La danza degli Gnomi


Fantasy city by ucchiey

Una vedova maritata ad un vedovo.  Il vedovo aveva una figlia della sua prima moglie mentre la vedova aveva una figlia del suo primo marito. La figlia di lui si chiamava Serena, la figlia di lei si chiamava Gordiana. La matrigna odiava Serena per quanto era bella buona e generosa,  regalava ogni cosa a Gordiana, altre sì brutta e perversa.
Questa famiglia abitava un castello principesco, a tre miglia dal villaggio e sulla la strada attraversava un crocevia, tra i faggi millenari di un bosco.
Nelle notti di plenilunio piccoli gnomi uscivano fuori dalle loro casette e  danzavano in tondo  facendo beffe terribili ai viaggiatori notturni.
La matrigna che che era al corrente di questi piccoli ometti, una sera di domenica dopo cena, disse alla figliastra:
– Serena, ho dimenticato il mio libro di preghiere nella chiesa del villaggio: “vai prendermelo”.
La ragazza rispose inquieta: – “Mamma, perdonate… è notte”.
– “C’è la luna più chiara del sole”! Rispose la donna.
– “Mamma, ho paura! Andrò domattina all’alba”…
– “Ti ripeto d’andare”! – replicò la matrigna.
ed ancora la piccola con un filo di voce: – “Mamma, lasciate venire Gordiana con me”…
– “Gordiana resta qui a tenermi compagnia. E tu va’”! Disse infine la donna.
Serena tacque, e rassegnata si pose in cammino. Giunse nel bosco e rallentò il passo, premendosi lo scapolare sul petto, con le due mani.
Ed ecco apparire fra gli alberi il crocevia spazioso, illuminato dalla luna piena.
E gli gnomi danzavano in mezzo alla strada.
Serena li osservò fra i tronchi, trattenendo il respiro. Erano gobbi e sciancati come vecchietti, piccoli come fanciulli, avevano barbe lunghe e rossigne, giubbini buffi, rossi e verdi, e cappucci fantastici.
Danzavano in tondo, con una cantilena stridula accompagnata dal grido degli uccelli notturni.
Serena rabbrividiva al pensiero di dover passare tra loro, però non vi era altra via e non potendo ritornare indietro senza il libro della matrigna, si  fece coraggio e al tremito che la scuoteva avanzò con passo tranquillo.
Appena la videro,  come per darle il passo, gli gnomi verdi si separarono da quelli rossi e fecero ala ai lati della strada.  Quando la bimba si trovò in mezzo a loro la chiusero in cerchio, danzando.

Fairies
Uno gnomo le porse un fungo e una felce, chiedendole: – “Bella bimba, danza con noi”!
– “Volentieri” – Rispose: -“Se questo può farvi piacere”… E fu così che Serena danzò al chiaro di luna.
Danzava con così tanta grazia che gli gnomi si fermarono in cerchio, ad ammirarla.
– “Oh! Che bella graziosa bambina”! – disse uno gnomo.
Un secondo disse: – “Ch’ella divenga della metà più bella e più graziosa ancora”.
Disse un terzo: – “Oh! Che bimba soave e buona”!
Un quarto ancora: – Ch’ella divenga della metà più ancora bella e soave!
Rispose il quinto: – “E che una perla le cada dall’orecchio sinistro ad ogni parola della sua bocca”- e il sesto: – “E che si converta in oro ogni cosa ch’ella vorrà”.
– “Così sia! Così sia! Così sia”!… – Esclamarono tutti con voce lieta e crepitante.
Ripresero la danza vertiginosa, tenendosi per mano, poi spezzarono il cerchio e scomparvero.
Serena proseguì il cammino, giunse al villaggio e trovando la chiesa chiusa, svegliò il sacrestano; e così ad ogni parola che lei diceva, una perla le usciva dall’orecchio sinistro, le rimbalzava sulla spalla e cadeva per terra. Il sacrestano si mise a raccoglierle sul palmo della mano.
Serena ebbe il libro e ritornò al castello paterno.
la piccola splendeva di una bellezza mai veduta, mentre la matrigna la guardava stupita disse: – “Non t’è occorso nessun guaio per via”?
– “Nessuno, mamma”- Rispose graziosamente, raccontando esattamente l’incontro con gli gnomi,  ad ogni parola una perla le cadeva dall’orecchio sinistro.
La matrigna si rodeva d’invidia. – “E il mio libro di preghiere”? – “Eccolo, mamma”.
La logora rilegatura di cuoio e di rame s’era convertita in oro tempestato di brillanti, la matrigna trasecolava.

