Margaret Tarrant


Margaret Winfred Tarrant è nata a Battersea, un sobborgo del sud di Londra nelThe Enchantress Margaret Tarrant 1888. Era l’unica figlia di Percy Tarrant, grande pittore paesaggistico e Sarah Wyatt. Il lavoro di suo padre ha influenzato notevolmente la sua vita e la sua decisione di dedicarsi all’illustrazione.

Ha iniziato la sua carriera all’età di 20 anni  dipinse e pubblicò nei primi anni ’50. Era conosciuta per i suoi libri per bambini, cartoline, calendari e riproduzioni di stampa, ricevendo la sua prima formazione pittorica presso il dipartimento artistico Chapham High School, dove ha vinto molti premi per la pittura. Insegnò per un breve periodo per poi rivolgere l suo sguardo definitivamente verso l’arte. Più tardi si trasferisce alla Scuola di Arte di Clapham. Anche se aveva iniziato a lavorare come illustratrice, continuò la sua formazione presso la Scuola d’Arte di Heatherney, nel 1918 e nel 1935 presso la Scuola d’Arte di Guildford, dove incontrò l’illustratrice Molly Brett.
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Nel 1930 i genitori di Margaret si ammalarono e avendo bisogno della sua presenza per 
curarli . La salute di suo padre si è deteriorata in modo tale che Margaret dovette finire i suoi dipinti. i suoi genitori morirono 1934, un mese di distanza l’uno dall’altra.

Nei decenni degli anni ’20 e ’30, i suoi dipinti religiosi sono diventati molto alla moda. Per completare la raccolta di materiali per il suo lavoro, la Società Medici la mandò in Palestina nel 1936. Dopo la morte dei genitori, era esattamente quello di cui aveva bisogno. I paesaggi e le persone della Palestina le hanno ispirato molto per il suo lavoro.
  Margaret Tarrant - The Elfin Band
Negli anni ’20, Tarrant ha contribuito a diffondere le fate in una serie di titoli di lunga durata su temi come The Fairies delle foreste , le Fairie del Pond e le Favole di Twilight . È stata lunga associata alla Società Medici e molte delle sue cartoline, calendari e libri per bambini sono stati pubblicati dall’organizzazione. Dopo la morte di entrambi i genitori nel 1934, la Società la mandò in un viaggio in Palestina per la ricerca di materiale. Durante la seconda guerra mondiale, ha donato i manifesti agli sforzi di guerra e ha guidato una vecchia moto per risparmiare benzina.

Tarrant era un amica stretto di Molly Brett, un altro illustratrice di bambini, animali e fate, che si trasferì a vivere con lei quando la sua salute cominciava a indebolire. Era anche un amica di Cicely Mary Barker, illustratrice di libri per bambini. Entrambi avevano gli stessi interessi. Sia Barker che Tarrant sono conosciuti per i loro libri di fata, essendo impossibile sapere chi ha influenzato chi. Margaret Tarrant morì nel 1959, all’età di 71 anni.
Margaret Tarrant's Fairy at Mirror.
Alcuni dei suoi lavori:

Copertina di Tarrant
I bambini dell’acqua (1908)
Autumn Gleanings dei Poeti (1910)
Storie di fiabe di Hans Christian Andersen (1910)
Contes ( Charles Perrault , 1910)
Il Piper Piper di Hamelin ( Robert Browning , 1912)
Nursery Rhymes (1914)
Un libro di compleanno per ragazzi e ragazze (1915)
Alice nel paese delle meraviglie ( Lewis Carroll , 1916)
I racconti di Tooksy e Mary Alice (1919)
Il nostro giorno (1923)
Rime di vecchi tempi (1925)
Il Lampadario Magico (Marion St John Webb, 1926)Английский иллюстратор Margaret Winifred Tarrant (1888-1959) (241 работ)
Un Alfabeto di Magia ( Eleonora Farjeon , 1928)
Madre di Goose: Nursery Rhymes (1929)
Il libro di compleanno di Margaret Tarrant (1932)
Joan in Flowerland (1935) co-scritto con Lewis Dutton [5]
Il libro di Rhyme della scuola materna di Margaret Tarrant (1944)
La storia di Natale (1952)
Stampe [ modifica ]
Il Piper dei Sogni
Prega il migliore
I Cavalieri vaganti, c. 1940

