Il Guardiano del Faro


Keeping the Light - Darrell Bush - World-Wide-Art.com

Si concesse di chiudere gli occhi per qualche secondo, godendo della sensazione degli spruzzi di acqua, godendo della sensazione degli spruzzi di acqua salata sul viso.
Riaprendoli, vide in lontananza Gråskär e il cuore le balzò nel petto.
Era sempre così, quando avvistava l’isola e la casetta con il faro che svettava bianco e fiero verso il cielo azzurro.Era ancora troppo distante per poter vedere il colore della casa, ma ricordava la sfumatura grigia del legno e i cantoni bianchi, e anche le malvarose che crescevano contro la parete meno esposta al vento. Era il suo rifugio, il suo paradiso.

Come può un semplice raggio fare la differenza per così tante vite? Come possono tante persone fidarsi di quella luce e di quelli che la custodiscono?
Solo da adulto, ho capito perché mi affascinano tanto queste magnifiche torri. Sono sempre stato rapito dal fascio di luce brillante del faro, e dal suo scopo: guidare le navi e i suoi equipaggi in acque sicure. Pioggia o nebbia, tempesta o foschia, la luce è sempre là, dietro la lente di cristallo, una sorta di muro trasparente posto innanzi alla fonte luminosa per amplificarne la forza.

(Sergio Bambarén Il guardiano del faro)

La vista era come sempre bella da togliere il fiato: da un lato si vedevano solo mare e orizzonte ma dall’altro si estendeva l’arcipelago con le sue isole e i suoi scogli. Da molti anni il faro non era più in uso e ormai era una specie di monumento al passato. La lampada era spenta e lamiere e bulloni arrugginivano lentamente …

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Le Palme e l’Ulivo


Con la Domenica delle Palme,  la simbologia rimanda  all’entrata trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme prefigurando la Resurrezione dopo la morte, o anche come simbolo della resurrezione dei martiri così come citato nell’Apocalisse (7, 9) inizia la Settimana Santa durante la quale si rievocano gli ultimi giorni della vita terrena di Cristo e vengono celebrate la sua Passione, Morte e Risurrezione. Il racconto dell’ingresso di Cristo a Gerusalemme è presente in tutti e quattro i Vangeli, ma con alcune varianti: quelli di Matteo e Marco raccontano che la gente sventolava rami di alberi, o fronde prese dai campi, Luca non ne fa menzione mentre solo Giovanni parla di palme (Mt 21,1-9; Mc 11,1-10; Lc 19,30-38; Gv 12,12-16).

La palma è simbolo di trionfo, acclamazione e regalità,  nel suo significato è quello della vittoria, dell’ascesa, della rinascita e dell’immortalità. è allegoria dell’araba fenice che risorge dalle sue ceneri e dell’ albero della vita, simbolo dell’immortalità dell’anima. La palma della dea Vittoria è un’iconografia nata in epoca greco-romana. La palma nella mano della Nike di Efeso, la simbologia cristiana, presente fin dall’epoca paleocristiana è legata a un passo dei Salmi, dove si dice che come fiorirà la palma così farà il giusto: la palma infatti produce un’infiorescenza quando sembra ormai morta, così come (con una similitudine) i martiri hanno la loro ricompensa in paradiso.

L’episodio rimanda alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot, la “festa delle Capanne”, in occasione della quale i fedeli arrivavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al tempio in processione. Ciascuno portava in mano e sventolava il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi, la palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’innalza verso il cielo, e il salice, la cui forma delle foglie rimandava alla bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio, legati insieme con un filo d’erba (Lv. 23,40). Spesso attaccato al centro c’era anche una specie di cedro, l’etrog (il buon frutto che Israele unito rappresentava per il mondo). Il cammino era ritmato dalle invocazioni di salvezza (Osanna, in ebraico Hoshana) in quella che col tempo divenuta una celebrazione corale della liberazione dall’Egitto: dopo il passaggio del mar Rosso, il popolo per quarant’anni era vissuto sotto delle tende, nelle capanne; secondo la tradizione, il Messia atteso si sarebbe manifestato proprio durante questa festa.