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Ci pensò e ci ripensò e rimuginandoci sopra decise di tentare la stessa sorte per la figlia Gordiana.
La domenica successiva, alla stessa ora, disse a Gordiana di recarsi a prendere il libro nella chiesa del villaggio.
– “Così sola? Di notte? Mamma, siete pazza? Andateci voi”! – E Gordiana scrollò le spalle.
– “Devi ubbidire, cara, e sarò un gran bene per te, te lo prometto”. – decantò la madre con voce benigna.
Gordiana non era avvezza ad ubbidire, smaniò furibonda, e la madre fu costretta a cacciarla con le busse, per farla andare.
Quando giunse al crocevia, inargentato dalla luna, vide anch’essa quei piccoli gnomi che danzavano in tondo, e anche loro accorgendosi della sua presenza ripeterono il gioco: si divisero in due schiere ai lati della strada, poi la chiusero in cerchio; e uno di loro, come la volta scorsa per Serena, avanzò porgendole il fungo e la felce e invitandola garbatamente a danzare.
ma lei tutta impettita rispose: – Io danzo con principi e con baroni, non danzo di certo con brutti rospi come voi”- e gettò la felce e il fungo tentando di aprire la catena dei piccoli ballerini con pugni e con calci.
– Che bimba brutta e deforme! – disse uno gnomo.
Un secondo disse: – Ch’ella diventi della metà più ancora cattiva e villana.
– E che sia gobba! E che sia zoppa!
– E che uno scorpione le esca dall’orecchio sinistro ad ogni parola della sua bocca.
– E che si copra di bava ogni cosa ch’ella toccherà.
– Così sia! Così sia! Così sia!… – Urlarono tutti con voce irosa e crepitante, ripresero la danza prendendosi per mano, poi spezzarono la catena e nuovamente scomparvero.

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Gordiana scrollò le spalle, giunse alla chiesa, prese il libro e ritornò al castello.
Quando la madre la vide dié un urlo: – “Gordiana, figlia mia! Chi t’ha conciata così”?
– “Voi, madre snaturata, che mi esponete alla mala ventura”. e ad ogni parola, uno scorpione dalla coda forcuta le scendeva lungo la persona.
Trasse il libro di tasca e lo diede alla madre; ma questa lo lasciò cadere con un grido d’orrore. – “Che orrore! È tutto lordo di bava”! La madre era disperata di quella figlia zoppa e gobba, più brutta e più perversa di prima, la condusse nelle sue stanze, affidandola alle cure di medici che s’adoprarono inutilmente per risanarla.
Si era intanto sparsa pel mondo la fama della bellezza sfolgorante e della bontà di Serena, e da tutte le parti giungevano richieste di principi e di baroni; ma la matrigna perversa si opponeva ad ogni partito.
Il Re di Persegonia non si fidò degli ambasciatori, e volle recarsi in persona al castello per conoscere cotanta bellezza. Quando la vide, fu così rapito dal fascino soave di Serena che fece all’istante richiesta della sua mano.
La matrigna soffocava dalla bile; ma si mostrò ossequiosa al re e lieta di quella fortuna.
Ma nella sua malvagità  macchinava di sostituire a Serena la figlia Gordiana.
Furono fissate le nozze per la settimana seguente.

fairy art - Daniel Miraim
Il giorno dopo il Re mandò alla fidanzata orecchini e monili di valore inestimabile. Giunse il corteo reale a prendere la fidanzata, la matrigna coprì dei gioielli la figlia Gordiana e rinchiuse Serena in un cofano di cedro. Il Re scese dalla carrozza dorata e aprì lo sportello per farvi salire la futura Regina. Gordiana aveva il volto coperto d’un velo fitto e restava muta alle dolci parole dello sposo.
Sicchè lo sposo chiese:  – “Signora suocera, perché la sposa non mi risponde”?
– “È timida, Maestà” disse la matrigna.
– “Eppure l’altro giorno fu così garbata con me”… – continuò l’innamorato.
– “La solennità di questo giorno la rende muta” … rispose la donna.
Il Re guardava con affetto la sposa, esclamò:  – “Serena, scopritevi il volto, ch’io vi veda un solo istante”!
– “Non è possibile, Maestà” – interruppe la matrigna – “il fresco della carrozza la sciuperebbe! Dopo le nozze si scoprirà”.
il Re cominciava ad inquietarsi.
Proseguirono verso la chiesa, la madre in cuor suo si rallegrava di veder giungere a compimento la sua frode perversa.
Ma passando vicino ad un ruscello, Gordiana, smemorata ed impaziente, si protese dicendo: – “Mamma, ho sete”! non aveva detto tre parole che tre scorpioni neri scesero correndo sulla veste di seta candida.
Il Re e il suocero balzarono in piedi, inorriditi, e strapparono il velo alla sposa. Apparve il volto orribile e feroce di Gordiana.