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La fata del torrente


Romanticismo: IL SOGNO

Il torrente scendeva fragoroso  dalle montagne attraversando boschi verdi e grandi alberi, man mano che calava e si placava nei prati, al centro di una valle che in primavera ed estate si coprivano di ranuncoli e rododendri selvatici. Appoggiato alle pendici di una montagna, sempre protetto dai venti freddi, c’era un paese; i bambini andavo al torrente a giocare con i piedi nell’acqua, le ragazze raccoglievano sassi che l’usura aveva resi lucidi come cristalli per metterli sotto al cuscino e sognare viso del loro innamorato; le donne si raccoglievano in chiacchiere, le mamme portavano i bimbi, mentre i fidanzati sedevano sui massi tenendosi per mano, le persone che avevano perduto una persona cara portavano lì il loro dolore.

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Quel torrente aveva una fata: era a lei sorvegliare cosa accadeva in quel luogo: i bambini che non si facessero male, i sogni degli innamorati ; quelli delle ragazze che raccoglievano i sassi, e accarezzava i capelli di coloro che piangevano sulla riva del torrente mentre le lacrime correvano a valle assieme all’acqua. Aveva un amico con cui faceva lunghe passeggiate, un capriolo nato da poco che aveva chiamato Bambi, perché anche le fate vanno talvolta al cinema. Era sempre stata felice, ma un giorno cominciò a sentirsi strana, il sole non le pareva più così luminoso mentre guardava i bambini e le mamme, i fiori non erano più così belli, mentre osservava tutto questo non ricuciva a capire cosa le stesse accadendo .

Hermia and Lysander by John Simmons (A Midsummer Night's Dream)

Un mattino mentre liberava una trota rimasta intrappolata in una pozza del fiumiciattolo, vide arrivare un giovane e sedutosi u di un messo, prese dallo zaino pane e formaggio, dell’acqua e dopo avere mangiato ripulì dalle carte e si stese con al testa sullo zaino per dormire al sole.

La fata si avvicinò con cautela: non lo aveva mai visto, aveva gli occhi scuri i capelli schiariti dal sole, le mani di chi lavorava, la corporatura robusta di chi fa tanto sport… e nel frattempo lui apri gli occhi e la vide.

“Ciao” le disse – “ma non hai freddo vestita così, almeno un golfino di lana non è ancora estate“  e mentre le parlava sorrideva.

SciFi and Fantasy Art Garden of Apples by J E. Shannon

La fata chinò lo sguardo sul suo abito di velo lucente e si smarrì un poco; non era sua abitudine farsi vedere. “ Sono uscita in fretta di casa”. Rispose “Sei un villeggiante”?

“Mi chiamo Antonio sono un intagliatore; ho trovato un lavoro in paese e mi fermerò qui, mi pare si stia bene; quando sono libero mi piace andare per i boschi a fare lunghe passeggiate”.

Da quel giorno, quando Antonio non lavorava andava nel prato e chiacchieravano; lui si stupiva che lei non avesse mai fame e rifiutasse le merende; la fata temendo di essere fuori moda si era procurata un golfino fatto con fili d’erba e dei jeans su cui aveva applicato dei fiori colorati dei campi . Era felice ma allo stesso tempo si sentiva inquieta. Una sera si sdraiò sul suo materasso di erba , tirò fin sotto al mento la coperta di muschio e si accinse a leggere un vecchio libro alla luce che le offrivano gentilmente tre lucciole quando sulla pagina si proiettò un’ombra e vide lei, la fata sovrintendente .

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“Oh Fata madrina, è tanto che non ci si vede“!
“Vero bambina, ma ho avuto tanto da fare al consiglio delle fate, lassù“- e fece un gesto vago ad indicare un luogo; – “Ora sono potuta venire fin qui, per dirti che sono tutti in agitazione, cosa stai combinando ragazza mia? Non puoi vestirti come un umana, chiacchierare con un di loro e passare tutto il tempo con lui. Stai dimenticando chi sei”?

“Madrina non so cosa mi accade, ma io mi sento felice solo quando sto insieme ad Antonio, noi parliamo egli mi racconta dei suoi progetti… Mentre io so che non avrò mai una casa, dei bambini, una famiglia… e questo mi rattrista”.

