Il paese delle Fate


Illustration by Ida Rentoul Outhwaite.

Nel paese delle fate
parlan tutti anche le rane.
Leprotti bianchi saltano siepi,
casette bianche si stringono insieme.
Gnomi a cavallo,
comete paese per bimbi
che amano i giochi
regno incantato
dove è bello sostare quando si ha,
solo un anno di età.
Una fiaba, un sogno chi lo sa?…
Solo qualcuno, che è stato là.

Mirella Narducci

Queen of the Brownies by Margaret Tarrant

Sussurrato dafiori_7 Luli

 

Annunci

Ida Rentoul Outhwaite


Presentation1Descritta come un po’ piccola e raffinata come le sue fate, Ida Rentoul Outhwaite è stato il primo illustratore australiano di libri per bambini per ottenere la fama mondiale. Amava dipingere le fate che spesso giocavano con i canguri nativi, koalas e kookaburras che popolavano la sua amata cespuglia.
Infanzia(in Australia è conosciuta come Ida Rentoul Outhwaite , nota anche come Ida Sherbourne Rentoul e Ida Sherbourne Outhwaite.
Ida è nacque  a Carlton, Victoria Nata il 9 giugno 1888, era la figlia più giovane di quattro fratelli e la seconda figlia di un ministro irlandese. All’epoca della nascita il padre  era professore presso l’Ormond College dell’Università di Melbourne e successivamente moderatore generale della sua chiesa per il 1912-14, e quando scoppiò la guerra mondiale , cappellano generale delle forze militari australiane.

s314724769853485193_p816_i1_w668.jpeg (668×800)È stato detto che Ida è riuscita a disegnare gli uccelli prima dell’età di due anni e che era  in grado di copiare le immagini sulle sue pareti dal vivo. Mentre era la sorella più grande Annie (1882),  era incline a scrivere romanzi. I genitori lasciarono Ida libera di esprimersi nel suo stile di illustratrice per paura di poterla condizionare non la mandarono a lezioni di scrittura. Parlando del suo lavoro iniziale, disse: “Ho trovato grandi difficoltà a disegnare i piedi in quel periodo, ero sconfortata finché non ho colto il piano felice di nascondermi in erbe profonde e rigogliose (senza dubbio molto malvagie). Ho dovuto andare avanti senza avere alcun insegnamento, peccato. Avrei dovuto essere un artista migliore se avessi potuto studiare di più e divertirmi meno.  Educata al Presbyterian Ladies College di Melbourne. Il suo lavoro rappresentato soprattutto da fate).

La Nuova Idea pubblicò la prima illustrazione professionale di Ida nell’agosto del 1903balancing.jpg (359×512) quando aveva appena 15 anni. Accompagnava una storia intitolata “Le fate di Fern Gully” dell’autore Billabong, che poi si rivelò essere un romanzo della sorella Annie. Questa prima illustrazione ha portato presto a una serie di storie e illustrazioni, in quanto le sorelle Rentoul hanno guadagnato popolarità con il pubblico. Anche se le fate erano popolari all’epoca, le illustrazioni di Ida vennero rivelate come innovative perché le sue fate frugavano tra gli animali animali australiani, i canguri, i koalas ei kookaburras. 1904 vide il primo libro pubblicato dalle sorelle di talento. Molly’s Bunyip conteneva 12 disegni in bianco e nero a pagina intera. Due anni dopo, le illustrazioni nella scala di Mollie hanno dimostrato un aumento della fiducia e delle abilità del giovane artista. Questo è stato l’inizio di un periodo molto produttivo nella carriera di Ida.

62425fecdf9587fb7b97b34eb651bc9a.jpg (429×700)Nel corso dell’autunno del 1907 si è tenuta a Melbourne una mostra insolita. Fu una Mostra femminile, che celebrò per la prima volta i successi delle donne australiane . Ha caratterizzando arti e mestieri, orchestre e cori. Considerato un grande evento sociale. Oltre che l’opera d’arte di Ida, la mostra ha coinciso con la pubblicazione della loro prima canzone, Canzoni australiani per giovani e vecchi , composta da Georgette Peterson. Il trio  pubblicò altri due libri, Bush di Australia per giovani e vecchi nel 1910 e più canzoni australiane per giovani e vecchi nel 1913. Questi libri con canzoni native australiane divennero rapidamente dei classici. La pubblicazione di Gum Tree Brownie e di altri Folk Faerie del Never Never, intorno al Natale del 1907, è stata l’inizio dell’amicizia di Outhwaite con Tarella Quinn. Hanno goduto di una feconda relazione di collaborazione, Prima che le lampade si accendano nel 1911, la Città del camino e l’altro lato di nessuno sia nel 1934. Il 1907 è anche l’anno in cui è stata associata al teatro della sua maestà di Melbourne, progettando programmi e costumi per le performance pantomime e, successivamente, a balletti.