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– Maestà, queste due perfide e malvagie donne volevano ingannarci. disse il suocero del Re. Fu così, che il Re fece arrestare il corteo nuziale a metà strada e l’innamorato Re  salì a cavallo  tornando velocemente al galoppo, al castello della fidanzata. Salì le scale e prese ad aggirarsi per le sale chiamando ad alta voce:  – “Serena! Serena! Dove siete”?
con una voce flebile – “Qui, Maestà”! rispose – “Dove”? incalzò il Re – “Nel cofano di cedro”! rispose dolcemente impaurita la giovane.
Il Re forzò il cofano con la punta della spada e sollevò il coperchio. Serena balzò in piedi, pallida e bella com’era, lui la sollevò sulle braccia, la pose sul suo cavallo e ritornò dove il corteo ancora fermo stava aspettando. Serena prese posto nella carrozza reale, tra il padre e il fidanzato. Furono celebrate le nozze regali.
Della matrigna e della figlia perversa, fuggite attraverso i boschi, non si ebbe più alcuna novella.

Guido Gozzano

Snow White, 1905 by Heinrich Lefler

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La fata del torrente


Romanticismo: IL SOGNO

Il torrente scendeva fragoroso  dalle montagne attraversando boschi verdi e grandi alberi, man mano che calava e si placava nei prati, al centro di una valle che in primavera ed estate si coprivano di ranuncoli e rododendri selvatici. Appoggiato alle pendici di una montagna, sempre protetto dai venti freddi, c’era un paese; i bambini andavo al torrente a giocare con i piedi nell’acqua, le ragazze raccoglievano sassi che l’usura aveva resi lucidi come cristalli per metterli sotto al cuscino e sognare viso del loro innamorato; le donne si raccoglievano in chiacchiere, le mamme portavano i bimbi, mentre i fidanzati sedevano sui massi tenendosi per mano, le persone che avevano perduto una persona cara portavano lì il loro dolore.

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Quel torrente aveva una fata: era a lei sorvegliare cosa accadeva in quel luogo: i bambini che non si facessero male, i sogni degli innamorati ; quelli delle ragazze che raccoglievano i sassi, e accarezzava i capelli di coloro che piangevano sulla riva del torrente mentre le lacrime correvano a valle assieme all’acqua. Aveva un amico con cui faceva lunghe passeggiate, un capriolo nato da poco che aveva chiamato Bambi, perché anche le fate vanno talvolta al cinema. Era sempre stata felice, ma un giorno cominciò a sentirsi strana, il sole non le pareva più così luminoso mentre guardava i bambini e le mamme, i fiori non erano più così belli, mentre osservava tutto questo non ricuciva a capire cosa le stesse accadendo .

Hermia and Lysander by John Simmons (A Midsummer Night's Dream)

Un mattino mentre liberava una trota rimasta intrappolata in una pozza del fiumiciattolo, vide arrivare un giovane e sedutosi u di un messo, prese dallo zaino pane e formaggio, dell’acqua e dopo avere mangiato ripulì dalle carte e si stese con al testa sullo zaino per dormire al sole.

La fata si avvicinò con cautela: non lo aveva mai visto, aveva gli occhi scuri i capelli schiariti dal sole, le mani di chi lavorava, la corporatura robusta di chi fa tanto sport… e nel frattempo lui apri gli occhi e la vide.

“Ciao” le disse – “ma non hai freddo vestita così, almeno un golfino di lana non è ancora estate“  e mentre le parlava sorrideva.

SciFi and Fantasy Art Garden of Apples by J E. Shannon

La fata chinò lo sguardo sul suo abito di velo lucente e si smarrì un poco; non era sua abitudine farsi vedere. “ Sono uscita in fretta di casa”. Rispose “Sei un villeggiante”?