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“La tua famiglia è tutto quello che hai intorno; le persone che vengono qui e affidano al bosco le loro gioie, i loro sogni e i loro dolori, loro non ti vedono ma sentono che ci sei. Questa è la tua famiglia, se tu andrai via con lui non potrai più essere una fata, e un giorno invecchiando i tuoi capelli diventeranno bianchi, perderai le persone care, e infine morirai anche tu. E più di ogni altra cosa, il tuo capriolo non correrà mai più con te”. “Ma io non posso stare senza di lui; aiutami Madrina;” La Veneranda Fata era anch’essa addolorata, vedendola soffrire così sospirò e le disse: – “Va bene porterò il tuo caso al Consiglio delle Fate, ma ad un patto: per una settimana vivrai da umana, poi ci rivedremo e se sei sicura che lui accetterà la tua natura e tu sarai sicura di quello che vuoi, quando tornerò decideremo“.

Digital Portraits by Maria Alaeva

La piccola Fata al mattino si alzò e per la prima volta sentì il freddo e la fame; non aveva danaro né abiti pesanti; ma si sentiva felice. Corse nel bosco e trovò una capanna; fece una scopa con i rami secchi e cominciò a pulirla, poi tutta sudata si infilò il golfino di fili di erba e i jeans con i fiori che nel frattempo erano avvizziti e andò in paese a vendere del miele che nel frattempo aveva raccolto e con il ricavato comprò altre cose. La sera si accorse che non aveva pensato di raccogliere legna per il fuoco ma si addormentò ugualmente felice .

Il giorno dopo andò al torrente; le mamme che sedevano nel prato la guardarono diffidenti e parlottavano fra loro: – ”Non so che abbia questo posto, mi piaceva tanto” diceva una all’altra,  -“ ora mi pare freddo, l’erba sembra secca, che sia l’inquinamento”?Non so ma anche il fiume è diventato così chiassoso, prima mi addormentavo qui e il rumore non mi infastidiva ora fa un tale fracasso! Forse è il buco dell’ozono“.

Nel pomeriggio arrivò Antonio .

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“Debbo parlarti, le disse, questi giorni con te sono stati bellissimi, sono felice di averti conosciuta ma vorrei potessimo stare per sempre insieme; io guadagno bene ora e posso permettermi una bella casetta e una famiglia; vorresti pensarci”?

La Fata fu presa dal panico non sapeva se lui avrebbe accettato la sua natura o si sarebbe spaventato, ma era anche tanto felice e così, sebbene preda di ansia gli parlò. Gli disse che anche lei avrebbe voluto stare con lui, ma che era una fata e solo se glielo avessero permesso sarebbe stato possibile .

Il giovane sorrise: ” lo sapevo, lo ho sempre saputo; non potevi essere che una fata. Ma io ti voglio bene e non posso pensare che debba rinunciare alla tua vita per poi pentirtene”. La Fata ruotò su se stessa entusiasta lo abbracciò e gli promise che di li a pochi giorni si sarebbero ritrovati .

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Quella sera due innamorati che erano andati a sedersi su di un masso si misero a litigare e si separarono; più tardi la Fata vide una anziana donna che coprendosi il viso con le mani singhiozzava disperata; si avvicinò e le mise una mano sulla spalla, ma la donna continuò a piangere: ”che ti è successo”? – “Ho perso mio figlio: non è giusto che un figlio muoia prima della madre; è contro natura”. La fata cercò di consolarla ma capì che le sue parole non raggiungevano il cuore della madre e si allontanò.

Il giorno successivo incontrò il suo cerbiatto che beveva al torrente e tutta felice lo chiamò, ma lui drizzando le orecchie, con un fremito di paura fuggì. La gente del paese era perplessa e spaventata: non voleva più andare al torrente dove non trovava la pace e la serenità cui era abituata , la pausa dalle fatiche e dai dolori e si cominciò a pensare di fare un parco dalla parte del monte.

A sentire tutto questo la Fata si addolorò e una sera , nella sua capanna dove oramai aveva imparato ad accendere il fuoco, chiamò la fata supervisore : Madrina per favore , vieni , Madrina”!!!!!! – “Eccomi, ma è mai possibile ragazza che tu sia sempre così agitata, cosa succede”? chiese, – “La gente non vuole più andare al torrente non sono contenti e infelici, il mio cerbiatto non mi riconosce più”. Rispose.