Il ramoscello di ulivo è invece simbolo della pace. Le origini si fanno risalire all’episodio biblico del diluvio universale. Quando il diluvio cessò, Noè fece volare prima un corvo per vedere se si fossero ritirate le acque dalla terra, e poi una colomba, ma entrambi “non trovando dove posare la pianta del piede, tornarono a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra.” Dopo una settimana Noè ritentò inviando la colomba che “tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.”
Il ramoscello di ulivo è simbolo della pace, perché Dio stesso, a conclusione del diluvio promise nella Genesi (9:11) “Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra”. Nelle zone in cui non crescono né l’ulivo, né palma, come nell’Europa del Nord, i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.

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Buona Domenica delle Palme

 

La luce leggera nel vento


Il primo impressionista americano Charles Courtney Curran è stato memorabile sia per i suoi interni eleganti e per i ritratti esterni di donne e bambini, sia per il suo ruolo di leader nella colonia d’arte di Cragsmoor. Spesso paragonati ai colleghi impressionisti americani Mary Cassatt, Frank Benson e Edmund Charles Tarbell, i dipinti iconici di Curran raffiguranti graziose giovani donne in abiti fluidi che si contrappongono alla vasta distesa della natura attirata dalla critica d’arte e dal pubblico, così come dai suoi contemporanei. Le tecniche impressionistiche di Curran che utilizzano pennellate sciolte e una tavolozza vivida combinate con i suoi soggetti nostalgici racchiudono la piacevole bellezza estiva di Cragsmoor. 

Non c’è dubbio che il lavoro dell’artista americano Charles Courtney Curran (1861-1942), formatosi in Francia, riflette i movimenti estetici che hanno influenzato l’arte americana alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo.

Elementi di naturalismo, simbolismo, tonalismo e, sì, persino impressionismo, sono tutti evidenti in un’opera artistica che copre cinque decenni di produzione, come riassunto nella mostra “Charles Courtney Curran: Seeking the Ideal”, che ha aperto il 30 ottobre a il Frick Art Museum di Point Breeze.

Una mostra itinerante che ha avuto origine alla Dixon Gallery & Gardens di Memphis, presenta circa 60 opere di un pittore che era davvero ossessionato dal farlo nel modo giusto. Ha impregnato le sue tele con un opprimente senso di luce naturale, fresco e palpabile come un giorno d’estate.

Come i visitatori vedranno, la mostra è giustamente intitolata, poiché la ricerca di Curran di una bellezza ideale non è stata raggiunta solo da questa elegante manipolazione della luce, ma anche scegliendo di dipingere soggetti eleganti, come sua moglie, Grace, la figlia Emily e la donne e ragazze che hanno circondato la loro residenza estiva a Cragsmoor Colony, una residenza di artisti nella contea di Ulster, NY

Dal 1911 al 1913, Curran pubblicò lezioni d’arte in stampa per la rivista Palette and Bench. Come ha scritto nel numero di dicembre 1908: “Dato un raggio di sole, un gruppo di peonie doppie e una bella ragazza per materia, sembrerebbe a prima vista facile dipingere un’immagine, per unire la bellezza dei fiori e la bellezza della donna e copiarli direttamente sulla tela. Ma c’è molto altro da prendere in considerazione. “

Sarah Hall, direttrice degli affari curatoriali al Frick Art Museum, afferma che la mostra è installata “in una cronologia spericolata” e gli spettatori avranno tutti i diversi temi che ha esaminato nel tempo.

“Abbiamo circa 50 anni della sua carriera qui”, dice Hall. “Ci sono un paio di immagini molto potenti in questo spettacolo che la gente probabilmente riconoscerà.”

I dipinti di genere americano post-guerra civile occupano gran parte della prima parte della mostra, con dipinti come “Mumblety-Peg” (1885) che mostrano i bambini in gioco e “Shadow Decoration” (1887).

Curran rappresentava raramente persone al lavoro; tuttavia, nel 1887, completò una piccola serie di dipinti di donne che facevano quel temuto lavoro del 19 ° secolo – lavanderia – visto in “Hanging Out the Clothes” (1887).

L’artista francese di Barbizon di pochi decenni prima, Jean-Francois Millet (1814-75), potrebbe aver reso popolare queste donne della classe operaia, ma nelle mani esperte di Curran, le sue lavandaie non mostrano nulla della natura ardua e spiacevole del compito.

Invece, era attratto dai fogli chiazzati di sole e fluttuanti e dall’opportunità di ritrarre una figura femminile all’aperto.