“Mi chiamo Antonio sono un intagliatore; ho trovato un lavoro in paese e mi fermerò qui, mi pare si stia bene; quando sono libero mi piace andare per i boschi a fare lunghe passeggiate”.

Da quel giorno, quando Antonio non lavorava andava nel prato e chiacchieravano; lui si stupiva che lei non avesse mai fame e rifiutasse le merende; la fata temendo di essere fuori moda si era procurata un golfino fatto con fili d’erba e dei jeans su cui aveva applicato dei fiori colorati dei campi . Era felice ma allo stesso tempo si sentiva inquieta. Una sera si sdraiò sul suo materasso di erba , tirò fin sotto al mento la coperta di muschio e si accinse a leggere un vecchio libro alla luce che le offrivano gentilmente tre lucciole quando sulla pagina si proiettò un’ombra e vide lei, la fata sovrintendente .

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“Oh Fata madrina, è tanto che non ci si vede“!
“Vero bambina, ma ho avuto tanto da fare al consiglio delle fate, lassù“- e fece un gesto vago ad indicare un luogo; – “Ora sono potuta venire fin qui, per dirti che sono tutti in agitazione, cosa stai combinando ragazza mia? Non puoi vestirti come un umana, chiacchierare con un di loro e passare tutto il tempo con lui. Stai dimenticando chi sei”?

“Madrina non so cosa mi accade, ma io mi sento felice solo quando sto insieme ad Antonio, noi parliamo egli mi racconta dei suoi progetti… Mentre io so che non avrò mai una casa, dei bambini, una famiglia… e questo mi rattrista”.

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“La tua famiglia è tutto quello che hai intorno; le persone che vengono qui e affidano al bosco le loro gioie, i loro sogni e i loro dolori, loro non ti vedono ma sentono che ci sei. Questa è la tua famiglia, se tu andrai via con lui non potrai più essere una fata, e un giorno invecchiando i tuoi capelli diventeranno bianchi, perderai le persone care, e infine morirai anche tu. E più di ogni altra cosa, il tuo capriolo non correrà mai più con te”. “Ma io non posso stare senza di lui; aiutami Madrina;” La Veneranda Fata era anch’essa addolorata, vedendola soffrire così sospirò e le disse: – “Va bene porterò il tuo caso al Consiglio delle Fate, ma ad un patto: per una settimana vivrai da umana, poi ci rivedremo e se sei sicura che lui accetterà la tua natura e tu sarai sicura di quello che vuoi, quando tornerò decideremo“.

Digital Portraits by Maria Alaeva

La piccola Fata al mattino si alzò e per la prima volta sentì il freddo e la fame; non aveva danaro né abiti pesanti; ma si sentiva felice. Corse nel bosco e trovò una capanna; fece una scopa con i rami secchi e cominciò a pulirla, poi tutta sudata si infilò il golfino di fili di erba e i jeans con i fiori che nel frattempo erano avvizziti e andò in paese a vendere del miele che nel frattempo aveva raccolto e con il ricavato comprò altre cose. La sera si accorse che non aveva pensato di raccogliere legna per il fuoco ma si addormentò ugualmente felice .

Il giorno dopo andò al torrente; le mamme che sedevano nel prato la guardarono diffidenti e parlottavano fra loro: – ”Non so che abbia questo posto, mi piaceva tanto” diceva una all’altra,  -“ ora mi pare freddo, l’erba sembra secca, che sia l’inquinamento”?Non so ma anche il fiume è diventato così chiassoso, prima mi addormentavo qui e il rumore non mi infastidiva ora fa un tale fracasso! Forse è il buco dell’ozono“.

Nel pomeriggio arrivò Antonio .

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“Debbo parlarti, le disse, questi giorni con te sono stati bellissimi, sono felice di averti conosciuta ma vorrei potessimo stare per sempre insieme; io guadagno bene ora e posso permettermi una bella casetta e una famiglia; vorresti pensarci”?

La Fata fu presa dal panico non sapeva se lui avrebbe accettato la sua natura o si sarebbe spaventato, ma era anche tanto felice e così, sebbene preda di ansia gli parlò. Gli disse che anche lei avrebbe voluto stare con lui, ma che era una fata e solo se glielo avessero permesso sarebbe stato possibile .

Il giovane sorrise: ” lo sapevo, lo ho sempre saputo; non potevi essere che una fata. Ma io ti voglio bene e non posso pensare che debba rinunciare alla tua vita per poi pentirtene”. La Fata ruotò su se stessa entusiasta lo abbracciò e gli promise che di li a pochi giorni si sarebbero ritrovati .