Nel dicembre del 1909, Ida sposò Grenbry Outhwaite, un imprenditore di successo di 13733cfd7e55fa5d2f61d5c0c326b62b7a--fairy-tale-illustrations-watercolour.jpg (507×640) anni di anziano e vanno in  Nuova Zelanda. Ha acquistarono una grande casa a Melbourne e ha commissionando uno studio costruito in giardino per Ida. La produzione di Outhwaite è diminuì leggermente negli  anni venturi, a casua del fatto che ebbe quattro figli, Robert Rentoul, 1910, Anne Isobel, 1911, Wendy Laurence (un riferimento a Peter Pan), 1914 e William Grenbry Rentoul, 1919. Il suo libro, La foresta incantata scritta da Grenbry e pubblicata nel 1921, fu dedicata ai suoi figli, come modelli. Le sue illustrazioni sono state esposte in tutta l’Australia, così come a Londra e Parigi tra il 1907 e il 1933. Morì a Caulfield, Victoria , Australia.

Lo Stile e le influenze Artistiche

Crede Hans Christian Anderson per introdurla in Fairyland ma, in verità, è stata la sua campagna di cespugli che ha catturato la sua immaginazione. C’è anche un’influenza innegabile da parte dei Brownies di Palmer Cox. Altri artisti che ha ammirato sono Phil May, Aubrey Beardsley, Daniel Vierge e Gordone Browne citando la sua passione per l’arte in bianco e nero.

“Quando avevo undici anni, qualcuno mi ha dato una bottiglia di inchiostro indiano e dei nani di Gillot e ho scoperto la felicità di lavorare in bianco e nero, che è sempre stato e sarà sempre il mio mezzo preferito. C’è qualcosa di magico nel vedere cosa puoi fare, quale texture e tono e colore puoi produrre semplicemente con un punto di penna e una bottiglia di inchiostro; per scoprire che il vento può essere suggerito con alcune lunghe linee spazzate, e un cielo tranquillo moony da alcuni dritto intorno al contorno di un mezzo penny “.
Sicuramente, da bambina, Outhwaite deve essere stata esposta al lavoro a colori di Walter Crane, Randolph Caldecott e Kate Greenaway . Ma come adulta nel campo dell’editoria, non c’è dubbio che l’opera di Edmund Dulac, Arthur Rackham e Kay Nielsen abbia preso la sua attenzione. Sebbene fosse un ammiratrice di illustrazioni in bianco e nero, sentiva di dover imparare il colore per tenere il passo con la progressione delle tecnologie di stampa.
Il suo studio e le condizioni di lavoro descritte dalla figlia- “Il suo tavolo era caricato con vasi di spazzole e scatole di vernice, e un cerchio diIda Rentoul Outhwaite, 1921 "The Enchanted Forest" vernici color arcobaleno ricopriva il tappeto intorno a lei, dove aveva scosso le spazzole per indicarle. Ha lavorato su “tavola d’avorio” per penna e inchiostro, e un pesante materiale acquerello incollato a cartone per i suoi dipinti “.
Outhwaite amava appoggiare il soggetto su uno sfondo nero, che serviva ad enfatizzare l’argomento ma anche rafforzava l’aspetto decorativo delle sue immagini. Il suo lavoro in bianco e nero è stato molto divertente con superfici di cova, stippling e striature. Ma il suo lavoro colorato ha ricevuto molte critiche per essere troppo romantico e dolce. Ancora ha avuto i suoi seguaci che hanno ammirato la sua qualità decorativa e la sentimentalità. Anche lei è stata criticata per una mancanza di varietà nelle sue figure, basandosi più sulla sua immaginazione piuttosto che sull’osservazione.
Il vero problema sottostante a tutto il lavoro di Outhwaite era che Annie avrebbe scritto una storia intorno alle sue illustrazioni piuttosto che la storia che detta ciò che dovrebbe essere l’illustrazione. Questo è praticamente inaudito nella pubblicazione di oggi.

Nel suo ottimo libro, Marcia Muir disegna un parallelo tra la vita e l’opera di Kate Greenaway e Outhwaite: entrambi sono stati critici analogamente criticati per la povera anatomia ed essere troppo sentimentali, entrambi imitati da altri meno dotati, entrambi sopravvissero alla loro popolarità dopo il primo successo e l’adorazione, e entrambi portarono grande gioia a molti bambini. Potrei aggiungere a questa osservazione che entrambe le loro reputazione sono state colpite dall’alba di una nuova tecnologia pure.

Gran parte del successo di Outhwaite può essere direttamente attribuito al senso di business di Grenbry. Mentre molti campi si aprivano alle donne, era ancora consuetudine proteggerli dalle questioni commerciali. Grenbry ha cercato attivamente molti degli editori e non ha mai perso un’opportunità per promuovere  sua moglie.

Era un sostenitore forte e l’ha incoraggiata a dedicare il suo tempo alla sua opera d’arte. 