“È davvero una serie giovanile di successo per lui”, dice Hall. “Le vendite di questi dipinti gli consentono di risparmiare abbastanza denaro per sposare Grace e andare a Parigi per studiare presso l’Academie Julian.”

Nato in una famiglia borghese del Kentucky, Curran trascorse gran parte della sua infanzia a Sandusky, nell’Ohio, sulle rive del Lago Erie.

Ha iniziato a studiare arte a Cincinnati e, nel 1882, si era trasferito a New York per studiare alla National Academy of Design e alla Art Students ‘League. Fece parte di una generazione di artisti che raggiunse la maggiore età dopo il 1870 e si accalcò a Parigi come centro del mondo dell’arte, come il suo amico John Singer Sargent (1856-1925).

“Una volta che si trasferisce a Parigi e capisce il potere delle fiere del mondo, è diventato molto bravo a fare il suo lavoro di fronte alle persone e non ha mai avuto un rivenditore”, dice Hall.

Il primo pezzo per attirare l’attenzione internazionale è stato “Lotus Lilies” dipinto nel 1888. Rimane una delle immagini più iconiche dell’artista fino ad oggi.

“Curran portò questo dipinto con lui a Parigi, dove vinse una medaglia al Salon di Parigi del 1890”, dice Hall.

“Lotus Lilies” rende omaggio alla sua giovane sposa, Grace, l’estate in cui si sono sposati. Curran ritrae sua moglie e sua cugina, Charlotte Adams Taylor, in una barca a remi circondata dalle fioriture gialle e piene di gigli di loto – un simbolo di purezza fisica e spirituale. L’ambientazione idilliaca del dipinto è l’Old Woman Creek, parte dell’estuario del lago Erie dove ancora oggi si trovano i gigli di loto.

Un’altra opera d’autore, “On the Heights” del 1909, attira l’attenzione, se non per il notevole senso della luce contenuta all’interno, quindi per la sontuosa cornice art nouveau che la circonda.

Dipinto a Cragsmoor, presenta tre ragazze, vestite di bianchi d’estate, che regolarmente trascorre l’estate presso la colonia artistica, posate su Bear Hill, una scogliera preferita di Curran.

Guardando in ogni angolo l’essenza della giovinezza e della bellezza, con i loro vestiti larghi, le maniche arrotolate e i capelli semplici e pettinati, riflettono lo stile popolare della “ragazza Gibson” dell’epoca. “Hanno uno sguardo di determinazione che racconta la storia delle donne al culmine del nuovo secolo”, dice Hall.

Ci sono molti altri dipinti così potenti in mostra, tutti con quel sorprendente senso di luce e freschezza che Curran ha catturato così bene.

Vale la pena notare che tra i numerosi collezionisti e istituzioni che hanno prestato lavoro per questa mostra, il Frick Art & Historical Center ha prestato “Woman With a Horse and Carriage” (1890), che in genere è appeso nella biblioteca di Clayton, la casa della famiglia Frick per motivi di centro.

Si unirà agli altri lavori mentre “Seeking the Ideal” si recherà al Columbia Museum of Art in South Carolina, dopo che lo spettacolo si è chiuso qui il 1 febbraio.

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File:Charles Courtney Curran - Lotus Lilies.jpg

La magia della Luce di Evgeny Lushpin


Con l’avvento dell’impressionismo nel mondo dell’arte si è cercato di applicare la luce naturale nelle opere come mai si era visto prima si e cercato di ritrarre il riflesso del sole nella vita di tutti i giorni, i fiumi, l’architettura e le strade in cerca  di catturare impressioni di luce solare nella natura, nelle figure, e cercando di interpretare il modo in cui i colori si mescolavano nella nostra retina. Nello stesso modo in cui  gli esseri umani ancora in evoluzione, è ancora ri – creazione e di trovare modi di essere innovativi, l’arte non si ferma mai, e la prova di questo è il modo in cui Evgeny Lushpin ha trasformato la manipolazione della luce e la sua rappresentazione nelle sue opere realistiche ambientate nei paesaggi cittadini.