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Quella sera due innamorati che erano andati a sedersi su di un masso si misero a litigare e si separarono; più tardi la Fata vide una anziana donna che coprendosi il viso con le mani singhiozzava disperata; si avvicinò e le mise una mano sulla spalla, ma la donna continuò a piangere: ”che ti è successo”? – “Ho perso mio figlio: non è giusto che un figlio muoia prima della madre; è contro natura”. La fata cercò di consolarla ma capì che le sue parole non raggiungevano il cuore della madre e si allontanò.

Il giorno successivo incontrò il suo cerbiatto che beveva al torrente e tutta felice lo chiamò, ma lui drizzando le orecchie, con un fremito di paura fuggì. La gente del paese era perplessa e spaventata: non voleva più andare al torrente dove non trovava la pace e la serenità cui era abituata , la pausa dalle fatiche e dai dolori e si cominciò a pensare di fare un parco dalla parte del monte.

A sentire tutto questo la Fata si addolorò e una sera , nella sua capanna dove oramai aveva imparato ad accendere il fuoco, chiamò la fata supervisore : Madrina per favore , vieni , Madrina”!!!!!! – “Eccomi, ma è mai possibile ragazza che tu sia sempre così agitata, cosa succede”? chiese, – “La gente non vuole più andare al torrente non sono contenti e infelici, il mio cerbiatto non mi riconosce più”. Rispose.

La Madrina si sedette sul letto e le prese la mano: “Bimba mia non si può avere tutto; se divieni umana , il torrente resta senza fata  vedremo di farne venire un’altra ma ci vorrà tempo prima che impari a conosce il lungo e faccia esperienza”.

“Madrina, forse sono stata egoista e ho anteposto la mia felicità a quella degli altri che è più importante”. Concluse la piccola fata, –“No, non lo è” disse la madrina dall’alto del suo potere: – “Puoi anche decidere di lasciare il torrente, ma sei tu che devi sapere leggere dentro di te cosa senti come più importante solo tu ti puoi rispondere, conoscere la tua vera natura per essere in pace con te stessa”.

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E la Fata decise.

Il giorno successivo un pescatore che da tre giorni stava tutto arrabbiato sulla riva del torrente percepì un buon profumo di erba e soddisfatto ributtò nel fiume la trota che aveva pescato tornò in paese e lo raccontò. La voce si sparse e la gente ricominciò ad andare al fiume, proponendosi di tenere il posto ben ordinato e non inquinato affinché non accadesse di nuovo quello eh era già successo. La sera della domenica Antonio era seduto su un masso; era triste ma quando vide la Fata le sorrise; si presero per mano. “Ho capito sai, hai deciso di restare; io lo so che ho avuto un grande dono nel conoscerti anche se sono triste, però so che qui ci sarai sempre come sarai sempre nella mia vita”.

La Fata piangeva lacrime di rugiada ma il suo sorriso era sereno : accarezzò Antonio e corse via saltando sui massi del torrente e il cerbiatto correva felice insieme a lei .

与你在一起 By 猫猫小花鱼

Liberamente tratta  da internet

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La Sorella: Angie


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Solingo vissi, senza speranze,
Serti e profumi, conviti e danze
Di nulla gioia m’erano al core,
Vinto nel tedio, muto all’amore,
Finch’io te vidi, pudica e bella,
Dolce sorella, dolce sorella!

Quel ch’io provassi, la prima volta
Che di vederti m’accadde, ascolta.
Pareami averti scontrato ancora,
Ma ignoti il loco m’erano e l’ora.
E dicea il core: non vedi? E quella
La tua sorella, la tua sorella.

Sorella? Oh nome, quanto sei caro!
Oggi soltanto dunque t’imparo?
Ma non sia ch’altro più il labbro dica,
Non più d’amante nome o d’amica
In mia risuoni mesta favella:
Sempre sorella, sempre sorella.

Foto di arte Angelo limitato tocco cosmico angelo di HenriettesART
D’amor fraterno vestigii io trovo
Tra i fiori e l’erbe del maggio novo
L’aura che a’ salci lambe le chiome
Ripeter parmi quel caro nome,
Cantar volando la rondinella:
O mia sorella, o mia sorella!

O il dorso prema d’agii destriero,
O Tonda solchi su pin leggiero.
Fra l’acque e il lido, tra l’ôra e i rami
Non cessa istante ch’io te non chiami;
Sempre un’intenso desio t’appella:
30Vieni o sorella, vieni o sorella.