In un’intervista a Woman’s World , una pubblicazione di Melbourne, ci dà un’occhiata ai suoi sentimenti sulle difficoltà di combinare la famiglia e l’arte:

“One’s work must suffer. How can one remain really inspired when ‘leg-of-mutton’ matters constantly intervene? “
Certamente un sentimento che molti si riferiscono, ma è divertente considerare che ha avuto un aiuto domestico, un lusso che pochi illustratori oggi possono permettersi”.

Sussurrato dafiori_7 Luli


Addio rondini


Allegoria della Primavera | TuttArt@ | Pittura * Scultura * Poesia * Musica |Marten Eskil Winge [1825-1896]

Dunque, rondini rondini, addio!
Dunque andate, dunque ci lasciate
per paesi tanto a noi lontani.
E’ finita qui la rossa estate.
Appassisce l’orto: i miei gerani
più non han che i becchi di gru.
Oh, se, rondini rondini, anch’io…
Voi cantate forse morti eroi
su quest’alba, dalla vostre altane,

.Zwaluw want het oude gezegde zegt: "Waar een zwaluw zijn nest bouwt, zal voorspoed heersen en zal de bliksem niet inslaan."
quando ascolto voi parlar tra voi
una vostra lingua di gitane,
una lingua che più non si sa.
Oh, se, rondini rondini, anch’io…
O son forse gli ultimi consigli
ai piccini per il lungo volo.
Rampicati stanno al muro i figli
che alloro nido, con un grido solo,
si rivolgono a dire: si va?
Dunque, rondini rondini, addio!

Giovanni Pascoli

Il mondo di Mary Antony: Gli angeli di Nadia Strelkina

Sussurrato da fiori_7 Luli

La fata del torrente


Romanticismo: IL SOGNO

Il torrente scendeva fragoroso  dalle montagne attraversando boschi verdi e grandi alberi, man mano che calava e si placava nei prati, al centro di una valle che in primavera ed estate si coprivano di ranuncoli e rododendri selvatici. Appoggiato alle pendici di una montagna, sempre protetto dai venti freddi, c’era un paese; i bambini andavo al torrente a giocare con i piedi nell’acqua, le ragazze raccoglievano sassi che l’usura aveva resi lucidi come cristalli per metterli sotto al cuscino e sognare viso del loro innamorato; le donne si raccoglievano in chiacchiere, le mamme portavano i bimbi, mentre i fidanzati sedevano sui massi tenendosi per mano, le persone che avevano perduto una persona cara portavano lì il loro dolore.

racconti-la-ninfea-del-bosco-770x511_c.jpg (770×511)

Quel torrente aveva una fata: era a lei sorvegliare cosa accadeva in quel luogo: i bambini che non si facessero male, i sogni degli innamorati ; quelli delle ragazze che raccoglievano i sassi, e accarezzava i capelli di coloro che piangevano sulla riva del torrente mentre le lacrime correvano a valle assieme all’acqua. Aveva un amico con cui faceva lunghe passeggiate, un capriolo nato da poco che aveva chiamato Bambi, perché anche le fate vanno talvolta al cinema. Era sempre stata felice, ma un giorno cominciò a sentirsi strana, il sole non le pareva più così luminoso mentre guardava i bambini e le mamme, i fiori non erano più così belli, mentre osservava tutto questo non ricuciva a capire cosa le stesse accadendo .

Hermia and Lysander by John Simmons (A Midsummer Night's Dream)

Un mattino mentre liberava una trota rimasta intrappolata in una pozza del fiumiciattolo, vide arrivare un giovane e sedutosi u di un messo, prese dallo zaino pane e formaggio, dell’acqua e dopo avere mangiato ripulì dalle carte e si stese con al testa sullo zaino per dormire al sole.

La fata si avvicinò con cautela: non lo aveva mai visto, aveva gli occhi scuri i capelli schiariti dal sole, le mani di chi lavorava, la corporatura robusta di chi fa tanto sport… e nel frattempo lui apri gli occhi e la vide.

“Ciao” le disse – “ma non hai freddo vestita così, almeno un golfino di lana non è ancora estate“  e mentre le parlava sorrideva.

SciFi and Fantasy Art Garden of Apples by J E. Shannon

La fata chinò lo sguardo sul suo abito di velo lucente e si smarrì un poco; non era sua abitudine farsi vedere. “ Sono uscita in fretta di casa”. Rispose “Sei un villeggiante”?

“Mi chiamo Antonio sono un intagliatore; ho trovato un lavoro in paese e mi fermerò qui, mi pare si stia bene; quando sono libero mi piace andare per i boschi a fare lunghe passeggiate”.

Da quel giorno, quando Antonio non lavorava andava nel prato e chiacchieravano; lui si stupiva che lei non avesse mai fame e rifiutasse le merende; la fata temendo di essere fuori moda si era procurata un golfino fatto con fili d’erba e dei jeans su cui aveva applicato dei fiori colorati dei campi . Era felice ma allo stesso tempo si sentiva inquieta. Una sera si sdraiò sul suo materasso di erba , tirò fin sotto al mento la coperta di muschio e si accinse a leggere un vecchio libro alla luce che le offrivano gentilmente tre lucciole quando sulla pagina si proiettò un’ombra e vide lei, la fata sovrintendente .

