffi tra gli specchi d’acqua; i salici, i giacinti di penduli fiori d’oro, ondeggiarono sul suo capo come per confortarla, come per suggerirle un’idea: e questa venne perché, appena a casa, la bambina chiamò: – Grillo del focolare!

Il grillo canterino venne fuori e chiese – cosa desideri? – Biancofiore vuole le sue stelline di lana.

Il piccolo musicista intonò sul violino: –

Stelle di lana,

stelle di luna darò nel maggio,

 a notte bruna.

Serenella tornò sui suoi passi, bussò al vecchio albero e Biancofiore, vestita ora di veli glauchi e viola come l’aria di primavera, ripete timida, pavida le parole del grillo.

-Va bene: aspetterò maggio. La bimba lavorò ancora,ma si rattristava delle margheritine che costellavano i prati, i mandorli e dei meli che sfiorivano, dei melograni che rossegiavano di fiori, del sole che si faceva più vivo, delle rondini che garrivano, garrivano la gioia nei cieli, delle prime rose che si aprivano; insomma, di tutte quelle cose meravigliose che annunziano maggio.

La sera di calendimaggio, allorché la luna inondò di chiarità i campi, Serenella udì cantare nella siepe: era un canto di gioia ed ella ne capì improvvisamente le parole:

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grafica MarLuli-my 2016 (c)

L’usignolo Trillodoro

t’ha portato il tuo tesoro

di stelline piccoline, tutte bianche,

tutte in fiore,

per la ninfa Biancofiore.

La bambina uscì e vide che la siepe di spino era tutta fiorita di bianco, meravigliosamente; la fragranza inondava l’aria  pareva una sola cosa con il canto dell’usignolo.

– Grazie, Trillodoro! Porterò subito un fascio di biancospino a Biancofiore!

La ninfa, come avesse udito le sue parole, le apparve vestita questa volta di raggi di luna: le fece una carezza lieve sui capelli e sparì nella chiarità diffusa.

A quella carezza Serenella capì che si può essere felici in una casa con una porticina, due finestre, un comignolo sul tetto simile a quelle disegnate dai bambini, con un grillo sul focolare, una siepe di biancospino, un usignolo che canta. Capì che la felicità è fatta cose piccine nate dal cuore.

May Flower Fairy Vintage Print, c.1927 Cicely Mary Barker Book Plate Illustration:

Sussurrato daLuli

Primavera


"A fairy orchestra" by Cicely Mary Barker    illustration for The Water Babies:

Andando a spese, a scuola o a lavorare,
la gente mai non smette di passare:
tutti hanno fretta, vanno qua e là,
ma nessuno di loro, mentre va
nota i fiori di siepe, a tutti noti,
ma dai nomi che sono a tutti ignoti.
E nessuno mai pensa a quelle fate
che, per far giochi, vi stanno celate!
Passeggero che passi, se sapessi
quello che sta nel bosco e fra le messi,
i segreti incantesimi nascosti
in viottoli e sentieri, in tutti i posti,
andresti ad occhi aperti, ad ammirare
(come questo mio libro insegna a fare)
e allora, almeno, avresti imparato
la semplice bellezza del creato!

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In un giardino c’era una bimbetta
che i miei colori fiammeggianti amava:
il cremisi, il giallo e lo scarlatto,
però il mio nome lei non ricordava.

Gaillardia è un nome che non resta in mente!
Così guardò il giallo e lo scarlatto
e allora ricordò l’oro splendente
del sole quando scende nel suo letto,

di ricordare non si preoccupò:
mi inventò un nome molto bello
e Tramonto i miei fiori chiamò:
ora anche tu puoi usare quello!

 

Cicely Mary Barker:

Guarda in su

è molto vecchio, il mondo,
ma il tempo gira in tondo,
e il mondo nasce ancora
nel tempo in cui rinfiora.

Da tanto il mondo esiste,
e qualche volta è triste:
ma ogni margherita,
nascendo, gli dà vita.

L’età del mondo è antica,
ma Primavera, amica,
lo fa tornar bambino,
con le Fate vicino.

Cicely Mary Barker:

Sussurrato da Luli

Anna Perenna: Primavera!


of the Grail Maiden - Self-Recreating Vessel of Eternal Life

L’Equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei due momenti dell’anno in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio (la parola equinozio deriva dal latino “aequus nox”, notte uguale). Astronomicamente l’equinozio di primavera (chiamato anche Vernale) è il momento in cui il sole si trova al di sopra dell’equatore celeste. Le antiche tradizioni ci offrono infatti tutta una serie di miti legati alla primavera, che hanno al loro centro l’idea di un sacrificio a cui succede una rinascita.

L’equinozio di Primavera è chiamato anche Festa degli Alberi; nella mitologia romana esiste una divinità che incarna un archetipo della Madre, ed è Anna Perenna, è una divinità antica di cui poco si conosce e quel poco è avvolto nel mistero. Identificata anche in un altro modo: era la Luna, o Temi, o una figlia d’Atlante, insomma era una simbolo soprattutto augurale, forse nato anche dal fatto cha la tradizione popolare la vedeva nelle campagna di Boville a portare cibo e bevande alla gente plebea che s’era rifugiata sul monte Sacro, ed il nome Perenna sarebbe un diminutivo di perennitate cultus.