Quando fortuna bieco mi guata,
A te pensando, sorella amata,
L’alma languente lena ripiglia;
E dico: bruna gli occhi e le ciglia,
Bruna del crine le spesse anella,
Ho una sorella, ho una sorella.

Originale Angelo dipinto benedizione angel di HenriettesART

Dacché la madre mi fa rapita
Per sempre tolto dalla mia vita
Credei l’affetto dolce e perenne
Che m’ebbe in cura, che mi sostenne.
Ma quell’affetto mi rinnovella
La mia sorella, la mia sorella.

Deh! quando il giorno temuto arrivi
Che di tua cara ista mi privi,

Prima che il labbro divenga muto
Possa l’usato darti saluto,
E sia l’estrema mia voce quella:
Addio sorella, addio sorella.

Limited angel art photo angel modern angel by HenriettesART

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Dimmi che Esisti: non Chiedo altro


Hold On, it's just starting. by PascalCampion on @DeviantArt

Dimmi che esisti – non chiedo altro:
Il resto al cuore io domando.

Sete ingannata da ogni coppa,
Senza il sapor della tua bocca,
Riposo illuso in ogni sonno
Senza il ristoro del tuo corpo,

Dimmelo sempre che ci sei,
Comunque la tua vita speri.

La creatura in te più vera
Ogni vicenda a me la svela,

La lontananza ansiosa dice
L’amor che accanto ammutolisce;

Ma so, non so, so che tu sola
Puoi dirmi: esisto – e dillo ancora.

Clemente Rebora

¿Como no gustar de un grupo de cálidas ilustraciones? Pascal Campion nos trae trabajos con los que es fácil identificarse, nos recuerda esos momentos de la infancia en lías coa que te divertías tus…

Sussurrato da fiori_7 Luli

Fammi un quadro del sole


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Fammi un quadro del sole –
posso appenderlo in camera mia
e fingere di scaldarmi
mentre gli altri lo chiamano “Giorno!”.

Disegna per me un pettirosso – su un ramo –
così sognerò di sentirlo cantare
e quando nei frutteti cesserà il canto –
ch’io deponga l’illusione.

Dimmi se è vero che fa caldo a mezzogiorno –
se sono i ranuncoli che “volano”
o le farfalle che “fioriscono”.
E poi, sfuggi il gelo sopra i prati
e la ruggine sugli alberi.
Dammi l’illusione che questi due – ruggine e gelo –
non debbano arrivare mai!

Emily Dickinson

EEK!!! Based on a beautiful Claude Monet painting!

Sussurrato da fiori_7Luli

Luce, mia luce!


Little Green flying hood !  of The faerie Elves Faeries Gnomes:  #Faery.

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Luce che inondi la terra
luce che baci gli occhi
luce che addolcisce il cuore!

Amore mio, la luce danza
al centro della mia vita
la luce tocca le corde del mio amore.

Il cielo si spalanca
il vento soffia selvaggio
il riso passa sopra la terra.

Heal by aerobicsalmon on DeviantArt

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Le farfalle dispiegano le loro ali
sul mare della luce.
Gigli e gelsomini sbocciano
sulla cresta delle sue onde.

Amore mio, la luce s’infrange
nell’oro delle nubi
e sparge gemme in gran copia.
Gioia e serenità si diffondono
di foglia in foglia senza limiti.
Il fiume del cielo
ha superato le sue sponde
e inonda di felicità la terra.

.
HiddenGlen36

Sussurrato dafiori_7 Luli

L’Amore di Eco respinto da Narciso


Echo and Narcissus painting by John William Waterhouse .:

La prima versione completa e dettagliata del mito di Narciso ed Eco è quella che compare nel terzo libro delle Metamorfosi, poema epico-mitologico del grande poeta latino Ovidio. Tra le storie della mitologia greca, quella di Narciso ed Eco è probabilmente la più conosciuta, vi si narrano le vicende del giovane Narciso la cui bellezza, pari a quella di un dio, fu causa della sua stessa rovina, e quella della giovane Eco maledetta dalla dea Era:

“Narciso era figlio della ninfa Liriope e del fiume Cefiso che, innamorato della ninfa, la avvolse nelle sue onde e nelle sue correnti; da questa unione nacque un bambino di indescrivibile bellezza e grazia. La madre, poichè voleva conoscere il destino del proprio figlio, si recò dal vate Tiresia per sapere il suo futuro.