Evgeny Lushpin  è nato a Mosca nel 1966. Si è laureato presso il Dipartimento di Arte e Grafica dell’Università pedagogica statale di Mosca e l’Università statale delle arti di Mosca. Stroganov. Nel suo lavoro segue le migliori tradizioni dell’arte russa e dell’Europa occidentale; è un artista russo che lavora con tanta precisione e grazia da sembrare che le sue opere siano delle fotografie. Sofisticazione e virtuosismo, un senso del colore e della forma, che sono molto tipici per i vecchi maestri – tutto questo è nelle opere di Eugene. Ispirato alle opere dei grandi classici come Bruegel, Wyeth, El Bosco o Edward Hopper, e seguendo le tradizioni artistiche della Russia e dell’Europa orientale, l’artista che con il suo lavoro fa già parte di numerose collezioni in Europa e in Asia, crea scene romantiche in cui uno dei fattori più importanti è la luce; un elemento che viene applicato con tanta abilità che l’illuminazione che dà alle città, le fa trovare in un limbo tra un look realistico e romantico e una fantasia.

Le sue opere, in gran parte dedicate al paesaggio , sono così ben eseguite che attirano l’attenzione fin dal primo sguardo, e la loro luce è in grado di portarci nel preciso momento della giornata che l’artista ha selezionato per impostarle. La luce come un lampo di calore, dal momento dell’incontro all’interno delle case, di una cena romantica e intima. L’acqua che scorre attraverso i canali di queste città europee è come un soffio tra ogni strada, e questo le riempie di ricchezza. Sono immagini che invitano alla contemplazione, a perdersi nei suoi dettagli, nei suoi cieli e finestre, nel riflesso che si presenta sulle sue scale dopo la pioggia e il riflesso dei suoi lampioni.
I seguenti lavori iperrealisti, ambientati in città come Parigi, Bruges, San Francisco o Amsterdam, oltre a meravigliarsi del mistero della notte, ci invitano a interpretare storie personali o fantastiche in loro; lascia volare l’immaginazione …

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La Sorella: Angie


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Solingo vissi, senza speranze,
Serti e profumi, conviti e danze
Di nulla gioia m’erano al core,
Vinto nel tedio, muto all’amore,
Finch’io te vidi, pudica e bella,
Dolce sorella, dolce sorella!

Quel ch’io provassi, la prima volta
Che di vederti m’accadde, ascolta.
Pareami averti scontrato ancora,
Ma ignoti il loco m’erano e l’ora.
E dicea il core: non vedi? E quella
La tua sorella, la tua sorella.

Sorella? Oh nome, quanto sei caro!
Oggi soltanto dunque t’imparo?
Ma non sia ch’altro più il labbro dica,
Non più d’amante nome o d’amica
In mia risuoni mesta favella:
Sempre sorella, sempre sorella.

Foto di arte Angelo limitato tocco cosmico angelo di HenriettesART
D’amor fraterno vestigii io trovo
Tra i fiori e l’erbe del maggio novo
L’aura che a’ salci lambe le chiome
Ripeter parmi quel caro nome,
Cantar volando la rondinella:
O mia sorella, o mia sorella!

O il dorso prema d’agii destriero,
O Tonda solchi su pin leggiero.
Fra l’acque e il lido, tra l’ôra e i rami
Non cessa istante ch’io te non chiami;
Sempre un’intenso desio t’appella:
30Vieni o sorella, vieni o sorella.

Quando fortuna bieco mi guata,
A te pensando, sorella amata,
L’alma languente lena ripiglia;
E dico: bruna gli occhi e le ciglia,
Bruna del crine le spesse anella,
Ho una sorella, ho una sorella.

Originale Angelo dipinto benedizione angel di HenriettesART

Dacché la madre mi fa rapita
Per sempre tolto dalla mia vita
Credei l’affetto dolce e perenne
Che m’ebbe in cura, che mi sostenne.
Ma quell’affetto mi rinnovella
La mia sorella, la mia sorella.

Deh! quando il giorno temuto arrivi
Che di tua cara ista mi privi,

Prima che il labbro divenga muto
Possa l’usato darti saluto,
E sia l’estrema mia voce quella:
Addio sorella, addio sorella.