La Madrina si sedette sul letto e le prese la mano: “Bimba mia non si può avere tutto; se divieni umana , il torrente resta senza fata  vedremo di farne venire un’altra ma ci vorrà tempo prima che impari a conosce il lungo e faccia esperienza”.

“Madrina, forse sono stata egoista e ho anteposto la mia felicità a quella degli altri che è più importante”. Concluse la piccola fata, –“No, non lo è” disse la madrina dall’alto del suo potere: – “Puoi anche decidere di lasciare il torrente, ma sei tu che devi sapere leggere dentro di te cosa senti come più importante solo tu ti puoi rispondere, conoscere la tua vera natura per essere in pace con te stessa”.

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E la Fata decise.

Il giorno successivo un pescatore che da tre giorni stava tutto arrabbiato sulla riva del torrente percepì un buon profumo di erba e soddisfatto ributtò nel fiume la trota che aveva pescato tornò in paese e lo raccontò. La voce si sparse e la gente ricominciò ad andare al fiume, proponendosi di tenere il posto ben ordinato e non inquinato affinché non accadesse di nuovo quello eh era già successo. La sera della domenica Antonio era seduto su un masso; era triste ma quando vide la Fata le sorrise; si presero per mano. “Ho capito sai, hai deciso di restare; io lo so che ho avuto un grande dono nel conoscerti anche se sono triste, però so che qui ci sarai sempre come sarai sempre nella mia vita”.

La Fata piangeva lacrime di rugiada ma il suo sorriso era sereno : accarezzò Antonio e corse via saltando sui massi del torrente e il cerbiatto correva felice insieme a lei .

与你在一起 By 猫猫小花鱼

Liberamente tratta  da internet

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Dimmi che Esisti: non Chiedo altro


Hold On, it's just starting. by PascalCampion on @DeviantArt

Dimmi che esisti – non chiedo altro:
Il resto al cuore io domando.

Sete ingannata da ogni coppa,
Senza il sapor della tua bocca,
Riposo illuso in ogni sonno
Senza il ristoro del tuo corpo,

Dimmelo sempre che ci sei,
Comunque la tua vita speri.

La creatura in te più vera
Ogni vicenda a me la svela,

La lontananza ansiosa dice
L’amor che accanto ammutolisce;

Ma so, non so, so che tu sola
Puoi dirmi: esisto – e dillo ancora.

Clemente Rebora

¿Como no gustar de un grupo de cálidas ilustraciones? Pascal Campion nos trae trabajos con los que es fácil identificarse, nos recuerda esos momentos de la infancia en lías coa que te divertías tus…

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È arrivato il Carnevale


Illustration by Ciro Marchetti:

È arrivato il carnevale,
conquistando monti e mare.
È arrivato tutto matto,
si è mascherato anche il mio gatto.
Su di un carro maestrale ecco il re del Carnevale.
Capelli ricci, corona in testa,
tutti intorno gli fan festa,
mentre dondola la testa.
Ha la giacca a doppio petto,

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esce fuori il suo pancione,
assomiglia a un panettone.
I calzoni corti a righe,
le scarpe col taccone,
con un grosso medaglione.
Ma che burla è il Carnevale, su quel carro maestrale.
Tanto ricco di frittelle, mandorlati e caramelle.
Tenerelli in quantità, una valanga di bontà.
Di coriandoli e palline, tante belle mascherine.
È una grande scorpacciata di simpatica allegria,
vieni a farci compagnia.
Viva, viva il carnevale, abbandona ogni male.