Era questo il più grande fra tutti gli indovini che la sorte aveva reso cieco perché aveva osato porre i suoi occhi sulle nudità della dea guerriera Atena che, dopo averlo punito per la sua audacia rendendolo cieco, gli fece dono del vaticinio.

Tiresia dopo aver ascoltato le richieste di Liriope le disse in tono greve che suo figlio avrebbe avuto una lunga vita se non avesse mai conosciuto se stesso. Liriope, non comprese la profezia dell’indovino, andò via e con il passare degli anni dimenticò quanto gli era stato profetizzato.

Gli anni passarono veloci e Narciso cresceva forte e di una bellezza tanto dolce e raffinata che tutte le persone che lo guardavano, fossero esse uomini o donne, si innamoravano di lui. Era però un ragazzo insensibile e vanitoso e la sorte volle che la storia di Narciso si incrociasse con quella della ninfa Eco, incontro nefasto che rappresentò la rovina di entrambi i giovani.

Si narra che la sposa di Zeus, Era, la cui gelosia era nota a tutti gli dei e a tutti i mortali, era sempre alla ricerca dei tradimenti del marito e, sfortuna volle, che un giorno si rese conto che la compagnia e le continue chiacchiere della ninfa Eco, altro non erano che un modo escogitato dal marito per tenerla a bada e distrarla. Fu così grande la sua rabbia quando apprese la verità che la sua ira si manifestò in tutta la sua potenza: rese Eco destinata a ripetere per sempre solo le ultime parole dei discorsi che le si rivolgevano.

Un giorno, mentre Narciso era intento a vagare nei boschi e a tendere reti tra gli alberi per catturare i cervi, lo vide la bella Eco che, non potendo rivolgergli la parola, si limitò a rimirare la sua bellezza, estasiata da tanta grazia. Per diverso tempo lo seguì da lontano senza farsi scorgere e Narciso, intento a rincorrere i cervi, non si accorse di lei, nè si accorse che si era allontanato troppo dai compagni smarrendo il sentiero.

Narciso iniziò a chiamare a gran voce, chiedendo aiuto. A quel punto Eco decise di mostrarsi a Narciso rispondendo al suo richiamo di aiuto e si presentò protendendo verso di lui le sue braccia offrendosi teneramente come un dono d’amore.

Narcissus and Echo. Solomon Joseph. England. 1895:

Narciso alla vista di quella ragazza che si offriva a lui fuggì inorridito, tanto che la povera Eco vergognandosi, scappò via, si nascose nel bosco e cominciò a vivere in solitudine con un solo pensiero nella mente: la sua passione per Narciso; questo pensiero era ogni giorno sempre più struggente tanto che dimenticò anche di vivere ed il suo corpo deperì rapidamente fino a scomparire e a lasciare di lei solo la voce. Da allora la sua presenza si manifesta solo sotto forma di voce, la voce di Eco, che continua a ripetere le ultime parole che gli sono state rivolte .

A questo punto, gli dei vollero punire Narcisco per la sua freddezza ed insensibilità e mandarono Nemesi, dea della vendetta, la quale fece si che il giovane, chinandosi su una fonte per bere un sorso d’acqua, s’innamorasse della sua immagine riflessa; immediatamente il suo cuore iniziò a palpitare e a struggersi d’amore per quel volto così bello, tenero e sorridente.

Narciso rimase a lungo a rimirarsi presso la fonte, cercando di afferrare quel riflesso senza accorgersi che i giorni scorrevano inesorabili, dimenticandosi di mangiare e di bere, tanto che infine il giovane morì presso la fonte che gli aveva regalato l’amore anelando un abbraccio dalla sua stessa immagine.

Quando le Naiadi e le Driadi andarono a prendere il suo corpo per collocarlo sulla pira funebre si narra che al suo posto fu trovato uno splendido fiore bianco che da lui prese il nome di Narciso.”

Sussurrato dafiori_7 Luli

Il vero amore non lascia tracce


Christian Schloe - The River...moon art:

Il vero amore non lascia tracce

Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai
Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve

Gary Walton - Lighthouse II:
Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell’aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli
E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano.