Limited angel art photo angel modern angel by HenriettesART

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L’Amore di Eco respinto da Narciso


Echo and Narcissus painting by John William Waterhouse .:

La prima versione completa e dettagliata del mito di Narciso ed Eco è quella che compare nel terzo libro delle Metamorfosi, poema epico-mitologico del grande poeta latino Ovidio. Tra le storie della mitologia greca, quella di Narciso ed Eco è probabilmente la più conosciuta, vi si narrano le vicende del giovane Narciso la cui bellezza, pari a quella di un dio, fu causa della sua stessa rovina, e quella della giovane Eco maledetta dalla dea Era:

“Narciso era figlio della ninfa Liriope e del fiume Cefiso che, innamorato della ninfa, la avvolse nelle sue onde e nelle sue correnti; da questa unione nacque un bambino di indescrivibile bellezza e grazia. La madre, poichè voleva conoscere il destino del proprio figlio, si recò dal vate Tiresia per sapere il suo futuro.

Era questo il più grande fra tutti gli indovini che la sorte aveva reso cieco perché aveva osato porre i suoi occhi sulle nudità della dea guerriera Atena che, dopo averlo punito per la sua audacia rendendolo cieco, gli fece dono del vaticinio.

Tiresia dopo aver ascoltato le richieste di Liriope le disse in tono greve che suo figlio avrebbe avuto una lunga vita se non avesse mai conosciuto se stesso. Liriope, non comprese la profezia dell’indovino, andò via e con il passare degli anni dimenticò quanto gli era stato profetizzato.

Gli anni passarono veloci e Narciso cresceva forte e di una bellezza tanto dolce e raffinata che tutte le persone che lo guardavano, fossero esse uomini o donne, si innamoravano di lui. Era però un ragazzo insensibile e vanitoso e la sorte volle che la storia di Narciso si incrociasse con quella della ninfa Eco, incontro nefasto che rappresentò la rovina di entrambi i giovani.

Si narra che la sposa di Zeus, Era, la cui gelosia era nota a tutti gli dei e a tutti i mortali, era sempre alla ricerca dei tradimenti del marito e, sfortuna volle, che un giorno si rese conto che la compagnia e le continue chiacchiere della ninfa Eco, altro non erano che un modo escogitato dal marito per tenerla a bada e distrarla. Fu così grande la sua rabbia quando apprese la verità che la sua ira si manifestò in tutta la sua potenza: rese Eco destinata a ripetere per sempre solo le ultime parole dei discorsi che le si rivolgevano.

Un giorno, mentre Narciso era intento a vagare nei boschi e a tendere reti tra gli alberi per catturare i cervi, lo vide la bella Eco che, non potendo rivolgergli la parola, si limitò a rimirare la sua bellezza, estasiata da tanta grazia. Per diverso tempo lo seguì da lontano senza farsi scorgere e Narciso, intento a rincorrere i cervi, non si accorse di lei, nè si accorse che si era allontanato troppo dai compagni smarrendo il sentiero.

Narciso iniziò a chiamare a gran voce, chiedendo aiuto. A quel punto Eco decise di mostrarsi a Narciso rispondendo al suo richiamo di aiuto e si presentò protendendo verso di lui le sue braccia offrendosi teneramente come un dono d’amore.

Narcissus and Echo. Solomon Joseph. England. 1895:

Narciso alla vista di quella ragazza che si offriva a lui fuggì inorridito, tanto che la povera Eco vergognandosi, scappò via, si nascose nel bosco e cominciò a vivere in solitudine con un solo pensiero nella mente: la sua passione per Narciso; questo pensiero era ogni giorno sempre più struggente tanto che dimenticò anche di vivere ed il suo corpo deperì rapidamente fino a scomparire e a lasciare di lei solo la voce. Da allora la sua presenza si manifesta solo sotto forma di voce, la voce di Eco, che continua a ripetere le ultime parole che gli sono state rivolte .

A questo punto, gli dei vollero punire Narcisco per la sua freddezza ed insensibilità e mandarono Nemesi, dea della vendetta, la quale fece si che il giovane, chinandosi su una fonte per bere un sorso d’acqua, s’innamorasse della sua immagine riflessa; immediatamente il suo cuore iniziò a palpitare e a struggersi d’amore per quel volto così bello, tenero e sorridente.

Narciso rimase a lungo a rimirarsi presso la fonte, cercando di afferrare quel riflesso senza accorgersi che i giorni scorrevano inesorabili, dimenticandosi di mangiare e di bere, tanto che infine il giovane morì presso la fonte che gli aveva regalato l’amore anelando un abbraccio dalla sua stessa immagine.