0_d2135_7be17107_orig (600×983)

“Oh Fata madrina, è tanto che non ci si vede“!
“Vero bambina, ma ho avuto tanto da fare al consiglio delle fate, lassù“- e fece un gesto vago ad indicare un luogo; – “Ora sono potuta venire fin qui, per dirti che sono tutti in agitazione, cosa stai combinando ragazza mia? Non puoi vestirti come un umana, chiacchierare con un di loro e passare tutto il tempo con lui. Stai dimenticando chi sei”?

“Madrina non so cosa mi accade, ma io mi sento felice solo quando sto insieme ad Antonio, noi parliamo egli mi racconta dei suoi progetti… Mentre io so che non avrò mai una casa, dei bambini, una famiglia… e questo mi rattrista”.

f27acc524ebc99926532277a600cd2e2--watercolor-paintings-oil-paintings.jpg (736×987)

“La tua famiglia è tutto quello che hai intorno; le persone che vengono qui e affidano al bosco le loro gioie, i loro sogni e i loro dolori, loro non ti vedono ma sentono che ci sei. Questa è la tua famiglia, se tu andrai via con lui non potrai più essere una fata, e un giorno invecchiando i tuoi capelli diventeranno bianchi, perderai le persone care, e infine morirai anche tu. E più di ogni altra cosa, il tuo capriolo non correrà mai più con te”. “Ma io non posso stare senza di lui; aiutami Madrina;” La Veneranda Fata era anch’essa addolorata, vedendola soffrire così sospirò e le disse: – “Va bene porterò il tuo caso al Consiglio delle Fate, ma ad un patto: per una settimana vivrai da umana, poi ci rivedremo e se sei sicura che lui accetterà la tua natura e tu sarai sicura di quello che vuoi, quando tornerò decideremo“.

Digital Portraits by Maria Alaeva

La piccola Fata al mattino si alzò e per la prima volta sentì il freddo e la fame; non aveva danaro né abiti pesanti; ma si sentiva felice. Corse nel bosco e trovò una capanna; fece una scopa con i rami secchi e cominciò a pulirla, poi tutta sudata si infilò il golfino di fili di erba e i jeans con i fiori che nel frattempo erano avvizziti e andò in paese a vendere del miele che nel frattempo aveva raccolto e con il ricavato comprò altre cose. La sera si accorse che non aveva pensato di raccogliere legna per il fuoco ma si addormentò ugualmente felice .

Il giorno dopo andò al torrente; le mamme che sedevano nel prato la guardarono diffidenti e parlottavano fra loro: – ”Non so che abbia questo posto, mi piaceva tanto” diceva una all’altra,  -“ ora mi pare freddo, l’erba sembra secca, che sia l’inquinamento”?Non so ma anche il fiume è diventato così chiassoso, prima mi addormentavo qui e il rumore non mi infastidiva ora fa un tale fracasso! Forse è il buco dell’ozono“.

Nel pomeriggio arrivò Antonio .

6f1583c51ce4843de8f651c04fef4310--couple-art-love-couple.jpg (653×960)

“Debbo parlarti, le disse, questi giorni con te sono stati bellissimi, sono felice di averti conosciuta ma vorrei potessimo stare per sempre insieme; io guadagno bene ora e posso permettermi una bella casetta e una famiglia; vorresti pensarci”?

La Fata fu presa dal panico non sapeva se lui avrebbe accettato la sua natura o si sarebbe spaventato, ma era anche tanto felice e così, sebbene preda di ansia gli parlò. Gli disse che anche lei avrebbe voluto stare con lui, ma che era una fata e solo se glielo avessero permesso sarebbe stato possibile .

Il giovane sorrise: ” lo sapevo, lo ho sempre saputo; non potevi essere che una fata. Ma io ti voglio bene e non posso pensare che debba rinunciare alla tua vita per poi pentirtene”. La Fata ruotò su se stessa entusiasta lo abbracciò e gli promise che di li a pochi giorni si sarebbero ritrovati .

none

Quella sera due innamorati che erano andati a sedersi su di un masso si misero a litigare e si separarono; più tardi la Fata vide una anziana donna che coprendosi il viso con le mani singhiozzava disperata; si avvicinò e le mise una mano sulla spalla, ma la donna continuò a piangere: ”che ti è successo”? – “Ho perso mio figlio: non è giusto che un figlio muoia prima della madre; è contro natura”. La fata cercò di consolarla ma capì che le sue parole non raggiungevano il cuore della madre e si allontanò.

Il giorno successivo incontrò il suo cerbiatto che beveva al torrente e tutta felice lo chiamò, ma lui drizzando le orecchie, con un fremito di paura fuggì. La gente del paese era perplessa e spaventata: non voleva più andare al torrente dove non trovava la pace e la serenità cui era abituata , la pausa dalle fatiche e dai dolori e si cominciò a pensare di fare un parco dalla parte del monte.