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Tasha Tudor … e la Radura nel Bosco Incantato


I disegni e i racconti di Tasha Tudor sono amati in tutto il mondo per lo stile stravagante ed il dolce indugiare nei piaceri semplici della vita.
La sua arte nasce dall’ispirazione di un momento trascorso accanto al caminetto su una sedia a dondolo realizzata a mano da lei stessa, immersa nella cura del suo giardino o in occasione della festa di compleanno organizzata per uno dei suoi animali domestici.
Nata il 28 agosto del 1915 a Boston, nel Massachusetts, è nota in tutto il mondo non solo per i suoi magici racconti e le illustrazioni che li accompagnano, ma in particolar modo per la scelta di vita operata.
Una scelta nata da un sogno nutrito sin da bambina: vivere in una fattoria isolata dove potersi occupare personalmente di un giardino, circondarsi di animali e dedicarsi a creare delle illustrazioni per i libri dei bambini.
Il padre, un architetto navale, la cui passione per Tolstoj ed il personaggio di Natasha, protagonista del capolavoro “Guerra e pace“, lo inducono a dare quel nome alla figlia, poi abbreviato in Tasha, è un personaggio molto noto, così come la madre, la raffinata ritrattista Rosamund Tudor.
Presentata spesso dallo stesso padre come “la figlia di Rosamund Tudor“, non pochi pensano che il vero cognome della bambina sia Tudor e quest’ultima, positivamente colpita dal suono di quel cognome, lo cambierà legalmente dopo il divorzio dal primo marito Thomas McCready, da cui ha quattro figli.
Già nel 1938, anno del suo matrimonio, acquista insieme al marito un grande cottage circondato da un giardino a Webster, nel New Hampshire, e pubblica il suo primo racconto per bambini da lei stessa illustrato, “Pumpkin Moonshine“.

La sua esistenza scorre in modo semplice, seguendo i ritmi della natura e curando personalmente il giardino. Atterrita dai ritmi frenetici della vita moderna, Tasha realizza il sogno coltivato sin da bambina di condurre una vita sobria ed in piena armonia con la natura.

La sua visione della vita contempla gesti e abitudini che con il passare del tempo sembra abbiamo del tutto perduto; il piacere di realizzare marmellate in casa con i frutti del suo giardino, ricamare, lavorare all’arcolaio e prendersi cura degli animali che dividono la loro esistenza con lei sono solo alcune delle attività svolte da questa donna, diventata poi negli anni ’80 l’icona di tutti coloro che rigettano lo stile di vita moderno conseguenza di un progresso che ha condotto tutti noi ad allontanarci ogni giorno di più dalla natura e da tutti i suoi esseri viventi.Il mondo che si è creata con le proprie mani le ha anche consentito di poter realizzare bellissime illustrazioni di quasi cento libri per bambini, tra cui bisogna ricordare “Il giardino segreto“, “La piccola principessa“, “Piccole donne” e “Il vento nei salici“.Uno stile originale che non ha sentito il bisogno di grandi maestri, ma ha tratto ispirazione dallo stile di vita adottato. Niente acqua e luce nel suo delizioso cottage, cuce da sé i suoi lunghi abiti e organizza allegri “Afternoon Tea Parties” insieme alle persone che ama. Cuoce il cibo su una stufa a legna e si occupa anche di mungere le capre e raccogliere la sera le uova delle galline che vivono liberamente nel suo bellissimo giardino. Le sue illustrazioni sembrano riportare in vita delle azioni quotidiane che forse vengono compiute solo nei piccoli paesini o nei luoghi in cui il progresso non ha ancora fatto il suo ingresso.llustrazioni vibranti di energia e che rimandano a gesti antichi scaldando il cuore in un mondo in cui sembrano regnare confusione e smarrimento.La sua abilità creativa non si limita alla cucina, al disegno, ai racconti e al giardinaggio. Intreccia cesti, realizza bambole e meravigliose coperte in pachtwork. La sua arte sprigiona bellezza e fantasia e racchiude il fascino di odori e antichi sapori creati al lume di quelle candele che lei stessa realizza.
E le scene delle sue splendide illustrazioni ritraggono in particolar modo gite familiari, animali e bambini infondendo una sensazione di serenità cui tutti aneliamo, ma che difficilmente riusciamo a raggiungere.
Innocenza e nostalgia. Questo il calore emanato dalle sue illustrazioni. Scene tratte dalla vita quotidiana di una donna che ha scelto di vivere in modo differente dagli altri e che illustra con tocchi delicati.