Quando le Naiadi e le Driadi andarono a prendere il suo corpo per collocarlo sulla pira funebre si narra che al suo posto fu trovato uno splendido fiore bianco che da lui prese il nome di Narciso.”

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Pasqua


'Apple Blossoms' - Alfred William Parsons, R.A., P.R.W.S.:

Pasqua

E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l’april l’amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch’oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l’eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

Ada Negri

Walk With Me...upon the water...I've spent a long time "watching" from my lonely wooden "tower"...n' I've sank beneath your wisdom like a stone...:

Alleluja

Le campane hanno spezzato
le funi che le tenevano legate.
La terra ha sobbalzato,
s’è aperta e versa fiori.
E i fiori vanno in processione,
si affollano per le valli,
strisciano per i muri,
si annidano nei crepacci,
si arrampicano sulle pergole,
si affacciano agli orli dei sentieri.
Le farfalle sciamano, volano,
ruotano, prese nel gaio vortice.
Gli uccelli si sono ridestati tutti
insieme battendo l’ali.
Alleluja! – le campane che hanno
spezzato le funi suonano a festa,
a gran voce.
Valli e monti si rimandano
gli echi festosi.
Alleluja!

A. Silvio Novaro

blossom_iii.jpg (JPEG Image, 384 × 960 pixels) - Scalată (67%):

Vi Auguro una Serena Pasqua fiori_7Sussurrato da Luli

La Primavera


botticelli primavera

La Primavera di Sandro Botticelli è considerato uno dei capolavori del Rinascimento italiano. Chi visita la Galleria degli Uffizi di Firenze rimane affascinato davanti a questo grande dipinto: ma il fascino del quadro è forse legato anche all’aura di mistero che circonda l’opera, il cui significato più profondo non è ancora stato completamente svelato.
Data di realizzazione: 1482 Dimensioni: 203 x 314 cm Galleria degli Uffizi, Firenze.
L’opera, forse la più nota di Sandro Botticelli, è databile intorn0 al 1482 e diverse fonti hanno confermato che il dipinto venne eseguito per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (1463-1503), cugino di secondo grado del Magnifico.

Sandro Botticelli nacque nel 1445 a Firenze in via Nuova (oggi via del Porcellana), ultimo di quattro figli maschi e crebbe in una famiglia modesta ma non povera, mantenuta dal padre, Mariano di Vanni Filipepi, che faceva il conciatore di pelli ed aveva una sua bottega nel vicino quartiere di Santo Spirito. Il fratello Antonio era un orefice di professione, per cui è molto probabile che l’artista avesse ricevuto una prima educazione presso la sua bottega. Il nomignolo pare invece che fosse stato inizialmente attribuito al fratello Giovanni, che di mestiere faceva il sensale del Monte (un funzionario pubblico) e che nella portata al catasto del 1458 veniva vochato Botticello, poi esteso a tutti i membri maschi della famiglia e dunque adottato anche dal pittore. Il suo vero e proprio apprendistato si svolse nella bottega di Filippo Lippi dal 1464 al 1467, con cui lavorò a Prato negli ultimi affreschi delle Storie di santo Stefano e san Giovanni Battista nella cappella maggiore del Duomo assieme a numerosi altri allievi. Risultarono però determinanti nel progressivo processo di maturazione del suo linguaggio pittorico anche le influenze ricevute da Antonio del Pollaiuolo e Andrea del Verrocchio, del quale potrebbe aver frequentato la bottega dopo la partenza di Filippo Lippi per Spoleto.
Botticelli scelse di esaltare la grazia, cioè l’eleganza intellettuale e la squisita rappresentazione dei sentimenti e fu per questo che le sue opere più celebri vennero caratterizzate da un marcato linearismo e da un intenso lirismo, ma soprattutto l’ideale equilibrio tra il naturalismo e l’artificiosità delle forme.
Prima di produrre quegli autentici capolavori della storia delle arti egli ebbe però modo di ampliare la sua esperienza con altri dipinti, che costituiscono il necessario passaggio intermedio tra le opere degli esordi e quelle della maturità.