A sentire tutto questo la Fata si addolorò e una sera , nella sua capanna dove oramai aveva imparato ad accendere il fuoco, chiamò la fata supervisore : Madrina per favore , vieni , Madrina”!!!!!! – “Eccomi, ma è mai possibile ragazza che tu sia sempre così agitata, cosa succede”? chiese, – “La gente non vuole più andare al torrente non sono contenti e infelici, il mio cerbiatto non mi riconosce più”. Rispose.

La Madrina si sedette sul letto e le prese la mano: “Bimba mia non si può avere tutto; se divieni umana , il torrente resta senza fata  vedremo di farne venire un’altra ma ci vorrà tempo prima che impari a conosce il lungo e faccia esperienza”.

“Madrina, forse sono stata egoista e ho anteposto la mia felicità a quella degli altri che è più importante”. Concluse la piccola fata, –“No, non lo è” disse la madrina dall’alto del suo potere: – “Puoi anche decidere di lasciare il torrente, ma sei tu che devi sapere leggere dentro di te cosa senti come più importante solo tu ti puoi rispondere, conoscere la tua vera natura per essere in pace con te stessa”.

2aa3de4fd7c6.jpg (1024×1382)

E la Fata decise.

Il giorno successivo un pescatore che da tre giorni stava tutto arrabbiato sulla riva del torrente percepì un buon profumo di erba e soddisfatto ributtò nel fiume la trota che aveva pescato tornò in paese e lo raccontò. La voce si sparse e la gente ricominciò ad andare al fiume, proponendosi di tenere il posto ben ordinato e non inquinato affinché non accadesse di nuovo quello eh era già successo. La sera della domenica Antonio era seduto su un masso; era triste ma quando vide la Fata le sorrise; si presero per mano. “Ho capito sai, hai deciso di restare; io lo so che ho avuto un grande dono nel conoscerti anche se sono triste, però so che qui ci sarai sempre come sarai sempre nella mia vita”.

La Fata piangeva lacrime di rugiada ma il suo sorriso era sereno : accarezzò Antonio e corse via saltando sui massi del torrente e il cerbiatto correva felice insieme a lei .

与你在一起 By 猫猫小花鱼

Liberamente tratta  da internet

Sussurrato da fiori_7Luli

Odeline


Pan, Satyr, Hern the Hunter, Horned God, Forest God, Faun, Fawn, Cernunnos, Green Man,

C’è un mondo dal quale proviene il mio nome. Odeline proviene dal mondo mitologico legato agli elfi. Odeline è un’elfo. Gli elfi sono sono simboli degli elementi della natura.
Sono legati al fuoco, all’acqua, al vento, alla terra e a tutte le manifestazioni atmosferiche in generale.
Sono descritti come alti e magri ma forti e velocissimi, volto pulito, sereno, orecchie leggermente a punta. Posseggono una grande vista e un udito molto sensibile. Non hanno barba, hanno capelli perlopiù biondi e occhi chiari che si dice penetrino la persona fino a conoscerne i pensieri, si dice che siano dotati di telepatia.
Hanno voce splendida e chiara. Sono intelligenti ed armoniosi, con grande rispetto per i quattro elementi e per la natura. Magia

Talvolta alcuni possono essere capricciosi e talvolta benevoli con l’uomo che li rispetta, possono donare oggetti magici a coloro che sono puri di cuore e spirito e che desiderano aiutare. Sanno forgiare spade e metalli, fino alla conoscenza della magia.

Le loro compagne, al contrario, sono esseri graziosi. In origine pare che gli elfi siano stati concepiti come anime di defunti, poi furono venerati anche come potenze che favorivano la fecondità.

House on the Tree by O-l-i-v-i

Abitano principalmente sugli alberi o in alcune foreste nascoste. Non danneggiano mai e in nessun modo la natura perché per loro è parte basica della loro vita ed esistenza. La considerazione che nutrono per la natura, concepita come una entità, un gran spirito eterico, madre di tutti gli esseri.

Essi riescono a camminare senza lasciare tracce, immuni alle malattie, resistono alle temperature estreme. Gli elfi hanno vita lunga invecchiando senza che la loro bellezza venga intaccata dal tempo. Si dice che siano immortali tranne quando si è in guerra.

Molteplici sono le leggende legate a questa figura mitologica, alcune delle quali parlano delle cattiverie che essi compiono nei confronti degli uomini e dei rapimenti dei bambini umani. Gli elfi hanno una forte gerarchia al capo della quale stanno le regine e i re delle colline delle fate, riconoscibili perché spesso ricoperti da un fresco manto di biancospini.

“La tua virtù mi rassicura: non è mai notte quando vedo il tuo volto; perciò ora a me non sembra che sia notte, né che il bosco sia spopolato e solitario, perché tu per me sei il mondo intero; chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?”