La sua festa era comunque una data che faceva iniziare ufficialmente la primavera e quindi era un augurio alla buona stagione contadina visto che la Dea era di sicuro un simbolo naturistico e probabilmente il suo culto affonda le radici più profonde nel sistema contadino che tanto influì sull’Urbe.

Festeggiata nel bosco sacro a lei dedicato alle idi di marzo; o Lady Day, che significa giorno della Dea Luna. E’ la festa degli opposti, della dualità delle forze maschili e femminili e dall’equilibrio cosmico che producono garantendo vita e abbondanza.

Rigenerazione

Questo è un bellissimo Sabba, da celebrare all’aperto se possibile! La Terra si sta  svegliando e germogli verdi stanno comparendo. I canti degli uccelli iniziano a riecheggiare e il sole è più caldo. Questa festa è intitolata a Oestara, la Dea germanica della fertilità della Terra (il cui nome è la radice della parola “easter”, Pasqua, in inglese)” (Phyllis Currott, “L’arte della Magia”).

Passeggia per campi e boschi osservando la rinascita di tutta la natura. Intreccia fiori fra i capelli, metti un fiore negli abiti o un piccolo mazzo degli stessi fiori di campo sulla tua scrivania in ufficio o su una mensola della cucina per testimoniare che anche noi apparteniamo alla natura.

I simboli della fertilità sono il coniglio, i fiori e le uova. Queste ultime sono la rappresentazione della forza femminile (l’albume) e della forza maschile (il tuorlo) mentre il guscio fusione perfetta di due simboli geometrici (il cerchio e la piramide) congiunge e protegge i due elementi. Tutto cio’ che vive ha origine dalle uova, mammiferi, esseri umani e piante che attraverso il seme, che ha la stessa struttura di un uovo (la vita protetta da un guscio esterno) perpetua la vita vegetale.

Cibati di frutta fresca sin dal mattino e poi uova e vegetali cucina le uova con una salsa piccante alle erbe, secondo i tuoi gusti e quelli dei tuoi commensali; puoi usare peperoncino e prezzemolo, o basilico, o erba cipollina, ecc … dipingi delle uova con i simboli del Sole e della Luna. Accendi una candela verde in un piatto pieno di terra umida, lasciala bruciare e poi seppellisci ciò che resta assieme alle ceneri di un bigliettino su cui avrai scritto un tuo desiderio poi bruciato alla fiamma della candela stessa. Accendi un fuoco durante i riti di Ostara, se non ne hai la possibilità o non hai il caminetto sopperisci accendendo un fuoco dentro un piccolo calderone.

of the Spiral Maiden - Intentional Ghost in the Evolutionary Machine

Le forze potenti di questo giorno sono utili per qualsiasi tipo di operazione magica e in particolare per le consacrazioni degli strumenti rituali, LE INIZIAZIONI e la consacrazione dei talismani. E’ il momento propizio per gli incantesimi di iniziazione. E’ l’occasione giusta per benedire i semi e piantare anche quelli già benedetti per IMBOLC.

Sulla tavola metti una tovaglia verde e candele color pastello. Con una matita bianca scrivi sulle uova bollite le qualità che vorresti acquisire e poi colorale con dei colori appropriati. Benedici queste uova o portale in chiesa per far loro ricevere la benedizione pasquale e poi mangiale assieme a famigliari ed amici. (Ogni uovo con il personale proposito sarà riconoscibile tra gli altri perché ognuno porta il suo colore e così non si rischierà di mangiare l’uovo del nostro amico e quindi la qualità che lui vuole assumere). Queste uova sono “semi spirituali” che vengono piantati al nostro interno e germoglieranno durante l’anno. In luna calante, al mattino, ma solo se è una bella giornata di sole e senza nubi, cogli poche foglioline piccole e fresche di ortica e quello stesso pomeriggio, tra le 15 e le 18, fanne un infuso purificatore.

Se il tempo lo permette fai un picnic all’aperto immergendoti nella bellezza della natura, entra in simbiosi con essa e pensa a cosa piantare di nuovo in giardino o nei vasi della terrazza e naturalmente alla cura e la conservazione delle piante già esistenti. Brucia l’incenso di Eostara, una mistura composta da: radice di giaggiolo, petali di viola e di rosa, gelsomino.

Anna Perenna che ci mostra il volto amorevole della Madre, ma anche il suo aspetto lubrico e quello saggio, che come ninfa vive nelle acque, linfa della Madre, si offre alla nostra meditazione con l’invito ad abbandonare gli schemi mentali entro cui è spesso rigidamente racchiusa la nostra vita e a seguire l’istinto e l’impulso che scorre nel sangue.

of Regeneration - Visitation from Afar brings something Strange

Sussurrato da Luli

Io sono: “Primavera”


charles daniel ward the progress of spring-

Io sono l’albero e io sono il vento.

Sono la terra e il mare d’argento.

Sono una figlia e madre amata.

Un’appassionata amante sfrenata. 

Sono la pioggia e l’animo vero.

Quella che rende lo spirito intero.

Son Fanciulla, Madre ed Anziana,

E dappertutto regno sovrana. 

Curo il raccolto e semino Fiori.

Io sono dentro e io sono fuori.

Da fanciulla vi dono gioia festosa.

Vi nutro da Madre assai generosa.

Da Anziana vi dono saggezza segreta.

Spartitevi i Doni in Pace completa.

lady primavera danzano 
Sussurrato da Luli