La Primavera

La scena in un boschetto formato da alberi arancio e frutti; sullo sfondo di un cielo azzurro, sono disposti nove personaggi, in una composizione che ruota attorno al personaggio centrale, una donna con drappo rosso. Il suolo è composto da un prato formato da una gran varietà di specie vegetali e di fiori.
La Primavera nasconde vari livelli di lettura: uno strettamente mitologico, la cui spiegazione è ormai unanimamente condivisa; uno filosofico, legato principalmente alla filosofia dell’accademia neoplatonica; uno storico-dinastico, legato alle vicende contemporanee ed alla gratificazione del committente e della sua famiglia. Il senso complessivo dell’opera è ancora piuttosto oscuro e aperto alle più varie interpretazioni.
Secondo gli studiosi, l’opera di Boticelli si deve leggere da destra a sinistra. Seguendo questa teoria, ecco le identità dei protagonisti di questa immagine con il tema sulla primaver e secondo l’interpretazione mitologica i personaggi si trovano nel famoso giardino delle Esperidi: il primo da destra è Zefiro, vento di primavera che rapisce per amore la ninfa Clori, mettendola incinta; da questo atto la ninfa rinasce e si trasforma in Flora, ovvero la stessa primavera rappresentata come una donna coperta da un abito fiorito e che sparge a terra dei fiori.

Al centro del quadro si trova Venere, simbolo neoplatonico dell’amore più elevato, che osserva tutta la scena. Sopra di lei vola il figlio Cupido. Alla sua sinistra si trovano le tre Grazie che stanno danzando. Ancora più a sinistra si nota Mercurio, il messaggero degli dèi, raffigurato con le ali ai piedi, che col caduceo scaccia le nubi per conservare un’eterna primavera.

Il significato allegorico di questo capolavoro di Botticelli non è soltanto uno: ci sono innumerevoli letture teorizzate oggigiorno; tra le più importanti e condivise, qui riporteremo: una lettura che si riallaccia all’identità del committente, una lettura storica, ed infine, semplificheremo anche la più complessa lettura filosofica.

Per quanto riguarda l’interpretazione filosofica, il primo critico a mettere il dipinto direttamente in relazione con la cerchia di filosofici neoplatonici frequentata da Botticelli fu Aby Warburg nel 1893, che lesse la Primavera come la rappresentazione di Venere dopo la nascita, durante l’arrivo nel suo regno. Secondo Ernst Gombrich nella Primavera vi si narrerebbe come l’amore, nei suoi diversi gradi, arrivi a staccare l’uomo dal mondo terreno per volgerlo a quello spirituale: Zefiro e Clori rappresenterebbero la forza dell’amore sensuale e irrazionale, che però è fonte di vita (Flora) e, tramite la mediazione di Venere ed Cupido, si trasforma in qualcosa di più perfetto (le Grazie), per poi spiccare il volo verso le sfere celesti guidato da Mercurio.

botticelli tre gr mercurio

Secondo alcune letture dell’opera legate al committente i personaggi mitologici del dipinto sarebbero le rappresentazioni di personaggi fiorentini e delle loro virtù, come in una sfilata di carnevale. Poiché pare che l’opera sia stata inizialmente commissionata a Botticelli da Giuliano de’ Medici in occasione della nascita del figlio Giulio (futuro papa Clemente VII), avuto con Fioretta Gorini che egli avrebbe sposato in gran segreto nel 1478. Ma Giuliano morì nella congiura dei Pazzi ordita contro il fratello in quello stesso anno, un mese prima della nascita del figlio, per cui il quadro incompiuto venne “riciclato” dal cugino Pierfrancesco de’ Medici qualche tempo dopo per celebrare le sue nozze, inserendovi il suo ritratto e quello della moglie Semiramide Appiani, che si diceva essere donna dall’estrema bellezza.

In base ad altri ritratti dipinti da Botticelli, nei vari protagonisti della rappresentazione sono stai individuati vari personaggi di casa Medici: in particolare nelle tre Grazie sono state riconosciute Caterina Sforza (a destra), e Simonetta Vespucci (al centro), la fonte di ispirazione per la Nascita di Venere, che guarda sognante verso Mercurio-Giuliano de’ Medici.