Sogno di una notte di mezza estate -William Shakespeare

Tree fae

Sussurrato dafiori_7 Luli

Il fiume delle Fate


Harold Gaze

Una Magica Scoperta:

speleologi baschi hanno annunciato una scoperta che getta nuova luce su un misterioso fenomeno naturale, ma che al tempo stesso accende la fantasia di tutti coloro che non hanno rinunciato ai sogni: all’interno di una grotta sotterranea è stato trovato per la prima volta un vero “fiume di latte di luna” allo stato liquido dove, secondo le leggende, si bagnavano dee e fate.

Il “fiume di latte di luna”, un fenomeno conosciuto dagli scienziati col termine inglese “moonmilk”, è una sostanza bianca e densa che si ritiene originata da precipitazioni di acque sotterranee con un componente a prevenirne la cristallizzazione.

Consiste di una sospensione con una fase solida rappresentata da minerali per lo più sotto forma di carbonati e dispersa in una fase liquida, ma si ritrova di solito in piccole quantità, spesso di pochi millimetri, e in forma solida lungo le pareti delle caverne sotterranee.

Quello scoperto nel Paese Basco scorre invece bianco e brillante alla luce delle torce per ben 300 metri attraverso le viscere della terra a 90 metri di profondità e il suo stato liquido sarebbe dovuto a una considerevole presenza di idrossido di alluminio.

Margaret Tarrant, "Fantasia"

Il ritrovamento è avvenuto in una caverna nella località mineraria nord-orientale di Alzola tempo fa, ma è stato reso noto solo ora per consentire di condurre in tranquillità una serie di esami e ricerche. E il luogo esatto viene tuttora mantenuto segreto per evitare una temuta affluenza di curiosi e giornalisti.

Carlos Galan, speleobiologo membro della Società scientifica Arazandi che ha compiuto esami approfonditi, ma non ancora conclusivi, del “moonmilk”, ha spiegato in un articolo su una rivista scientifica basca che nel “fiume” è stata per la prima volta rinvenuta gibbsite, cioè idrossido di alluminio, insieme a minerali come zolfo, calcio, silice, carbonio e gesso.

Terra mitica di giganti e altri esseri magici, il Paese Basco è stato nell’antichità centro della venerazione di divinità legate soprattutto alla Natura nel cui ventre albergava il Paradiso dei primitivi abitanti e dove, raccontano le leggende, ”i fiumi erano di latte” e vi si bagnavano dee e fate. Una delle principali divinità era Ilargi, “la luce dei morti”, ovvero la Luna, che governava tutto quanto è nascosto: dalle anime fino ai luoghi segreti nelle viscere della Terra.

C’erano poi, e per molti ci sono tuttora, le Lamiak, le piccole fate dai piedini di uccello e i corpi di pesce che vivevano nei fiumi sotterranei o della superficie terrestre sulle cui sponde si potevano vedere mentre si spazzolavano i lucenti capelli.

Ma la Grande Dea del pantheon basco è Mari, versione pirenaica della Dea Madre che fu venerata in tutta l’Europa prima dell’arrivo dei popoli indoeuropei. Mari è la regina del cielo e del mondo sotterraneo, e vive nelle caverne che sono collegate al Paradiso sotterraneo la cui entrata è segreta. Tutte le altre divinità, spiriti e fate sono in realtà manifestazioni di Mari sposata al gran serpente-drago Maju il quale, secondo la tradizione, è il capostipite di molte antiche famiglie basche.

Margaret W Tarrant *~❤•❦•:*´`*:•❦•❤~*

Sussurrato dafiori_7 Luli

Luce, mia luce!


Little Green flying hood !  of The faerie Elves Faeries Gnomes:  #Faery.

.
Luce che inondi la terra
luce che baci gli occhi
luce che addolcisce il cuore!

Amore mio, la luce danza
al centro della mia vita
la luce tocca le corde del mio amore.

Il cielo si spalanca
il vento soffia selvaggio
il riso passa sopra la terra.

Heal by aerobicsalmon on DeviantArt

.
Le farfalle dispiegano le loro ali
sul mare della luce.
Gigli e gelsomini sbocciano
sulla cresta delle sue onde.

Amore mio, la luce s’infrange
nell’oro delle nubi
e sparge gemme in gran copia.
Gioia e serenità si diffondono
di foglia in foglia senza limiti.
Il fiume del cielo
ha superato le sue sponde
e inonda di felicità la terra.

.
HiddenGlen36

Sussurrato dafiori_7 Luli

La Madre


Magic Houses by TARRANT, Margaret / TODD, Barbara - Jonkers Rare Books:

Vi è un nome soave in tutte le
o lingue, venerato fra tutte le genti.
il primo a che suona sul labbro
del bambino con lo svegliarsi
della coscienza. l’ultimo che mormora
il giovinetto in faccia alla morte;
un nome che l’uomo maturo e il vecchio
invocano ancora, con tenerezza
di fanciulli, nelle ore solenni della vita,
anche molti anni dopo che non è più
sulla terra chi lo portava; un nome
che pare abbia in sé una virtù misteriosa
di ricondurre al bene. di consolare e
di proteggere. un nome con cui si dice
quanto c’è di più dolce. di più forte.
di più sacro all’anima umana.
la madre.