Educata in modo anticonformista, bisogna ricordare, oltre all’influenza dello stile di vita dei genitori, soprattutto quello della tata Maria D. Burnett, da lei chiamata “Dady“, con cui si diletta da bambina nei lavori domestici e della zia Gwen, una commediografa molto impegnata, ma che la sera legge spesso a Tasha e alla cugina di lei, Rose, delle storie, spronando le due ragazze a vagare liberamente con la fantasia.
Priva di un’educazione formale, tranne il periodo trascorso in un collegio durante l’adolescenza e di cui ne aveva odiato ogni secondo, Tasha si può considerare un esempio per tutti coloro che non riescono ad adattarsi allo stile di vita dell’uomo di oggi.
Dopo il divorzio dal suo primo marito, decide di acquistare un altro cottage per stabilirsi nell’ancor più rurale Vermont.
E nel 1971, dopo aver venduto la sua casa nel New Hampshire, si trasferisce in quel cottage accanto ad uno dei suoi figli. Nonostante al momento dell’acquisto sia ridotto in pessime condizioni, grazie a Tasha si trasforma in un luogo incantevole con giardini e frutteti. Un bel bosco contorna quel luogo meraviglioso.
Ed anche se non si comprende la lingua che commenta uno dei rari video che mostrano il mondo meraviglioso di Tasha, le immagini riescono a farci immergere in quell’universo sognante di una donna che ha voluto con decisione riportare indietro il tempo.
Nonostante due matrimoni falliti, Tasha non nutre alcun rimpianto nella sua vita e non perde mai tempo nel rimuginare sugli errori del passato. Si gode il presente e ritiene che il solo scopo della vita sia quello di inseguire i propri sogni.
Si spegne serenamente il 18 giugno del 2008 proprio a Malboro, in quel magico Vermont dove aveva sempre sognato di vivere.

Così riassume la sua vita: «Penso di aver svolto un buon lavoro nella mia vita, ma non ho alcun messaggio da dare a nessuno, né una filosofia. Se proprio devo lanciare un messaggio può essere ben espresso attraverso le parole di Henri David Thoreau: “Se uno avanza fiducioso in direzione dei suoi sogni, e si sforza di vivere la propria vita come l’ha immaginata, incontrerà un successo inatteso in situazioni normali.” Questo è il mio credo e ritengo sia assolutamente vero. Ed è questa la storia della mia vita».
Una sola vita non basta per fare tutto ciò che si vorrebbe. Ed è un privilegio essere ancora viva. Nonostante l’inquinamento e gli orrori, c’è tanta bellezza in questo mondo. Supponiamo che tu abbia visto le stelle solo una volta l’anno. Fermati un momento a pensare ai sentimenti suscitati da tale visione. Quanta meraviglia esiste su questa terra!
Mi piace fare lavori domestici, stirare, lavare, cucinare, lavare i piatti. Ogni volta che ricevo uno di quei questionari in cui si chiede : qual è la tua professione?
Ho sempre scritto: casalinga.
È una professione ammirevole, perché scusarsi. Non sei stupida perché sei una casalinga. Quando sei intenta a mescolare la marmellata, puoi anche leggere Shakespeare. Non capisco le donne che vogliono vestirsi come gli uomini.

Non comprendono quanto siano fortunate nell’essere nate donne? Perché perdere la nostra femminilità che è una degli aspetti più affascinanti del nostro essere? Mi piacciono molto gli uomini, penso siano creature meravigliose. Li adoro, ma non vorrei mai somigliare ad uno di loro.
Quando le donne hanno accorciato le loro gonne, hanno commesso un grave errore. Le cose a metà, appena intraviste, sono molte più misteriose e deliziose.
La mia collezione di abiti antichi è una delle mie debolezze. La maggioranza di essi risalgono al 1830, ma ne ho anche qualcuno che richiama lo stile che va dal 1770 al 1870. Mi capita spesso che un’amica voglia indossare uno di quei vecchi abiti per provare la magica sensazione di sentirsi trasportata in un’altra epoca. Riesce a vedere la vita da una prospettiva diversa.
Non c’è pace che non possa essere trovata nel momento che stai vivendo.

«Al giorno d’oggi, le persone sono così trafelate. Se prendessero un po’ di camomilla e trascorressero più tempo dondolandosi seduti sotto il portico e ascoltando nelle serate il canto del tordo eremita che scorre fluido, potrebbero godersi di più la vita».

Tasha Tudor

Sussurrato da Luli