Per la lettura storica, secondo Horst Bredekamp, si dovrebbe considerare il dipinto come allegoria dell’età dell’oro in epoca medicea. La presenza di Flora sarebbe pertanto un’allusione a Florentia e dunque alle antiche origini della città di Firenze. Le altre figure sarebbero città legate in vario modo a Firenze: Mercurio-Milano, Cupido (Amor)-Roma, le Tre Grazie come Pisa, Napoli e Genova, la ninfa Maya come Mantova, Venere come Venezia e Borea come Bolzano. Altri studi hanno invece ipotizzato che il dipinto sia una sorta di calendario agreste abbreviato della bella stagione: da febbraio (Zefiro) a settembre (Mercurio), nell’augurio di una primavera senza fine.

http://www.arteworld.it/primavera-botticelli-analisi/

http://www.adgblog.it/il-significato-della-primavera-di-botticelli/

che sia un Buon Inizio di Primavera per tutti voi 
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Victor Nizovtsev : Quando l’arte diventa fiaba


“Cerco di dare qualcosa per il cuore, per l’anima e per gli occhi.” 

Victor Nizovtsev.

Floating on a dream art Victor Nizovtsev:

Goodnight Moon art

Victor Nizovtsev, pittore contemporaneo di origini russe, nato nel 1965 in una città della Siberia centrale la città di Ulan-Ude vicino lago Baikal.
Attualmente risiede negli Stati Uniti dove prosegue la sua carriera artistica riscuotendo un meritatissimo successo, ma è in Russia che ha avuto avuto inizio la sua formazione entrando già all’età di 9 anni alla Scuola d’Arte Kotovsk per bambini fino a laurearsi all’Università di Vera Muhina per le Industrie Artistiche a San Pietroburgo.
La sua tecnica prevede la pittura ad olio e i soggetti che dipinge sono principalmente figurativi e caratterizzati da un’atmosfera fantastica, ma si diletta anche in nature morte dando dimostrazione di un realismo davvero notevole. L’ispirazione arriva dai ricordi d’infanzia, dalle tradizioni russe e dalla mitologia greca, da altri pittori del passato, e tutto questo emerge dalle sue tele. Victor Nizovtsev immerge l’osservatore in un mondo immaginario popolato da creature fantastiche, dove dominano la bellezza e la magia, avvolte in sfumature dorate che rapiscono lo sguardo. Tra queste creature spiccano senz’altro le sirene, che Victor ha più volte esaminato in una serie di dipinti. Incantevoli donne dai cappelli rossi, ricordano molto lo stile di Klimt e la sua elevazione della figura femminile in tutto il suo fascino, impreziosita ancor più da alcuni dettagli in oro.

Victor Nizovtsev pittore Russo:

Dreams

 

“Spero che i miei quadri diano alla gente un piccolo assaggio della loro infanzia e ispirerà le loro storie. Come l’infanzia stessa, il mondo dei miei quadri non ha regole restrittive. E ‘veramente un mondo dove tutto è possibile e tutto è intrigante. Potete vedere scorci di realtà nel mio lavoro, ma questi hanno senso solo se si guarda a loro con gli occhi di un bambino. Noi adulti invidiamo la capacità dei bambini di sospendere le convinzioni e vedere il mondo senza preconcetti. Spero che i miei quadri forniscano un piccolo ingresso in quel mondo dell’infanzia.” Victor Nizovtsev.

Victor+Nizovtsev:

Choiches

 

Victor crede molto nei bambini, nei loro cuori innocenti e quegli occhi pieni di vita e spensieratezza. Li rende protagonisti di molti suoi dipinti avvolgendoli nelle ambientazioni fiabesche che caratterizzano la sua pittura. Spesso sono accompagnati da figure più anziane, che rievocano il rapporto tra nonni e nipoti, creando così atmosfere ancora più familiari, accoglienti e toccanti.

“La maggior parte delle persone con cui sono cresciuto erano di umili origini, lavorando nei campi e nelle aziende agricole. Potete vedere questo nei miei quadri. Le storie e i volti di queste persone, quelli con cuore grande, le mani callose e gli occhi sorridenti, vivono nella mia immaginazione e mi forniscono ispirazione senza fine.” Victor Nizovtsev.

Vi lascio ammirare alcune dei suoi fiabeschi dipinti. visitando la sua galleria dove troverete anche altre sue riflessioni sulla sua incantevole arte.

Dreams art Victor Nizovtsev:

Dreams

Sussurrato da fiori_7Luli