Edmondo De Amicis

Lighting Up by Margaret Tarrant:

Sussurrato da fiori_7 Luli

Ben venga Maggio


I like the style :-):

Nessuno conosce questa piccola Rosa,
Potrebbe essere un pellegrino
Se non l’avessi presa dai viottoli
e raccolta per te.
Solo un’Ape sentirà la sua mancanza –
Solo una Farfalla,
Affrettandosi da lontano –
per riposare nel suo seno –
Solo un Uccello si meraviglierà –
Solo una Brezza emetterà sospiro –
Ah Piccola Rosa – come è facile
per chi è come te, morire.

Emily Dickinson

Dog Rose by Kuoma.da:

Dolcezza, andiamo a vedere se la rosa
che stamattina aveva dischiuso
la sua veste di porpora al sole,
ha perso un poco questa sera
le pieghe del suo vestito rosso,
e il suo colore simile al vostro.
Ahimè,vedete come, in sì breve spazio,
dolcezza, ella ha al suolo
lasciato cadere le sue bellezze!
O natura veramente matrigna,
poiché un tal fiore non dura
che dal mattino fino alla sera.

(Pierre De Ronsard)

357908dc1127982632e0ddf4e09a49da

Sussurrato dafiori_7 Luli

La Primavera sorrideva


THE MEADOW FAERY by James  Browne:
Un giorno mi sorprese la primavera
che In tutti i campi intorno sorrideva.
Verdi foglie in germoglio
gialle rigonfie gemme delle fronde,
fiori gialli, bianchi e rossi davano
varietà di toni al paesaggio.

E il sole
sulle fronde tenere
era una pioggia
di raggi d’oro;
nel sonoro scorrere
del fiume ampio
si specchiavano
argentei e sottili i pioppi.

Antonio Machado

✨:

Sussurrato dafiori_7Luli

La Primavera


botticelli primavera

La Primavera di Sandro Botticelli è considerato uno dei capolavori del Rinascimento italiano. Chi visita la Galleria degli Uffizi di Firenze rimane affascinato davanti a questo grande dipinto: ma il fascino del quadro è forse legato anche all’aura di mistero che circonda l’opera, il cui significato più profondo non è ancora stato completamente svelato.
Data di realizzazione: 1482 Dimensioni: 203 x 314 cm Galleria degli Uffizi, Firenze.
L’opera, forse la più nota di Sandro Botticelli, è databile intorn0 al 1482 e diverse fonti hanno confermato che il dipinto venne eseguito per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (1463-1503), cugino di secondo grado del Magnifico.

Sandro Botticelli nacque nel 1445 a Firenze in via Nuova (oggi via del Porcellana), ultimo di quattro figli maschi e crebbe in una famiglia modesta ma non povera, mantenuta dal padre, Mariano di Vanni Filipepi, che faceva il conciatore di pelli ed aveva una sua bottega nel vicino quartiere di Santo Spirito. Il fratello Antonio era un orefice di professione, per cui è molto probabile che l’artista avesse ricevuto una prima educazione presso la sua bottega. Il nomignolo pare invece che fosse stato inizialmente attribuito al fratello Giovanni, che di mestiere faceva il sensale del Monte (un funzionario pubblico) e che nella portata al catasto del 1458 veniva vochato Botticello, poi esteso a tutti i membri maschi della famiglia e dunque adottato anche dal pittore. Il suo vero e proprio apprendistato si svolse nella bottega di Filippo Lippi dal 1464 al 1467, con cui lavorò a Prato negli ultimi affreschi delle Storie di santo Stefano e san Giovanni Battista nella cappella maggiore del Duomo assieme a numerosi altri allievi. Risultarono però determinanti nel progressivo processo di maturazione del suo linguaggio pittorico anche le influenze ricevute da Antonio del Pollaiuolo e Andrea del Verrocchio, del quale potrebbe aver frequentato la bottega dopo la partenza di Filippo Lippi per Spoleto.
Botticelli scelse di esaltare la grazia, cioè l’eleganza intellettuale e la squisita rappresentazione dei sentimenti e fu per questo che le sue opere più celebri vennero caratterizzate da un marcato linearismo e da un intenso lirismo, ma soprattutto l’ideale equilibrio tra il naturalismo e l’artificiosità delle forme.
Prima di produrre quegli autentici capolavori della storia delle arti egli ebbe però modo di ampliare la sua esperienza con altri dipinti, che costituiscono il necessario passaggio intermedio tra le opere degli esordi e quelle della maturità.