Leonard Cohen

The Soul is Full of Longing by Christian Schloe:

Happy Birthday to you fiori_7Sussurrato da Luli

La terra girò per avvicinarci


Star Blossom cliff, Megatruh......................... Lonely on the edge of the

La terra girò per avvicinarci
girò su se stessa e dentro di noi
fino ad unirci finalmente in questo sogno,
come fu scritto nel Simposio.
Passarono notti, nevi, solstizi;
passò il tempo in minuti e millenni.
Un carro che andava a Ninive arrivò a Nebraska.
Un gallo cantò lontano dal mondo.
La terra girò musicalmente
con noi a bordo;
non cessò di girare un solo istante,
come se tanto amore, tanto miracolo
fosse solo un adagio già scritto molto tempo fa
tra le partiture del Simposio.

。。:

La tierra giró para acercarnos
La tierra giró para acercarnos,
giró sobre sí misma y en nosotros,
hasta juntarnos por fin en este sueño,
como fue escrito en el Simposio.
Pasaron noches, nieves y solsticios;
pasó el tiempo en minutos y milenios.
Una carreta que iba para Nínivellegó a Nebraska.
Un gallo cantó lejos del mundo,
en la previda a menos mil de nuestros padres.
La tierra giró musicalmente
llevándonos a bordo;
no cesó de girar un solo instante, como si tanto amor,
tanto milagro sólo fuera un adagio hace mucho ya escrito
entre las partituras del Simposio.

Kheled-zâram, the Mirrormere.  "There like jewels sunk in the deep shone glinting stars, though sunlight was in the sky above. Of their own stooping forms no shadow could be seen.  'O Kheled-zâram fair and wonderful!' said Gimli. 'There lies the crown of Durin till he wakes.'   megatruh:

Sussurrato da fiori_7Luli

Ode al Gatto: Gigia!


Non esistono gatti normali:

Gli animali furono
imperfetti, lunghi
di coda, plumbei
di testa.
Piano piano si misero
in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono in grazia, volo.
Il gatto,
soltanto il gatto apparve completo
e orgoglioso:
nacque completamente rifinito
cammina solo e sa quello che vuole.

Artist | Stephen Mackey:

L’uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l’ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia la rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole esser solo gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d’oro.

:

Non c’è unità come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l’elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola
scanalatura
per gettarvi le monete della notte.

Tree Cat by Jane Crowther and Amy Butcher:

Oh piccolo
Imperatore senz’orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto, nuziale
sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell’amore
nell’aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto
è immondo
per l’immacolato piede del gatto.

Becca Joy Campbell (1988-2014) — Cat Kitten Tea and Cake Chocolate (1169x1600):

Oh fiera indipendente
della casa, arrogante
vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un
irreperibile velluto,

❤WHAT A GREAT PLACE TO SIT AND WATCH IT RAIN …. PLUS THE FACT - HE WON'T GET WET……THE BEST OF ALL WORLDS…………ccp:

probabilmente non c’è
enigma
nel tuo contegno,
forse non sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all’abitante meno misterioso,
forse tutti si credono
padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni,
colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.

#Arte ☆ #Ilustração * " Cat nas Nuvens e Lua " ☆:

alla mia Gigina fiori_7Luli

Gocce Di Memoria


Curves and lines of pose. I like the though of holding something like q locket or mirror with something emerging:

Sono gocce di memoria
Queste lacrime nuove
Siamo anime in una storia
Incancellabile
Le infinte volte che
Mi verrai a cercare nelle mie stanze vuote
Inestimabile
E? inafferrabile la tua assenza che mi appartiene

Catrin Arno - To the Lighthouse:
Siamo indivisibili
Siamo uguali e fragili
E siamo già così lontani
Con il gelo nella mente
Sto correndo verso te
Siamo nella stessa sorte
Che tagliente ci cambierà
Aspettiamo solo un segno
Un destino, un’eternità

Heaven by ChristianSchloe:
E dimmi come posso fare per raggiungerti adesso
Per raggiungerti adesso, per raggiungere te
Siamo gocce di un passato
Che non può più tornare
Questo tempo ci ha tradito, è inafferabile
Racconterò di te

" Night with a View " (2015) by Christian Schloe:
Inventerò per te quello che non abbiamo
Le promesse sono infrante
Come pioggia su di noi
Le parole sono stanche, ma so che tu mi ascolterai
Aspettiamo un altro viaggio, un destino, una verità
E dimmi come posso fare per raggiungerti adesso
Per raggiungerti adesso, per raggiungere te

The door to the clouds by Christian Schloe.:

Sussurrato dafiori_7 Luli