La Primavera

La scena in un boschetto formato da alberi arancio e frutti; sullo sfondo di un cielo azzurro, sono disposti nove personaggi, in una composizione che ruota attorno al personaggio centrale, una donna con drappo rosso. Il suolo è composto da un prato formato da una gran varietà di specie vegetali e di fiori.
La Primavera nasconde vari livelli di lettura: uno strettamente mitologico, la cui spiegazione è ormai unanimamente condivisa; uno filosofico, legato principalmente alla filosofia dell’accademia neoplatonica; uno storico-dinastico, legato alle vicende contemporanee ed alla gratificazione del committente e della sua famiglia. Il senso complessivo dell’opera è ancora piuttosto oscuro e aperto alle più varie interpretazioni.
Secondo gli studiosi, l’opera di Boticelli si deve leggere da destra a sinistra. Seguendo questa teoria, ecco le identità dei protagonisti di questa immagine con il tema sulla primaver e secondo l’interpretazione mitologica i personaggi si trovano nel famoso giardino delle Esperidi: il primo da destra è Zefiro, vento di primavera che rapisce per amore la ninfa Clori, mettendola incinta; da questo atto la ninfa rinasce e si trasforma in Flora, ovvero la stessa primavera rappresentata come una donna coperta da un abito fiorito e che sparge a terra dei fiori.

Al centro del quadro si trova Venere, simbolo neoplatonico dell’amore più elevato, che osserva tutta la scena. Sopra di lei vola il figlio Cupido. Alla sua sinistra si trovano le tre Grazie che stanno danzando. Ancora più a sinistra si nota Mercurio, il messaggero degli dèi, raffigurato con le ali ai piedi, che col caduceo scaccia le nubi per conservare un’eterna primavera.

Il significato allegorico di questo capolavoro di Botticelli non è soltanto uno: ci sono innumerevoli letture teorizzate oggigiorno; tra le più importanti e condivise, qui riporteremo: una lettura che si riallaccia all’identità del committente, una lettura storica, ed infine, semplificheremo anche la più complessa lettura filosofica.

Per quanto riguarda l’interpretazione filosofica, il primo critico a mettere il dipinto direttamente in relazione con la cerchia di filosofici neoplatonici frequentata da Botticelli fu Aby Warburg nel 1893, che lesse la Primavera come la rappresentazione di Venere dopo la nascita, durante l’arrivo nel suo regno. Secondo Ernst Gombrich nella Primavera vi si narrerebbe come l’amore, nei suoi diversi gradi, arrivi a staccare l’uomo dal mondo terreno per volgerlo a quello spirituale: Zefiro e Clori rappresenterebbero la forza dell’amore sensuale e irrazionale, che però è fonte di vita (Flora) e, tramite la mediazione di Venere ed Cupido, si trasforma in qualcosa di più perfetto (le Grazie), per poi spiccare il volo verso le sfere celesti guidato da Mercurio.

botticelli tre gr mercurio

Secondo alcune letture dell’opera legate al committente i personaggi mitologici del dipinto sarebbero le rappresentazioni di personaggi fiorentini e delle loro virtù, come in una sfilata di carnevale. Poiché pare che l’opera sia stata inizialmente commissionata a Botticelli da Giuliano de’ Medici in occasione della nascita del figlio Giulio (futuro papa Clemente VII), avuto con Fioretta Gorini che egli avrebbe sposato in gran segreto nel 1478. Ma Giuliano morì nella congiura dei Pazzi ordita contro il fratello in quello stesso anno, un mese prima della nascita del figlio, per cui il quadro incompiuto venne “riciclato” dal cugino Pierfrancesco de’ Medici qualche tempo dopo per celebrare le sue nozze, inserendovi il suo ritratto e quello della moglie Semiramide Appiani, che si diceva essere donna dall’estrema bellezza.

In base ad altri ritratti dipinti da Botticelli, nei vari protagonisti della rappresentazione sono stai individuati vari personaggi di casa Medici: in particolare nelle tre Grazie sono state riconosciute Caterina Sforza (a destra), e Simonetta Vespucci (al centro), la fonte di ispirazione per la Nascita di Venere, che guarda sognante verso Mercurio-Giuliano de’ Medici.

Per la lettura storica, secondo Horst Bredekamp, si dovrebbe considerare il dipinto come allegoria dell’età dell’oro in epoca medicea. La presenza di Flora sarebbe pertanto un’allusione a Florentia e dunque alle antiche origini della città di Firenze. Le altre figure sarebbero città legate in vario modo a Firenze: Mercurio-Milano, Cupido (Amor)-Roma, le Tre Grazie come Pisa, Napoli e Genova, la ninfa Maya come Mantova, Venere come Venezia e Borea come Bolzano. Altri studi hanno invece ipotizzato che il dipinto sia una sorta di calendario agreste abbreviato della bella stagione: da febbraio (Zefiro) a settembre (Mercurio), nell’augurio di una primavera senza fine.

http://www.arteworld.it/primavera-botticelli-analisi/

http://www.adgblog.it/il-significato-della-primavera-di-botticelli/

che sia un Buon Inizio di Primavera per tutti voi 
sussurrato da fiori_7Luli